Over: oltre, al di sopra. Overtourism richiama subito alla mente un problema “di quantità”, di spazio e tempo. L’espressione è oggi di uso comune per riferirsi a un fenomeno che riguarda un numero crescente di realtà e viene sempre più descritto in termini conflittuali.
Quando le associazioni locali decidono di inscenare una protesta “ad acqua” contro i turisti a Barcellona o a Palermo prende vita l’Assemblea permanente contro la turistificazione, siamo di fronte allo stesso fenomeno transnazionale. Uno scontro che solo in apparenza vede protagonisti residenti e turisti, celando in sé dinamiche profonde, figlie di questa fase della globalizzazione.
Il problema dell’overtourism
Le destinazioni turistiche vedono storicamente nell’afflusso di visitatori un importante volano di crescita economica. In particolare, da quando nel corso del Novecento le vacanze sono diventate una pratica accessibile per una fascia sempre più ampia della popolazione. Insieme ai benefici portati per le imprese locali dai capitali in arrivo, però, negli ultimi anni sono aumentate anche le preoccupazioni rispetto agli impatti del viaggio.
Per analizzare il fenomeno, alcuni studiosi hanno iniziato a utilizzare il concetto di “capacità di carico”. Mettendo a fuoco, così, come a ogni meta corrisponda un limite che dipende dalle caratteristiche dello stesso. Si tratta di un limite che ha a che vedere con tanti fattori dei luoghi e del tessuto sociale. Secondo le istituzioni europee, l’overtourism riguarda i momenti e i luoghi in cui l’impatto del turismo supera le soglie di capacità fisica, ecologica, sociale, economica, psicologica e/o politica.
L’overtourism ha conseguenze profonde, capaci anche di mutare profondamente il profilo di una città o di un ambiente naturale. Uno sviluppo che non sempre incontra le esigenze e i desideri delle comunità locali. Al punto che spesso, in alcune tra le destinazioni più ricercate, si è venuto a creare un vero e proprio conflitto intorno a due modelli differenti.
«Turisti andate a casa» o «Il turismo uccide la città» sono veri e propri manifesti politici facilmente rinvenibili, oggi, su tanti muri dell’Europa meridionale. Ma il problema attraversa tutti i continenti. In molte aree del Pianeta, infatti, l’overtourism viene ormai individuato come uno dei colpevoli delle disuguaglianze socio economiche, quando non il principale nemico della qualità della vita.
Economia e società intorno all’overtourism
Sono tante le variabili che portano i turisti a scoprire in massa una località e, in generale, porzioni molto limitate di territorio. È facile immaginare il ruolo giocato, in questa scelta, dall’aura di celebrità che circonda le bellezze naturalistiche, o ancor più le cosiddette città d’arte. Quelle italiane sono un emblema di un rapporto sproporzionato, con il 70% dei turisti stranieri che si concentra sull’1% del territorio nazionale.
Tuttavia, si peccherebbe di ingenuità a credere che sia la mera bellezza a determinare l’iper concentrazione di visitatori. Le forze trainanti dei flussi sono invece quelle che guidano l’attuale fase della globalizzazione, come lo sviluppo delle tecnologie comunicative e la flessibilità normativa, che finiscono con il premiare i grandi gruppi privati. Tra i settori più significativi per comprendere questa evoluzione vi sono quelli dei trasporti e degli affitti brevi.
La liberalizzazione dell’aviazione internazionale e l’utilizzo dei canali di distribuzione online hanno favorito, per esempio, l’aumento delle compagnie aeree low-cost. Offrendo prezzi più bassi per un maggior numero di destinazioni, queste imprese allargano la cerchia delle possibilità, sia per il “dove”, sia per il “quando”. L’aumento di clienti, a sua volta, spinge a nuove riduzioni di prezzo. Creando una spirale che, senza una pianificazione a monte, non può che generare overtourism.
Allo stesso tempo, la crescita di aziende come Ryanair o EasyJet è andata di pari passo con le piattaforme di affitti, come Airbnb, che rendono i viaggi ancora più economici. Oltre a rappresentare un affare per i proprietari, che dai propri immobili possono ricavare ben più di quanto metterebbero da parte con un affitto di lungo periodo. Per rimanere vicino a noi, la ricercatrice Sarah Gainsforth riporta che nel 2019 le case su Airbnb superavano quelle date in affitto a residenti nei centri di sei città italiane.
Overtourism, una questione politica
Il diritto all’abitare non è l’unico minacciato dall’overtourism. Le conseguenze di un turismo fuori controllo si fanno sentire su tante dimensioni. Quella ambientale, per esempio. Il turismo è responsabile dell’8% delle emissioni globali, per lo più dovute proprio all’inquinamento aereo. Per salvaguardare l’ambiente e noi con lui, per Jonas Martiny bisognerebbe prendere in considerazione anche l’ipotesi che, semplicemente, non ci siano alternative. Un orizzonte fuori dalla traiettoria del capitale e che per questo richiederebbe un intervento deciso da parte della politica.
Alla radice della problematica dell’overtourism, vi è un silenzio colpevole sul lato della governance. “Questo è un fallimento della politica e dell’incapacità di regolamentare e modellare il modo in cui si manifesta il turismo”, ha affermato Joseph Cheer, professore di turismo sostenibile alla Western Sydney University. L’overtourism, del resto, non è che una delle maschere sorridenti della crisi socio-ecologica.
Il prezzo di un biglietto aereo, come quello di un affitto breve, a un turista dal portafoglio gonfio potrà anche apparire a buon mercato. Ma il suo vero costo lo pagheranno soprattutto i prossimi nomadi e i territori dai quali saranno scacciati.
Fonti e approfondimenti
Buitrago Esquinas, E. M., Foronda Robles, C., & Yñíguez Ovando, R. (2023). A literature review on overtourism to guide the transition to responsible tourism. Revista de Estudios Andaluces, 45, 71-90.
CNR. 2023. RAPPORTO SUL TURISMO ITALIANO
Gainsforth, S., “Chi usa le città non sempre paga per farle funzionare”, L’Essenziale, 16/01/2023
Williams, Z., “Wish you weren’t here! How tourists are ruining the world’s greatest destinations”, The Guardian, 17/08/2023


