Moldavia: la “strategia di sopravvivenza” contro l’assedio della guerra ibrida russa

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Richard Hurd - East Journal - CC BY-SA 3.0

L’11 giugno 2025, l’aeroporto internazionale di Chișinău non sembrava un normale scalo europeo, ma un’arena di scontro politico. Tra urla e spintoni contro la polizia di frontiera, decine di passeggeri appena rientrati da Mosca hanno trasformato l’area arrivi in un palco per gridare slogan contro il governo e la presidente moldava Maia Sandu. Non si trattava di semplici turisti, ma di sostenitori del blocco politico legato al fuggiasco oligarca israelo-moldavo Ilan Șor.

Quei video virali sui social media locali non raccontano solo un episodio di cronaca o di disordine pubblico: sono la fotografia più nitida della guerra ibrida che sta investendo la Moldavia. Si tratta di un conflitto combattuto senza armi da fuoco, ma attraverso la provocazione, la disinformazione e i flussi di denaro illecito volti a paralizzare il futuro del Paese.

Il paradosso dell’oligarca e il controllo delle infrastrutture

Tuttavia, non è la prima volta che i sostenitori di Șor portano scompiglio nello scalo. Il paradosso è evidente: mentre l’oligarca condannato per riciclaggio di denaro e frode si nasconde dalla giustizia in Russia, le sue casse continuano a riempirsi proprio grazie all’aeroporto che i suoi seguaci assediano. Come svelato da un’inchiesta di Ziarul de Gardă, infatti, le aziende collegate a Șor continuano a gestire gli spazi commerciali e i duty free dell’aeroporto.

Per comprendere la gravità della situazione, è necessario analizzare chi sia davvero Ilan Șor. Non è un semplice dissidente, ma l’uomo al centro di quello che il rapporto Kroll (l’indagine indipendente che ha svelato frodi su vasta scala nel settore bancario moldavo) e la stampa internazionale hanno ribattezzato il “furto del secolo”. Nell’aprile 2023, è stato condannato in contumacia a 15 anni di prigione per riciclaggio di denaro e frode per il suo ruolo nello scandalo bancario che tra 2012 e 2014 ha visto sparire dalle casse moldave circa 18 miliardi di Mdl (pari a circa 950 milioni di euro), circa il 12% del Pil nazionale dell’epoca.

Fuggito in Russia nel 2019, Șor ha trasformato quel patrimonio illecito in uno strumento di guerra politica: i soldi sottratti ai cittadini vengono oggi “reinvestiti” per finanziare trasporti organizzati dei manifestanti che lo sostengono – come quelli che hanno riempito l’aeroporto nell’estate del 2025 – e propaganda digitale.

Lo Stato moldavo si trova così a combattere un nemico che utilizza i risparmi rubati ai suoi abitanti per finanziare il crollo delle istituzioni di Chișinău.

Șor e la politica

L’operazione politica di Ilan Șor non si limita al finanziamento delle proteste, ma si è strutturata in un vero e proprio cartello elettorale denominato Victorie (Vittoria, in lingua rumena). Questo blocco, creato a Mosca nell’aprile 2024, unisce diverse formazioni politiche sotto un’unica regia russa con l’obiettivo dichiarato di ostacolare il cammino europeo della Moldavia. Non si tratta solo di una sfida elettorale, ma di un tentativo di creare un sistema di potere parallelo che risponda direttamente al Cremlino utilizzando la retorica della neutralità per mascherare una sottomissione geopolitica totale.

Nonostante le ambizioni, il blocco non ha potuto partecipare ufficialmente alle elezioni presidenziali e al referendum dell’ottobre 2024 sull’integrazione europea: la Commissione elettorale centrale ha infatti respinto la sua registrazione a causa di gravi irregolarità nei finanziamenti e nella costituzione del cartello stesso.

La magistratura moldava sta cercando di arginare questo fenomeno, ma la capacità di rigenerazione di queste reti finanziarie illecite rappresenta una sfida costante per lo Stato di diritto a Chișinău.

