Il diritto alla casa: una questione di sostenibilità

Il diritto alla casa: una questione di sostenibilità
Credits: senseandsustainability.net

Come emerso nel nostro progetto sul diritto alla casa, l’abitare ha importanti ricadute sul benessere delle persone e sulle possibilità lavorative, tanto da essere oggetto di interesse per le autorità pubbliche attraverso svariate politiche. Nonostante ciò sussistono rilevanti problematiche, per cui oggi a circa 700 mila persone in Europa non è garantito un diritto alla casa. L’abitare ha dunque ricadute economiche e sociali, ma a queste si può aggiungere una terza dimensione: la sostenibilità ambientale.

Per comprendere l’entità della questione ambientale all’interno delle politiche abitative, basti pensare che il settore residenziale ha visto crescere dal 2000 la sua quota di consumi finali di energia, a fronte di una diminuzione sperimentata da quasi tutti gli altri settori. Tuttavia, l’incidenza della spesa energetica pesa maggiormente su alcune fasce della popolazione, creando un problema di “povertà energetica”. La sfida di indirizzare verso un consumo energetico sostenibile ed efficiente il settore abitativo ha, quindi, importanti conseguenze tanto sotto il profilo ambientale che sociale.

L’efficienza energetica in Italia

Uno sguardo ai dati ci mostra come l’Italia si attesti al quarto posto nella classifica dei Paesi europei per consumo finale di energia. Più nel dettaglio, nel 2018 il consumo finale di energia è stato di 116,47 Mtep.

Tra i settori in esame, il comparto con il consumo maggiore è quello dei trasporti, che assorbono il 31% del consumo finale di energia con una riduzione di 2,4 punti percentuali rispetto al 2000. Il settore residenziale, invece, è cresciuto in termini percentuali del 6% rispetto al 2000, passando da 28,5 a 33,7 Mtep. Nel 2017, infatti, il macro-settore edifici (che comprende servizi e residenziale) rappresenta circa il 43% del consumo finale di energia.

Per quanto riguarda la qualità nell’uso dell’energia, possiamo analizzare i dati relativi all’efficienza energetica dei settori finali. Questa risulta migliorata dell’1,1% annuo dal 2000 al 2017, con un miglioramento del +17% nel periodo. Il settore residenziale ha avuto progressi continui nell’efficienza energetica, sebbene di minor portata rispetto agli altri settori. L’efficienza energetica risulta essere un tema di estrema importanza non solamente per la tutela dell’ambiente, ma anche per assicurare al Paese la sicurezza energetica, così come la riduzione della spesa per famiglie e imprese. L’obiettivo indicativo al 2030 è una riduzione del 39,7% dei consumi finali di energia, raggiungibile con un target di riduzione dei consumi finali minimo dello 0,8% annuo nel periodo 2021-2030.

Le risorse pubbliche hanno un ruolo importante nel raggiungimento degli obiettivi in tema di efficientamento energetico. Ma una politica integrata che coniughi le esigenze economiche, abitative e ambientali richiede un mix di strumenti di natura fiscale, economica, regolatoria e programmatica, e l’integrazione dell’efficienza energetica in politiche e misure con finalità principali diverse dall’efficienza al fine di ottimizzare il rapporto tra costi e benefici. 

Efficienza e povertà energetica, due sfide collegate

Le sfide relative all’efficienza energetica si legano a doppio filo con il tema dell’incidenza dei consumi sui redditi dei consumi e con la “povertà energetica”. In generale, la spesa che le famiglie hanno destinato all’acquisto di energia è progressivamente aumentata nel corso del primo decennio del 2000. Ma l’incidenza della spesa energetica non è uniforme all’interno delle diverse fasce della popolazione, in quanto pesa maggiormente per le famiglie meno abbienti. Infatti, secondo i dati del Ministero dello Sviluppo Economico, nel 2016 il 10% delle famiglie con i consumi più bassi aveva una spesa elettrica pari al 4,5% della spesa complessiva, mentre il 10% delle famiglie con i consumi più alti aveva una spesa elettrica pari all’1% della spesa complessiva

Sono, quindi, necessarie misure di policy che nel medio termine promuovano la riduzione del fabbisogno energetico degli immobili della popolazione, specie quella meno abbiente. In particolare attraverso interventi di efficientamento e di riqualificazione profonda degli edifici residenziali pubblici (social housing). Tali tipologie di interventi richiedono infatti investimenti che non rientrano nelle possibilità dei nuclei familiari in condizioni di povertà, che quindi accedono con difficoltà ai normali strumenti che incentivano l’efficienza energetica.

