L’Idra jihadista in Yemen: Al-Qaeda nella Penisola Arabica

di Francesco Maria Faliero

Il 6 febbraio 2020 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’uccisione di Qasim al-Raymi, leader di Al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQPA), ritenuto da molti analisti come il franchising operativo più attivo di Al-Qaeda. Il gruppo nasce con l’intento di rovesciare i governi della Penisola arabica sostenuti dagli Stati Uniti, eliminare l’influenza occidentale e stabilire un califfato islamico nella regione. Lo scoppio del conflitto in Yemen nel 2015 ha creato terreno fertile per l’espansione di AQPA nelle regioni meridionali, destabilizzando ulteriormente il Paese.  

Per quanto l’eliminazione di al-Raymi possa aver arrecato un duro colpo al gruppo terroristico, AQPA rimane una minaccia attiva e concreta nella Penisola arabica e un fattore destabilizzante nel contesto del conflitto in Yemen. Trattasi infatti di un’organizzazione che non muore insieme ai suoi leader, ma permane nel tempo tenuta in vita dalla propria ideologia e da una serie di fattori politici, economici e sociali che è bene esplorare per comprendere la rilevanza e il modus operandi del gruppo in Yemen.

Origine e sviluppo di Al-Qaeda nella Penisola arabica

Formalmente l’organizzazione nasce nel gennaio del 2009, dalla fusione del ramo qaedista yemenita con quello saudita. Tuttavia, AQPA ha radici molto più profonde, risalenti ad alcuni decenni prima, quando numerosi combattenti islamici di ritorno dall’Afghanistan, alla fine degli anni ‘80, si riversarono in Yemen poiché incoraggiati dall’allora presidente del governo settentrionale Ali Abdullah Saleh a combattere i movimenti indipendentisti socialisti. Tra questi c’era anche il miliardario saudita Osama bin Laden che, insieme agli uomini da lui stesso addestrati in Afghanistan, fondò il gruppo Jihad islamico in Yemen, conosciuto in seguito con il nome di Al-Qaeda in Yemen (AQY). La divisione yemenita sarà tra i franchising qaedisti più attivi nella lotta contro le potenze definite infedeli dall’ideologia islamista radicale.

Nel 2002, con l’avvio della “guerra al terrore” in risposta agli attacchi dell’11 settembre del 2001, gli Stati Uniti condussero una serie di operazioni antiterrorismo per eliminare Al-Qaeda e tutte le organizzazioni a essa affiliate. Il teatro delle operazioni riguardò anche lo Yemen dove gli Stati Uniti poterono beneficiare della collaborazione del governo yemenita. Malgrado i precedenti rapporti di Saleh con i gruppi radicali e i dubbi sul reale impegno nella lotta al terrorismo da parte del presidente yemenita, AQY fu soggetta a una pesante battuta d’arresto e molti dei suoi membri vennero uccisi o imprigionati.

Nel febbraio del 2006, alcuni membri di alto rango di AQY riuscirono a evadere da un carcere di massima sicurezza segnando un momento decisivo per il movimento, in quanto i militanti evasi insieme a quelli provenienti dalla branca qaedista saudita si riorganizzarono in nuovo gruppo denominato Al-Qaeda nella Penisola arabica. Alcuni analisti sostengono che Saleh abbia in qualche modo lasciato scappare i qaedisti detenuti al fine di sfruttare la presenza di Al-Qaeda in Yemen per i propri scopi politici e continuare a ricevere i finanziamenti esteri volti alla lotta al terrorismo. Da quel momento il gruppo ritornò a essere operativo rendendosi protagonista di una serie di attentati come quello finalizzato a uccidere il principe saudita Mohammed bin Nayef nell’agosto del 2009.  

L’espansione di AQPA nel sud dello Yemen

Le primavere arabe del 2011 hanno portato alla destituzione del presidente Saleh e all’avvio di una lunga e complicata transizione politica, fallita con lo scoppio della guerra civile nel 2015 e con gravi conseguenze economiche e umanitarie. AQPA è riuscita dal 2011, anche grazie alla debolezza dell’esercito, a prendere il controllo di diverse città nel sud del Paese.

La parte meridionale dello Yemen, da un punto di vista geografico, ricopre infatti una posizione strategica particolarmente rilevante, in quanto si affaccia sullo stretto di Bab Mandeb, importante via d’accesso per il Mar Rosso. La regione è divenuta un significante hub logistico sia per le attività terroristiche sia per quelle criminali, poiché la conformazione geografica offre numerosi nascondigli naturali e consente al gruppo di porsi come un nodo centrale nelle interazioni con gli altri franchising limitrofi, tra cui Al-Shabaab e Al-Qaeda nel Maghreb islamico. Nonostante negli ultimi anni AQPA abbia dovuto fronteggiare la perdita di numerosi territori in seguito alle pesanti contro-offensive condotte dal governo centrale yemenita e dalla coalizione dei Paesi del Golfo a guida saudita, il gruppo mantiene una presenza molto forte nelle provincie di Shabwa, Hadramawt e Abyan, situate nel sud del Paese.

A parte l’utilizzo della lotta armata, il gruppo è riuscito a infiltrare il tessuto tribale della società yemenita, a sfruttare l’assenza del governo e la crescente povertà e disoccupazione, al fine di guadagnare il favore della popolazione locale. Da un lato, infatti, gli esponenti del gruppo hanno combinato matrimoni tra i propri membri e quelli delle tribù locali, per consolidare alleanze con le autorità tribali. Dall’altro, le varie attività di sostegno promosse da Ansar al-Shari’a (sottogruppo di AQPA) hanno permesso ad AQPA di sostituirsi gradualmente allo Stato, in una regione ampiamente marginalizzata, fornendo servizi come luce, acqua, costruzione di scuole e di strade.