L’arma del gas e la nuova sovranità energetica

Il denaro sporco non è l’unica munizione di questa guerra invisibile. L’arma forse più temibile rimane il gas. Lo spettro del freddo e la dipendenza energetica sono stati usati per decenni da Mosca nei confronti della Moldavia come leva di ricatto psicologico. 

Di fronte a questa minaccia, il governo di Maia Sandu ha risposto con una decisa strategia di emancipazione. Il 15 dicembre 2025, la presidente si è recata in Grecia per incontrare il premier Kyriakos Mitsotakis. L’obiettivo era discutere della trasformazione della Moldavia in uno snodo strategico per i flussi energetici regionali, così da slegarla definitivamente da Gazprom.

Il colosso russo infatti non agisce solo come fornitore storico di gas ma esercita anche un controllo strutturale sul mercato interno attraverso la partecipazione in Moldovagaz: Gazprom detiene il 50% delle azioni dell’azienda statale moldava a cui si aggiunge il controllo della quota (pari al 13,44%) spettante alla regione separatista della Transnistria, garantendo così a Mosca un potere di veto sulle decisioni strategiche del Paese.

L’obiettivo di staccarsi da Mosca è stato confermato anche dall’ex ministro moldavo dell’Energia, Victor Parlicov, il quale ha dichiarato che dal 2025 la probabilità che il gas russo attraversi ancora i gasdotti moldavi è «estremamente bassa». Con la fine del passaggio attraverso l’Ucraina, scaturita dalla scadenza del contratto di transito tra Mosca e Kiev alla fine del 2024 (decisione politica e strategica di Kyiv volta a recidere i legami economici con l’aggressore russo), la Moldavia ha dimostrato di essere tecnicamente pronta a rifornirsi esclusivamente da fonti europee.

Verso la sovranità energetica: rotte e infrastrutture

Questo cambiamento è già una realtà operativa: negli ultimi due anni Chișinău ha iniziato ad acquistare materialmente gas naturale sui mercati europei attraverso il gasdotto Iași-Ungheni (tra Romania e Moldavia) e a stoccare riserve strategiche in Romania e Ucraina, riducendo drasticamente il peso di Gazprom nel mix energetico nazionale. Disarmare il Cremlino del “rubinetto del gas” significa trasformare la Moldavia da un Paese vulnerabile a uno Stato energeticamente sovrano, segnando un punto di non ritorno nel percorso verso l’integrazione europea.

L’indipendenza da Gazprom passa anche attraverso progetti infrastrutturali come il cosiddetto “Corridoio verticale”. Questo sistema, che unisce Grecia, Bulgaria, Romania e Moldavia, permette di importare gas naturale liquefatto (Gnl) dai terminali ellenici, invertendo la direzione storica dei flussi che per decenni hanno viaggiato solo da est verso ovest.

Parallelamente, la Moldavia sta accelerando la costruzione della linea elettrica ad alta tensione Chișinău-Vulcănești, che collegherà il Paese alla rete rumena, saltando il controllo transnistriano. Questo intervento è fondamentale per ridurre la dipendenza dalla centrale termoelettrica di Cuciurgan (Mgres) situata in Transnistria: la struttura, di proprietà del colosso russo Inter Rao, fornisce infatti circa l’80% del fabbisogno elettrico nazionale, garantendo a Mosca un enorme potere di ricatto.

È un’opera che ha un valore politico e simbolico immenso: significa tagliare l’ultimo cordone ombelicale che permetteva a Mosca di spegnere letteralmente le luci nella capitale moldava.

I fronti della frammentazione: Transnistria

Eppure, la strada verso l’indipendenza energetica trova ostacoli interni: la Transnistria. La regione separatista e filorussa del sud-est rappresenta il cuore pulsante del ricatto russo. Il 18 dicembre 2025, Tiraspol ha dichiarato un nuovo «stato di emergenza economica» dopo quello del 2024, lamentando difficoltà nelle forniture di gas.

Come chiarito dal vicepremier Valeriu Chiveri, si tratta di una crisi auto-indotta: le autorità separatiste hanno respinto gli schemi europei, rifiutando un pacchetto di aiuti da 60 milioni di euro offerto dall’Ue poiché vincolato all’adeguamento delle tariffe ai prezzi di mercato e al rispetto dei diritti umani.

