Ricorda 1944: La battaglia di Montecassino

La battaglia di Montecassino, combattuta tra il 17 gennaio e il 18 maggio 1944 tra gli Alleati e la Germania Nazista, rappresenta uno dei momenti salienti del teatro italiano durante la Seconda guerra mondiale. Nonché uno degli episodi più cruenti della campagna alleata nella penisola, che comportò numerose perdite da entrambe le parti. A queste si aggiunse la vittima illustre dell’antica abbazia di Montecassino, rasa al suolo dai bombardamenti durante la battaglia. 

Come scrisse il generale Mark Clark, comandante in capo delle forze statunitensi durante gli scontri di Montecassino, “La battaglia per Cassino è stata la più estenuante, la più straziante e, per certi versi, la più tragica di tutte le fasi della guerra in Italia”. Battaglia che ebbe come esito, sebbene a caro prezzo, la vittoria degli Alleati. Che poterono così proseguire la propria avanzata verso Roma.

La campagna in Italia

Con la fine della vittoriosa campagna in Africa, che aveva portato all’abbandono del teatro da parte dell’Asse, gli Alleati potevano adesso rivolgere le proprie attenzioni verso l’Italia. E aprire un fronte meridionale in Europa per impensierire la Germania nazista.

Il 10 luglio, con l’operazione Husky, gli angloamericani sbarcarono in Sicilia procedendo ad una rapida occupazione dell’isola, che si concluse il 17 agosto del 1943. L’invasione e l’occupazione di parte del territorio nazionale da parte degli Alleati provocò la caduta del regime fascista. Inoltre, con l’armistizio di Cassibile, firmato dal generale Giuseppe Castellano il 3 settembre ma reso noto l’8 settembre, l’Italia cessava le ostilità con gli Alleati e si arrendeva incondizionatamente.

A seguito dello sganciamento di Roma dall’ Asse, i tedeschi procedettero all’occupazione della Penisola per impedire agli Alleati di risalire lo Stivale e giungere nel cuore dell’Europa. Nel frattempo, nel caos successivo all’armistizio, si era costituita dalle frange più fedeli del partito fascista e con il supporto dei tedeschi la Repubblica Sociale Italiana (RSI), la quale si schierò con la Germania Nazista per continuare la guerra.

L’importanza di Cassino

Per capitalizzare il momento favorevole, il 9 settembre, le forze angloamericane sbarcarono a Salerno per costituire una testa di ponte e proseguire la propria campagna nell’Italia continentale. Bari venne occupata l’11 settembre dalle forze britanniche. Napoli, la cui popolazione insorse il 27 settembre del 43 contro l’occupazione nazista, si liberò tre giorni dopo, accogliendo gli Alleati come liberatori.

In vista di una lunga campagna in Italia, i tedeschi non avevano perso tempo. Essi avevano costituito una formidabile linea difensiva che tagliava la penisola da Gaeta sul mar Tirreno a Ortona sull’Adriatico, denominata Linea Gustav. Questo complesso di fortificazioni aveva come perno e bastione principale proprio la città di Cassino. 

Da qui i tedeschi potevano controllare la valle dei Liri, considerata dagli Alleati l’unica via d’accesso praticabile per raggiungere Roma. Gli angloamericani non avevano alcuna alternativa se non quella di scardinare i tedeschi dal fulcro del loro sistema difensivo. Così, per i mesi finali del 1943, gli Alleati procedettero con l’avvicinamento alla linea Gustav, reso difficile dalla distruzione delle infrastrutture da parte della Wermacht in ritirata.  

Gli assalti alleati

A ricevere il compito di catturare la punta di diamante della linea Gustav fu la V armata statunitense, sotto il comando del Generale Mark Clark. La forza includeva contingenti di altri Paesi alleati come Francia e Polonia, nonché l’VIII armata britannica, comandata dal generale Oliver Lee. Questi era succeduto nel comando al leggendario generale Bernard Law Montgomery, richiamato in patria per prendere parte ai preparativi per lo sbarco in Normandia. A essi si opponevano le forze della X armata della Wermacht, comandata dal generale Heinrich von Vietinghoff.

Sin dai primi avvicinamenti a Cassino, divenne chiaro agli Alleati che prendere la città sarebbe stato un compito arduo e sanguinoso. Le forti posizioni difensive dei tedeschi e i territori angusti in cui britannici e statunitensi si trovavano ad operare non consentivano agli alleati di sfruttare la propria superiorità in termini numerici e di mezzi. Portando lo scontro a emulare la guerra di posizione del precedente conflitto mondiale. 

Di fatto, la battaglia di Montecassino vide l’attuazione da parte alleata di ben quattro costosissimi assalti, ognuno dei quali ebbe come protagonista una nazione alleata diversa. La battaglia di Montecassino fu veramente un’operazione militare di carattere internazionale.