Il gruppo ha, inoltre, beneficiato di aiuti economici provenienti da privati e organizzazioni benefiche islamiche, oltre all’autofinanziamento attraverso attività criminali quali rapine, contrabbando e sequestri di persone a scopo di estorsione. Ad esempio, durante la breve occupazione della città portuale di Mukalla tra il 2015 e il 2016, sono stati saccheggiati circa 60 milioni di dollari dalla banca centrale e circa 2 milioni di dollari al giorno provenienti dalle tasse portuali.

La guerra di AQPA nello Yemen, una guerra su più fronti

La situazione attuale vede AQPA combattere su più fronti. Nelle province di Abyan e Hadramawt, AQAP è in lotta contro le forze governative di Hadi e le milizie addestrate dagli Emirati Arabi Uniti, al fine di minare qualsiasi tentativo di ripristinare l’autorità del governo e preservare lo stato di anarchia che ha permesso al gruppo di prosperare. Il secondo fronte vede AQPA impegnata nel combattere contro i ribelli sciiti Houthi, visti come una minaccia per la propria espansione in Yemen. Sembra che il gruppo stia sfruttando la propaganda settaria per motivare la propria battaglia contro gli Houthi e trarre maggior supporto dalle comunità sunnite. Nel fare ciò, alcuni analisti affermano che AQPA abbia beneficiato anche del sostegno da parte del governo yemenita e della coalizione guidata dagli Emirati Arabi Uniti. Gli stessi Stati Uniti sembra abbiano ridotto il numero di operazioni anti-terrorismo contro AQPA, al fine di concentrare i propri sforzi contro i ribelli Houthi, considerati una minaccia di maggior livello visto il supporto ricevuto dall’Iran. Una eventuale sconfitta degli Houthi concederebbe un ulteriore spazio di manovra ad AQPA e permetterebbe al gruppo di accrescere la propria influenza.

Infine, il terzo fronte riguarda l’antagonismo tra Al-Qaeda e ISIS, con quest’ultimo che ha cercato di aumentare la propria presenza in Yemen a danno di AQPA. L’ISIS finora ha avuto un’espansione limitata ad alcune regioni del sud, senza riuscire a stabilire una sostanziale presenza nel Paese. Lo Stato Islamico non riconosce AQPA come un’organizzazione legittima e la giudica colpevole di aver permesso al movimento sciita degli Houthi di emergere con forza all’interno dello Yemen. Numerosi sono gli attacchi che si sono registrati a partire da giugno 2018 da entrambe le parti soprattutto nella provincia di Bayda. Inoltre, lo Stato Islamico ha condannato la mancanza di una rigorosa applicazione della Shari’a da parte di AQPA. Quest’ultima infatti ha cercato di evitare l’utilizzo estremo della violenza che invece ha caratterizzato le attività di ISIS, per non alienare la popolazione locale. Tale strategia però non è stata condivisa da tutti i membri del gruppo: alcuni hanno operato in modo autonomo, imitando il modus operandi dell’ISIS; altri hanno deciso di disertare per legarsi al gruppo jihadista rivale. Ciò è sintomatico dell’incapacità della leadership di AQPA di controllare ogni sua sezione.  

La nuova leadership e il futuro di AQPA

Proprio come la figura dell’Idra, mostro appartenente alla mitologia greca, la cui testa tagliata ricresceva immediatamente, così AQPA a poche ore di distanza dalla morte di Qasim al-Raymi ha nominato il suo successore, Khalid Saeed al-Batarfi. Membro anziano del gruppo e veterano della guerra in Afghanistan, Batarfi in precedenza ha rivestito il ruolo di emiro della provincia di Abyan e nel corso degli anni si è reso protagonista della pianificazione di molti attentati nello Yemen. Il nuovo leader di origini saudite è considerato un’importante figura religiosa e la sua nomina potrebbe essere motivata dal fatto che AQPA voglia riacquistare maggiore credibilità sul piano ideologico ed evitare ulteriori defezioni. AQPA ha finora dimostrato di avere un elevato grado di resilienza, adattandosi al continuo evolversi dello scenario politico, economico e sociale in Yemen. Finché non si riuscirà a porre fine all’anarchia che ormai affligge da anni il Paese, AQPA continuerà infatti a trovare terreno fertile in cui radicarsi.

Fonti e approfondimenti

CARLINO L., Al-Qaeda’s Strategy in the Yemeni War, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, 2019.

CLAUSEN M. L., Islamic State in Yemen – A Rival to Al-Qaeda?, Partnership for Peace Consortium of Defense Academies and Security Studies Institutes, 2017.

MOSTAJABI M., US targets al-Qaeda leader: What it means for Yemen and the US counterterrorism mission, Atlantic Council, 2020.

AHMED S., AQAP in South Yemen: Past and Present, The Washington Istitute, 2019.

MAHER S., Viewpoint: Does strategy of killing militant leaders work?, BBC, 2015.

RAGHAVAN S., As Yemen’s war intensifies, an opening for al-Qaeda to resurrect its fortunes, The Whashington Post, 2020.

Al Qaeda in the Arabian Peninsula, Center of International Security and Cooperation, 2018.

Khalid Batarfi, Counter Extremism Project, 2020.

Yemen Al-Qaeda leader al-Raymi killed by US strike, BBC, 2020.

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