Oltre i confini: gli inizi della cooperazione e il contrasto con gli USA

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Di Federica Nicolini

Le politiche di cooperazione internazionale sono generalmente considerate uno strumento di assistenza umanitaria, ma celano spesso secondi fini. Il caso russo (e prima ancora sovietico) è emblematico di come l’aiuto internazionale sia uno strumento subordinato agli interessi strategici dei governi. 

Nell’equilibrio globale bipolare, i programmi di cooperazione sono infatti serviti all’Unione Sovietica per bilanciare gli Stati Uniti, la superpotenza concorrente, cercando di attrarre nella propria orbita i Paesi  in fase di decolonizzazione e, al contempo, diffondere i valori socialisti. 

In cosa consiste l’aiuto internazionale?

Il principale strumento di cooperazione è l’aiuto internazionale, definibile come uno scambio asimmetrico tra un donatore e un beneficiario, finanziato con fondi pubblici, allo scopo di realizzare obiettivi pianificati sul medio-lungo periodo. 

L’aiuto può includere numerosi settori o politiche. Si tratta di una pratica comune, ad esempio, nel settore energetico, militare o alimentare. Tale strumento può essere:

  • di natura tecnica, se prevede il trasferimento o lo scambio di esperti in un dato settore; 
  • in capitale – se include prestiti, sovvenzioni o cancellazione di debiti contratti; 
  • donazione/prestito di merci o attrezzature di varia natura. 

Oltre alle motivazioni umanitarie, gli obiettivi che spingono uno Stato a fornire questa forma di assistenza sono numerosi, spesso legati alla reputazione e all’immagine internazionale, alla sicurezza o per esercitare influenza sugli Stati beneficiari. 

La nascita di una Russia altruista?

Nel marzo del 1953, la morte di Josip Stalin sconvolse il panorama politico sovietico. Tra le altre cose, tale evento modificò drasticamente la politica estera del Paese e i rapporti con gli Stati “non allineati”. L’URSS iniziò a instaurare relazioni economiche con Paesi al di fuori del blocco sovietico. 

Tale approccio fu consolidato ulteriormente con la salita al potere di Nikita Khrushchev, anche attraverso l’utilizzo degli aiuti come strumento per inseguire obiettivi diplomatici ed economici nazionali. I programmi di cooperazione internazionale divennero quindi uno strumento rilevante nel contesto della dottrina della coesistenza pacifica adottata da Khrushchev, che prevedeva il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie, nonché l’astensione dalla violazione dell’integrità territoriale e della sovranità di altri Stati. L’URSS rinunciava a interferire negli affari interni di altri Paesi per modificarne il sistema di governo o le politiche interne, incanalando la propria ingerenza in strumenti assistenziali. Implicitamente, accettava lo scontro nel contesto internazionale, seppur con mezzi pacifici. 

Gli aiuti internazionali risultarono vantaggiosi anche per i Paesi beneficiari, fortemente attratti dalla rapida crescita economica sovietica che speravano di poter replicare. Inoltre, non prevedevano un’obbligatoria riconversione dell’economia o del sistema produttivo, né un’adesione ideologica ai valori sovietici. 

I programmi di cooperazione sovietici

Le politiche sovietiche di cooperazione, considerate come un mezzo a basso costo per stabilire relazioni strategiche, erano principalmente motivate da due scopi: da un lato, stimolare il commercio sovietico; dall’altro, espandere l’influenza sovietica e i valori socialisti.

Trattandosi di un progetto in fase embrionale, l’allocazione era limitata agli Stati in fase di decolonizzazione che non seguivano un percorso di sviluppo di stampo capitalista. L’assistenza era quindi selettiva, in relazione alle compatibilità ideologiche, alle affinità politiche e ai legami storici. In generale, gli aiuti sovietici comprendevano:

  • capitale;
  • assistenza tecnica, tra cui programmi educativi e borse di studio;
  • aiuti in macchinari/attrezzatura, principalmente a scopo militare.

Le forme di assistenza

Le condizioni dell’assistenza sovietica erano molto vantaggiose: generalmente venivano erogati prestiti di 12 anni, con interesse del 2,5%, ripagabili con la moneta locale o in materiali grezzi (spesso richiesti dall’URSS) al termine del progetto. I sostegni pesavano principalmente sui materiali piuttosto che sul bilancio del beneficiario, con tassi di interesse inferiori rispetto a quelli proposti dal blocco occidentale. 

Molto comuni, soprattutto nel Medio Oriente, erano anche i cosiddetti progetti a impatto. Questi prevedevano un prestito per la realizzazione di grandi infrastrutture, come stadi, ospedali o alberghi. I primi prestiti per la realizzazione dei progetti ebbero luogo in Afghanistan, per la costruzione di un silos per il grano, un mulino e un panificio, e in India, per la costruzione di un’acciaieria.

Durante la presidenza Khrushchev, l’URSS ebbe rapporti di assistenza con trentasei Stati, sette dei quali ricevettero l’80% degli aiuti complessivi. L’India era il principale destinatario, con circa ¼ dell’esborso totale. Seconda la Repubblica araba unita (Egitto) seguita da Afghanistan, Iran e Indonesia. Pakistan, Siria, Algeria, Turchia, Iran ed Etiopia. 

