Roaming Europeo: chiamare senza tariffe nel territorio dell’Unione

Dal prossimo 15 giugno l’Unione Europea assisterà a una piccola rivoluzione nel campo delle comunicazioni: l’abolizione delle tariffe di roaming. Grazie a questo regolamento usare il telefono in ogni parte dell’Unione costerà come farlo nel proprio paese, un traguardo che Bruxelles comprende in un’ampia strategia per il digitale.

Con “roaming” intendiamo comunemente le procedure che servono a mettere in comunicazione due dispositivi che si trovano in reti diverse, anche se in grado di comunicare. Nel campo della telefonia, in particolare, indica il meccanismo che permette ad un telefono che si trova nella rete di un gestore diverso dal suo di “affittarla” e riuscire comunque a chiamare o mandare messaggi.

Il roaming è quindi in generale un servizio a pagamento, che comporta un aumento sostanziale del costo di queste comunicazioni quando ci si trova all’estero, visto che il sistema dei gestori telefonici è nazionale. L’unione Europea ha lavorato verso l’abolizione delle tariffe di roaming fin dal 2007, riuscendo nel tempo a ridurne il costo del 90%, ma dal prossimo giugno questi saranno finalmente ridotti a zero.

Il regolamento europeo colloquialmente detto “Eurotariff” cancellerà infatti la possibilità per gli operatori di aggungere tariffe al prezzo netto che un utente avrebbe pagato nel suo paese domestico per chiamate, messaggi e navigazione.  I cittadini europei potranno quindi usare i loro contratti telefonici in tutto il territorio comunitario, mentre chi non ne ha uno pagherà il costo concordato con il suo operatore indipendentemento da dove si trovi.

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Il voto definitivo per l’approvazione del regolamento si è tenuto lo scorso 7 aprile al Parlamento Europeo, dopo che i suoi negoziatori avevano finalmente stabilito la tariffa massima che gli operatori potranno addebitarsi l’un l’altro quando i loro clienti usano le reti estere. Questo limite serve a garantire la sana concorrenza nel mercato telefonico e salvaguardare i gestori dalle perdite dovute dallo sfruttamento reciproco.

In particolare questi costi dal 15 giugno saranno:

  • 3,2 centesimi al minuto per le chiamate vocali
  • 1 centesimo per messagio di testo
  • 7,7 euro per gigabyte di dati, che calerà progressivamente fino a 2,5 euro nel 2022

Importante è ricordare che si potrà usare il telefono dall’estero senza costi addizionali solo per brevi periodi, pena la fine dell’esenzione. La misura è infatti pensata per aiutare i turisti e di chi viaggia per lavoro, sicuramente non per creare un mercato distorto in cui un cittadino può usare stabilmente senza sovrapprezzi una sim proveniente da un qualunque stato dell’Unione, magari uno in grado di offrire prezzi minimi per via di un diverso stitema ficale o un cambio debole della moneta.

Questi periodi dovrebbero essere limitati a quattro mesi ciascuno, ma la loro regolamentazione è ancora in fase di discussione. Cambiare paese di residenza ufficiale, inoltre, dovrebbe far scattare la penalizzazione, che in ogni caso sarebbe anticipata da un preavviso di circa 14 giorni.

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Questa normativa è un “Regolamento dell’Unione Europea”, vale a dire un atto legislativo obbligatorio per tutti i Paesi membri e direttamente applicabile, senza mediazioni o bisogno di approvazione. Esattamente dal 15 giugno 2017, quindi, nei 28 paesi il roaming sarà abolito contemporaneamente, completamente e senza eccezioni.

Commentando la votazione definitiva sulla legge il vicepresidente della Commissione Europea estone Andreus Ansip ha detto:Dopo quasi 10 anni l’UE sta finalmente mettendo freno all’ansia per il roaming che ha afflitto l’Europa sin dall’inizio dell’era della telefonia mobile. Con la fine delle tariffe per i viaggiatori potremo ottenere un Mercato Unico Digitale molto più vivace, e moltissimi cittadini avranno dei vantaggi concreti nelle loro vite“.

