Conflitti etnici nello spazio post-sovietico

Il termine etnia ha un’origine greca, dal significato di una comune discendenza di chi vi appartiene. Secondo M. Weber vengono definiti “etnici” i gruppi che condividevano la credenza soggettiva di una comune origine, a prescindere dalle affinità parentali, accostando così il concetto a quello di nazione e slegando quindi il gruppo in questione dalle connotazioni oggettive come quello di razza.

La Federazione Russa è uno dei Paesi con la più vasta presenza di gruppi etnici sul proprio territorio sin dalla sua origine. E’ uno stato multi-nazione che ne conta più di 185, ma il suo modello non si è mai sviluppato né come uno stato multi nazionale né sul modello del melting pot americano, quindi anche la policy utilizzata nel gestire tale situazione è ibrida ed ambigua. Alcuni gruppi etnici hanno un’estensione molto varia che oscilla tra milioni oppure possono essere composti solo da dieci mila individui. I gruppi sono distribuiti su tutto il territorio e sono rappresentati a tutti i livelli all’interno dello Stato. Inoltre in Russia si parlano 100 diverse lingue oltre a quella ufficiale che è appunto il russo. I più grandi gruppi etnici sono rappresentati dai Tatari, Ucraini, Bashkiri. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica le diverse Repubbliche che la componevano hanno iniziato ad acquisire potere sovrano grazie alle riforme adottate a partire dagli anni Ottanta ed ad introdurre lingue ufficiali corredate da simboli tipici delle loro nazionalità, limitando l’uso del russo come lingua ufficiale. Sanguinosi scontri sono seguiti per la contesa della sovranità tra i nascenti stati-nazione e l’URSS, come lo testimoniano gli spargimenti di sangue nella capitale di Georgia, Lituania ed Armenia.

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Le minoranze etniche presenti sul territorio russo hanno da sempre subito comportamento di tipo discriminatorio nei loro confronti, con esempi classici delle deportazioni effettuate nel periodo staliniano dei ceceni. La successiva caduta dello Stato Sovietico ha dato la nascita a numerosi stati-nazioni che hanno cercato di rendere più omogenei i loro territori dal punto di vista etnico, acuminando con ciò il fenomeno delle migrazioni. Ciò ha portato alle tensioni intra-etniche che a sua volta conduce alla radicalizzazione del nazionalismo e intolleranze religiose.

Secondo i dati raccolti dall’UNHCR nel 2009 si sono verificate numerose violenze a sfondo xenofobo che hanno colpito nella maggior parte individui provenienti dalle regioni del Causaso, Asia Centrale ed altre minoranze etniche presenti nel Paese. Secondo SOVA (Centro di Informazione ed Analisi) la maggior parte dei casi di violenza di sono verificati su individui che non hanno un’apparenza slava. Sempre la stessa organizzazione testimonia circa 525 vittime di attacchi razzisti in Russia solo nel 2008, che hanno portato a 97 decessi. Nonostante il Codice Penale russo contenga una norma che aggrava la sanzione per delitto compiuto a sfondo di discriminazione razziale, contenuta nell’Articolo 105, la Corte Federale non ricorre frequentemente al suo utilizzo.

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Kirghistan e conflitti inter-etnici

Oggigiorno gli ex stati satelliti dell’Unione Sovietica vengono dilaniati dai conflitti etnici. La questione della possibile disgregazione o la trasformazione in confederazioni in “territori culturali o etnici” è affrontata in stati come Ucraina, Kazakistan, Kirghizistan, e Estonia, per non parlare di Moldova, Georgia, Azerbaigian, e Tagikistan. Nella Federazione Russa, in Cecenia o nelle Repubbliche di Tuva sono presenti movimenti secessionisti su base etnica. I conflitti etnici rappresentano la principale minaccia per la stabilità e l’integrità territoriale dei nuovi stati, anche se questo problema è ancora grossolanamente sottovalutato nei mass media e dal pubblico in generale. Il Kirghizistan, un’ex repubblica sovietica di 5 milioni di abitanti, è un centro strategico della “guerra fredda” per il controllo delle fonti e vie del petrolio nell’Asia Centrale.  E’ un paese montuoso dell’Asia Centrale, senza uscita sul mare, che confina con la Repubblica Popolare Cinese, Kazajistan, Tayikistan e Uzbekistan. 

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I membri di gruppi etnici minoritari che sono spesso emarginati politicamente ed economicamente differiscono da esponenti della maggioranza etnica nella loro valutazione delle relazioni inter-etniche e nelle proprie prospettive, nella nazione multietnica come il Kirghizistan.

I leader sovietici, molti decenni fa, hanno posto, in maniera arbitraria, i confini amministrativi in Asia centrale, relegando una grande porzione di aree uzbeko popolate entro i confini del Kirghizistan, piuttosto che l’Uzbekistan, dove gli uzbeki sono la maggioranza. Gli Uzbeki costituiscono ora  il 15% dei 5,5 milioni di abitanti del Kirghizistan, ma nel sud dove storicamente vi è la loro concentrazione maggiore, essi risultano essere la maggioranza. La fertile valle di Fergana, dove si trovano Osh e Jalal-Abad apparteneva un tempo a un singolo signore feudale, ma fu divisa da Stalin tra Uzbekistan, Kyrgyzstan e Tajikistan. I nuovi confini staliniani riaccesero vecchie rivalità e aizzarono le tensioni etniche. Sia i kirghisi che gli uzbeki sono musulmani sunniti. Generalmente gli Uzbeki sono in migliori condizioni economiche, ma sono poco rappresentati nel potere centrale e chiedono da tempo maggiori diritti politici e culturali. Nei mesi finali dell’Unione Sovietica i due gruppi si scontrarono – con centinaia di morti – per le rispettive pretese sulla terra della valle. Ma si riteneva che ultimamente le due comunità vivessero pacificamente e molti sostengono che le rivalità storiche fossero state riattizzate per ragioni politiche e per destabilizzare il paese.

