Le chance di vittoria di Biden in New Hampshire

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Di Riccardo Mamini

Le primarie Democratiche stanno entrando nel vivo. I candidati hanno scaldato i motori macinando miglia e miglia sulle Interstate statunitensi per presenziare ai loro appuntamenti di campagna elettorale, i dibattiti televisivi in diretta Nazionale sono già stati sette (l’ultimo martedì 14 gennaio) e ci sono stati i primi ritiri di peso come quelli di Kamala Harris e Cory Booker.

Lunedì 3 febbraio ci sono stati i Caucus dell’Iowa, mentre martedì 11 si voterà in New Hampshire ed è proprio verso questi due primi Stati che i candidati hanno indirizzato i loro principali sforzi elettorali. Questi Stati hanno però il difetto di non essere particolarmente rappresentativi dell’elettorato statunitense, ancor meno di quello Democratico, poiché la popolazione è in stragrande maggioranza anziana e bianca. Ciò non avvantaggia i candidati con forte sostegno tra le minoranze, e sempre più spesso il loro ruolo di “primi” Stati nella contesa delle primarie viene denunciato apertamente, come ha fatto Juliàn Castro (un altro contendente della corsa alla nomina democratica che si è ritirato).

Il ruolo di Iowa e New Hampshire

Come mai ottenere un buon risultato in questi primi due Stati è così rilevante? Lo spiega bene Andrew Smith, professore di scienze politiche all’Università del New Hampshire, che ricorda come “nessun candidato nel ciclo moderno delle primarie ha vinto la nomination senza arrivare primo o secondo in New Hampshire o in Iowa”. L’importanza di questi Stati non risiede nel numero di delegati che portano in dote (sono infatti irrisori), quanto nelle Election Night Headlines che forniscono ai candidati che ottengono un buon risultato. Ciò garantisce loro una vasta (e positiva) copertura mediatica. Questo crea un effetto conosciuto come “momentum primary” che consente al candidato che ha vinto (o a quelli che hanno ottenuto risultati positivamente inaspettati) di godere di un momento propizio per cambiare a proprio favore la narrativa della campagna per le primarie.

It’s a total meltdown: confusion grips Iowa with no official results in sight” questo è stato il titolo di POLITICO dopo i Caucus dell’Iowa. Problemi all’app responsabile del nuovo sistema di raccolta dei dati hanno prodotto la paralisi del conteggio dei voti. Il risultato è stato un imbarazzante ritardo nella diffusione dei risultati da parte dell’Iowa Democratic Party.

Il risultato di Biden in Iowa

A due giorni dal voto lo spoglio non è stato ancora completato; per ora si sta verificando un pareggio tra Sanders e Buttigieg, con l’ex sindaco di South Bend Pete Buttigieg che sta portando a casa circa il 10% in più rispetto agli ultimi sondaggi pre-voto. Decisamente sotto le aspettative invece è il risultato di Joe Biden, che perde quasi 5 punti percentuali rispetto alle previsioni pre-voto e si posiziona al quarto posto dopo Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, anche se rimane il favorito a livello nazionale.

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Pete Buttigieg in un comizio a Des Moines (IA). Autore: Phil Roeder, via Flickr 

Ci sono due aspetti da sottolineare in queste votazioni. Il primo è che il sistema di voto che adotta lo Stato dell’Iowa, i Caucus, penalizzano i candidati che non riescono a creare l’entusiasmo necessario nei propri elettori da spingerli a partecipare al lungo processo di votazione. Ciò ha sicuramente penalizzato Biden, mentre ha favorito candidati come Bernie Sanders che hanno creato una base ampia e agguerrita di sostenitori molto motivati ad andare a votare.

Il secondo aspetto, più preoccupante del primo per l’ex vicepresidente USA, è il pessimo risultato in uno Stato rurale con un’altissima percentuale di cittadini bianchi: elettori moderati che dovrebbero costituire parte del suo zoccolo duro. L’unica nota positiva per Biden è stato il caos post voto che ha messo in secondo piano sia le Election Night Headlines positive che avrebbe dovuto ottenere il vincitore lanciandolo nella corsa alla nomination, sia il brutto risultato dell’ex vicepresidente USA.

