Guerra ed energia: l’Iran al centro del dibattito globale

Un impianto petrolchimico in Arabia Saudita
@Secl - WikiMedia Commons - license CC BY 3.0

di Antonio Panzone

Lo scorso 24 febbraio, con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, è scoppiata una crisi che sta avendo ripercussioni fuori dall’epicentro del conflitto. Tra le regioni colpite da questa guerra c’è il Medio Oriente, a rischio soprattutto dal punto di vista della sicurezza alimentare, ma al centro dell’attenzione internazionale in virtù delle risorse energetiche. Tra gli attori regionali, la Repubblica Islamica dell’Iran si è posizionata al centro del dibattito globale, soprattutto in virtù delle proprie risorse energetiche.

Con i colloqui sul nucleare ripresi lo scorso 29 novembre a Vienna e lo scoppio del conflitto nell’Europa Orientale, l’Iran è tornato a dialogare con le potenze occidentali: dopo le innumerevoli sanzioni inflitte alla Federazione Russa, che hanno colpito soprattutto il settore dell’energia, Teheran si sta inserendo sempre più al centro dell’agenda mondiale come un possibile, e futuro, attore in grado di contribuire in modo fondamentale all’economia mondiale, non solo con le sue riserve di gas naturale e petrolio.

Oil and Gas: la potenza energetica di Teheran

Il settore energetico iraniano riveste un ruolo estremamente importante all’interno dell’economia globale. Per quanto concerne il gas naturale, secondo i dati relativi all’anno 2019 raccolti dalla BP (società britannica operante nel settore energetico), le riserve di tale materiale sono state stimate attorno ai 32.000 miliardi di metri cubi, che permettono al Paese di essere secondo soltanto alla Russia, le cui riserve rappresentano il 19,1% di quelle mondiali.

L’Iran figura come il quarto Paese al mondo per disponibilità di riserve di petrolio, il 9% delle riserve mondiali, risorsa cardine nell’economia iraniana anche da un punto di vista storico: di fatto, nel 1913, fu la prima nazione mediorientale a sfruttare questa risorsa e a carpirne le enormi capacità, guardando al futuro con lenti diverse da tutto il resto della regione. 

Vale la pena ricordare come anche Teheran si sta pian piano adeguando, con il settore delle energie rinnovabili che sta assumendo sempre più importanza, tant’è che il ministro dell’Energia, Reza Ardakanian, secondo una legge in vigore ancora attualmente, è obbligato ad aumentare la quota di energie rinnovabili e centrali elettriche pulite ad almeno il 5% della capacità del Paese.

Nonostante le cifre in positivo facciano pensare a una situazione rosea, la capacità energetica dell’Iran, pur restando importante, è diminuita nel corso del tempo a causa delle sanzioni imposte dai Paesi occidentali: se la sua produzione di petrolio era al quinto posto nel 2011, otto anni dopo, a causa di un notevole rialzo dovuto alla momentanea scomparsa dell’embargo occidentale, era arrivato all’ottava posizione; stesso discorso per le esportazioni: al terzo posto nel 2011 e, addirittura, totalmente scomparse dalla top ten all’inizio del 2019.

Iran-Italia, quale futuro per le relazioni bilaterali?

In oltre 160 anni di “amicizia”, i rapporti tra Iran e Italia sono sempre stati fruttuosi. In tutto questo tempo, le relazioni bilaterali tra Teheran e Roma hanno avuto alti e bassi, ma con una base discretamente forte a sorreggerle: si contano più di venticinque accordi e Memorandum d’intesa per cooperazioni nei più svariati settori. Tuttavia, la mossa di abbandonare il JCPOA (Accordo sul nucleare iraniano) da parte dell’allora presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha colpito in maniera molto decisa anche le relazioni tra i due Stati, così come la più recente pandemia da Covid-19. Negli ultimi tempi il volume delle relazioni commerciali italo-iraniane è diminuito, scendendo a poco più di un miliardo di euro, meno di un quinto rispetto a quanto registrato nel 2018.

A cambiare i giochi potrebbe essere l’attuale crisi russo-ucraina. In quella che è l’ultima relazione presentata dal COPASIR (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), si è analizzata la necessità di sostituire il gas russo con fonti di approvvigionamento alternative, auspicando tra l’altro una ripresa dei rapporti con l’Iran. Secondo quanto si legge in quest’ultima, «l’Iran potrebbe infatti tornare a essere un partner di primo piano, tenuto conto dell’ampiezza dei giacimenti di gas di cui è ricco il proprio territorio». Il COPASIR parla di  «ottime relazioni commerciali» e lo definisce un «partner di primo piano», andando dunque a sottolineare quanto il Paese mediorientale possa rappresentare un ulteriore bacino da cui reperire gas in sostituzione di quello russo, nell’ambito di un processo che si prospetta ancora molto lungo. Sempre da questo punto di vista, Teheran ha espressamente parlato di una costruzione di metaniere e navi con lo scopo di sviluppare una propria industria relativa al GNL (gas naturale liquefatto): di certo, un’altra grandissima opportunità per il settore del commercio italiano. 

