Nel mondo di oggi, sempre più connesso e imperniato sulle nuove tecnologie, il rapporto tra innovazione digitale e migrazioni è diventato un tema di grande rilevanza. L’intelligenza artificiale, in particolare, rappresenta uno strumento dal potenziale duplice. Da un lato, può abbattere le barriere linguistiche, facilitare la comunicazione e promuovere l’inclusione dei migranti. Dall’altro, rischia di essere un mezzo di controllo e sorveglianza, ampliando ulteriormente le disuguaglianze.
Di fronte a trasformazioni tanto rapide nel settore del digitale e alle sfide che ne derivano, politiche inclusive e responsabili sono sempre più necessarie. Così come sono essenziali iniziative che impieghino l’intelligenza artificiale come una risorsa accessibile a tutti, capace di migliorare la vita delle persone e ridurre le disparità socioculturali. Rendere la tecnologia davvero democratica significa garantire non solo l’accesso agli strumenti digitali, ma anche tutelare i diritti di chi li utilizza, con un’attenzione particolare alle categorie più vulnerabili.
I diversi contesti – internazionale, europeo e italiano – stanno affrontando una sfida. Quella di conciliare innovazione tecnologica e tutela dei diritti umani, individuando opportunità e rischi legati all’uso dell’intelligenza artificiale nel campo delle migrazioni.
Intelligenza artificiale e migrazioni a livello internazionale ed europeo
Negli Stati Uniti, l’uso dell’intelligenza artificiale nel controllo dei flussi migratori evidenzia la difficoltà di conciliare tecnologia e diritti umani. Ad esempio, i sistemi di riconoscimento facciale ai confini rischiano identificazioni errate e discriminazioni, mentre gli algoritmi predittivi, utilizzati per stabilire le deportazioni, possono colpire ingiustamente persone innocenti. Invece, i software che valutano i documenti o monitorano i social media possono limitare l’accesso all’asilo e violare la privacy.
Senza regolamentazioni adeguate la tecnologia può ledere i diritti fondamentali. Proprio per questo, diverse Ong, come Amnesty International, hanno sollecitato il Congresso statunitense perché sviluppi regole più rigorose.
Il nostro obiettivo è fornire supporto senza creare sorveglianza.
Viktor Seibert, fondatore di Sportellino
In Europa, invece, l’Ai act, approvato nel 2024 e in vigore dal 2026, rappresenta il primo tentativo di disciplinare l’intelligenza artificiale a livello comunitario. L’obiettivo principale è garantirne sicurezza e affidabilità, oltre che prevenire i rischi derivanti dall’uso delle tecnologie emergenti, cercando di bilanciare innovazione e tutela dei diritti fondamentali. Tuttavia, il regolamento presenta ancora lacune importanti, soprattutto nel controllo delle frontiere.
Tecnologie ad alto rischio come l’identificazione biometrica – che riconosce le persone attraverso caratteristiche uniche come volto, impronte o voce – e l’analisi predittiva – che utilizza dati e algoritmi per stimare comportamenti o rischi – restano ammesse. Anche sistemi controversi come i rilevatori di bugie non sono vietati. L’uso crescente di strumenti come tracciamento delle posizioni, analisi dei profili e videosorveglianza intelligente solleva preoccupazioni per la privacy e i diritti dei migranti, rischiando di automatizzare pratiche altamente discriminatorie.
Dunque, a livello internazionale ed europeo, l’uso dell’intelligenza artificiale nel campo delle migrazioni solleva interrogativi cruciali sul bilanciamento tra sicurezza e diritti umani. Senza una regolamentazione adeguata, più che uno strumento di progresso, l’intelligenza artificiale rischia di trasformarsi in un mezzo di controllo.
Intelligenza artificiale e integrazione in Italia
A livello nazionale, il 23 settembre 2025, è stata approvata la Legge numero 132/2025 (Disposizioni e deleghe al governo in materia di intelligenza artificiale), che integra la normativa europea nel corpo legislativo italiano.
La disposizione ha introdotto specificità per il contesto nazionale, come un approccio antropocentrico‑etico (che mette al centro l’essere umano e ne tutela diritti, dignità e valori morali). Inoltre, si è posta l’obiettivo di «garantire vigilanza sui rischi economici e sociali posti dall’intelligenza artificiale» per prevenire la perdita di posti di lavoro, la discriminazione automatizzata e le violazioni della privacy.
