I rischi della guerra in Ucraina per la sicurezza alimentare dell’area MENA

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Tra gli effetti della guerra in Ucraina figura il rischio di una crisi alimentare globale, in grado di impattare in particolar modo i Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Secondo le stime della FAO, i prezzi dei beni alimentari potrebbero aumentare complessivamente del 20% nei mesi a venire, aggravando l’insicurezza alimentare di un’area già instabile. Insieme, Russia e Ucraina valgono circa il 30% dell’export mondiale di grano, mentre la Russia è il primo esportatore di fertilizzanti a livello globale. Gli export di grano, olio di girasole e altri cereali di Russia e Ucraina hanno subito un improvviso blocco a causa delle operazioni militari e questo potrebbe ripercuotersi, appunto, sui Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, fortemente dipendenti dagli import di queste materie prime. Di conseguenza a essere minacciata è anche l’intera stabilità politica dell’area, su cui già gravano il cambiamento climatico e la pandemia da Covid-19.

L’aumento dei prezzi: cause e implicazioni per l’area MENA

Diversi sono i fattori che stanno contribuendo all’aumento dei prezzi del grano. La causa più ovvia è rappresentata dai danni inflitti dai combattimenti: le infrastrutture portuali ucraine sono state danneggiate o distrutte. L’80% dei flussi di grano ucraino esportato, infatti, passa dalle città di Odessa, Pivdennyi, Mykolayiv e Chornomorsk, tra i principali porti del Mar Nero. Le spedizioni sono dunque bloccate, mentre le operazioni militari compromettono anche la produzione agricola; il raccolto di quest’anno risulta totalmente o parzialmente compromesso, dipendentemente dal prolungarsi o meno del conflitto. L’Ucraina ha inoltre fermato gli export di grano per evitare una crisi umanitaria all’interno dei propri confini

La Russia, invece, colpita dalle sanzioni occidentali, ha sospeso temporaneamente l’esportazione di fertilizzanti (i cui prezzi sono aumentati a causa dell’aumento del prezzo del gas) e ha minacciato di esportare il proprio grano «solo ai Paesi amici». Questi fattori potrebbero impattare nel breve-medio periodo il prezzo del pane, un bene dalle forti implicazioni politiche. In diversi Paesi, i prezzi di beni primari vengono fortemente sovvenzionati e, storicamente, quando i governi non sono stati più in grado di tenere i prezzi abbastanza bassi da riflettere il potere d’acquisto locale, il malcontento popolare è esploso, come per esempio accadde nel 2008 in Egitto.

L’impatto sull’area MENA: i casi di Egitto e Libano

Gli aumenti dei prezzi avranno un impatto diverso per i Paesi dell’area MENA, a seconda delle problematiche socio-economiche strutturali del caso. In termini assoluti verranno colpiti maggiormente i Paesi più popolosi, come Turchia ed Egitto, ma le conseguenze riguarderanno anche quei Paesi che sono fortemente dipendenti dalle importazioni russo-ucraine, come Libano, Tunisia e Libia, o che già si trovano ad affrontare situazioni critiche, come Yemen e Siria. Più della metà della popolazione yemenita, quasi 16 milioni di abitanti, e circa metà di quella siriana, circa 12 milioni di persone, si trovano ad affrontare una situazione di insicurezza alimentare a causa di anni e anni di guerra.

Egitto: una domanda interna difficile da soddisfare

L’Egitto è il primo Paese per importazioni di grano a livello globale e, secondo le stime del dipartimento dell’Agricoltura statunitense, fino all’85% del suo approvvigionamento viene da Russia e Ucraina. Un’altra materia prima indispensabile per la popolazione egiziana è l’olio di girasole, di cui Il Cairo è tra i primi dieci importatori a livello mondiale. Le importazioni da Russia e Ucraina, in questo caso, valgono il 73% del fabbisogno nazionale, e il governo aveva già ridotto i sussidi destinati alle fasce più povere della popolazione e alle piccole attività del 20% nel giugno dello scorso anno. 

L’aumento dei prezzi delle materie prime, rispettivamente del 44% per il grano e del 32% per l’olio di girasole, metteranno a dura prova gli oltre 100 milioni di egiziani il cui consumo pro-capite è calcolato intorno ai 150-180 chilogrammi di pane all’anno (contro una media globale di 70-80 chilogrammi). Al momento, Il Cairo sta cercando di diversificare i propri fornitori, in modo da soddisfare il più possibile il proprio fabbisogno. L’aumento del prezzo di grano e olio di girasole e la possibile crisi alimentare sono tra i rischi che la classe dirigente egiziana sta valutando attentamente. 

