L’Altra America: Paraguay

Potremmo definire il Paraguay come uno dei “nobili decaduti” dell’America latina. La situazione di difficoltà in cui si trova oggi il Paese, infatti, non corrisponde al posizionamento politico e militare che aveva fino a un secolo e mezzo fa. Ma andiamo con ordine.

Il Paese, situato nella zona centrale dell’America del Sud, confina con la Bolivia a nord, con il Brasile a nord e a est, con l’Argentina a sud e a ovest. Senza sbocchi sul mare, il Paraguay è attraversato da due fiumi, il Paraná e il Paraguay. Il primo è collegato con il Rio de la Plata ed è fondamentale per il commercio, in quanto su di esso transitano le merci che arrivano dal porto di Buenos Aires – e viceversa. Il secondo divide il territorio in due zone: la parte occidentale, circa il 61% del territorio, semi-arida e con una densità abitativa intorno allo 1%; la parte orientale, dove vive la maggioranza dei paraguaiani e dove si sviluppano l’agricoltura e l’allevamento.

Il territorio, la cui superficie ufficiale è di 460.507 kmq, è tra i più piccoli del Sud America. Con 7.053.000 di abitanti, il Paraguay è tra i Paesi con la più bassa densità di popolazione della regione e del mondo intero. Dalla Costituzione del 1967, il guaraní è riconosciuto come lingua nazionale, mentre lo spagnolo (castellano) rimane la lingua ufficiale.

Cartina

Cartina Paraguay

Indipendenza del Paraguay

Come per il resto della regione, il processo di conquista e colonizzazione da parte delle corone spagnola e portoghese ha stravolto la storia dell’attuale Paraguay, cambiando per sempre il destino dei guaraní e degli altri pueblos originarios che ne popolavano il territorio.

Il Paraguay faceva inizialmente parte del Virreinato del Perù, salvo rientrare nel territorio del Virreinato de La Plata quando questo venne creato da una sua costola nel 1776, per decisione del re spagnolo Carlos III.

La Junta Provisional Gubernativa del Virreinato de La Plata cercò di includere l’Intendencia del Paraguay nel suo movimento indipendentista, utilizzando anche la forza. Questi tentativi fallirono. Il 15 maggio 1811 i creoli paraguaiani rovesciarono il governo dell’Intendencia, fino ad allora nelle mani di Bernardo de Velasco, in quella che verrà ricordata come Revolución de mayo. 

Il 17 giugno 1811 venne convocata una Junta. In questa occasione, la Junta dichiarò l’indipendenza, ma rimase fedele a Fernando VII per motivi geopolitici. Nel 1813 fu proclamata la Repubblica del Paraguay. L’anno successivo Rodríguez de Francia assunse la carica di dittatore supremo per 5 anni e infine, nel giugno 1816, quella di dittatore perpetuo.

L’atto con cui il Paraguay si dichiarò finalmente indipendente da ogni potere esterno venne firmato solo il 25 novembre del 1842. Il Paese divenne così una Repubblica presidenziale.

Guerra de la Triple Alianza

La Guerra de la Triple Alianza, terminata 150 anni fa, è stato il conflitto bellico interno al Sud America dove perse la vita il maggior numero di persone. Il conflitto, durato dal 1865 al 1870, si concluse con la morte del presidente paraguaiano Francisco Solano López. A far scoppiare la guerra si può dire che fu proprio quest’ultimo, bramoso di espandere l’influenza del Paraguay nella regione e di risolvere a suo favore l’annoso problema dell’accesso alle grandi reti fluviali della zona. 

Il Paraguay si confrontò contro gli eserciti uniti di Uruguay, Brasile e Argentina (da qui il nome di Guerra de la Triple Alianza).

Mappa Guerra de la Triple Alianza

La guerra si concluse con la sconfitta del Paraguay e con l’ulteriore ridimensionamento dei suoi confini. Il Paraguay perdette, tra civili e militari, almeno 200 mila persone (circa la metà dalla sua popolazione). Il Brasile contò circa 100 mila caduti, mentre quelli di Argentina e Uruguay furono rispettivamente 30 mila e 10 mila.

Evoluzione del quadro politico nel XX secolo

Dopo la Guerra de la Triple Alianza, il Paraguay visse un periodo di grande difficoltà, tanto politica quanto economica. L’inizio del XX secolo fu di stampo liberale ma le lotte intestine, la Guerra del Chaco combattuta contro la Bolivia tra il 1932 e il 1935 e la guerra civile che si svolse tra il 1947 e il 1954, riportarono il Paese nel caos. Nel 1954 un nuovo colpo di stato portò al potere Alfredo Stroessner. Il dittatore governò per 35 anni.

Il 3 febbraio 1989 terminava la dittatura più longeva di tutta la storia latinoamericana. La fine, però, avvenne tramite un ennesimo colpo di stato portato a compimento dal consuocero di Stroessner, A. Rodríguez. Divenuto presidente, Rodríguez legalizzò i partiti estromessi dall’arco parlamentare, eccetto quelli di sinistra, e liberò i detenuti politici. La transizione verso la democrazia, però, avvenne in modo altalenante. Rodríguez mantenne l’apparato dirigente della dittatura e vinse le elezioni dello stesso anno con un quantomeno sospetto 75% delle preferenze.

Sotto Rodríguez iniziò il processo di revisione costituzionale che portò nel 1991 all’elezione dell’Assemblea nazionale costituente. Il Partido Colorado, con il 55,1% dei voti, si assicurò un’ampia maggioranza. La nuova Costituzione venne promulgata il 20 giugno 1992 e prevedeva l’elezione del presidente e del vicepresidente con la maggioranza semplice, ma vietava la possibilità di rielezione. Tra le altre cose, veniva riconosciuto il diritto di sciopero anche nel settore pubblico ed eliminata la pena di morte. Il primo presidente eletto con la nuova Costituzione, nel 1993, fu J.C. Wasmosy, un magnate sostenuto da Rodríguez.

Il XXI secolo

Dopo un periodo in cui il Partido Colorado egemonizzò la politica paraguiana, nel 2008 venne eletto Fernando Lugo, un vescovo originario di Asunción, a capo della coalizione di sinistra Frente Guasu (FG) . Dopo alcuni scandali (tra i quali aver avuto dei figli) e alcune promesse non rispettate, la fiducia della popolazione verso di lui scemò. I proprietari terrieri e gli avversari politici ne approfittarono e, con un pretesto, promossero l’impeachment nei confronti del presidente. Impeachment che fu avallato anche da una parte del suo partito e approvato dal Senato, il 22 giugno 2012, con 39 voti favorevoli e 4 contrari.

Con la fine del suo governo, il Partido Colorado tornò al potere. Il suo successore fu il ricco proprietario terriero Horacio Cartes, la cui famiglia detiene il Grupo Cartes: un conglomerato che controlla, tra le altre, la più grande industria di tabacco del Paese, la Tabacalera del Este. Oltre a essere spiccatamente omofobo, Cartes è stato arrestato per sette mesi con l’accusa di frode fiscale, da cui è stato assolto per due volte. A lui vengono attribuiti legami col narcotraffico, sottolineati anche dalla DEA (Drug Enforcement Administration).

Dopo aver tentato di modificare la Costituzione per ricandidarsi, Horacio Cartes ha terminato il mandato nel 2018. A succedergli, nemmeno a dirlo, un nuovo esponente del Partido ColoradoMario Abdo Benítez.

Il Paraguay è oggi uno dei Paesi con il tasso di disuguaglianza più alto dell’America del Sud: la povertà raggiunge il 24% della popolazione, oltre 335 mila persone vivono a un livello di povertà estrema e i più ricchi guadagnano fino a 22 volte di più dei poveri.

Il Paraguay nella regione

A livello di integrazione nella politica regionale, il Paraguay ha vissuto fasi alterne. Tra i fondatori del Mercosur nel 1991 insieme ad Argentina, Brasile e Uruguay, il Paraguay ne è stato sospeso il 28 giugno 2012 a causa della destituzione antidemocratica dell’ex presidente Fernando Lugo. L’anno successivo, con il ritorno a elezioni democratiche, è stato riabilitato.

