Le origini della globalizzazione

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Cos’è la globalizzazione? E quando è iniziata? Dare una risposta a questa domanda è indubbiamente complicato, e il ventaglio delle potenziali risposte può facilmente arrivare a coprire millenni di storia. 

In questa serie di articoli, tenteremo di inquadrare il fenomeno della globalizzazione nella sua accezione più moderna, ovvero quella riguardante il periodo storico durante il quale i costi di transazione e di trasporto si sono ridotti a sufficienza per permettere scambi commerciali (e spostamenti fisici) veloci e relativamente poco costosi.

Partendo dalla definizione di globalizzazione, l’opinione generale è concorde nel definire la globalizzazione “completa” solo nel caso in cui i prezzi delle materie prime (note come commodities) convergano sugli stessi livelli su scala mondiale. Questa condizione è chiamata “legge del prezzo unico” (Law of One Price) ed è alla base di molti concetti di macro e microeconomia. Basandoci su questa definizione, possiamo ritenerci oggi in una situazione di globalizzazione quasi totale, considerando i mercati internazionali di commodities (petrolio, oro, rame) i cui prezzi in dollari sono gli stessi in ogni parte del mondo. 

Le grandi fasi della globalizzazione

Se consideriamo la globalizzazione in chiave “moderna”, come una vera integrazione dell’economia attraverso i confini nazionali (tralasciando per il momento gli avvenimenti recenti legati alla crisi del Covid e gli attriti tra Cina e Stati Uniti), alcuni storici ed economisti dividono la sua storia in tre fasi, alle quali una quarta può essere aggiunta per gli ultimi 20 anni.

La prima fase iniziò nel 1600 circa e fu dominata dalle compagnie para-statali di scambi commerciali, non ancora completamente capitaliste ma certamente mercantiliste. Tra queste, la prima e più importante fu certamente la Compagnia delle Indie Orientali, nota anche come VOC (Vereenigde Oostindische Compagnie) e fondata nel 1602. Negli stessi anni, anche l’Inghilterra stava ponendo le basi del proprio “Nuovo Mondo” con la fondazione della Colonia della Virginia nel 1606. Ciononostante, per lungo tempo la Compagnia delle Indie Orientali sarebbe rimasta la più grande organizzazione che diede una spinta decisa alla globalizzazione, intesa come commercio internazionale (legale e non). Basti pensare che la VOC raggiunse un valore attuale paragonabile alla somma delle prime venti aziende di borsa per capitalizzazione

Entrambe le compagnie inglesi e olandesi si limitarono inizialmente ad importare spezie e alcune materie prime vendute a carissimo prezzo in Europa, con costi di trasporto ancora esorbitanti e grandi rischi collegati alla lunghezza e difficoltà ambientali del viaggio. Per questo motivo, l’import di questi materiali non ebbe inizialmente un grosso impatto sulla produzione locale europea, che era concentrata su altri settori. I vantaggi di questi scambi affluivano maggiormente alla parte più ricca della popolazione, che poteva permettersi le merci più costose e che aveva la disponibilità economica di investire nelle azioni delle Compagnie delle Indie stesse.

Vantaggio Comparativo

La seconda fase invece comprende l’inizio degli scambi in beni di più largo consumo, in industrie già presenti e sviluppate in Europa come quella tessile o del grano. In questa fase, le teorie di distribuzione della produzione rispetto ai vantaggi comparativi di uno Stato (secondo cui uno Stato dovrebbe specializzarsi nel commercio di prodotti in cui ha un vantaggio in costi di produzione, importando il resto dall’estero) presero piede assieme all’aumento vertiginoso degli scambi globali guidato dagli imperi europei, in particolare Inghilterra, Francia e Spagna, nel 1700 e 1800. Queste teorie di vantaggio comparativo, che garantirono successivamente il premio Nobel a Heckscher e Bertil Ohlin e sono tuttora studiate, promuovono lo scambio internazionale di merci come favorevoli alla ricchezza globale in generale, paragonando gli scambi commerciali alla cosiddetta marea che alza tutte le barche, seppure alcune barche più di altre.

In questo periodo, grandi investimenti pubblici come l’apertura del canale di Suez nel 1869 e del canale di Panama nel 1914 contribuirono enormemente all’espansione del commercio marittimo e all’integrazione delle economie mondiali. Allo stesso tempo, l’invenzione del motore a vapore e le sue applicazioni nel trasporto marittimo e di terra ebbero un impatto fondamentale sulla riduzione dei costi, impatto paragonabile alla successiva introduzione del motore a scoppio agli inizi del Novecento.

In questa nuova ondata di globalizzazione, gli Stati più ricchi ebbero la possibilità di specializzarsi in produzione di prodotti ad alto valore aggiunto usando le materie prime (e a volte anche gli abitanti) delle nuove colonie in Africa e America, per migliorare il tenore di vita della popolazione. È difficile dare date precise per l’inizio e la fine di questa fase, anche se possiamo collocarne l’inizio nei primi anni del 1800, con la fine del mercantilismo delle Compagnie delle Indie, mentre la fine coincide grosso modo con la conclusione della Seconda Guerra Mondiale.

Evoluzione fino al presente 

La terza fase cominciò invece con la vittoria degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica nella Seconda Guerra Mondiale e il relativo disfacimento dei vecchi Imperi Coloniali (inclusi quelli inglesi e francesi anche se si trovavano dal lato dei vincitori). Con il trattato di Bretton Woods nel 1944, un nuovo sistema globale con il dollaro al centro fece sì che il commercio e i prezzi dei beni globali si armonizzassero ulteriormente, grazie alla convergenza di molti sistemi monetari ora effettivamente “collegati” al valore della moneta statunitense. Allo stesso tempo, la fondazione del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale (entrambe con base in America ma a direzione più o meno internazionale), diedero una spinta importante al movimento dei capitali e degli investimenti nei Paesi in via di sviluppo. 

Infine, una quarta fase della globalizzazione, con nuove dinamiche migratorie dal Sud- Est all’Ovest del mondo, inizia in concomitanza con l’entrata della Cina nel WTO (l’Organizzazione Internazionale del Commercio) nel 2001. In questa fase, quella in cui ci troviamo tuttora, la crescita della Cina, della popolazione mondiale nei Paesi in via di sviluppo e dell’uso della tecnologia ha portato a grossi cambiamenti e ad un aumento generalizzato della globalizzazione, intesa come scambio di beni e movimenti di persone. 

Quali sono o saranno i risultati di questi cambiamenti è oggetto di dibattito in diversi ambiti, accademici e non. Tra i cambiamenti che possiamo già osservare, è evidente lo spostamento del baricentro dell’economia mondiale da Ovest a Est, con la proporzione del PIL mondiale prodotto dai Paesi più ricchi in netta diminuzione. E’ anche evidente come ormai molti di questi Paesi abbiano di fatto delegato la produzione manifatturiera in aree con un basso costo del lavoro, con tutte le implicazioni strategiche e geopolitiche del caso (in particolare nel caso della Cina). 

Possibili sviluppi

Il recente aumento della ricchezza globale, dalla rivoluzione industriale in avanti, è chiaramente una causa diretta della globalizzazione, anche se con i suoi vincitori e vinti. Tralasciando i recenti eventi legati alla crisi del Covid, appare ormai evidente come la globalizzazione abbia favorito le popolazioni in maniera iniqua, seppure rimane indubbio che la ricchezza globale e il tenore di vita siano aumentati enormemente in generale negli ultimi 200 anni.

Le grandi sfide di questo secolo, come la crescita del populismo di destra e di sinistra in Occidente, la crescita vertiginosa della popolazione in Africa e nel Sud-Est Asiatico e le sue conseguenze, il ruolo della Cina, l’aumento dell’autoritarismo nel mondo e anche i cambiamenti climatici passano tutte dalla globalizzazione, che quindi rimane un fenomeno fondamentale da studiare e comprendere. 

 

 

Fonti e approfondimenti

The people who shaped Islamic civilisation, The Economist, 12/05/2016

When Did Globalization Begin?, Kevin H. O’Rourke & Jeffrey G. Williamson, 1/01/2000

The most valuable companies of all time, Jeff Desjardins, 13/12/2017

A long view of globalisation in short: The New Globalisation, Richard Baldwin, 05/12/2018

Bretton Woods Agreement and System, James Chen, 30/04/2020

Heckscher Olin Model Definition, Carl Kopp, 22/08/2020

 

 

Editing a cura di Federica Affinita

 

 

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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