Il ruolo del Parlamento europeo durante l’ottava legislatura

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Il Parlamento Europeo, Strasburgo (fonte: Flickr)

Il Parlamento europeo, in quanto unica istituzione dell’UE eletta direttamente dal popolo, rappresenta il cuore della democrazia rappresentativa europea. L’assemblea però viene sovente vista come l’istituzione con meno peso all’interno dell’iter decisionale comunitario, soprattutto perché condivide il potere legislativo con il Consiglio.

Nonostante questo, l’influenza e il potere del PE negli anni si sono evoluti, e anche nella legislatura conclusasi qualche mese fa l’organo rappresentativo dell’UE ha dato prova del suo costante lavoro a sostegno di un’Europa sempre più trasparente e sempre più vicina ai suoi cittadini.

I lavori del PE in numeri

I lavori dell’ottava legislatura del Parlamento europeo si sono aperti con l’assemblea plenaria di luglio 2014 e si sono conclusi con l’assemblea plenaria di aprile 2019, un mese prima delle elezioni di maggio che hanno portato alla nascita della nona legislatura e alla formazione della Commissione presieduta da Ursula von der Leyen.

In questi cinque anni il Parlamento europeo in totale ha adottato 2574 atti, di cui 965 sono atti legislativi, 1085 atti non legislativi e 524 risoluzioni. L’anno in cui è stato adottato il maggior numero di atti è  il 2018, con 532 tra risoluzioni e decisioni.

L’impegno del PE per il clima

Tra gli obiettivi più importanti raggiunti dal PE troviamo i provvedimenti adottati per limitare le emissioni di CO2 in tutti i Paesi membri dell’UE. Per tutti i cinque anni della legislatura, il PE si è impegnato per ottenere dei risultati più ambiziosi rispetto a quelli proposti dalla Commissione Juncker.

Proprio grazie alle posizioni di diversi gruppi parlamentari, come il gruppo S&D e i Verdi, l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 per le nuove auto entro il 2030 è stato fissato a 37,5%, risultato molto diverso dal 30% proposto inizialmente dalla Commissione. Sempre grazie a una raccomandazione del PE, la Commissione ha inserito all’interno della nuova normativa una clausola che prevede l’obbligo di svolgere dei test di conformità per le nuove automobili.

Anche per quanto riguarda l’accordo raggiunto nel 2018 dalle istituzioni europee per la riforma della Renewable Energy Directive (RED), il Parlamento durante i negoziati ha cercato di spingere per ottenere dei risultati più ambiziosi come quello di porre la soglia della quota minima delle energie rinnovabili nell’UE entro il 2030 al 32% (diversamente dal 27% proposto dalla Commissione).

Infine il Parlamento europeo ha svolto un ruolo determinante anche nell’adozione delle direttive che hanno portato l’UE ad avviare un processo di riduzione dell’uso della plastica, dal provvedimento del 2015 che ha previsto la riduzione delle buste di plastica fino al provvedimento che dal 2021 dovrebbe portare all’eliminazione della plastica monouso.

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Bandiere dell’Unione europea, sede del Parlamento europeo a Bruxelles (fonte: Flickr)

Fine del roaming e Wifi4Eu

Un altro grande risultato ottenuto dall’UE durante il quinquennio 2014-2019 è stata l’abolizione del sovrapprezzo per le comunicazioni in roaming, consentendo così, dal giugno 2017, di telefonare e utilizzare i dati della rete mobile anche mentre ci si trova in un altro Stato UE senza pagare tariffe aggiuntive. Anche in questo caso il PE ha svolto un ruolo importante, rimuovendo l’ultimo ostacolo e stabilendo limiti ai prezzi all’ingrosso dell’uso della telefonia mobile, attraverso un accordo informale con il Consiglio.

Sempre nel 2017, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva un programma comunitario per la creazione di connessioni internet wifi gratuite, interamente finanziate dall’Unione europea, per 6000 comunità distribuite tra tutti gli Stati membri.

Altri obiettivi raggiunti grazie all’impegno del PE

Delle numerose riforme attuate dalle istituzioni europee durante questo quinquennio, molte hanno visto la luce soprattutto grazie al forte impegno del PE. Oltre a quelle cui abbiamo già accennato, è necessario parlare anche del finanziamento extra di 240 milioni per il progetto Erasmus+ e del costante impegno e interesse rivolto alle politiche occupazionali per i giovani. L’esempio più importante in questo caso è il progetto “Youth Employment Initiative”, avviato nel 2014 e prorogato fino al 2020, per cui il PE ha sempre dimostrato un particolare interesse seguendo costantemente i traguardi raggiunti dall’iniziativa.

