Ilaria Salis è libera e ora può tornare in Italia. La storia del suo caso

ilaria salis
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Niente più braccialetto elettronico, ora Ilaria Salis è libera e potrà tornare in Italia. Dal 15 maggio, giorno in cui era stato accolto dal Tribunale di Budapest il ricorso, la docente era stata trattenuta ai domiciliari.

L’avvocato ungherese Gyorgy Magyar aveva fatto richiesta di scarcerazione subito dopo la sua elezione come eurodeputata con l’Alleanza Verdi e Sinistra, in base alle regole sull’immunità parlamentare. Questa mattina è quindi arrivata l’approvazione di scarcerazione dalla detenzione domiciliare.

Il caso Salis

Il caso Salis inizia nel febbraio 2023. L’attivista milanese è a Budapest in occasione del cosiddetto “Giorno dell’onore”, una celebrazione annuale che ricorda un episodio della Seconda guerra mondiale. In particolare, “l’onore” richiamato nella narrazione della giornata sarebbe quello delle truppe naziste che combatterono contro i sovietici nella città di Budapest. 

La commemorazione nel corso del tempo ha attirato una crescente attenzione internazionale. In Ungheria si incontrano molti gruppi neonazisti, anche provenienti da altri Paesi europei, che vedono in questa giornata uno dei momenti chiave della propria identità e militanza. Anche Ilaria Salis è una militante, ma dello schieramento opposto. Il giorno dell’onore non è per lei un giorno di festa, anzi diventerà l’alba di un lungo periodo di detenzione. 

La docente viene arrestata l’11 febbraio. Secondo l’accusa, la docente avrebbe pianificato e partecipato insieme ad altri militanti antifascisti a un’aggressione nei confronti di due estremisti di destra, ai quali avrebbe provocato “lesioni corporali aggravate”. Da allora, rimane rinchiusa a Budapest. Fino ad oggi. 

Il caso italiano 

La vicenda arriva all’attenzione italiana solamente nel gennaio 2024, per diventare un vero e proprio caso mediatico verso la fine del mese. Il 29 gennaio si svolge la prima udienza presso il tribunale di Budapest, alla quale Salis arriva con delle manette ai polsi e una catena tirata da un agente. 

Le immagini del processo iniziano a circolare anche in Italia, attirandosi la condanna dei media e un’ampia parte dello spettro politico. L’opposizione accusa non solo l’Ungheria ma anche il governo italiano, a causa della sua vicinanza politica e ideologica al Paese guidato da Viktor Orbán. Il governo viene così spinto a prendere una posizione. “Chiediamo al governo ungherese di vigilare e di intervenire affinché vengano rispettati i diritti, previsti dalle normative comunitarie”, scrive su X il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. 

Le parole di Tajani arrivano dopo un lungo periodo di silenzio da parte delle istituzioni italiane. Dopo che per mesi e mesi non sono trapelate informazioni sulle condizioni della figlia, la famiglia di Ilaria Salis si è attivata cercando di contattare il governo Meloni. Tuttavia, come ha raccontato il padre Roberto in occasione di una conferenza stampa organizzata presso il Senato, per tutto il 2023 non sono arrivate risposte. 

Davanti e dietro il processo

Affermando di vedere nell’attivista un soggetto pericoloso dal punto di vista sociale, il tribunale di Budapest il 28 marzo nega gli arresti domiciliari, prolungando il periodo di detenzione. Ilaria Salis rimane così ancora in carcere. Con tutto quello che comporta. Come rilevato dall’Hungarian Helsinki Committee, quelle ungheresi non sono carceri all’altezza della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Tra le mancanze più preoccupanti, le condizioni igieniche scadenti e l’assenza di assistenza sanitaria sono state documentate in una lettera dalla stessa Salis. Qui la docente racconta le numerose privazioni alla quali è stata sottoposta. Oltre a quella più importante, ovvero una detenzione forzata che sembra configurarsi più come un atto politico che giuridico. 

La campagna elettorale e l’elezione

Con l’intenzione di “politicizzare” ulteriormente il caso e di trovare una via di uscita dalla detenzione, Alleanza Verdi Sinistra propone a Salis, attraverso il padre Roberto, la candidatura alle elezioni europee dell’8 e 9 giugno. 

L’insegnante accoglie l’invito, venendo scelta per rappresentare la lista nella circoscrizione Nord Ovest e nelle isole. Nonostante manchi ancora l’ufficializzazione dei risultati sugli eletti in Italia (a causa di un problema tecnico nella conta dei voti a Roma) è già stabilito che la docente riuscirà ad andare al Parlamento europeo.

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