Tuttavia, la Rete per i diritti umani digitali (una coalizione di organizzazioni) ha evidenziato lacune nella tutela dei diritti e nella regolamentazione delle tecnologie digitali. Mancano un’autorità indipendente, strumenti di ricorso e non è prevista alcuna regolamentazione sull’uso dell’intelligenza artificiale ai fini dell’identificazione biometrica. Sistemi difettosi o vuoti normativi possono acuire le discriminazioni, marginalizzando ulteriormente i gruppi più vulnerabili.
Sportellino nasce dalla consapevolezza delle difficoltà che molti migranti incontrano sul suolo italiano nel reperire informazioni affidabili e facilmente accessibili.
Viktor Seibert, fondatore di Sportellino
Dall’altra parte, se impiegata correttamente e supportata da politiche nazionali orientate all’equità, l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento strategico per favorire l’integrazione. Nel caso dei migranti, in particolare, permette di semplificare pratiche complesse come la richiesta di protezione internazionale, permessi di soggiorno e carte d’identità o l’accesso ai servizi sanitari.
Integrando il lavoro delle Ong sul territorio e degli operatori sociali, l’intelligenza artificiale mette a disposizione strumenti digitali come traduttori automatici, chatbot informativi e assistenti virtuali. Questi strumenti riducono i tempi di attesa, facilitano l’accesso ai servizi e rendono il percorso di integrazione più scorrevole e inclusivo.
Intelligenza artificiale al servizio dei diritti dei migranti
Sportellino è un chatbot gratuito, anonimo e multilingue, creato dal giovane imprenditore sociale berlinese Viktor Seibert. Esempio di innovazione sociale, nato con l’obiettivo di semplificare le pratiche burocratiche per i migranti, mostra come l’intelligenza artificiale possa essere applicata efficacemente al settore delle migrazioni.
«Sportellino – racconta Viktor – nasce dalla consapevolezza delle difficoltà che molti migranti incontrano sul suolo italiano nel reperire informazioni affidabili e facilmente accessibili, grazie a cui completare pratiche burocratiche complesse o contraddittorie».
Il chatbot è disponibile su WhatsApp e Telegram ed è in grado di fornire risposte rapide e verificate su diversi aspetti. Dai permessi di soggiorno, al diritto d’asilo, fino all’accesso alla sanità e al ricongiungimento familiare. Il sistema si basa su fonti ufficiali e collabora con operatori sul campo per garantire l’accuratezza delle informazioni.
L’imprenditore evidenzia anche l’attenzione alla privacy: «Non raccogliamo dati personali. Tutte le interazioni sono anonime ed eventuali informazioni inserite accidentalmente vengono automaticamente eliminate. Il nostro obiettivo è offrire supporto senza creare sorveglianza».
L’ostacolo della lingua
Viktor sottolinea anche l’importanza dei Large language models (Llm) per potenziare i servizi di assistenza ai migranti a livello internazionale ed europeo. Si tratta di modelli di intelligenza artificiale progettati per generare un linguaggio naturale, cioè in grado di comprendere e produrre testi simili a quelli prodotti durante una comunicazione umana.
«I modelli linguistici avanzati – spiega Viktor – permettono di comprendere e produrre risposte in più lingue, adattandosi a diversi contesti legali e culturali». Questo apre la possibilità di replicare o integrare strumenti come Sportellino in altri Paesi europei: ad esempio in Belgio, dove i documenti sono disponibili solo nelle lingue ufficiali, o in Polonia, dove le procedure burocratiche risultano spesso frammentate.
Anche chi possiede buone competenze linguistiche, spesso fatica a orientarsi tra procedure, modulistica e scadenze precise.
Chiara Zannetti, Knoweledge and research lead per Sportellino
Secondo Viktor, il potenziale degli Llm infatti è enorme: il loro uso in modo coordinato può diventare un catalizzatore di innovazione sociale a livello globale. Perché permettono di sviluppare chatbot e assistenti virtuali capaci di interagire con migranti di diversa provenienza. Ma anche perché sono in grado di ridurre gli errori nella compilazione dei moduli, tradurre automaticamente i documenti ufficiali e garantire aggiornamenti costanti in linea con le normative locali e internazionali.
