Gli strumenti della Nato: difesa collettiva e consultazioni

Wikimedia commons - dominio pubblico

La Nato o Otan (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord Organisation du Traité de l’Atlantique Nord) è un’alleanza politica e militare, creata nel 1949 con la firma del Patto Atlantico, che conta oggi trenta Stati membri. Lo scopo della sua attività è quello di garantire la libertà e la sicurezza dei Paesi alleati attraverso mezzi politici e militari. 

Quando si verificano situazioni di crisi, come la recente invasione dell’Ucraina da parte della Russia, si torna a sentir parlare di Nato e della sua azione difensiva. Dopo un periodo di difficoltà identitaria, all’interno dell’Organizzazione è in corso una fase di ripensamento del suo ruolo e della sua ragione d’essere, tanto da parlare di “concetto strategico Nato 2030”. Durante il Summit di giugno 2021, infatti, i rappresentanti degli Stati membri hanno espresso l’intenzione di ambire a una Nato che entro il 2030 sia sempre più politica, globale e tecnologica. Nonostante la continua ricerca di innovazione, la principale minaccia rimane la Russia, mentre la sfida più delicata resta il posizionamento nei confronti della Cina.

Gli articoli 4 e 5 del Trattato: un’analisi

Gli articoli 4 e 5 del Trattato Nato sono quelli ai quali si fa più spesso riferimento, anche impropriamente, perché prevedono forme di azione e intervento per l’Organizzazione stessa. In diverse circostanze, infatti, si è invocato l’art. 4:“Le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata”. 

L’invocazione dell’art. 4 da parte di uno Stato membro fa sì che si dia inizio a delle consultazioni formali tra gli appartenenti all’Alleanza, con lo scopo di illustrare la situazione e capire l’entità della minaccia esistente. Lo svolgimento delle consultazioni non comporta, però, necessariamente la decisione di intraprendere azioni. Tale articolo è stato invocato dalla Turchia quattro volte (una nel 2003, due nel 2012 e una nel 2020), nel 2014 da Lettonia, Lituania e Polonia dopo l’invasione russa della Crimea. Da ultimo, il 24 febbraio 2022 da Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia a seguito della già citata invasione russa dell’Ucraina. 

Solo una volta nella storia dell’Alleanza Atlantica, invece, uno Stato membro ha invocato l’art. 5 del Trattato, ovvero gli Stati Uniti, all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001. Al contrario del citato art.4, l’art.5 prevede l’azione concreta dell’intervento militare. 

In pratica, l’art. 5 sancisce il principio della difesa collettiva, considerato una pietra miliare del Trattato, poiché ritenuto necessario dagli Stati che nel 1949 decisero di dare vita a un’organizzazione volta a contrastare la minaccia dell’Unione Sovietica. Nello specifico, si prevede che un “attacco armato” contro uno o più alleati della Nato si consideri come un attacco contro ogni componente dell’organizzazione e, quindi, ognuno di essi può, ricorrendo al principio dell’autodifesa, sancito dall’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite, decidere di intraprendere le azioni che ritiene necessarie per “ristabilire e mantenere la sicurezza”, compreso “l’uso della forza”. 

L’articolo è stato spesso al centro del dibattito e, a seguito del già citato summit Nato di giugno 2021, è stato reso noto che, considerato l’impatto di determinate attività informatiche, esse, in determinate circostanze, possono causare danni paragonabili a un attacco armato. In questi casi, è necessario parlare di difesa collettiva. 

La decisione è frutto della minaccia che Russia e Cina, due superpotenze anche in ambito informatico, rappresentano per l’Alleanza, tanto da essere definite dalla stessa “una sfida sistemica”. Resta irrisolto, tuttavia, il complicato problema dell’attribution. Infatti, a differenza degli attacchi armati tradizionali, nel caso di un cyber attacco il responsabile non è di immediato riconoscimento.

La Nato, quindi, fondata in un preciso periodo storico, dopo decenni di interrogativi riguardo ai motivi del suo esistere, sta tornando un’entità importante nelle vicende di politica internazionale. Chiamata in causa quale scudo cui ricorrere in situazioni di crisi, la Nato appare rinvigorita nel suo ruolo difensivo.

 

Fonti e approfondimenti

Carrer Gabriele, “Attacchi cyber, il prof. Martino spiega come cambia la Nato dopo il summit”. formiche.net, 15/06/2022;

Marrone Alessandro, “Nato e difesa cibernetica: una risposta militare ad attacchi cyber?”, Affarinternazionali, 22/03/2021;

Istituto Affari Internazionali, “il rapporto Nato 2030”  (consultato il 06/03/2022);

NATO, Collective defence – Article 5 (consultato il 06/03/2022);

NATO, The consultation process and Article 4 (consultato il 06/03/2022);

NATO, Che cos’è la NATO?, (consultato il 06/03/2022).

Riegert Bernd, What’s NATO’s Article’s and why are people talking about it?, Deutsche Welle, 24/02/2022

Be the first to comment on "Gli strumenti della Nato: difesa collettiva e consultazioni"

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: