Letters of last resort: il loro ruolo nella strategia nucleare britannica

Fonte: Ministero della Difesa del Regno Unito. defenceimagery.mod.uk
Fonte: Ministero della Difesa del Regno Unito. defenceimagery.mod.uk

Di Sara Rubini

Il 23 luglio 2019 Boris Johnson è stato eletto alla guida dei Tories e il giorno successivo, come la convenzione britannica vuole, è stato incaricato dalla regina di formare il nuovo governo. Non tutti però sanno che il primo compito che è stato chiamato a svolgere, come ogni Primo ministro britannico, è quello di redigere le Lettere di ultima istanza, note come “Letters of last resort”. Questo documento ricopre un ruolo fondamentale nella strategia di difesa del Regno Unito ed è certamente uno dei compiti più delicati e di maggiore responsabilità che il Primo ministro è chiamato a svolgere nel corso del suo mandato.

Come è noto, infatti, il Regno Unito, insieme a Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele e Corea del Nord è tra i Paesi possessori di armi nucleari. Da questa condizione deriva la necessità di aver pronto un piano d’azione militare utilizzabile in contesti estremi e sono proprio le Lettere di ultima istanza a garantire una risposta britannica in caso di attacco letale nemico, fornendo gli ordini e le linee guida da seguire anche in caso di eliminazione del governo.

Queste lettere sono rigorosamente scritte a mano e contengono le istruzioni su come agire nel caso in cui il Regno Unito dovesse subire un attacco nucleare. Il messaggio, una volta riportato in quattro identiche copie, viene attentamente sigillato in una busta e riposto al sicuro in ciascuno dei sottomarini che compongono il “Trident Deterrent”. Dagli anni ’80, infatti, la strategia nucleare britannica si basa sulla presenza di quattro sottomarini classe Vanguard, ciascuno dei quali contiene testate nucleari e missili “Trident”, da cui il nome dell’intera strategia di deterrenza nucleare. Uno solo di questi sottomarini, però, è attivamente schierato, in quanto il sistema di servizio dei sommergibili è diviso in 4 diverse fasi. La prima fase prevede il pattugliamento (ossia la fase di servizio attivo), nel corso del quale il sommergibile, per ragioni di sicurezza, è in silenzio radio. Nella seconda fase, invece, il sottomarino è impiegato in funzione di riserva, ovvero è pronto all’azione in caso il primo dovesse subire un guasto. La terza fase consiste nell’addestramento e nell’aggiornamento dell’equipaggio; infine l’ultima fase prevede la manutenzione del sottomarino.

Trident Submarine

Fonte: Ministero della Difesa del Regno Unito.
defenceimagery.mod.uk

Il principio alla base di tale strategia è persuadere il nemico che il costo di un attacco nucleare ai danni del Regno Unito sarebbe maggiore di qualsiasi beneficio possa essere raggiunto, poiché Londra sarebbe comunque capace di rispondere a un attacco nucleare con i missili lanciati dai propri sottomarini. Tale concetto è conosciuto anche come “distruzione reciproca assicurata” (MAD – Mutual Assured Destruction). Infatti, anche nel peggiore scenario possibile, ovvero la distruzione del Paese e il completo annientamento del governo britannico, il Regno Unito, grazie ai missili Trident, si dichiara capace di rispondere all’attacco e distruggere a sua volta il nemico.

Ad oggi, fortunatamente, il Regno Unito non è mai stato vittima di un attacco nucleare e conseguentemente tutte le Letters of last resort sono state bruciate alla fine del mandato di ciascun Primo ministro senza mai essere lette. Ma qual è il messaggio riportato in tali lettere? Ovviamente il loro contenuto è conosciuto solo al Primo ministro, in quanto il Regno Unito mantiene volutamente un certo livello di ambiguità strategica in relazione a quando, come e in che scala farebbe ricorso alle armi nucleari. Il motivo di tale scelta è evitare di semplificare i piani del possibile nemico fornendo informazioni precise relative alle circostanze in cui il Regno Unito si dichiara pronto a considerare l’utilizzo delle armi nucleari. Nonostante ciò, possiamo riassumere il possibile contenuto in quattro semplici punti: contrattaccare, non rispondere, lasciare la decisione al giudizio del comandante del sottomarino o, laddove possibile, lasciare il controllo delle proprie armi nucleari a un alleato, nel più probabile dei casi l’Australia o gli Stati Uniti.

Corbyn e il “Trident Deterrent”

La strategia della deterrenza britannica è stata messa fortemente a rischio dalle possibilità di vittoria del leader del partito laburista, Jeremy Corbyn, il quale si è apertamente schierato contro le armi nucleari. In più occasioni Corbyn ha infatti dichiarato la necessità di perseguire una politica di disarmo nucleare universale e la sua fiducia nella possibilità di vedere un giorno un mondo libero dalle armi nucleari. Ma le sue dichiarazioni sono andate anche oltre. Egli ha infatti affermato che, qualora fosse diventato Primo ministro, non avrebbe mai fatto ricorso alle armi nucleari.           

Sebbene si possa essere a favore o contro tale affermazione, quello che va sottolineato è come tale asserzione abbia fortemente messo a rischio l’efficacia dell’intera strategia della deterrenza britannica. Se Corbyn, il 23 luglio 2019, fosse diventato Primo ministro, sarebbe stata alta la probabilità che, al momento della redazione delle Lettere di ultima istanza, egli esprimesse la sua contrarietà nel rispondere a un possibile attacco nucleare. Ciò avrebbe messo fortemente a rischio l’efficacia della strategia della deterrenza britannica.

Essere una potenza nucleare comporta la necessità di avere un piano d’azione militare efficace e sempre pronto ad essere utilizzato. Sono proprio le Lettere di ultima istanza a rendere valida la strategia della deterrenza britannica, fornendo linee guida, anche qualora si dovesse verificare il peggior scenario possibile. Segretezza e imprevedibilità risultano fondamentali per un’efficace politica di deterrenza nucleare. Tali proprietà sono però state messe fortemente a rischio dalle dichiarazioni pubbliche di Jeremy Corbyn, il quale si è apertamente espresso contro l’utilizzo delle armi nucleari. Questo esempio evidenzia bene le moltissime difficoltà di perseguire una politica antinucleare all’interno di un Paese che basa la propria difesa militare sulla strategia della deterrenza nucleare. Il dibattito in merito a quali siano gli strumenti migliori per poter efficacemente intraprendere un percorso di disarmo nucleare è ancora aperto.

 

Fonti e approfondimenti

Baylis, J., & Stoddart, K. (2014-12-18). NATO Modernization Plans, SDI, and the End of the Cold War. In The British Nuclear Experience: The Roles of Beliefs, Culture and Identity. Oxford: Oxford University Press.

BBC. (23 May 2017). A guide to Trident and the debate about replacement. BBC.

Urban, D. (10 June 2019). The Nuclear Promise: Letters Of Last Resort. Forces.net.

Wintour, P. (30 September 2015). Jeremy Corbyn: I would never use nuclear weapons if I were PM. The Guardian.

 

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