Tutto ciò semplifica significativamente l’integrazione dei migranti, riduce la burocrazia e supporta le autorità locali nel fornire servizi più efficienti. Allo stesso tempo, strumenti basati sui Llm favoriscono l’inclusione digitale, offrendo a chi ha competenze linguistiche limitate o scarsa familiarità con la tecnologia la possibilità di accedere facilmente a informazioni cruciali.
Tuttavia – avverte Viktor – è fondamentale garantire una supervisione costante e definire criteri etici condivisi per prevenire bias e discriminazioni. Proprio per evitare ciò, Chiara Zannetti, Knowledge and research lead, si assicura che Sportellino non perda il lato umano e mantenga un equilibrio corretto tra automazione e intervento diretto. Il chatbot, infatti, attinge a una banca dati chiusa di informazioni, che Chiara seleziona e revisiona costantemente, lavorando a stretto contatto con gli operatori sul campo.
L’intelligenza artificiale come ponte tra persone e istituzioni
Alcune delle criticità maggiori per i migranti in Italia sono la complessità della burocrazia e il linguaggio tecnico utilizzato negli sportelli pubblici. «Anche chi possiede buone competenze linguistiche, spesso fatica a orientarsi tra procedure, modulistica e scadenze precise», spiega Chiara.
Per questo motivo, diventano essenziali strumenti che consentono di tradurre informazioni complesse in indicazioni chiare e accessibili, supportando i migranti nel comprendere procedure, scadenze e diritti. In un processo dove la tecnologia non sostituisce l’assistenza umana, ma la integra, rendendo l’accesso ai servizi più semplice, rapido e affidabile.
Il fine ultimo è creare un’esperienza realmente inclusiva, in cui la tecnologia avanzata si combina con l’attenzione al contesto umano e sociale. Così da favorire non solo l’accesso ai diritti fondamentali, ma anche l’integrazione piena e organica nella società italiana.
Chiara Zannetti, Knowledge and research lead per Sportellino
Così, l’intelligenza artificiale diventa un ponte concreto e fondamentale tra le istituzioni e le persone. Queste ultime, infatti, sono guidate di passo in passo nella compilazione dei documenti e indirizzate verso servizi legali, sanitari e di supporto sociale.
Intelligenza artificiale e rete di servizi
Ma il lavoro va ben oltre il solo chatbot. Infatti, Chiara sottolinea: «Non basta avere un chatbot che funziona tecnicamente. È necessario anche costruire una vera e propria rete di supporto intorno al servizio». Per questo, è fondamentale l’organizzazione di partnership strategiche con gli enti del terzo settore, il mondo accademico e i media. L’obiettivo è rendere il servizio sempre più conosciuto, accessibile e inclusivo, affinché migranti di diverse provenienze linguistiche e culturali possano usufruirne.
«Il fine ultimo – conclude Chiara – è creare un’esperienza realmente inclusiva, in cui la tecnologia avanzata si combina con l’attenzione al contesto umano e sociale. Così da favorire non solo l’accesso ai diritti fondamentali, ma anche l’integrazione piena e organica nella società italiana».
Grazie a questo approccio, Sportellino è un esempio concreto di come innovazione tecnologica e impegno sul campo possano lavorare in sinergia per migliorare la vita delle persone e costruire una società più equa e accessibile. Dove tecnologia e diritti camminano insieme.
La sfida nei prossimi anni – a livello internazionale, europeo e italiano – è proprio assicurarsi che l’intelligenza artificiale non diventi una barriera invisibile e sia piuttosto un ponte capace di restituire autonomia, dignità e accesso reale ai diritti fondamentali. Con un occhio di riguardo alle categorie più vulnerabili.
Fonti
Access Now. “Surveilling Europe’s edges: when digitalisation means dehumanization”. 18 settembre 2024.
Affaritaliani. “Legge italiana sull’IA, la Rete per i Diritti Umani Digitali: “scenari da sorveglianza di massa”. 18 settembre 2025.
Amnesty International. “USA/Global: Tech made by Palantir and Babel Street pose surveillance threats to pro-Palestine student protestors & migrants”. 21 agosto 2025.
Biondi Marco. “L’intelligenza artificiale a sostegno dell’accoglienza”. Open Migration. 1 agosto 2025.
Dubey Apoorve. “How AI can enhance digital inclusion and fight inequality”. World Economic Forum. 4 giugno 2025.
Picum Blog. “A dangerous precedent: how the EU AI Act fails migrants and people on the move”. 4 aprile 2024.


