Macron e le perplessità sul futuro della NATO

Fonte: Wikimedia Commons https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Trump_and_Macron_(2).jpg

Lo scorso 21 ottobre il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha rilasciato una lunga intervista a The Economist, nella quale ha esposto le sue posizioni e impressioni sul futuro dell’Unione europea sulla scena mondiale, della NATO (North Atlantic Treaty Organization in inglese, Organisation du Traité de l’Atlantique Nord in francese, in sigla OTAN) e delle democrazie occidentali.

L’intervista è stata pubblicata il 9 novembre precedendo di poco il vertice NATO tenutosi a Londra il 3 e 4 dicembre e ha rappresentato l’occasione per anticipare le criticità e le debolezze da affrontare. Le sue parole di forte critica e lucido pessimismo hanno generato una cascata di malcontento tra gli alleati dell’Alleanza atlantica, in primis da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Gli avvenimenti più recenti

Il dibattito sul futuro della NATO si inserisce in un contesto di politica internazionale particolare. Risale al 9 ottobre l’intervento militare turco nel nord-est della Siria, fortemente criticato da alcuni Paesi membri della NATO come la Francia e reso possibile dal ritiro delle truppe USA, ordinato dal presidente Trump e già preannunciato per la prima volta nel dicembre 2018.

L’entrata della Turchia nell’Alleanza atlantica risale al 1952, anno del primo allargamento. Proprio questa sua appartenenza ha fatto sì che tale azione militare suscitasse grandi condanne, poiché a essere attaccate sono state le Forze Democratiche Siriane (SDF), in passato determinanti nella lotta contro l’ISIS. Le stesse avevano ricevuto aiuto nelle operazioni proprio dagli Stati Uniti e da alcuni Paesi europei, tra i quali la Francia. Questo episodio ha dimostrato, secondo Macron, la debolezza del sistema NATO, non più in grado di controllare le azioni degli Stati che ne fanno parte.

Il presidente francese ha parlato dell’area coinvolta nell’operazione come di una “zona di interesse”. Da parte sua, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha espresso la volontà che i miliziani curdi dell’Unità di Protezione Popolare (YPG) vengano riconosciuti come minaccia, poiché considera la YPG un’organizzazione terroristica, ponendo inoltre la questione come di primaria importanza.

Un’altra possibile minaccia militare potrebbe anche essere rappresentata dalla Cina. L’ascesa del colosso mondiale ha, infatti, implicazioni nella sicurezza per tutti gli alleati. Xi Jinping, presidente della Repubblica Popolare Cinese, sta ampliando le sue sfere di influenza avvicinandosi ai Paesi occidentali. La presenza cinese è arrivata nell’Artico, in Africa, nelle infrastrutture europee e nel cyberspazio.

Le perplessità di Macron

Il presidente francese ha sottolineato la necessità di riflettere profondamente sulla vera missione della NATO e sulla necessità di individuare una strategia a lungo termine e un obiettivo comune, essendo nel tempo venuto meno il suo scopo principale. 

La NATO nacque come organizzazione intergovernativa nel 1949 con lo scopo di assicurare pace e sicurezza in Europa. L’obiettivo principale di questa alleanza militare era assicurare la difesa collettiva degli Stati coinvolti contro un nemico ben individuato, il blocco orientale. Tuttora centrale nel Trattato del Nord Atlantico è, infatti, l’Articolo 5 che pone l’obbligo comune di assistere uno Stato membro che sia vittima di un attacco armato.

Secondo il presidente francese il problema principale è la mancanza di coordinamento tra Europa e Stati Uniti nel processo decisionale e la mancanza di obiettivi comuni, oltre alla grave situazione rappresentata dalla già menzionata invasione turca in Siria. A tal proposito Macron ha parlato di “morte cerebrale della NATO”, parole duramente criticate da Trump, che le ha definite offensive e rischiose, ma anche dal segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg.

Il ruolo americano

Riflettendo sulla necessità di individuare dei nuovi comuni scopi per la NATO, Macron ha criticato la visione espressa invece da Trump, per il quale l’appartenenza a tale organizzazione avrebbe un’importanza più commerciale. Il presidente degli Stati Uniti avrebbe auspicato l’esistenza di un’esclusività commerciale tra Europa e USA, una sorta di grande area di libero scambio, non limitata ai Paesi membri dell’UE.

Egli ha spesso fatto riferimento alle diverse minacce che circondano l’Europa, invocando la necessità di un risveglio da parte europea. Sorgono, infatti, dubbi su possibili interventi ordinati da Trump nel rispetto del principio di solidarietà indicato nell’Articolo 5, qualora un alleato venisse attaccato. E infatti, proprio a un maggiore impegno da parte degli europei si fa riferimento quando Trump richiede loro di contribuire di più alle spese militari.

Pur rivendicando l’importanza delle relazioni tra Europa e Stati Uniti, Macron ha affermato che “per la prima volta, abbiamo un presidente americano che non condivide l’idea del progetto europeo”. La posizione macroniana è fortemente critica verso la politica di Trump, la quale, a suo dire, ha sviluppato un progetto anti-europeo attraverso il suo conservatorismo.

