Il Khuzestan: il tallone d’Achille dell’Iran

Di Francesco Maria Faliero 

Nella serata del 16 luglio 2020 violente proteste popolari hanno agitato la provincia del Khuzestan, situata nella parte sud-occidentale dell’Iran. Le manifestazioni si sono concentrate nelle città di Behbahan e Shiraz, dove i manifestanti hanno espresso il proprio malcontento per la situazione economica del Paese.

L’Iran, infatti, sta attraversando una grave crisi economica. In particolare, la pandemia da Covid-19, che ha costretto Teheran ad attuare una chiusura parziale del Paese, sta esacerbando gli effetti della forte inflazione, dovuta alle pesanti sanzioni introdotte dagli Stati Uniti. I dimostranti hanno inoltre manifestato il proprio dissenso nei confronti del governo centrale e della sua politica estera. Il regime ha reagito mettendo in atto dure misure restrittive, limitando o interrompendo la rete internet nel Khuzestan e aumentando la presenza militare in tutte le altre città della provincia, al fine di prevenire ulteriori manifestazioni.

La provincia del Khuzestan non è nuova ad agitazioni di questo genere. Come denunciato da numerose organizzazioni umanitarie, tra cui Minority Rights Group International, Ceasefire Centre for Civilian Rights e the Centre for Supporters of Human Rights, le ragioni di una tale instabilità regionale possono essere ricondotte ad anni di politiche discriminatorie e di gravi violazioni dei diritti umani da parte del governo centrale contro la minoranza etnica degli arabi iraniani presenti nell’area.

La minoranza araba in Iran

L’Iran presenta una grande varietà di gruppi etnici e religiosi, la cui presenza nella regione risale a migliaia di anni fa.

In particolare, il Khuzestan ospita circa 2,2 milioni di persone, di cui due terzi si definiscono di etnia araba, rendendola, di fatto, la comunità più numerosa della provincia. Le politiche razziali contro le comunità minori affondano le proprie radici nel 1925, con il tentativo da parte dello scià Reza Pahlavi di “persianizzare” i popoli autoctoni, in modo da imporre un’unica e moderna identità persiana al Paese. Il nuovo nazionalismo promosso da Pahlavi lasciò poco spazio a qualsiasi forma di rappresentanza etnica e le regioni che fino a quel momento avevano goduto di una discreta autonomia, come nel caso del Khuzestan, furono poste sotto lo stretto controllo dello Stato.

La rivoluzione islamica nel 1979 portò alla caduta della monarchia dei Pahlavi, ma la nuova leadership di Khomeini si rifiutò di concedere più autonomia alle minoranze etniche del Paese, nonostante queste avessero partecipato attivamente alla rivoluzione. La Repubblica islamica, infatti, nel tentativo di consolidare il proprio potere e stroncare qualsiasi sentimento etno-nazionalista, promosse politiche di assimilazione e repressione identitaria nei confronti delle comunità minori.

Il Khuzestan, tra centralità economica e marginalizzazione sociale

Ancora oggi, malgrado l’attuale Costituzione iraniana, all’articolo 19, garantisca l’uguaglianza per tutti i soggetti appartenenti a minoranze, gli arabi iraniani rimangono una delle comunità più emarginate, economicamente e socialmente, del Paese. Questo nonostante il Khuzestan rivesta un ruolo fondamentale per l’economia iraniana: la provincia, infatti, contribuisce per il 14,5% al PIL nazionale, ospitando l’85% dei giacimenti petroliferi e il 60% delle riserve di gas del Paese. Molto importante è anche la presenza dei suoi quattro porti commerciali che si affacciano sul Golfo Persico, dai quali passa un grande quantitativo di merci. Gran parte del trasporto di queste ultime è collegato al Rud-e Karun, l’unico fiume navigabile dell’Iran, che rappresenta un’importante rotta commerciale, in particolare per il trasporto del petrolio verso il Golfo Persico. Le sue acque, inoltre, sono utilizzate per l’irrigazione dei campi, la pisci-cultura e per le diverse attività domestiche e industriali, elemento da non sottovalutare in una regione caratterizzata da un grave deficit idrico.

Tuttavia, come denunciato da Ceasefire, il tasso di povertà e disoccupazione all’interno della comunità araba è molto elevato, alimentato dalla mancanza di opportunità lavorative e dalle discriminazioni etnico-religiose. In primis, le compagnie dell’industria petrolchimica preferiscono assumere personale non arabo, nonostante la richiesta da parte della popolazione locale di imporre delle quote nel numero delle assunzioni. L’accesso al mondo del lavoro è limitato anche dalla pratica del gozinesh: si tratta di un processo di controllo operato dal Consiglio di selezione supremo e dal ministero dell’intelligence, in base al quale chi vuole lavorare all’interno del settore pubblico deve possedere determinate caratteristiche, tra cui la piena lealtà nei confronti della Repubblica. Il gozinesh è stato spesso usato in modo arbitrario dalle autorità per colpire la comunità araba costringendo i propri appartenenti a lavorare in maniera illegale.