Tiraspol preferisce ostinarsi a seguire i “meccanismi di Mosca”, ovvero un sistema di forniture agevolate gestito tramite intermediari opachi situati in Ungheria e a Dubai per aggirare le sanzioni. Tale modello è ormai insostenibile: oltre a gonfiare un debito miliardario, è costantemente vulnerabile ai blocchi delle transazioni da parte delle banche europee e alla crescente fragilità finanziaria di Gazprom, mettendo a rischio la sopravvivenza stessa delle industrie locali.

I fronti della frammentazione: Găgăuzia

Parallelamente, la regione autonoma della Găgăuzia nel sud è diventata un nuovo epicentro di destabilizzazione. Il recente incontro a Sochi tra la governatrice Evghenia Guțul e il presidente russo Vladimir Putin ha segnato un punto di svolta: Guțul è stata la prima funzionaria moldava a incontrare il leader del Cremlino dall’inizio dell’invasione in Ucraina.

Il colloquio è stato finalizzato a negoziare un sostegno economico diretto alla regione, tra cui forniture di gas a prezzi agevolati e l’accesso al sistema di pagamenti russo Mir, con l’obiettivo di bypassare l’autorità del governo centrale di Chișinău. Per la Găgăuzia, mantenere un legame stretto con la Russia risponde alla necessità di ottenere sicurezza energetica e vantaggi finanziari immediati. Ciò si radica in una storica affinità culturale e politica con Mosca e che la regione utilizza come leva di opposizione alla linea pro-europea della presidenza Sandu.

La fabbrica dei deepfake e la guerra psicologica

L’opposizione interna alla Moldavia, guidata dal filorusso Igor Dodon, sfrutta queste tensioni regionali per narrare il “fallimento” del governo centrale. La Russia non ha bisogno di invadere fisicamente la Moldavia se riesce a frammentarla dall’interno, trasformando le autonomie regionali in cavalli di Troia per minare l’autorità dello Stato.

Ad esempio, Mosca ha diffuso filmati che mostrano Maia Sandu dire cose mai pronunciate. Come riportato da Radio Moldova, video virali su Telegram hanno mostrato la presidente congratularsi ironicamente con i cittadini per le crescenti difficoltà economiche e la povertà, attribuendone falsamente la colpa alle scelte pro-europee del governo. Tali contenuti miravano a diffondere il panico tra la popolazione, arrivando a simulare annunci ufficiali di dimissioni o l’imminente ingresso della Moldavia nel conflitto ucraino.

Dietro queste operazioni ci sono pagine social come Friendly Moldova (una piattaforma filorussa ufficialmente individuata dai servizi di sicurezza moldavi). Queste pagine fanno parte dei network di influenza controllati o finanziati direttamente da Mosca che hanno pagato migliaia di euro in inserzioni per raggiungere oltre un milione di moldavi. Lo smartphone di ogni cittadino è dunque diventato un fronte aperto della guerra ibrida.

Lo scudo europeo e la battaglia morale

A fronte di queste minacce, la risposta di Bruxelles è arrivata con numeri senza precedenti. L’11 marzo 2025, il Parlamento europeo ha approvato un pacchetto di assistenza da 1,9 miliardi di euro, il più importante della storia moldava dall’indipendenza dall’Unione sovietica nel 1991. Questi fondi non sono solo prestiti, ma una strategia di difesa per infrastrutture e sicurezza energetica.

I quasi due miliardi di euro stanziati da Bruxelles si traducono in cantieri visibili: una parte rilevante dei fondi è destinata alla costruzione di nuovi ospedali regionali a Cahul e Bălți, per elevare gli standard sanitari moldavi a quelli europei. Parallelamente, il piano prevede il ripristino dei collegamenti ferroviari verso l’Ucraina e la Romania, trasformando la Moldavia in un hub logistico per la futura ricostruzione del Paese confinante.

Questi investimenti hanno anche l’obiettivo di mostrare alla popolazione, specialmente nelle aree rurali più vulnerabili alla propaganda, che il percorso europeo – la Moldavia ha ottenuto lo status di candidata all’ingresso nell’Ue nel 2022 – genera benefici tangibili e posti di lavoro ben prima dell’adesione formale allo spazio comunitario.