Per quanto riguarda invece l’adozione della direttiva sui “Passenger name records” (PNR), provvedimento che obbliga le compagnie aeree a comunicare alle autorità i dati dei passeggeri per tutti i voli da Paesi terzi verso Paesi UE e viceversa ai fini di lotta contro il terrorismo, il PE ha svolto un ruolo di tutela della privacy e protezione dei dati dei consumatori. Durante i lunghi negoziati e tutto l’iter legislativo il PE si è prodigato affinché la nuova direttiva rispettasse i principi di proporzionalità e contenesse delle salvaguardie che garantissero la protezione dei dati dei cittadini europei. Delle richieste fatte dall’assemblea di Strasburgo molte sono state accolte, la più importante quella che fissa a sei mesi il termine per il data retention period rispetto ai due anni proposti dal Consiglio.

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La sede del Parlamento europeo a Strasburgo (fonte: Wikimedia Commons)

La riforma del regolamento interno

L’ottava legislatura si è conclusa con una riforma del regolamento interno del Parlamento europeo. Le principali modifiche hanno riguardato le norme di comportamento dei deputati e le interrogazioni parlamentari al Consiglio dei ministri dell’UE e alla Commissione.

La chiave di queste riforme adottate è la richiesta di un maggiore livello di trasparenza. Infatti, grazie alle nuove norme i relatori e i presidenti di commissione, che svolgono un ruolo fondamentale nel procedimento legislativo nel PE, dovranno pubblicare online tutte le riunioni programmate con i lobbisti per ogni relazione legislativa. Inoltre sul sito del PE ogni deputato dovrà pubblicare le informazioni sull’utilizzo dell’indennità per le spese generali.

Il nuovo codice di condotta prevede invece che gli europarlamentari debbano astenersi da comportamenti scorretti, linguaggio offensivo e molestie psicologiche o sessuali. Una violazione di tale codice potrebbe portare all’adozione di sanzioni.

L’attivazione dell’art. 7 TUE nei confronti dell’Ungheria

Una delle fasi più importanti dell’ottava legislatura del PE è stata senza dubbio l’attivazione dell’art. 7 TUE contro l’Ungheria, attraverso cui l’Assemblea ha richiesto formalmente al Consiglio di agire contro uno Stato membro per prevenire una minaccia ai valori fondanti dell’UE.

Il fatto in questione ha avuto una risonanza politica e mediatica molto forte in tutta Europa soprattutto perché per la prima volta è stato attivato l’art. 7 nei confronti di uno Stato membro, ma anche perché la stessa decisione a riguardo ha portato a una spaccatura non solo all’interno del Parlamento ma anche all’interno del gruppo parlamentare di cui Fidesz (il partito di Orbán) fa parte.

All’interno del Partito Popolare Europeo si crearono tre fazioni distinte: quella della linea dura favorevoli al congelamento dell’associazione di Fidesz al PPE, quelli della linea più morbida che auspicavano un dialogo con Orbán e quelli che invece minimizzavano del tutto le gravi minacce allo stato di diritto da parte del presidente ungherese. Alla votazione del settembre 2018 il PPE si presentò senza alcuna indicazione di voto, ma la maggior parte dei popolari votò per l’applicazione dell’art.7.

Nonostante l’attivazione dell’art. 7 TUE spetti anche al Parlamento europeo, a esso viene riconosciuto solo il potere di avviare la fase preventiva della procedura che successivamente passa nelle mani del Consiglio e poi del Consiglio europeo. Questo inevitabilmente ridimensiona il potere del PE anche nella sua funzione di controllo democratico.

Negli ultimi cinque anni il Parlamento europeo ha comunque trovato il modo per fare la differenza in diverse circostanze, dimostrandosi come un’istituzione attenta alla tutela dei cittadini europei e alla trasparenza degli organi dell’UE e del loro funzionamento. Questo ruolo significativo potrebbe però non essere percepito come tale dai cittadini europei che ogni cinque anni eleggono direttamente i propri rappresentanti per l’assemblea di Strasburgo.

Sarebbe quindi auspicabile un rafforzamento dei suoi poteri, in nome del suo ruolo di istituzione democratica e rappresentativa.

 

Per ulteriori informazioni:

– Parlamento europeo, “The power of the European Parliament”, aprile 2019.

– Parlamento europeo, regolamento interno.

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