La difesa europea

In questo contesto si inserisce il tema della difesa europea, da sempre caro a Macron, tanto da ribadire spesso il suo impegno per la sovranità militare e tecnologica. La necessità di essere autonomi nella capacità di difendersi si collega strettamente a quanto già detto sulla posizione trumpiana. Appare necessario avere una visione strategica dell’Europa, tenendo soprattutto conto del vicinato e delle alleanze.

Il 13 luglio 2017, al termine del Consiglio dei Ministri franco-tedeschi, Emmanuel Macron e Angela Merkel raggiungevano un accordo sulla futura PeSCo (Cooperazione Strutturata Permanente in Materia di Difesa). Il progetto è stato ufficialmente lanciato il 13 novembre dello stesso anno dai Ministri di 23 Paesi dell’Unione europea (ai quali si sono aggiunti, l’8 dicembre, Irlanda e Portogallo), trasmettendo all’Alto rappresentante e al Consiglio una notifica comune sulla PeSCo. Sulla base di essa, l’11 dicembre il Consiglio degli Affari Esteri ha adottato una decisione che la istituiva.

In parallelo, però, i Ministri della difesa di 9 Paesi europei (Belgio, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Olanda, Portogallo, Regno Unito e Spagna) hanno firmato il 25 giugno 2018 una lettera d’intenti per avviare l’Iniziativa Europea di Intervento (IEI). Tale progetto è stato fortemente voluto da Macron, che ne aveva parlato durante il discorso alla Sorbona il 26 settembre 2017, presentandolo complementare all’attività della NATO. L’adesione volontaria è aperta anche a Paesi extra UE, poiché tale Iniziativa si colloca al di fuori dell’assetto istituzionale dell’Unione, come dimostra l’adesione di Regno Unito e Danimarca che non partecipano alla PeSCo.

Ugualmente importanti sono i trattati bilaterali che Macron ha firmato con Gran Bretagna e Germania. Il 18 gennaio 2018 veniva firmato con la prima il Trattato di Sandhurst, mentre un anno dopo, nel gennaio 2019, nella città tedesca di Aquisgrana veniva siglato un nuovo trattato di cooperazione in materia di scambi, mobilità, difesa e politica estera.

Macron è convinto della capacità europea di difendersi e pone l’accento sul fatto che, dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, la Francia rimarrà l’ultima potenza membro dell’UE ad avere armi nucleari. La Francia ha, inoltre, un ruolo centrale in quanto membro permanente del Consiglio di sicurezza ed è un Paese presente con i suoi territori d’oltremare in tutti i continenti.

I motivi e le reazioni dell’intervista

Non si può non notare la tempestività dell’uscita dell’intervista rilasciata a The Economist, che ha di poco preceduto il vertice NATO. Macron voleva sottolineare delle criticità, esprimere giudizi duri su ciò che a suo parere non funziona; voleva che il suo messaggio arrivasse agli altri capi di Stato e di governo. Di fatto, ha posto i punti toccati nell’intervista al centro dei lavori del summit di Londra, provocando dure repliche da parte sia di Trump che di Stoltenberg.

Il presidente francese non discute l’importanza della NATO e infatti le diverse forme di difesa europea da lui sostenute coinvolgono Paesi europei che sono tutti membri dell’Alleanza. A oggi, le posizioni nei confronti della Nato sembrano essersi capovolte e Trump, che la definì “obsoleta” durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2016, è tra i principali sostenitori.

Proprio al summit, il presidente statunitense ha infatti dichiarato di essere molto soddisfatto del lavoro portato avanti da Stoltenberg e che considera la NATO tutt’altro che morta. Certo ha dalla sua l’inconfutabile fatto di contribuire economicamente più di tutti alle spese dell’organizzazione – un dato che non manca di ripetere e sottolineare.

 

Fonti e approfondimenti

Battisti G., “L’iniziativa (francese) europea d’intervento“, Analisidifesa, 12/10/2018;

Dacrema E., “Siria: come l’intervento turco trasformerà il conflitto“, ISPI, 11/10/2019;

Duclos M., “Emmanuel Macron – “Europe on the edge of a precipice“, Institut Montaigne, 26/11/2019;

Herszenhorn D.M., “Jens Stoltenberg’s (Trump) mission accomplished“, Politico, 12/03/2019;

Moore J., “France admits Special Forces operating on ground with rebels in Syria“, Newsweek, 06/09/2016;

Emmanuel Macron in his own words, The French president’s interview with The Economist“, The Economist, 07/11/2019;

Emmanuel Macron warns Europe: NATO is becoming brain-dead“, The Economist, 07/11/2019;

European External Action Service(EEAS), “Cooperazione strutturata permanente – PESCO“, 11/2018;

North Atlantic Treaty Organization (NATO), “London Declaration“, 04/12/2019.

Be the first to comment on "Macron e le perplessità sul futuro della NATO"

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: