Leggere tra le righe: “La vergine giurata”, storia di una burrnesh

Copertina di Simone D'Ercole | Instagram: @Side_Book

È il 6 Novembre 1986 tra le silenziose Alpi Albanesi, la forte nevicata aveva amplificato la quiete delle montagne. Per Hana è un giorno importante che segnerà il resto della sua vita: è diventata ufficialmente Mark Doda. Hana è una ragazza come tutte le altre, frequenta l’università e studia lingue straniere a Tirana, la capitale albanese. Dopo la morte dei genitori, Hana è cresciuta con gli zii in un piccolo villaggio nel nord dell’Albania, dove la tradizione è fortemente radicata. Il tempo sembra essersi fermato e la legge non scritta del Kanun albanese è ancora molto sentita: non rispettarla significherebbe disonorare la propria famiglia.  Per la cultura albanese, il ruolo della donna all’interno della società è quello di moglie e di madre. Hana non è pronta ad accettare il matrimonio combinato dallo zio. Decide di rinunciarvi ma, per non disonorarlo, stravolge la propria vita e diventa una burrnesha. Dopo anni trascorsi sui monti nelle vesti di un uomo, sua cugina riesce a convincerla a raggiungerla negli Stati Uniti e riappropriarsi della propria identità.

Il libro di Elvira Dones, scrittrice albanese trapiantata nella Svizzera italiana dal 2015, racconta la storia di Hana, nata biologicamente donna e divenuta socialmente un uomo. Hana ha dovuto accantonare i suoi sogni per diventare una burrnesha e ha poi scelto di rompere questo giuramento. Le ragioni per le quali si diventava burrnesh erano molteplici: per sfuggire a un matrimonio combinato, per una vendetta di sangue o per salvare l’onore della famiglia. È il caso di Hana, costretta a giurare verginità in eterno per rendere onore alla propria famiglia. 

Che cosa significa diventare burrneshë?

Il termine burrneshë significa simile a un uomo, l’onore di essere uomo. Infatti, la parola burrnesha è composta da burrë, che in albanese equivale a uomo e il suffisso femminile –neshë. Le burrneshë, tradotte come vergini giurate, sono donne che diventano uomini a tutti gli effetti: si vestono da uomo, si atteggiano da uomo, posseggono un’arma, fumano e bevono alcol. In una società fortemente patriarcale e patrilineare in cui la nascita della donna è quasi considerata una disgrazia, ottenere gli stessi diritti di un uomo può essere l’unica via d’uscita per la propria libertà o semplicemente per salvare l’onore della famiglia. Non è previsto un giuramento specifico da recitare, nulla di cerimonioso. Per guadagnarsi un posto all’interno della società, occorre giurare castità eterna davanti a dodici uomini, capi clan della zona. Il giuramento conferisce un ruolo sociale e la possibilità di fare tutto ciò che a una donna non è concesso. In poche parole, una burrnesha non è più invisibile agli occhi degli altri. 

Nell’ottica albanese, la mancanza di una figura maschile all’interno della famiglia non era semplice da accettare. Senza un erede del capofamiglia, la stabilità socioeconomica non poteva essere garantita. Ciò che veniva meno era la linea patrilineare, il legame di sangue (linja gjiakut), che non poteva essere paragonata al lignaggio femminile (linja e tamblit). Diventando burrneshë si prendono in mano le redini della famiglia, dell’economia domestica, si può mantenere alto l’onore della famiglia. 

Kanun: il diritto consuetudinario albanese

Oggi, nonostante il fenomeno sia in via di estinzione, si trovano le ultime testimonianze della generazione di burrneshë. In tutta l’Albania ci sono soltanto una dozzina di vergini giurate. L’esistenza delle vergini giurate era prevista dal Kanun albanese, un codice di norme e tradizioni trasmesso oralmente nei secoli. Il Kanun è un codice etico e sociale che raccoglie i valori del popolo albanese. Una delle prime trascrizioni, conosciuta come Kanun di Lekë Dukagjini, venne pubblicata per la prima volta sulla rivista Hylli i Dritës nel 1933. Si trattava del frutto della ricostruzione di Shtjefën Kostantin Gieçov, padre francescano di origine Kossovara. 

