I gruppi politici del Parlamento europeo: le forze di sinistra

Il Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S&D) e il Gruppo Confederale Sinistra Europea – Sinistra Verde Nordica (GUE-NGL) sono i due gruppi parlamentari in cui si suddividono le forze di sinistra e di centro-sinistra del Parlamento europeo. Il gruppo S&D include al suo interno le forze socialiste, laburiste, socialdemocratiche e progressiste, mentre al GUE-NGL aderiscono partiti di ispirazione comunista ed ecologista.

Entrambe le forze politiche hanno una lunga storia all’interno del PE e negli ultimi anni hanno dovuto far fronte a un importante calo dei consensi.

Le origini della Sinistra europea

L’attuale gruppo dei Socialisti e Democratici corrisponde all’antico gruppo socialista nato all’interno dell’Assemblea Comune della CECA negli anni ’50. Alla sua nascita entrarono a farne parte tutti i partiti socialisti dei sei Stati membri originari della Comunità.

GUE-NGL ha invece origini più recenti e un trascorso politicamente più travagliato. Un primo gruppo comunista (cui aderirono italiani, francesi e, successivamente, danesi) venne a crearsi nel 1973. Nel 1989, dopo che l’allargamento della Comunità aveva portato al suo interno diversi partiti comunisti, si costituirono due gruppi di sinistra distinti: Gauche Unitaire Européenne (GUE) e la Coalition de Gauches. Questa situazione portò a uno sfaldamento dell’elettorato: per questo dopo le elezioni del 1994 tutti i partiti di sinistra cercarono di trovare un accordo per poter rifondare un gruppo unitario.

Fu così che nel 1995 venne fondata la confederazione GUE/NGL, gruppo unitario nel PE di cui fanno parte due partiti politici europei distinti: la storica Sinistra Unitaria Europea e la Sinistra Verde Nordica, nata dalla necessità dei partiti scandinavi di sinistra di mantenere una loro identità rispetto alla sinistra più tradizionale.

Evoluzione del Partito Socialista Europeo

Il Partito Socialista Europeo si è dimostrato fin dalle prime elezioni dirette del PE come il gruppo meglio organizzato del sistema partitico europeo. Infatti nelle prime tornate elettorali europee i socialisti si sono imposti come gruppo maggioritario. Questa situazione è rimasta invariata fino alle elezioni del 1999, con il cambio di rotta e l’ascesa del PPE.

Nonostante la forza elettorale, dettata dal peso politico dei partiti socialisti in ciascuno Stato, al suo interno il gruppo dei socialisti ha dimostrato fin da subito delle forti spaccature interne. Queste fratture erano giustificate soprattutto dalle diverse idee che i socialisti avevano su come l’integrazione europea dovesse svilupparsi. A tal riguardo i partiti che si dimostravano più restii ad assecondare l’idea di una maggiore integrazione furono il Partito Laburista britannico e i socialdemocratici danesi.

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Andamento elettorale dei Socialisti 1979-2019 (Grafica: Lo Spiegone, Fonte dati: Parlamento europeo)

Momento fondamentale nella storia della famiglia dei socialisti europei fu l’implosione dell’Unione Sovietica. Questo perché la fine della divisione in due blocchi portò i socialisti europei a ridefinire la propria identità politica e ideologica ma perché conseguenza principale della fine dell’Unione Sovietica fu l’allargamento dell’UE a Est.

Soprattutto quest’ultimo motivo è stato alla base del crollo elettorale dei socialisti a favore della crescita del PPE: la maggior parte dei Paesi entrati nell’UE nel 2004 avevano infatti delle tradizioni socialdemocratiche praticamente inesistenti, questo poneva i socialisti in svantaggio rispetto al PPE che già da anni aveva avviato il suo piano di trasformazione da gruppo democratico cristiano a forza alternativa alla sinistra.