Tuttavia, la battaglia si gioca anche sul piano morale. L’analista Vitalie Ciobanu sottolinea un paradosso comunicativo: gli stessi attori politici che per decenni hanno cementato la dipendenza strutturale dal Cremlino si presentano oggi come i più feroci critici dei sacrifici necessari per slegarsi da quel passato. Il paradosso risiede nel fatto che queste forze politiche denunciano come “fallimento” del governo proprio quelle difficoltà (come l’aumento dei costi energetici) che sono la conseguenza diretta della vulnerabilità da loro stessi costruita negli anni.

Questa “critica senza memoria” tenta di oscurare la responsabilità storica dei vecchi alleati di Mosca, trasformando il faticoso prezzo dell’indipendenza e della dignità nazionale in un’arma di propaganda.

La strategia di sopravvivenza

La prova del nove della resilienza moldava si trova nelle intenzioni di voto dei suoi cittadini. Nonostante l’incessante bombardamento della propaganda, i numeri raccontano una realtà diversa: secondo Deutsche Welle, l’opzione pro-europea rimane la scelta predominante, come confermato dal 50,35% dei cittadini che hanno votato “sì” al referendum costituzionale sull’integrazione europea dell’ottobre 2024. Si tratta di un atto di resistenza psicologica che dimostra come la società veda nel modello democratico l’unica alternativa reale all’instabilità.

Droni, flussi di denaro contante e il perenne ricatto energetico sono solo i tasselli di un mosaico molto più ampio: il tentativo sistematico di Mosca di paralizzare il futuro della Moldavia attraverso la paura. Tuttavia, la resistenza di Chișinău dimostra che la strategia della destabilizzazione non ha ancora vinto. 

Come ha sottolineato Maia Sandu durante i colloqui con il presidente cipriota Nikos Christodoulides, l’adesione all’Unione europea ha cessato di essere un semplice desiderio politico per diventare una vera e propria strategia di sopravvivenza. Il percorso europeo rappresenta l’unica garanzia di sicurezza per il futuro di una nazione che non ha più intenzione di restare nell’ombra.

 

Fonti

Arvintii Ekaterina. “Victor Parlicov: Posibilitatea ca în Moldova să ajungă gaze rusești este mică”. NewsMaker.md. 22 dicembre 2025.

Arvintii Ekaterina. “Regiunea transnistreană intră din nou în stare de urgență economică”. NewsMaker.md. 18 dicembre 2025.

Călugăreanu Vitalie. “Sondaj: Opțiune certă pro-UE a moldovenilor”. Deutsche Welle. 23 settembre 2024.

Ciobanu Vitalie. “Cine critică, ce spune și cu ce drept moral”. Europa Liberă Moldova. 8 giugno 2022.

Dolghii Ana-Maria. “Maia Sandu în Grecia: Moldova pe cale să devină o rută di tranzit energetic”. NewsMaker.md. 15 dicembre 2025.

Dolghii Ana-Maria. “Ciprul va prioritiza integrarea europeană a Moldovei”. NewsMaker.md. 12 dicembre 2025.

Dolghii Ana-Maria. “Un nou scandal la aeroport cu susținătorii lui Șor”. NewsMarker.md. 11 giugno 2024.

Dolghii Ana-Maria. “Dodon despre întâlnirea dintre Guțul și Putin: Un rezultat al politicii falimentare”. NewsMaker.md. 8 marzo 2024.

Moșneag Victor. “Ilan Șor, condamnat la 7 ani și șase luni de închisoare”. Ziarul de Gardă. 21 giugno 2017.

Radio Moldova. “A new deepfake with Maia Sandu on social networks”. 29 dicembre 2023.

Rotari Iurie. “Parlamentul European a aprobat ajutorul de 1,9 miliarde de euro per la Moldova”. Europa Liberă România. 11 marzo 2025.

Zaharescu Natalie. “Companiile lui Șor prezente în continuare la aeroport”. Ziarul de Gardă. 13 luglio 2024.

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