Spiegami le elezioni: le politiche migratorie

Tra i temi salienti della campagna elettorale per le parlamentari del 25 settembre 2022 figura la politica di gestione e accoglienza dei migranti. Secondo il cruscotto statistico del Viminale, aggiornato al 15 settembre, nel 2022 si è registrato un aumento del flusso di arrivi e sbarchi in Italia dopo la diminuzione del biennio 2020-2021 dovuto alla pandemia da coronavirus. Da un punto di vista globale, la crisi alimentare causata dal conflitto in Ucraina, la crisi climatica – constatato il maggiore impatto esercitato sui Paesi del Sud globale, da cui proviene la maggior parte dei migranti – e il rischio di nuovi conflitti armati nel bacino del Mediterraneo fanno presagire un probabile aumento degli arrivi. 

Le proposte, che differiscono non solo tra i blocchi ideologici ma anche all’interno delle stesse coalizioni, vertono sul controllo degli sbarchi, sulle strategie di prima accoglienza, sulle situazioni ritenute idonee per la regolamentazione dei migranti e sull’ottenimento della cittadinanza, soprattutto in merito allo Ius scholae. Tuttavia, tutte le formazioni politiche puntano sul superamento dei pilastri dell’attuale quadro giuridico in materia: la legge Bossi-Fini del 2002 (criticata dalla sinistra), a livello nazionale, e il regolamento di Dublino III (osteggiato anche dalla destra), che è andato a sostituire le precedenti linee guida legali stabilite nella Convenzione di Dublino (1990) e con il regolamento di Dublino II (2003), per quanto riguarda l’approccio comunitario.

Gli approcci alla gestione dei flussi

Uno dei nodi fondamentali dei vari programmi riguarda la gestione dei flussi e il controllo degli ingressi, sia per via marittima che terrestre, in particolare la cosiddetta rotta balcanica e quella mediterranea. Proprio su questo tema si può osservare una netta spaccatura tra il gruppo di centrodestra e gli altri partiti: nel proprio programma congiunto Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno posto la regolamentazione dell’immigrazione all’interno della sezione sicurezza. Questo approccio suggerisce l’accostamento dei migranti a contesti di pericolo, degrado e criminalità. Secondo la coalizione di centrodestra, la gestione del traffico di migranti dovrebbe essere affidata a hot spot, ovvero centri preposti al primo soccorso e all’identificazione dei migranti, esterni ai confini dell’Unione europea – al momento invece sono gli Stati membri di confine a gestire gli hot spot stessi. In questo modo, nell’ottica securitaria dei partiti di destra, il peso della gestione dei flussi ricadrebbe non sui Paesi dell’Europa meridionale ma sui Paesi partner, soprattutto nordafricani (Libia, Algeria, Tunisia, Egitto) o del Medio Oriente (in primis la Turchia). In aggiunta a un’ulteriore esternalizzazione dei confini europei, i leader del centrodestra hanno più volte sottolineato l’intenzione comune di aumentare gli sforzi della Marina militare nel pattugliamento delle coste italiane, anche all’infuori delle acque territoriali nazionali, in linea con il contenuto dell’attuale Legge Bossi-Fini.

La maggior parte degli altri partiti presenta una visione completamente diversa sulla questione, ponendo invece l’accento sui valori dell’accoglienza e sulle potenzialità del multiculturalismo, inteso come sistema integrativo che vede nel Regno Unito, nella Germania e nelle socialdemocrazie scandinave gli esempi da seguire. Tuttavia, anche i partiti di centrosinistra e centro hanno proposto metodi per regolamentare i flussi e rendere le rotte migratorie più sicure e controllabili. In particolare, il Movimento cinque stelle, che si presenta alle urne da solo, e il gruppo Sinistra italiana-Verdi, coalizzati con Pd, vogliono un rafforzamento del coordinamento a livello europeo, chiedendo un aumento dei fondi erogati da Bruxelles e la divisione dei migranti in quote proporzionali tra gli Stati membri. In questo modo, sperano di diminuire la pressione migratoria subita dai Paesi dell’Europa meridionale proponendo anche una politica comunitaria che soddisfi le richieste dei migranti stessi – molte delle persone in movimento, infatti, pur sbarcando sulle coste Sud del continente cercano accoglienza nel Nord Europa. Per facilitare un tale approccio, sia a livello nazionale sia a livello comunitario,  Pd e Terzo polo – la lista di Carlo Calenda e Matteo Renzi – propongono l’istituzione di un’agenzia di coordinamento delle politiche migratorie e di un Ministero per le migrazioni, istituzionalizzando le problematiche inerenti creando un dicastero ad hoc piuttosto che affidare gli sforzi in materia al ministero dell’Interno. 

Inoltre, per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori, il Terzo polo ha proposto in campagna elettorale un approccio più liberale rispetto alle altre coalizioni, cercando di far convergere il più possibile le necessità del mercato e le dinamiche migratorie: tramite la stesura di accordi con i Paesi di origine dei migranti, l’ex presidente del Consiglio e l’ex candidato sindaco di Roma intendono istituire corridoi regolari al fine di importare forza lavoro, rilasciando permessi di soggiorno e visti a migranti in possesso di determinate capacità lavorative o ai lavoratori stagionali. 