Fu proprio seguendo l’esempio del PPE che i socialisti europei nel 2009 cercarono di reinventarsi come formazione non più legata esclusivamente alle proprie radici socialiste e laburiste ma allargando i propri orizzonti anche ad altre forze del centro-sinistra europeo. In questo caso la novità più importante fu l’apertura al Partito Democratico italiano. Proprio a causa di questa nuova strategia il PSE decise di cambiare il proprio nome in Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici.

Evoluzione del gruppo GUE-NGL

Per quanto riguarda invece le forze comuniste europee, il livello di consensi fu sempre molto più basso rispetto a quello dei socialisti. Anche in questo caso il terremoto politico internazionale causato dalla fine dell’Unione Sovietica ebbe un impatto significativo sul gruppo: alcuni dei partiti che ne facevano parte, tra cui il Partito Democratico della Sinistra – erede del PCI -, decisero di abbandonare il gruppo per prendere le distanze dalle proprie origini. La fuoriuscita dei PDS comportò una rovinosa sconfitta elettorale dei comunisti alle elezioni del 1994.

Dopo anni di risultati elettorali poco entusiasmanti, il 6,9% registrato alle elezioni europee del 2014 venne registrato come un successo dal gruppo GUE/NGL. Questo non tanto per il risultato in sé ma perché la sinistra europea in quel caso cercò di reinventarsi come forza alternativa ai partiti tradizionali europeisti (PPE e S&D) e alle forze euroscettiche e nazionaliste. La proposta avanzata dai GUE-NGL era quella di appoggiare e favorire l’integrazione europea opponendosi però all’attuale struttura dell’Unione e alla sua gestione dell’economia. In queste circostanze ha ricoperto un ruolo fondamentale anche la scelta di proporre come candidato alla presidenza della Commissione il leader del partito greco Syriza, Alexis Tsipras.

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Andamento elettorale della sinistra 1979-2019 (Grafica: Lo Spiegone, Fonte dati: Parlamento europeo)

Il risultato elettorale del 2014 diventa ancor più importante se si analizza dove GUE-NGL ha ottenuto il maggior numero di voti; ottimi risultati sono stati ottenuti soprattutto in Grecia, Spagna e Irlanda, tre a tra i Paesi più colpiti dalla crisi economica e dalle politiche di austerity dettate dall’UE.

I risultati della sinistra alle elezioni del 2019

Alle elezioni del maggio 2019 i GUE-NGL si erano presentati con l’obiettivo di confermare il risultato del 2014 proponendosi sempre come “terza via” tra europeisti ed euroscettici. Alle urne la sinistra europea si è fermata al 5,5% ottenendo 41 seggi, 11 seggi in meno rispetto alla tornata elettorale precedente. Sono però da evidenziare i risultati positivi di Die Linke in Germania, di Syriza in Grecia, di Podemos in Spagna e dei partiti di sinistra francesi.

Per quanto riguarda invece S&D, dopo essere tornati su un trend positivo nel 2014 ottenendo 7 seggi in più rispetto al 2009, alle elezioni del 2019 hanno riscontrato una flessione elettorale significativa, passando dai 191 seggi del 2014 a 154. Alla base di questo risultato, che seppur negativo permette ai socialisti di riconfermarsi come secondo gruppo politico del PE, c’è il calo generale che tutte le forze politiche di centro-sinistra stanno vivendo in Europa. Esempio emblematico di questa situazione il crollo del Partito Democratico che nel 2014 si affermò con un 40% e che nello scorso maggio ha quasi dimezzato i consensi (18,07%).

Fonti e approfondimenti:

Schwartz M., “Unito ma perdente? Il PSE tra coesione politica e declino elettorale” in De Sio L., Emanuele V., Maggini N. (a cura di), Le elezioni europee 2014, Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, 2014.

Hix S., The 2009 European Parliament Elections: a disaster for Social Democrats, “European Union Studies Association Review”, vol 22, n. 4, 2009.

Izzo F., “Dal PCI a Tsipras. Il cammino della sinistra radicale in Europa”, in De Sio L., Emanuele V., Maggini N. (a cura di), Le elezioni europee 2014, Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, 2014.

Parlamento Europeo, Risultato delle elezioni del 2019.

 

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