Il 23 marzo scorso il Presidente al-Sisi ha dichiarato che le scorte di grano egiziane possono durare per quattro mesi. Subito sono state varate diverse misure per concedere incentivi supplementari all’importazione sul prezzo del grano locale per incoraggiare gli agricoltori a produrne maggiori quantità. Inoltre, per la prima volta da quando guida l’Egitto, Al Sisi ha ordinato l’imposizione di un prezzo calmierato al pane non sovvenzionato dopo che il prezzo ha registrato aumenti fino al 50%.

Libano: un Paese già in crisi

Nel 2021 il grano importato dal Libano proveniva per l’80% dalla sola Ucraina. Il Paese, sull’orlo del collasso economico, già colpito dal crollo della lira libanese, ora rischia di dover affrontare una nuova crisi alimentare. L’agricoltura libanese sfrutta la produzione di grano duro, rappresentante il 90% della produzione di grano totale nazionale, che tuttavia non viene utilizzato per preparare il pane. Con il blocco delle importazioni provenienti dall’Ucraina, un bene alimentare primario come il pane rischia di diventare raro. Inoltre, la capacità di immagazzinamento di grano è di al massimo due mesi: l’esplosione che ha colpito il porto di Beirut nell’agosto 2020, infatti, ha distrutto i silos adibiti allo stoccaggio dei cereali. Questa risorsa, infine, resta l’unico prodotto a essere ancora completamente sovvenzionato dalla Banca Centrale del Libano, a riscontro della necessità di un sostegno alla popolazione locale per far fronte alle spese alimentari. 

Il presidente Aoun, dopo un incontro a Beirut il 25 marzo con Hossein Amirabdollahian, il ministro degli Esteri iraniano, ha ricevuto rassicurazioni su future forniture di grano da parte di Teheran, già molto influente, economicamente e politicamente, nel Paese dei cedri. Alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento, il governo di Najib Miqati sta pensando di indire una gara d’appalto per assicurarsi 50mila tonnellate di grano provenienti dall’India.

Quali prospettive?

La guerra in Ucraina e l’aumento dei prezzi aggraveranno le condizioni umanitarie, così come le situazioni conflittuali, e faranno aumentare la fame in tutta l’area MENA. Nel breve-medio periodo i governi proveranno a trovare gli strumenti per attutire le conseguenze del conflitto, anche se sono molti i Paesi a star fronteggiando crisi economiche o politiche che ne diminuiscono la possibilità di reagire con prontezza. A seconda delle proprie capacità ci saranno spazi di manovra più o meno ampi per trovare soluzioni attraverso politiche fiscali che tutelino i consumatori più poveri e per individuare nuove alternative di approvvigionamento, comunque sottostanti alla legge del mercato, i cui prezzi sono destinati a salire. Tanto più perdureranno lo stato di instabilità e, in alcuni casi, di guerra, tanto più i governi dovranno prendere le dovute contromisure per evitare sollevazioni popolari come quelle che hanno condotto alle cosiddette Primavere arabe del 2011. È chiaro che, in un’ottica di lungo periodo, diversi Paesi dell’area MENA potrebbero rafforzare la cooperazione con le istituzioni finanziarie internazionali e rafforzare gli investimenti per sviluppare un’agricoltura locale sostenibile che garantisca la sicurezza alimentare e che riduca l’impatto negativo dei sempre più ricorrenti fenomeni meteorologici estremi. 

 

 

Fonti e approfondimenti

Graham, Niels & Pe’er Inbar, “Putin’s invasion of Ukraine threatens a global wheat crisis, Atlantic Council, 22/03/2022.

Levitan, Joanne, “Impacts of Ukraine conflict on food security already being felt in the Near East North Africa region and will quickly spread, warns IFAD, International Fund for Agricultural Development, 17/03/2022.

Weil, Pauline & Zachmann Georg, “The impact of the war in Ukraine on food security, Bruegel, 21/03/2022.

Belhaj, Ferid, “Compounded stress: The impact of the war in Ukraine on the Middle East and North Africa, Middle East Institute, 07/03/2022.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

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