L’incognita della certificazione elettorale nelle presidenziali Usa

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Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2024, il Brennan Center For Justice – istituto di diritto e politiche pubbliche senza scopo di lucro presso la New York University – ha creato e diffuso sui suoi canali social, in collaborazione con altre organizzazioni – All Voting is Local, Campain Legal Center e Protect Democracydelle guide che elencano gli strumenti legali a disposizione degli Stati per far fronte a eventuali problemi legati alla certificazione elettorale dei risultati da parte dei funzionari addetti.

Ma che cos’è la certificazione elettorale?

Stiamo parlando del processo con cui i funzionari addetti firmano il completamento dei risultati elettorali, di solito una formalità post-elettorale non controversa. Le leggi statali hanno da tempo stabilito infatti, che i funzionari sono obbligati a certificare le elezioni. Tutto è cambiato nel 2022.

Durante il ciclo elettorale di medio termine, un’ondata di funzionari locali in tutto il Paese si è rifiutata di certificare i risultati elettorali validi o ha minacciato di non farlo.

Le affermazioni si radicavano di fatto nel negazionismo elettorale, ovvero la falsa idea che le elezioni del 2020 siano state “rubate”. Così come, nelle elezioni di medio termine del 2022, si è perpetuata l’idea che la frode continui a condizionare il sistema elettorale statunitense.

Generalmente, i funzionari e gli addetti ai seggi, alla chiusura degli stessi, iniziano il processo di conteggio dei risultati, che prevede la combinazione di tutti i voti letti elettronicamente. Questo subtotale includerà tutte le schede elettorali di persona e per posta espresse prima, durante e dopo il giorno delle elezioni, negli Stati in cui è permesso.

Il processo di certificazione elettorale

Nei giorni successivi, si svolgerà la prima fase della certificazione, denominata “canvass“: i funzionari elettorali locali verificano i conteggi, aggiungendo eventuali schede che non erano, o non potevano essere incluse in un primo momento.

Ad esempio, i funzionari determineranno se conteggiare le schede provvisorie (schede per cui è stato necessario  più tempo per determinare l’idoneità di un elettore) oppure giudicheranno l’intenzione dell’elettore se non è subito chiara. Man mano che il canvass si svolgerà, spesso si sovrapporrà ad altri processi post-elettorali come audit e riconteggi obbligatori.

Al termine, i funzionari locali devono quindi “certificare” la correttezza dei risultati all’interno della loro giurisdizione con la propria firma, entro una data stabilita dalla legge. Mentre per le elezioni locali il processo finisce qui, per quelle statali o che riguardano più contee, è previsto un passaggio ulteriore.

Questo consiste nella consegna dei funzionari locali dei risultati certificati della loro giurisdizione a quelli responsabili per tutto lo Stato. Un gruppo designato di funzionari statali completerà quindi il proprio conteggio per aggregare i risultati definitivi di ciascuna giurisdizione. Così si certificherà formalmente il vincitore di ogni elezione, sempre entro un termine specifico, stabilito dalla normativa di riferimento.

Cosa prevede la legge

Durante questo processo in più fasi, la legge non fornisce ai funzionari alcuna discrezionalità: sono generalmente limitati a esaminare sommariamente le schede e le dichiarazioni alla ricerca di errori di forma o che non permettano di interpretare correttamente la volontà del cittadino.

In altre parole, i funzionari hanno l’obbligo di certificare i risultati corretti senza alcuna indagine sulle elezioni: tutto ciò che riguarda sospette frodi o eventuali controversie è di competenza dei tribunali.

Per questo motivo, si fa riferimento alla certificazione come a un dovere ministeriale”. Lo stesso viene definito come un obbligo «che comporta la mera esecuzione di un compito prefissato, e quando la legge che lo impone prescrive e definisce i tempi, i modi e le occasioni per il suo adempimento con tale certezza che nulla rimane per il giudizio o la discrezionalità»

Meccanismi di difesa

Fortunatamente, gli Stati hanno a disposizione molti strumenti legali per rispondere a qualsiasi problema di certificazione che si possa presentare. Generalmente rientrano in due categorie: rimedi statutari specifici per la certificazione elettorale o rimedi generali – writ of mandamus, una disposizione con cui una corte ordina di fare qualcosache si applicano ai funzionari governativi con compiti ministeriali. Inoltre, gli Stati possono anche scegliere di imporre sanzioni ai funzionari che si rifiutano intenzionalmente di certificare i risultati.

Questi meccanismi hanno funzionato nel 2022. Gli attacchi alla certificazione però possono essere molto pericolosi: invocando false accuse di frode su larga scala, ogni rifiuto di certificazione rafforza il movimento negazionista delle elezioni, seminando disordine nei processi di amministrazione elettorale. E i negazionisti non mostrano alcun segno di cedimento in vista del ciclo elettorale ormai alle porte.

 

Fonti e approfondimenti

Election Certification Processes and Guardrails | Brennan Center for Justice

L. Miller, Karalunas, “Election Denial can’t overcome election certification protection”, brennancenter.org, 13/02/2024.

L. Miller, Karalunas, “How State and Local Elections Certification Works”, State Court Report, 04/03/2024.

 

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