Il Kanun disciplinava la vita sociale, dalle questioni familiari alla vendetta di sangue, ed è caduto in disuso solo di recente nelle zone montagnose della regione balcanica. La mancanza di un erede maschio potrebbe compromettere la reputazione di una famiglia. I torti che una famiglia di un clan nelle aree rurali del nord dell’Albania può subire, possono essere ricambiati persino con la vendetta di sangue. Soltanto gli uomini hanno il diritto di poter vendicare la propria famiglia. Per questa ragione, molti sostengono che il fenomeno delle burrhneshë sia nato per ribellarsi alle regole del Kanun, per evadere da un matrimonio non voluto, per nascondere un amore differente da quello socialmente accettato. 

Questione d’identità sociale

All’interno del Kanun le donne erano considerate di proprietà dei padri o dei mariti, dunque vittime di una società patriarcale e maschilista. Il fenomeno delle vergini giurate rimane una tradizione circoscritta in zone al giorno d’oggi quasi disabitate. Per questo motivo, il fenomeno delle burrneshë e il riferimento al Kanun devono essere contestualizzate soprattutto nel periodo antecedente al conseguimento dell’indipendenza albanese nel 1912.

Diventare burrnesha può essere considerato come un atto di coraggio legato più alla condizione sociale che all’orientamento sessuale. Eppure la subordinazione rispetto all’uomo non sparisce del tutto: una burrnesha, ad esempio, poteva partecipare alle assemblee tra uomini, ma non aveva il diritto di voto. Più di recente, alcuni studiosi del fenomeno le identificano come un terzo genere in relazione al ruolo culturale e sociale che esse si ritrovano a ricoprire. Oggi, se da un lato la donna è riuscita a smorzare in parte le regole del patriarcato, dall’altra è ancora vittima di violenza e discriminazioni sociali. Secondo un’indagine condotta dall’OSCE su un campione di 1858 donne, circa il 53% ha affermato di subire violenze domestiche e le molestie (34%) sono frequenti soprattutto in donne con un impiego. Le radici del patriarcato sono ancora molto salde, ma le tradizioni feudali legate al Canone si sono estinte anche tra le vette delle Montagne Maledette.

 

Fonti e approfondimenti

Elvira Dones, Vergine giurata, Feltrinelli, 2007.

Fatos Tarifa, Balkan Societies of “Social Men”: Transcending Gender Boundaries, Societies Without Borders, 2 (1): 72-92, 2007

Mary Edith Durham, The Burden of the Balkans. London: E. Arnold, 1909.

Marco Negri, Marianna Di Piazza, Roberto Di Matteo, “Solo il sangue lava il sangue” Il codice d’onore albanese, Isideover, 2019 

Marco Negri, Marianna Di Piazza, Roberto Di Matteo, “Diresti mai che sono donna?” Lali, l’ultima vergine giurata, Insideover, 2019 

Leke Dukangjit, Kanuni i Leke Dukangjit, Scutari, 1993. 

Laurence Hérault. Les ”vierges jurées” : une masculinité singulière et ses observateurs. Sextant, 2009, pp.273-284.

Paola Favoino, A je burrnesh!, Balter books, 2019.

Young Antonia, Women Who Become Men: Albanian Sworn Virgins (Dress, Body, Culture), Bloomsbury Academy, 2001.

Isla Badenoch, The Burrnesha Archive, The Royal Danish Academy of Fine Arts, Schools of Architecture, Design and Conservation, Spring 2016 

 

Editing a cura di Elena Noventa

Copertina a cura di Simone D’Ercole

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