Infine, nell’ambito della collaborazione con i Paesi d’origine dei migranti, la lista Unione popolare – guidata da Luigi De Magistris e che ha al suo interno Potere al popolo e Rifondazione comunista – sottolinea la necessità di non rinnovare i memorandum d’intesa con la Libia e, più in generale, di recedere da tutti i trattati con quegli Stati che non rispettano la Convenzione di Ginevra. 

Le proposte sulla regolarizzazione dei migranti già presenti in Italia

La regolarizzazione dei migranti già presenti sul territorio è un’altra questione affrontata dai partiti nei rispettivi programmi. Sebbene la retorica dei partiti di destra sembri implicare che un aumento degli stranieri non occidentali comporti un calo della sicurezza pubblica, spesso il rapporto migranti-crimine è dovuto proprio alla situazione di irregolarità nella quale molte persone sono costrette da una burocrazia lenta e opaca: chi non può lavorare perchè i permessi di soggiorno, le risposte delle commissioni per le richieste d’asilo o semplicemente gli alloggi presso una qualsiasi tipologia di centro preposto all’accoglienza tardano ad arrivare, si ritrova all’interno di giri criminali o compie reati come furto o spaccio per mera sopravvivenza. 

Tra i ranghi della sinistra, soprattutto per quanto riguarda i partiti Sinistra italiana e Verdi, si propone lo snellimento e la semplificazione delle procedure per la richiesta dei documenti necessari alla regolarizzazione e la possibilità di iscrizione a un centro per l’impiego anche a chi è in possesso del solo certificato di Straniero temporaneamente presente (STP, al momento utile solo per l’assistenza sanitaria per i cittadini non comunitari). La compagine di Enrico Letta, in maniera simile alle proposte degli alleati già menzionati, presenta nel proprio programma alcune linee guida per il superamento della legge Bossi-Fini, che lega l’ottenimento del permesso di soggiorno all’impiego lavorativo effettivo del migrante – l’attuale regolamento è invece difeso dalla coalizione di destra. Il Terzo polo ha invece proposto la regolarizzazione di coloro che sono già in possesso di un impiego, anche se sprovvisti del permesso di soggiorno o con documento scaduto, oltre all’istituzione di corsi di lingua italiana obbligatori per tutti gli stranieri in ingresso, in modo da incrementare la possibilità di trovare un lavoro stabile e integrarsi nella società di arrivo.

Unione popolare, oltre a proporre l’eliminazione delle politiche che criminalizzano i migranti, pone l’accento sulla lotta al caporalato, nelle cui maglie finiscono fin troppi cittadini stranieri che si ritrovano in situazioni di vulnerabilità. 

Cittadinanza e diritto al voto

Una volta che il cittadino straniero con un progetto migratorio a lungo termine ha ottenuto un permesso di soggiorno, un lavoro stabile e magari anche l’indipendenza economica, l’ultimo passo per la completa integrazione è il possesso della cittadinanza. Esclusi i casi regolati dalla iure sanguinis (figli naturali o adottivi di genitori italiani), dalla limitata iure soli (nati sul territorio nazionale da genitori ignoti o apolidi) o dal matrimonio, l’acquisizione della cittadinanza italiana è al momento un processo particolarmente lungo. I cittadini extracomunitari devono risiedere ininterrottamente per dieci anni (quattro se in possesso di una cittadinanza dell’Unione europea) sul territorio italiano, ottenere una certificazione di conoscenza della lingua pari al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento e dimostrare di avere un reddito sufficientemente alto. Per quanto riguarda invece i minori nati nel Paese da genitori stranieri, la cittadinanza può essere richiesta solo al compimento dei diciotto anni ed è vincolata alla residenza continua in Italia. 

Alcuni dei partiti in corsa hanno proposto di apportare modifiche a tali leggi, al fine di agevolare la partecipazione dei residenti non (ancora) italiani all’interno della società di arrivo. In particolare, Unione popolare ha elaborato una semplificazione della procedura di acquisizione: il requisito del reddito minimo verrebbe eliminato e la cittadinanza italiana conferita automaticamente dopo cinque anni di residenza sul territorio nazionale. Per quanto riguarda i minori nati in Italia da genitori stranieri, il partito chiede l’istituzione dello ius soli, che garantirebbe lo status di cittadino italiano a chi nasce all’interno del Paese. Inoltre, la coalizione guidata da De Magistris punta al conferimento del diritto di voto alle elezioni amministrative per i cittadini stranieri legalmente residenti in Italia.

Il Movimento 5 stelle propone invece lo ius scholae, cosicché i minori stranieri arrivati prima dei dodici anni che abbiano frequentato almeno cinque anni della scuola dell’obbligo possano diventare a tutti gli effetti cittadini italiani. Lo ius scholae fa parte anche del programma del Pd e del Terzo polo, con quest’ultima formazione politica che vorrebbe l’ottenimento della cittadinanza anche per gli stranieri nati all’estero che hanno completato gli studi universitari in Italia.

 

Fonti e approfondimenti

Programma elettorale centrodestra

Programma elettorale centrosinistra

Programma elettorale M5S

Programma elettorale Terzo Polo

Programma elettorale Unione Popolare

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