Nel 2019 è diventato uno dei fondatori del Prosur, accordo volto a raggiungere un’integrazione concreta che contribuisca alla crescita, al progresso e allo sviluppo dei Paesi dell’America del Sud. O almeno è ciò che sostengono i Paesi firmatari dell’accordo (Argentina, Brasile, CileColombia, Ecuador, ParaguayPerú). 

Sistema elettorale

Il Paraguay è una Repubblica presidenziale. Le elezioni per la presidenza si svolgono ogni 5 anni e la Costituzione del 1992, all’articolo 229, esplicita che presidente e vicepresidente non possono svolgere più di un mandato. Il sistema elettorale prevede che a vincere le elezioni sia il candidato che ottiene la maggioranza semplice dei voti. L’elezione è diretta. Il presidente della Repubblica gestisce il potere esecutivo, mentre quello legislativo è in mano alle due Camere del Congreso: il Senato, composto da 45 membri, e la Camera, formata da 80 deputati.

L’economia del Paraguay

Il settore agricolo è sicuramente il più importante per l’economia del Paese. La riconversione delle piantagioni autoctone in piantagioni di soia, con tutto ciò che questo comporta, fanno di questo legume e dei suoi derivati il principale prodotto di esportazione: i germogli di soia ne rappresentano il 32,1%, mentre la farina di soia è il 10,9% del totale. Secondo la stima dell’USDA (United States Department of Agriculture) nel 2020 il Paraguay è diventato il quinto produttore di soia al mondo, con 9,9 milioni di tonnellate, e il quarto esportatore del legume, con 5,9 milioni. Le destinazioni più importanti per il commercio sono Brasile, Argentina, Cile, Russia e Italia.

Per quanto riguarda le importazioni, invece, il Paraguay riceve principalmente prodotti petroliferi raffinati (9,8%) e apparecchi per le telecomunicazioni (6,43%). I principali esportatori in Paraguay sono Cina, Brasile, Argentina, Stati Uniti e Cile. L’aumento dell’importazione degli apparecchi per le telecomunicazioni potrebbe avere a che fare con la crescita esponenziale del mercato dei bitcoin che questo Paese ha avuto negli ultimi anni.

Menzione a parte merita la centrale idroelettrica di Itaipú, la più grande al mondo per generazione di energia, anche se la seconda per capacità dopo quella delle Tre Gole. La centrale permette al Paraguay di dispensare, all’interno del Paese, energia elettrica a un prezzo bassissimo.

Parte anteriore bandiera Paraguay

Bandiera Paraguay retro

Parte posteriore bandiera Paraguay

Bandiera

La bandiera del Paraguay fu approvata formalmente il 25 novembre 1842, insieme all’indipendenza. La caratteristica che rende unica questa bandiera è data dal riportare due simboli nei due lati del vessillo. Nella parte anteriore, l’emblema nazionale della Repubblica composto da rami – uno di palma e l’altro di ulivo – che circondano una stella gialla. Dall’altra parte appare invece la figura di un leone, un cappello frigio e sopra la frase “Paz y justicia” (“Pace e giustizia”).

 

Fonti e approfondimenti

Antilla Fürst, La costruzione dell’America latina: la colonizzazione, Lo Spiegone, 11/12/2018

Antilla Fürst, La costruzione dell’America latina: la decolonizzazione, Lo Spiegone, 20/2/2019

Emanuele Bobbio, Esiste davvero il Paraguay?, Lo Spiegone, 4/3/2016

Francesca Rongaroli, Ricorda: la fine della dittatura Stroessner in Paraguay, Lo Spiegone, 24/8/2019

Kevin Carboni, Quando le elezioni sembrano inutili: il caso del Paraguay, Lo Spiegone, 20/4/2018

Serena Pandolfi, Prosur: la nuova frontiera dell’integrazione regionale sudamericana, Lo Spiegone, 15/4/2019

 

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