Il Mercato Unico Digitale citato da Ansip è una parte dell’ambizioso progetto del Mercato Comune Europeo. L’ampio obiettivo finale perseguito da Bruxelles è infatti quello che ha già guidato moltissime delle politiche dell’UE, ovvero quello di assicurare una crescente libertà di movimento all’interno dell’Unione di beni, servizi, persone e capitali. Quasi tutte le politiche comunitarie perseguono più o meno direttamente questo obiettivo (basti pensare a Schengen,  alla moneta unica o alle ferrovie transnazionali) e quelle legate alla tecnologia non fanno eccezione.

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Andreus Ansip

Il settore del Mercato Digitale è un aspetto sempre più ampio di questa politica e con la crescita dell’importanza di internet nella vita economica e lavorativa le istituzioni di Bruxelles si stanno concentrando progressivamente sul settore. L’obiettivo principale è quello di ridurre le barriere che impediscono il trasferimento di beni e servizi digitali tra i 28 paesi dell’UE, integrandone i mercati e le regole.

L’implementazione delle politiche del Mercato Unico Digitale segue principalmente tre direttrici.

  • Consentire una migliore accessibilità ai prodotti e servizi scambiati digitalmente. Questo sarebbe ottenuto migliorando i regolamenti per il commercio transnazionali e aggiornando e unificando le normative sul copyright, il diritto dei consumatori e le norme antitrust. Anche rendere più efficienti ed economiche le spedizioni e diminuire il dislivello di carico IVA tra i paesi rientra in queste politiche.
  • Crescita dell’economia favorita dal settore digitale. L’UE punta a favorire la crescita economica della comunità favorendo la digitalizzazione dell’economia, la modernizzazione della produzione e l’inclusione digitale dei cittadini. A questa direttrice fanno capo le azioni di diffusione delle conoscenze digitali tra consumatori e imprenditori e la definizione di standar comuni di interoperabilità nei paesi membri.
  • Creazione di un ambiente favorevole per le attività economiche e i network del settore digitale. L’obiettivo per ora viene perseguito puntando al miglioramento della cybersecurity e delle piattaforme digitali, migliorando e integrando le reti internet (oggi molto diverse per potenza) e di telecomunicazione. L’abolizione del roaming rientra nel terzo settore di politiche.

A visitor uses her mobile phone in front of an electronic board in the atrium of the European Council building in Brussels

Nella recente attualità politica europea un argomento riceve grande attenzione: il Brexit, le cui implicazioni economiche sono discusse anche rispetto al caso della nuova normativa sul roaming. Molti cittadini britannici oggi entusiasti per i vantaggi appena ottenuti temono infatti che nel 2019, quando le procedure di uscita si concluderanno, si ritroveranno esclusi dall’Eurotariff.

Qualora le autorità intente a negoziare il Brexit non riuscissero a strappare un accordo vantaggioso per far parte del nuovo “spazio unico” della telefonia mobile europea le tariffe che i viaggiatori provenienti o diretti nel Regno Unito dipenderà esclusivamente dagli operatori e dal loro comportamento nel mercato.

Parole rassicuranti in questo senso sono già state spese da Vittorio Colao, direttore esecutivo di Vodafone International, che ha ricordato come la sua azienda estenda le sue politiche europee anche a paesi esterni all’Unione come la Svizzera. Come funzionerà il roaming nel Regno Unito post-Brexit è un nodo ancora da sciogliere e per ora il dibattito sul tema resta strumentale, ideologico e superficiale, mancando ad oggi elementi concreti di cui discutere.

Fonti e Approfondimenti:

http://ec.europa.eu/growth/single-market/

https://ec.europa.eu/commission/priorities/digital-single-market/

https://ec.europa.eu/commission/sites/beta-political/files/2-years-on-dsm_en_0.pdf

http://europa.eu/rapid/press-release_IP-17-193_en.htm

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