La politica di innovazione dell’Unione europea

politica di innovazione
@Ludovic Godard - Corporate Europe Observatory - CC Ludovic Godard UFC

La politica di innovazione, fondamentale per lo sviluppo socio-economico europeo, tocca numerosi aspetti, dall’ambiente, al digitale, al lavoro. L’Unione europea cerca, laddove possibile, di unificare gli sforzi in tal senso, per sfruttare il potenziale del suo mercato unico.

L’innovazione in Europa

La politica di innovazione e ricerca è una delle più importanti iniziative europee. Basata su una stretta collaborazione tra le istituzioni di Bruxelles e i singoli Stati membri, si pone come scopo generale quello di trasformare i risultati della ricerca scientifica in servizi e prodotti per il cittadino. Oltre a migliorare la qualità della vita di quest’ultimo, tale processo serve all’UE per rimanere competitiva e ai vertici del mercato globale.

Obiettivi così ampi e ambiziosi rendono la politica di innovazione trasversale. Ricerca e sviluppo infatti toccano di fatto tutte e sei le priorità della Commissione von der Leyen, come indicato dal piano strategico della Direzione generale per la ricerca e l’innovazione (DG RTD). Tuttavia, le implicazioni principali riguardano le prime tre priorità:

  1. Il Green Deal europeo: la ricerca in quest’ambito riguarda soluzioni tecnologiche e innovative per supportare le politiche climatiche della Commissione. La collaborazione tra il pubblico e il privato verrà rafforzata per incentivare la ricerca verde.
  2. Un’Europa pronta per l’era digitale: lo sviluppo di nuove tecnologie e il supporto per la transizione digitale saranno fondamentali negli anni a venire.
  3. Un’economia al servizio delle persone: maggiori e più efficaci investimenti in ricerca e sviluppo implicano un generale miglioramento della crescita economica e la creazione di nuovi posti di lavoro.

A queste priorità, si aggiunge il ruolo che un’efficace politica di innovazione può avere nel promuovere il rilancio economico europeo a seguito della pandemia da Covid-19.

L’Unione europea ha da anni sviluppato un indice per misurare lo stato dell’innovazione dei propri Stati membri, lo European innovation scoreboard. L’indice si basa su una serie di indicatori statistici raccolti ogni anno. Questi considerano le condizioni di partenza di ogni Paese (ovvero i fattori che ne possono favorire la politica di innovazione), gli investimenti pubblici e privati, le attività di innovazione da parte delle imprese e del settore pubblico, e gli impatti che le attività di innovazione hanno sul lavoro e sulla produzione.

L’edizione 2020 dello scoreboard ha rilevato una performance generalmente positiva a livello di Unione europea, con un incremento del 9% rispetto al 2012, nonostante gli effetti negativi della pandemia. L’UE ha ottenuto un punteggio superiore agli Stati Uniti, ma rimane dietro a Paesi come il Giappone, l’Australia, il Canada e la Corea del Sud. L’Italia risulta invece al di sotto della media europea ed è classificata come “innovatore moderato”.

Gli strumenti UE della politica di innovazione

Le istituzioni statali ed europee hanno a disposizione una serie di strumenti per favorire l’innovazione – sia pubblica che privata. I principali includono sussidi per le imprese, collaborazioni tra pubblico e privati, bandi e appalti, incentivi sulle tasse per le imprese innovative e prestiti a fondo perduto.

Il budget, la logica per l’uso e i destinatari di tali strumenti sono definiti, a livello UE, dalle varie strategie proposte dalla Commissione e formalizzate nel Quadro finanziario pluriennale (QFP, noto come MFF dall’acronimo inglese). Il QFP è in sostanza il bilancio dell’Unione europea, che copre un periodo di sette anni ed è frutto di mesi, se non anni, di compromessi politici.

Il risultato di tali negoziati, semplificando, è una serie di programmi, ciascuno con un proprio budget, con una componente di ricerca e sviluppo. I principali sono riassunti nella seguente tabella:

  

Programma Ambito
Programmi compresi nel Quadro Finanziario Pluriennale
Common Agricultural policy and rural development Agricoltura, sviluppo rurale sostenibile, supporto agli agricoltori
COSME – Competitiveness of Enterprises and SMEs Supporto alle piccole e medie imprese
CEF – Connecting Europe Facility Infrastrutture, trasporti, energia
Copernicus Cambiamento climatico, sicurezza, osservazione dei fenomeni terrestri
Creative Europe Cultura, media, settore audiovisivo
Erasmus + Istruzione, mobilità internazionale
EU Health Programme Salute e sanità
Euratom Research and Training Programme Ricerca e innovazione nucleare
EFSI – European Funds to Strategic Investments Incentivo agli investimenti privati, in precedenza noto come ‘Piano Juncker’
ESIF – European Structural and Investment Funds Insieme di cinque fondi che comprende i seguenti ambiti:

        Sviluppo regionale

        Misure a supporto dei lavoratori

        Sviluppo rurale

        Sviluppo costiero e legato alla pesca

GALILEO Spazio, satelliti orbitali
Horizon Europe Programma principale dell’Unione per ricerca e sviluppo
PADR – Preparatory Action on Defence Research Difesa e sicurezza
LIFE – Programme for the Environment and Climate Action Ambiente, cambiamento climatico
Programmi non inclusi nel Quadro Finanziario Pluriennale
IPCEI – Important Projects of Common European Interest Progetti transnazionali di importanza strategica
Innovation Fund Tecnologie a basso impatto ambientale
Research Fund for Coal and Steel Carbone e acciaio

Horizon Europe

Tra questi programmi, il più importante a livello di politica di innovazione è certamente Horizon Europe – successore del recente Horizon 2020, terminato con la conclusione del QFP 2014-2020. Horizon ha un budget di oltre 95 miliardi di euro per sette anni, il che lo rende il più grande programma di ricerca pubblico al mondo.