Guerra e nucleare: riprendono le trattative per il JCPOA 

«Abbiamo deciso di aprire un negoziato che punti alla rimozione di sanzioni illegali e inumane», aveva affermato con un tweet Ali Bagheri Kani, viceministro degli Esteri e capo negoziatore per Teheran nelle trattative di Vienna inerenti al nucleare. Effettivamente, i negoziati tra l’Iran, i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, più la Germania) e l’Unione europea per il JCPOA sono ripresi il 29 novembre 2021 non producendo tuttavia alcun risultato tangibile. Le trattative restano in stallo e, col passare del tempo, tendono verso un pantano di difficile soluzione, ma la voglia di entrambi potrebbe portare a qualche nota positiva: se l’Iran ritenesse utile riprendere le conversazioni per tentare di mettere fine alle sanzioni occidentali, per l’amministrazione Biden potrebbe rivelarsi un’occasione ghiotta anche per aprire una nuova trattativa sul discorso energetico. La questione principale che oggigiorno impedisce alle parti di giungere a una, seppur debole, bozza di accordo è la situazione del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRCG), inserite dagli Stati Uniti nella blacklist in quanto organizzazione terroristica: per Teheran la rimozione da quest’ultima resta fondamentale. Secondo quanto rilasciato da alcuni esperti al quotidiano Arab News, si parla addirittura di un Biden che potrebbe aver pensato di accettare questa richiesta, anche se i margini di manovra di una tale mossa diplomatica sembrano davvero pochi.

Un’altra questione da prendere in analisi è lo Stato di Israele, da sempre convinto di un’impossibilità di accordo con l’Iran. Israele sostiene la tesi secondo la quale Teheran non vorrebbe davvero fermare lo sviluppo di armi atomiche, di conseguenza prendendo un vantaggio su tutti dalla riduzione delle sanzioni per provare a “spantanare” l’economia. Il timore che l’Iran sia uscito fuori dai binari fissati dall’accordo del 2015 è confermato dall’ultimo rapporto trimestrale dell’AIEA (Agenzia internazionale per l’energia atomica): in seguito all’accordo, l’Iran ha accettato di eliminare le sue riserve di uranio a medio arricchimento e tagliare del 98% le riserve di uranio a basso arricchimento, oltre a ridurre di due terzi le sue centrifughe a gas per tredici anni. Tuttavia, l’ultimo report dell’Agenzia dice che le scorte di uranio arricchito di cui dispone il Paese sono addirittura quindici volte superiori rispetto al limite.

Con il corso del tempo questa prospettiva è cambiata, anche se Israele continua a non disdegnare delle misure unilaterali per risolvere questa impasse. Benny Gantz, ministro della Difesa, lo scorso 6 aprile ha sottolineato la necessità di avere un “Piano B” che possa includere tanti scenari, anche quello dell’uso della forza, per fermare la corsa all’atomica della Repubblica Islamica.

La crisi russo-ucraina ha sicuramente avuto un grande impatto sulla questione: quando sembrava ci fosse una luce, molto fioca, in fondo al tunnel, la Russia ha chiesto esplicitamente che le relazioni commerciali con Teheran fossero esentate dall’ampio ventaglio di sanzioni imposte dall’Occidente a causa della guerra, ricevendo una risposta negativa. 

 

 

Fonti e approfondimenti

International Energy Agency. IEA Data & Statistics – Islamic Republic of Iran.

BP. Statistical Review of World Energy.

Arab Center for Research & Policy Studies. 2022. The Vienna Negotiations and the elusive return of the Iranian Nuclear Deal.

Arab News. 2022. West ‘has given up hope’ of revived Iran nuclear deal, say expert analysts.

ISPI. 2021. Nucleare iraniano, si torna a negoziare.

IAEA. 2022. Verification and monitoring in the Islamic Republic of Iran in light of United Nations Security Council resolution 2231 (2015).

Hagedorn, Elizabeth, & Andrew Parasiliti, “The Takeaway: US says Iran deal still possible; breakout time is ‘few weeks’”, Al-Monitor, 28/04/2022.

Bechis, Francesco, “Come scaricare il gas di Putin. Report COPASIR”, Formiche.net, 27/04/2022.

Bayat, Hamid, “Iran-Italia, 160 anni di amicizia”, La Repubblica, 01/03/2021.

Bongiorni, Roberto, “Così la guerra in Ucraina spinge i negoziati sul nucleare iraniano”, Il Sole 24 Ore, 22/03/2022.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

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