Gli incentivi all’efficientamento energetico delle abitazioni previsti dal Decreto Rilancio

In una fase delicata come quella che abbiamo vissuto e continueremo a vivere, le risorse sono fondamentali per rilanciare le economie intaccate dalla pandemia. In tutto il mondo sono in corso massicci interventi di spesa pubblica in aiuto dei settori colpiti e volti al rilancio dell’economia. Anche il settore edilizio/abitativo avrà un ruolo nei piani di rilancio. Ma che impatto ambientale hanno questi interventi?

Vivid Economics ha analizzato gli interventi di diversi Paesi, tra i quali l’Italia. Dal report emerge che, globalmente, i provvedimenti adottati dal nostro Paese per fronteggiare gli effetti economici della pandemia hanno un effetto negativo sull’ambiente. Comparando il nostro Paese e le relative misure adottate con quelle di altri 17 Stati considerati dal Greenness of Stimulus Index (GSI), emerge come l’Italia sieda al settimo posto nella classifica di impatto ambientale.
Tuttavia, proprio gli incentivi all’efficientamento energetico risultano essere tra gli interventi che hanno controbilanciato l’effetto negativo di alcuni provvedimenti dannosi. In particolare vengono “promossi” gli strumenti introdotti dal c.d. “Decreto Rilancio” per quanto riguarda l’efficientamento energetico delle abitazioni. Le nuove disposizioni consentono, infatti, di fruire di una detrazione del 110% delle spese sostenute per migliorare le performance energetiche degli edifici. Il “superbonus 110” si aggiunge a misure già vigenti che disciplinano le detrazioni dal 50 all’85% delle spese spettanti per gli interventi di:

  • Recupero del patrimonio edilizio, inclusi quelli di riduzione del rischio sismico (c.d. sismabonus);
  • Riqualificazione energetica degli edifici (c.d. ecobonus).

Altra importante novità introdotta dal decreto è la possibilità, in alternativa alla detrazione, di optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori dei beni e servizi o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante. L’effetto dello strumento è, pertanto, ritenuto positivo per l’ambiente dato il sostanzioso incentivo che offre in cambio della realizzazione di opere di efficientamento energetico degli edifici, così come di installazione di impianti fotovoltaici o anche di costruzione delle infrastrutture necessarie per la ricarica dei veicoli elettrici. Un elemento importante da sottolineare è la compatibilità dell’incentivo anche per lavori di efficientamento energetico di immobili adibiti a edilizia residenziale pubblica.

L’efficacia dello strumento, data la sua recente adozione, non è ancora valutabile. In ottica di medio termine ci si augura che l’innalzamento degli incentivi possa contribuire a incidere su diversi obiettivi: incrementare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse energetiche assorbite dal settore residenziale (con effetti positivi sul comfort e sulle emissioni), ridurre l’onere delle bollette energetiche per le famiglie più vulnerabili e accrescere il valore del patrimonio abitativo pubblico. Integrare gli incentivi all’efficientamento con strumenti di politica abitativa potrebbe, quindi, contribuire a contrastare il fenomeno della povertà energetica in Italia.

 

Fonti e approfondimenti

Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, PIANO NAZIONALE INTEGRATO PER L’ENERGIA E IL CLIMA, Dicembre 2019

EU Energy Poverty Observatory

Eurostat, Household Budget Survey

Eurostat, European Union Statistics on Income and Living Conditions (EU-SILC)

Eurostat, Energy Data

Vivideconomics, Greenness of Stimulus Index, an assessment of COVID-19 stimulus by G20 countries in relation to climate action and biodiversity goals

Odyssee-Mure, Energy efficiency trends and policies, Italy Profile.

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