Il Congo: etnie in lotta e controllo delle risorse

Attualmente la Repubblica Democratica del Congo sta vivendo una difficile situazione interna. Questo dissidio ha radici ben lontane da oggi. La provincia di Kivu è dove hanno luogo i conflitti, ma la situazione odierna trae le sue origini nella guerra etnica tra Hutu e Tutsi.

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Le due etnie si trovano in contrasto da sempre: gli Hutu rappresentano la maggioranza etnica nella zona della provincia di Kivu, nel Ruanda e nel Burundi; i Tutsi invece rappresentano l’élite economica e sociale. La massima espressione dell’odio interetnico si è avuta con il genocidio ruandese del 1994, quando gli Hutu operarono una vera e propria pulizia etnica ai danni dei Tutsi.

Nel 1998, ribelli Tutsi si scontrarono contro i fedeli al presidente Laurent-Désiré Kabila, divenuto tale a seguito della Prima Guerra del Congo. Dal 1998 al 2003 si ebbe quindi, con la Seconda Guerra del Congo, una vera e propria crisi nel Paese, una frattura tra ovest, controllato dalle truppe di Kabila, ed est, controllato dai ribelli.

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Nel 2004 è iniziato un vero e proprio conflitto nella provincia del Kivu, tra esercito e ribelli, questi con a capo Laurent Nkunda, ex generale favorevole alla liberazione del Kivu Nord, affiancato da milizie Tutsi del Ruanda. Nkunda giustificava il suo attacco come un’azione preventiva, per paura di possibili repressioni nei confronti di Tutsi, da parte degli Hutu, dopo il genocidio ruandese; in realtà lo scopo era principalmente quello di occupare zone ricche di minerali.

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Laurent Nkunda

Nel 2007, in una conferenza tenutasi ad Addis Abeba, Stati Uniti, Ruanda, Uganda e Burundi hanno affermato di supportare il governo congolese, guidato dal presidente Joseph Kabila, figlio di Laurent-Désiré, contro le “forze negative” guidate da Nkunda.

Nel 2008 è stato stipulato un accordo di pace tra governo congolese e Nkunda, anche se le truppe di ribelli non hanno accolto favorevolemente questa decisione, continuando con nuovi attacchi, fino ad arrivare vicino Goma, e compiendo innumerevoli violenze contro civili. I Paesi Occidentali, vista la forte tensione, hanno ritenuto giusto inviare aiuti umanitari nella provincia, pur decidendo di non intervenire militarmente. (Vi erano comunque presenti con la missione delle Nazioni Unite denominata MONUC ( Mission de l’Organisation des Nations Unies en République démocratique du Congo), già operante sul territorio dal 2000, per il mantenimento della pace dopo la Seconda Guerra del Congo.)

Nel 2009 nello scenario congolese è subentrato anche Joseph Kony, criminale ugandese, condannato nel 2005 dalla Corte Penale Internazionele per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, che ha supportato la ribellione portata avanti da Nkunda.

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Joseph Kony

Nkunda è stato sconfitto ed imprigionato in Ruanda, ma nonostante ciò i conflitti non sono cessati. Nel marzo 2009 i ribelli hanno stipulato un accordo con il governo che stabiliva la loro entrata nell’esercito regolare. Alcuni, non concordi, hanno formato un nuovo gruppo ribelle (M23) il cui nome deriva dalla data della stipulazione dell’accordo, appunto 23 marzo. Nel 2012 questo gruppo ha conquistato Goma, città ricca di risorse, con lo scopo di un riconoscimento ufficiale da parte di Kabila sulla provincia di Kivu . Nonostante un primo appoggio da parte dell’esercito ruandese, l’M23 è stato sconfitto dal governo e molti dei ribelli si sono rifugiati in Uganda e Ruanda. Nel 2013 il governo ha stabilito un’amnistia nei confronti di tutti i resposabili di crimini avvenuti tra il 2006 e il 2013, permettendo a criminali di guerra di restare impuniti per il loro operato.

La situazione è andata sempre più degenerando non solo per le innumerevoli uccisioni, ma anche per stupri (tanto da definire il Paese come “the rape capital of the world”), casi di bambini reclutati da ribelli, sfollati. Nonostante l’elevato numero di vittime in tutti questi anni la maggior parte della popolazione è stata decimata dalle difficili condizioni, quali malnutrizione, epidemie, collasso delle strutture sanitarie.

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La situazione interna oggi è ancora più difficile: dal 2015 sono iniziate numerose proteste, duramente represse, contro il presidente Kabila dopo l’approvazione di una legge riguardante una modifica alla Costituzione, che permette al presidente di rimanere in carica anche oltre il tempo effettivo del mandato. Nell’ultimo periodo si è sviluppato un forte malcontento nei confronti di Kabila, soprattutto a seguito del report rilasciato da Human Rights Watch nel 2008.In questo fascicolo si denuncia che lo stesso presidente avrebbe soppresso circa 500 oppositori politici, a seguito delle elezioni presidenziali del 2006.

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Joseph Kabila

La complessa situazione in cui si trova la Repubblica Democratica del Congo non scaturisce dalle differenze etniche presenti, che risultano essere solo una scusa, per la lotta al possesso delle risorse. Nella provincia del Kivu, in particolare modo, il vero motivo di scontro riguarda il controllo strategico di alcune importanti zone minerarie.

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Fonti e Approfondimenti:

http://www.limesonline.com/lm23-il-ruanda-e-la-prova-di-forza-in-congo/40440

http://www.refworld.org/pdfid/51d3d5f04.pdf

https://www.amnesty.org/en/countries/africa/democratic-republic-of-the-congo/report-democratic-republic-of-the-congo/

http://www.economist.com/node/1213296

http://www.nytimes.com/2012/12/16/sunday-review/congos-never-ending-war.html

https://www.hrw.org/world-report/2014/country-chapters/democratic-republic-congo

https://www.hrw.org/world-report/2015/country-chapters/democratic-republic-congo

https://www.hrw.org/world-report/2016/country-chapters/democratic-republic-congo

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Fannie ha detto:

    What a neat arieclt. I had no inkling.

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