Popolari erano anche i programmi educativi, utilizzati come forma di “soft power” per educare giovani provenienti da Asia, Africa e America latina. Al contempo, si intendeva incentivare il tasso di laureati che, idealmente, sarebbero poi tornati nel Paese d’origine con una disposizione favorevole verso l’URSS e con le necessarie competenze per lo sviluppo del proprio Paese. I programmi partirono nel 1957 con 134 studenti fino a raggiungere, nel 1973, oltre 15 mila studenti provenienti da Paesi non socialisti. Gli studenti ricevevano lezioni gratuite, alloggio, assistenza sanitaria e un’indennità di soggiorno.

La Guerra Fredda e gli aiuti militari

L’escalation della Guerra Fredda, a seguito della crisi di Suez del 1956, ha modificato la strategia di assistenza sovietica, rendendo sempre più ricorrenti aiuti di stampo militare. Progressivamente, questa forma di intervento ha sostituito quella economica, divenendo maggioritaria nell’Asia meridionale: l’assistenza economica fornita a India (maggior beneficiario della presidenza Khrushchev), Cambogia e Birmania, divenne inferiore a quella offerta all’Indonesia, che ospitava uno dei più grandi partiti comunisti dell’Asia.

Anche in Africa, dove i principali beneficiari erano Egitto, Etiopia e Guinea, ideologicamente affini al Cremlino, gli aiuti militari divennero predominanti. Con la penetrazione nel Corno d’Africa, nel 1960, Somalia ed Etiopia diventarono nuovi target dell’assistenza sovietica, quasi esclusivamente di natura militare. In Medio Oriente, l’Afghanistan rimase il principale beneficiario dell’assistenza sovietica, sia economica che militare. 

In America latina, l’assistenza militare era l’unica forma di supporto. L’URSS, però, si dimostrò incapace di affermare la propria presenza, eccetto che a Cuba, nonostante il proliferare di partiti comunisti in cerca di guida e assistenza da Mosca: la regione era considerata un baluardo statunitense e si temeva che qualsiasi tentativo di penetrazione sarebbe stato considerato inaccettabile. 

Similmente, questo tipo di supporto fu rifiutato da molti Stati. Questi temevano che l’accettazione dell’assistenza sovietica potesse apparire come una forma di allineamento e, pertanto, di scatenare conflitti con gli Stati Uniti. 

I volumi dell’assistenza sovietica

All’avvio dei suoi programmi di cooperazione internazionale, l’URSS forniva un’assistenza selettiva, in relazione alle compatibilità ideologiche con i Paesi beneficiari. Progressivamente, questo approccio si inasprì, riducendo ulteriormente il numero di progetti e assistenza. Ciò era causato dall’assenza di una reale strategia, che generò disomogeneità nei programmi di cooperazione: se nel 1959 erano stati forniti aiuti per un valore di 821 milioni di dollari, nel 1962 erano scesi a 24 milioni. Nell’intero decennio 1954-1964, l’URSS ha comunque fornito un totale di 4,21 miliardi di dollari, dimostrando l’importanza per la politica estera del Paese. 

Ciononostante, il volume dell’assistenza Sovietica non era equiparabile agli sforzi occidentali, notevolmente superiori: otto Paesi del blocco occidentale, infatti, avevano erogato maggiore assistenza rispetto al Cremlino.

Un bilancio della presidenza Khrushchev

Grazie ai programmi di cooperazione, durante la presidenza Khrushchev, Mosca poté incrementare il proprio prestigio internazionale, penetrando nelle regioni strategiche dell’Asia meridionale, Medio Oriente e Africa, esercitando influenza e attrazione sui Paesi non allineati. Inoltre, i programmi di cooperazione internazionale furono utilizzati come strumento per bilanciare l’egemonia degli Stati Uniti, anche facendo ricorso ad aiuti di stampo militare. Infine, considerato il fabbisogno di attrezzature e macchinari dei Paesi in via di sviluppo, la fornitura di assistenza fu utile anche per il miglioramento della bilancia commerciale, grazie alle forniture di attrezzature in esubero e alla capacità di assorbimento interna.

Ciononostante, in questo periodo, non sempre gli aiuti internazionali rappresentarono una strategia vincente. Inoltre, in termini di volume e qualità, nonché per numero di beneficiari, l’URSS si  rivelò incapace di pareggiare l’offerta del blocco occidentale, dimostrando una sostanziale assenza di strategia.

Infine, a causa della natura dell’assistenza sovietica, che non si poneva reali obiettivi di sviluppo economico o tecnico quanto più di attrazione, i beneficiari non erano sempre in grado di assorbire il capitale ricevuto.  Da un punto di vista politico, inoltre, l’assistenza internazionale non contribuì a convertire i Paesi al comunismo. La minaccia o la perdita del sostegno sovietico non ebbero come conseguenza una maggiore conformità alle direttive del Cremlino, confermando  lo scarso valore politico e strategico che l’URSS di Nikita Khrushchev fu in grado di trarre dall’assistenza economica.

 

Fonti e approfondimenti

Cooper, Orah & Fogarty Carol. 1985. “Soviet Economic and Military Aid to Less Developed Countries, 1954-78”. Soviet and Eastern European Foreign Trade. 21 (1/2/3): 54-73.

Goldman, Marshall I, A Balance Sheet of Soviet Foreign Aid, Foreign Affairs, 01/1965.

Griffiths, Tom G. & Cardona, Euridice Charon. 2015. “Education for Social Transformation: Soviet University Education Aid in the Cold War Capitalist World-System”. European Education. Vol. 47, No. 3, pp. 229-230.

Guan-Fu, Gu (1983). “Soviet Aid to the Third World, an Analysis of its Strategy”. Soviet Studies. Vol. 35, No. 1, pp.71-89.

 

Editing a cura di Elena Noventa

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