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Nel 2010 si sono verificati quelli che sono stati definiti come i peggiori scontri tra i due gruppi. La maggioranza kirghisa ha compiuto almeno 200 omicidi e quasi 400.000 uzbeki sono dovuti fuggire dalle loro case, di cui solo 100.000 sono riusciti a passare il confine con l’Uzbekistan prima che venisse chiuso. Reuters ha riportato 187 morti (quasi tutti uzbeki), 2.000 feriti e circa 100.000 profughi che sono scappati in Uzbekistan. Le violenze partite da Osh si erano estese alla città di Jalalabad. La regione è la roccaforte del presidente deposto, fuggito in Bielorussia, e il governo provvisorio ha sospettato che l’esplosione delle violenze tra kirghizi e la minoranza uzbeka sia stata pianificata per destabilizzare l’allora presidente ad interim Rosa Otunbajeva. Mosca sembra aver preso parte nella cacciata del presidente Kurmanbek Bakijev e nell’avvento di un governo filorusso, ma tuttavia il Cremlino aveva scelto di lasciarsi coinvolgere direttamente nella disputa considerata solo interna.

Tatari e tensioni etniche

I tatari appartengono al ceppo turcofono originaio dell’Asia Centrale e dell’Europa dell’Est. La loro origine può essere fatta risalire fino al V secolo nel deserto di Godin. Una consistente maggioranza dei tatari che vivono in Russia europea discendono dai Bulgari del Volga. Gli odierni tatari che popolano l’Eurasia formano tre gruppi: i tatari europei (presenti in Crimea, Bulgaria, Russia europea), tatari del Caucaso e i tatari della SiberiaFormano il più grande gruppo etnico in Russia che ne compone il 3.9% della popolazione totale.  I tartari nonostante facciano parte del ceppo turcofono e condividendo coi turchi molte tradizioni, sono molto più simili ai loro vicini russi poichè sono a contatto con il territorio della Federazione sin dal 1500.

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L’atto di annessione della Crimea alla Federazione Russa avvenuto nel 2014, è stato giustificato da Mosca come atto di difesa a favore della larga maggioranza russa presente sul territorio della penisola (circa il 58%). L’annessione che ha favorito l’instaurazione della legislazione russa ha inflitto, secondo il report effettuato dall’Unione Europea, seri danni ai diritti e libertà fondamentali ai gruppi di minoranze ivi presenti.  I tatari sono quelli che hanno dovuto subire la maggiore minaccia, poichè oltre ad essere una minoranza, sono gli indigeni di Crimea e senza un kin-state (stato referente) per che li dia protezione. Memori delle deportazioni avvenute negli anni dell’Unione Sovieticae dei sopprusi subiti nell’era staliniana, l’annessione alla Federazione ha rievocato nuovi timori di assimilazione o migrazione forzata.

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L’Associazione tedesca “Per i popoli minacciati” (Society for Threatened People) di Berlino, ha recentemente pubblicato un rapporto di 27 pagine sulla persecuzione e la discriminazione dei tatari del Crimea nel 2016. Secondo la relazione, i continui sforzi di Mosca per “russificare” e isolare la penisola hanno come bersaglio principale i tatari di Crimea. Il loro organo rappresentativo democraticamente eletto, il Mejlis, è stato denominato “organizzazione estremista” come parte di una strategia più vasta per stigmatizzare il gruppo etnico musulmano.

All’inizio del 2014, la quota della popolazione tatara di Crimea era probabilmente superiore a quello dei dati inseriti nel censimento. Successivamente all’annessione della penisola, Mosca ha condotto un censimento della popolazione, secondo il quale la quota dei russi è aumentata al 67,9%, la quota dei Tatari di Crimea è scesa al 10,5%,  e la la loro incidenza è rimasta al 2%. Tuttavia, i dati potrebbero essere stati manipolati per legittimare l’annessione della Crimea come una regione con una popolazione di oltre i due terzi di etnia russa. Fin dai primi giorni dell’occupazione i tartari sono stati presi di mira dalle autorità de facto, e di altri gruppi paramilitari attraverso varie misure restrittive e abusi dei diritti umani, tra cui sparizioni forzate, gli omicidi, le ricerche illegali, interrogatori, sequestri e arresti, intimidazioni, e divieti d’ingresso dei leader politici. Le autorità de facto hanno anche emanato un ampio divieto di media tatari indipendenti e restrizioni ai diritti civili, sociali, e culturali imposti.

FONTI:

  1. https://www.culturalsurvival.org/publications/cultural-survival-quarterly/new-minorities-post-soviet-states
  2. http://www.huffingtonpost.co.uk/vladimir-putin/russias-national-question_b_1223786.html
  3. http://www.sova-center.ru
  4. http://www.refworld.org/docid/4b7cee862d.html
  5. http://www.worldatlas.com/articles/largest-ethnic-groups-in-russia.htm
  6. http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2016/578003/EXPO_STU(2016)578003_EN.pdf
  7. https://www.theguardian.com/world/2010/jun/13/kyrgyzstan-erupts-into-ethnic-war

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