Il primo assalto venne condotto tra il 17 gennaio e l’11 febbraio del 1944 dai reparti statunitensi e francesi – questi ultimi appoggiati anche dalle loro forze coloniali. Tuttavia, l’attacco ebbe come esito una netta sconfitta per gli Alleati, respinti dai tedeschi guidati dai propri reparti di paracadutisti. Nel frattempo, sperando di distogliere parte delle forze nemiche dalla linea Gustav, gli angloamericani sbarcarono ad Anzio, vicino a Roma, il 22 gennaio. Ma l’operazione inizialmente si rivelò un fallimento. Gli Alleati non riuscirono comunque ad avanzare, per mesi, a causa dell’accanita resistenza tedesca.

I bombardamenti sull’abbazia

A questo punto, gli alleati iniziarono a guardare con sospetto all’Abbazia di Montecassino, la quale sorgeva sulla sommità di un rilievo nei pressi di Cassino. 

I tedeschi avevano dichiarato che non avrebbero utilizzato l’antico monastero a scopi bellici. Procedendo inoltre, alla rimozione delle opere d’arte ivi presenti per evitare la loro distruzione. Nemmeno gli Alleati inizialmente avevano intenzione di danneggiare l’antica abbazia. Fondata nel 529 d.c. da San Benedetto da Norcia in persona, il valore storico e culturale del luogo di culto era inestimabile.  

Di fatto, però, pur non avendo occupato l’abbazia, i tedeschi operavano comunque a ridosso delle sue mura, rendendo l’edificio agli occhi degli Alleati un obiettivo militare. Gli angloamericani, temendo che la campagna d’Italia si trasformasse in un salasso in termini di soldati e mezzi, cambiarono i propri piani e decisero infine di bombardare l’edificio il 15 febbraio. Tra lo sgomento della popolazione locale, 250 bombardieri alleati scagliarono 600 tonnellate di bombe sul monumento storico, radendolo al suolo.

La fine dell’assalto

La distruzione del monastero, oltre ad essere criticata per il significato storico e religioso dello stesso, non riuscì neanche a conseguire il proprio obiettivo militare. Le forze tedesche si asserragliarono immediatamente sulle rovine del monastero rendendo la vetta di Montecassino ancora più difficile da prendere. Inoltre, la propaganda nazifascista approfittò dell’atto barbarico degli Alleati per dipingere statunitensi e britannici come i nemici della fede cattolica. 

Distrutta l’abbazia, fu la volta delle divisioni neozelandesi e indiane a dare l’assalto alla vetta tra il 15 e il 18 febbraio. Ma anche questo tentativo si rivelò una sconfitta per gli alleati. Non ebbe un esito diverso il terzo attacco, attuato dalle forze britanniche e canadesi tra il 15 e il 26 marzo. 

Infine, fu l’ultimo e il quarto attacco capeggiato dai contingenti polacchi ad avere la meglio dei tedeschi. E a prendere la vetta il 18 maggio del 1944, ponendo fine ad una sanguinosa battaglia che durava ormai da mesi. In cima alle rovine, le truppe vittoriose issarono così la bandiera polacca. A ulteriore testimonianza di un conflitto il cui significato andava ben oltre i confini nazionali.  

L’esito della battaglia

La presa di Cassino, e il conseguente crollo della Linea Gustav, permise agli alleati di continuare la propria avanzata verso la capitale. Ormai messo in difficoltà dalle soverchianti truppe alleate, il Generale Albert Kesselring, comandante in capo delle forze tedesche in Italia, decise di abbandonare Roma. E di ritirarsi più a nord per costituire una nuova linea difensiva (la Linea Gotica). Gli alleati liberarono Roma il 4 e il 5 giugno del 1944, accolti da una popolazione in festa.

La distruzione di Montecassino, come quella del centro storico di Varsavia in Polonia e di Dresda in Germania, rappresenta uno dei tanti episodi della guerra in cui edifici storici di grande importanza sono stati rasi al suolo al fine di conseguire obiettivi militari. In seguito alla fine delle ostilità, nel 1954 venne stipulata all’Aia la convenzione internazionale per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato. Integrata da un protocollo UNESCO che proibisce alle forze belligeranti di utilizzare le aree circostanti a edifici storici, culturali e religiosi a scopi militari.

Le opinioni espresse in questo contributo sono esclusivamente attribuibili all’autore.

Fonti e approfondimenti

Cosimelli, S., “La guerra a Montecassino, 80 anni fa”, National Geographic, 22/05/2024

Gilbert, A., “Battle of Monte Cassino (1944)”, Britannica

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