Cosa si intende per “finlandizzazione”?

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Negli anni di tensione che hanno preceduto l’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe, un’espressione molto diffusa ai tempi della guerra fredda è tornata a essere spesso utilizzata: la “finlandizzazione”.

Indicata anche dal presidente francese Emmanuel Macron come possibile soluzione degli sforzi diplomatici prima del 24 febbraio, la finlandizzazione dell’Ucraina è stata esclusa categoricamente in seguito al precipitare degli eventi

Per capire il motivo per cui la finlandizzazione dell’Ucraina veniva individuata come uno dei rimedi sul tavolo delle trattative, e se è possibile e auspicabile una risoluzione dell’attuale conflitto in quel senso, è necessario analizzare il concetto risalendo alle sue le origini storiche

Che cos’è la “finlandizzazione”?

Per finlandizzazione si intende la condizione di neutralità obbligata di un Paese, generalmente piccolo e debole, imposta dalla presenza di una potenza, sempre grande e minacciosa, nei pressi dei propri confini. Uno Stato si ritroverebbe quindi a essere finlandizzato proprio per scongiurare il pericolo di un’invasione del Paese più potente, preservando la sua indipendenza a scapito di un’ingerenza nella politica interna ed estera

Questa è stata la situazione della Finlandia dal 1948 fino alla fine della guerra fredda: da questa condizione è stato coniato il termine che negli ultimi anni è stato spesso affiancato all’Ucraina.

Breve storia dei rapporti tra Finlandia e Russia

La storia della Finlandia è strettamente legata a quella della Russia fin dai primi anni dell’Ottocento, quando il Regno di Svezia, dopo aver perso la Grande guerra del Nord, dovette cedere l’intero territorio finlandese all’Impero Russo.

Dopo più di cento anni di sottomissione caratterizzati all’inizio da certa autonomia e successivamente da numerosi tentativi di russificazione, nel 1917 la Finlandia riuscì  a ottenere l’indipendenza da una Russia indebolita dagli anni di guerra e dalla rivoluzione in corso.

I rapporti tra la neonata Repubblica finlandese e l’Unione Sovietica rimasero ostili ma pacifici fino al 1939, anno in cui l’URSS invase il Paese scandinavo con lo scopo di conquistarne le aree di frontiera, strategicamente importanti per lo Stato sovietico. La guerra durò solo pochi mesi e la Finlandia si arrese, cedendo parte del proprio territorio alla grande potenza vicina. Nonostante la pace, le ostilità tra i due Paesi continuarono per tutto il corso della Seconda guerra mondiale, a causa della scelta della Finlandia di allearsi con la Germania nazista.

La “finlandizzazione” della Finlandia

Nello scenario geopolitico che venne a crearsi con la fine della Seconda guerra mondiale, la Finlandia occupava una posizione estremamente delicata. In ragione di un confine con l’URSS lungo più di 1300 chilometri, il timore più grande di Helsinki era quello di subire un’ulteriore invasione che avrebbe comportato l’entrata istantanea dello Stato scandinavo nel blocco sovietico e la conseguente perdita dell’indipendenza.

Per scongiurare questa eventualità, nell’aprile del 1948, la Finlandia firmò l’Accordo di amicizia, cooperazione e mutua assistenza con l’Unione Sovietica. Gli scandinavi si impegnavano a rimanere neutrali, non entrando nella NATO e rifiutando gli aiuti del piano Marshall, mentre i sovietici assicuravano che non ci sarebbe mai stato alcun tentativo di invasione o annessione dei territori finlandesi. 

L’accordo, nella realtà, portò come conseguenza una forma di neutralità molto relativa. La Finlandia, infatti, per mantenere il proprio status di repubblica indipendente dovette subire una forte ingerenza sovietica, soprattutto nella politica estera. Di fatto, pur non entrando mai nel Patto di Varsavia e quindi sotto la diretta influenza del blocco orientale, le relazioni estere di Helsinki furono soggette alla volontà del Cremlino. Tale posizione incerta rendeva problematico instaurare rapporti con l’Europa occidentale. 

Nonostante le numerosissime difficoltà, la Finlandia riuscì a mantenere la propria indipendenza e l’integrità democratica dell’assetto costituzionale durante l’intero periodo della guerra fredda e, infine, riuscì abilmente a integrarsi nel mondo occidentale, entrando a far parte dell’Unione europea nel 1995.

Nonostante il processo di “de-finlandizzazione” sia stato rapido e privo di gravi conseguenze, la Finlandia ha deciso di mantenere il proprio status di Paese neutrale anche dopo la dissoluzione dell’URSS, non aderendo alla NATO. Solo negli ultimi giorni, proprio a causa dell’escalation di violenza russa in Ucraina, il governo finlandese guidato dalla Prima ministra Sanna Marin ha iniziato a prendere in seria considerazione la possibilità di unirsi al Patto atlantico

 

Fonti e approfondimenti

Encyclopedia Britannica, “Russo-Finnish War”, consultato il 2/03/2022.

Engelbrecht, Cora, “‘Finlandization’ of Ukraine is part of the diplomatic discourse. But what does that mean?”, The New York Times, 8/02/2022.

Horowitz, Jason, “Finns don’t wish ‘Finlandization’ on Ukraine (or Anyone)”, The New York Times, 9/02/2022. 

Taubert, Krista, “Finlandization is not a perfect recipe for Ukraine”, Time, 21/03/214.

The Economist, “What is “Finlandisation?””, 11/02/2022.

Tramballi, Ugo, “Finlandizzazione 2.0”, ISPI Online, 18/02/2022.

White, Kenton, “Ukraine: the problem with copying Finland’s strict cold war neutrality”, The Conversation, 11/02/2022. 

 

Editing a cura di Carolina Venco

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