Le condizioni di vita nel Khuzestan sono poi complicate dalla generale assenza di piani per lo sviluppo sociale e dalle disuguaglianze nella ridistribuzione delle rendite petrolifere. A ciò sono da aggiungere le restrizioni alle libertà sociali, culturali, linguistiche e religiose, nonchè le limitazioni legate all’accesso di beni essenziali come acqua, luce e servizi igienici. L’applicazione della giustizia non è imparziale e continua a essere registrato un uso eccessivo della pena capitale.

Inoltre, negli anni la popolazione locale ha sofferto i gravi effetti dell’inquinamento prodotto dall’industria petrolchimica, frequenti e irregolari deviazioni delle acque del Karun verso altre provincie e l’espropriazione sistematica delle terre da parte delle autorità iraniane. Come sottolineato da Miloon Kothari, relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani sugli alloggi adeguati, molti progetti di sviluppo nell’area del Khuzestan hanno provocato lo sfollamento di centinaia di migliaia di arabi. Quest’ultima pratica è così diffusa che sembrerebbe assumere i connotati di una precisa strategia di ingegneria demografica, volta al trasferimento forzato della comunità araba in altre aree, per alterare la composizione etnica della provincia.

Militanza e repressione

Il Khuzestan è stato definito dagli Stati Uniti come il “tallone d’Achille dell’Iran” e le questioni settarie che l’affliggono sono state viste, negli anni recenti, dalle potenze straniere come un’opportunità per cercare di indebolire il regime iraniano dall’interno.

In passato fu Saddam Hussein a tentare di sfruttare la questione identitaria e l’affinità culturale del Khuzestan con l’Iraq per giustificare l’invasione del Sud del Paese nel 1980. Per tale motivo, Teheran è sempre stata poco indulgente e ha adottato il pugno di ferro per sedare immediatamente qualsiasi forma di contestazione nell’area. L’attrito generato dalle spinte autonomiste e il ferreo controllo statale hanno portato alla nascita all’interno del Khuzestan di diversi gruppi di resistenza, come il movimento della lotta araba per la liberazione di Ahwaz (ASML), emerso nel 1999. L’ASML e altre organizzazioni militanti di etnia araba si sono rese protagoniste, negli anni, di numerosi attacchi terroristici contro le forze di sicurezza, insurrezioni, omicidi politici e religiosi, oltre ad attentati contro obiettivi civili, come banche e riserve energetiche.

La questione settaria nella provincia del Khuzestan rappresenta una sfida di primaria importanza per l’integrità del governo di Rouhani, la sicurezza del Paese e la sua economia, dato che le principali fonti economiche sono localizzate all’interno della provincia stessa. Teheran oggi si trova a fronteggiare una grave crisi economica e sanitaria, a causa del Covid-19; ci si domanda, quindi, se il regime avrà le energie e le risorse per ricorrere alla forza per spegnere le proteste, come ha sempre fatto, o se promuoverà un’apertura verso le minoranze, facendosi carico delle loro istanze, come aveva promesso, e mai mantenuto, il presidente Rouhani in occasione della tornata elettorale del 2003.

 

Fonti e approfondimenti

Ardemagni E., Iran: violenza nel Khuzestan, periferia araba del Paese, Affari Internazionali, 2018.

Erdbrink T., Protest in Iranian City Where “Everything is Covered in Brown Dust”, The New York Times, 2017.

Fazeli Y., Naar I., Iran partially cuts off internet in southwestern Khuzestan province, Al Arabiya, 2020.

Miloon K., Economic, Social and Cultural Rights, United Nations: Economic and Social Council, 14/03/2006.

Sukic S., Right Denied: Violations against ethnic and religious minorities in Iran, Ceasefire Centre for Civilian Rights, Centre for Supporters of Human Rights and Minority Rights Group International, 2018.

Zaccara L., Quanto scottano le periferie, Limes, 2018.

Zweiri M., Religion, Ethnicity and Identity Politics in the Persian Gulf, RIEAS, 2017.

Amnesty International. 2006. Iran New Government fails to address dire human rights situation.

UN-ESCWA, BGR. 2013. Shatt al Arab, Karkheh and Karun Rivers.

CIA. 2013. Khuzestan: Iran’s Achilles Tendon.

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