Uno sguardo al futuro

Tuttavia, secondo Real Clear Politics, che propone una media di tutti i sondaggi, il candidato da battere resta Joe Biden, mentre Bernie Sanders seguirebbe con un distacco di circa sei punti percentuali. Al terzo posto la senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren avrebbe un ritardo di poco meno di 13 punti percentuali su Biden.

Bisogna tenere presente che questi sono dati a livello nazionale, i quali possono avvantaggiare anche di molto i candidati più conosciuti come Biden e Sanders, i quali hanno un lungo trascorso politico alle spalle: il primo come senatore del Delaware e vicepresidente di Obama (il quale resta un presidente molto amato tra i democratici); il secondo come deputato, senatore e candidato alle primarie del 2016. Se ci concentriamo sullo Stato del New Hampshire, il secondo chiamato a votare, le cose possono cambiare molto, poiché anche i meno famosi hanno avuto modo di farsi conoscere dall’elettorato town-hall dopo town-hall.

Secondo FiveThirtyEight, poi, dopo l’Iowa è Sanders ad avere le maggiori chance – il 49% – di ottenere la nomination, mentre Biden è scivolato in seconda posizione con il 17% di probabilità. Ricordiamo che nelle ultime settimane Bernie Sanders ha guadagnato un cospicuo vantaggio su Joe Biden, con Elizabeth Warren e Pete Buttigieg che oscillano entrambi intorno al 14%, undici punti dietro a Bernie Sanders (distacco che potrebbe ridursi considerevolmente per Pete Buttigieg dopo l’ottimo piazzamento in Iowa).

Come detto, l’Iowa e il New Hampshire sono Stati con un elettorato prevalentemente bianco e anziano. È probabile quindi che l’ottimo piazzamento di Buttigieg in Iowa e il buono in New Hampshire siano dovuti al fatto che il candidato di South Bend sia ben visto da un elettorato prevalentemente bianco e di centro, lo stesso da cui attingono i maggiori voti anche Joe Biden ed Elizabeth Warren (in verità, più il primo rispetto alla seconda).

Tuttavia, Biden, che ha un elettorato più misto dal punto di vista razziale, può contare su un forte sostegno da parte degli elettori afroamericani grazie all’eredità del suo lavoro al fianco di Barack Obama, che lo mantiene saldamente in testa nei sondaggi dei due successivi Stati chiamati a votare, Nevada e South Carolina, che hanno una forte presenza di afroamericani. Dunque, l’elettorato bianco e moderato del New Hampshire non è la constituency migliore per Biden, poiché lo priva di un suo punto forte: il sostegno degli afroamericani.

In conclusione, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti è ancora un candidato estremamente solido e da non sottovalutare a livello nazionale. Ciononostante, il suo risultato in Iowa è stato il peggiore possibile, il che pone ancora più importanza sul risultato che otterrà in New Hampshire. Al momento nei sondaggi è dato in seconda posizione, ma il poco distacco dai due candidati che lo seguono non può fargli dormire sonni tranquilli.

Se non dovesse vincere o arrivare secondo in New Hampshire, la sua corsa alla nomination partirebbe nel peggiore dei modi, soprattutto se si tiene conto delle parole del professor Smith riportate all’inizio. Le votazioni in Nevada e South Carolina, che vedono Biden in testa ai sondaggi, potrebbero aiutarlo a dargli nuovo slancio in vista del Super Tuesday del 3 marzo in cui sarà in palio una grossa fetta dei delegati. La campagna elettorale è ancora lunga e se c’è una cosa che gli Stati Uniti insegnano è che i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo, per cui occhi puntati sul New Hampshire e sulle settimane successive di campagna elettorale che porteranno i candidati al Super Tuesday.

 

Fonti e approfondimenti

The New York Times, 2020 Presidential Election Calendar, S. Almukhtar & J. Martin & M. Stevens, Dec. 2019.

POLITICO, How Iowa swallowed the Democratic primary, David Siders, Nov. 2019.

Vox, Can Joe Biden win the nomination even if he loses Iowa and New Hampshire?, Ella Nilsen, Dec. 2019.

POLITICO, It’s a total meltdown: confusion grips Iowa with no official results in sight, N. Korecki & A. Thompson & D. Siders, Feb. 2020.

New York Times, Live: Iowa caucus results.

 

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