Horizon si basa su tre pilastri principali. Il primo, “Scienza eccellente”, si concentra sui ricercatori, mettendoli nelle condizioni di ottenere fondi, soprattutto nell’ambito di ricerca cosiddetta “di frontiera” e favorendone la mobilità transnazionale. L’idea alla base è quella di favorire lo Spazio europeo di ricerca (ERA, dall’acronimo inglese), ovvero l’integrazione delle risorse dei vari Stati membri dell’Unione e una loro cooperazione più efficace. In altre parole, il primo pilastro cerca di stabilire un mercato unico europeo della ricerca, in grado di rimuovere ostacoli per l’innovazione come i costi di duplicazione dei brevetti, la mancanza di standard comuni o la mancanza di personale qualificato.

Il secondo pilastro prende il nome di “Sfide globali e competitività industriale europea”, e rappresenta il cuore di Horizon Europe, nonché più della metà del suo budget. Sotto il secondo pilastro vengono pubblicati la maggior parte dei bandi, che vengono assegnati ai progetti migliori e che, a seconda del tipo di azione da condurre, possono coprire fino al 100% dei costi. I bandi sono raggruppati in sei categorie tematiche:

  • Salute;
  • Cultura, creatività e società;
  • Sicurezza civile per la società;
  • Digital, industria e spazio;
  • Clima, energie e mobilità;
  • Prodotti alimentari, bioeconomia, risorse naturali, agricoltura e ambiente.

Infine, il terzo pilastro, “Europa innovativa”, si concentra sullo stimolare l’ecosistema economico in modo che sia più ricettivo all’innovazione e sulla commercializzazione della ricerca. Ciò viene attuato grazie, tra gli altri, al Consiglio europeo per l’innovazione, nuova iniziativa dedicata alle idee pionieristiche, e l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia, che riunisce i principali attori di un certo ecosistema (ad esempio, la catena di produzione di un determinato prodotto o servizio) e ne favorisce la crescita.

Tra le novità di Horizon Europe rispetto al predecessore si trovano anche le cosiddette “missioni”, ovvero obiettivi di medio-lungo termine da raggiungere e monitorati tramite appositi indicatori, e le “partnership europee”. Queste ultime mirano a instaurare un dialogo più profondo tra il settore privato, autorità nazionali e autorità europee per l’implementazione di un certo programma o una certa attività di ricerca.

Prossime attività

Per ottenere una chiara panoramica sulle prossime attività di DG RTD, bisognerà aspettare la pubblicazione del working programme relativo al 2021, probabilmente in arrivo nei prossimi mesi.

Dal programma della Commissione, invece, si intuisce l’importanza della dimensione sanitaria e di quella internazionale.

Riguardo alla prima, i prossimi sforzi riguarderanno una proposta di legge per creare una nuova agenzia per la ricerca e lo sviluppo in ambito biomedico (il cui nome provvisorio è HERA ‒ Health emergency response authority). Il suo scopo sarà quello di rafforzare l’unione sanitaria e di rispondere a crisi ed emergenze sanitarie di carattere transnazionale. Risulta chiaro il collegamento con la pandemia da Covid-19 e con le iniziali difficoltà riscontrate nella distribuzione dei vaccini.

La dimensione internazionale emerge invece nella Comunicazione su un approccio globale alla ricerca e all’innovazione. Il documento, pubblicato lo scorso maggio, delinea la strategia europea per potenziare il ruolo dell’Unione, sottolineando l’importanza della cooperazione internazionale e multilaterale. Nonostante ciò, ha fatto scalpore recentemente la proposta della Commissione di escludere Paesi terzi come Israele, Svizzera e Regno Unito da alcuni programmi di Horizon Europe legati a temi sensibili come ricerca spaziale e quantistica. Si vedranno nei prossimi mesi e anni gli sviluppi di tale questione: anche nell’ambito della ricerca, l’Unione sperimenta una tensione tra i propri ideali liberali cosmopoliti e temi con la sicurezza nazionale e la difesa dell’economia continentale.

 

Fonti e approfondimenti

Parlamento europeo, Innovation policy, (consultata il 15/05/2021).

Commissione europea, EU Innovation scoreboard 2020, 23/06/2020.

Commissione europea, Horizon Europe, 19/03/2021.

Commissione europea, Strategic Plan 2020-2024 – DG Research and Innovation, 2020.

 

Editing a cura di Francesco Bertoldi

 

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