La Liberia al voto: chi sarà il nuovo Presidente?

Domani, 7 Novembre, i liberiani saranno chiamati a votare per il nuovo Presidente. Un risultato storico per il piccolo Paese equatoriale che per la prima volta dal 1944 vede un leader democraticamente eletto fare un passo indietro, cedendo il potere senza combattere o senza cercare di modificare la Costituzione. La presidente Ellen Johnson Sirleaf, premio Nobel per la pace per aver riportato la stabilità nel Paese dopo 14 anni di guerra civile, ha già svolto due mandati, uno iniziato nel 2005, l’altro nel 2011, il massimo concesso dalla Costituzione, e ha quindi annunciato che si ritirerà dalla politica.

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Ellen Johnson Sirleaf

I cittadini della Liberia salutano dunque la prima donna presidente di uno Stato africano, e si apprestano ad abbracciare uno dei due candidati, giunti al ballottaggio dopo i voti del 10 Ottobre. George Weah e Joseph Boakai sono i nomi usciti dalle urne, rispettivamente con il 38% e il 28% dei voti validi. I due profili non potrebbero essere più diversi; da un lato abbiamo il vice presidente in carica, Boakai, 72 anni e una vita come membro del UP (Unity Party); dall’altra, invece, abbiamo l’ex stella del Milan e del Paris Saint-Germain, George Weah, che appena appesi gli scarpini al chiodo ha deciso di entrare in politica nel CDC (Coalition for Democratic Change), guidando l’opposizione negli anni di Sirleaf. Analizziamo più da vicino i nostri candidati

George Weah

George Tawlon Manneh Oppong Ousman Weah è nato il 1 Ottobre del 1966 nella  periferia di Monrovia, capitale della Liberia. Cresciuto nella baraccopoli della città,  fu più fortunato di molti suoi coetanei. Divenuto a 15 anni un calciatore professionista, prima in patria, poi in Camerun, finì per approdare in Europa al AS Monaco. Divenne una star internazionale al Paris Saint-Germain e al Milan, dove riuscì a vincere il Pallone d’Oro, massima onoreficenza per un calciatore. Lasciò il calcio nel 2003 e iniziò a occuparsi a tempo pieno del suo Paese. Acquistò sempre più consensi in patria anche grazie al suo ruolo di ambasciatore per l’UNICEF in difesa dei bambini vittime della sanguinosa guerra civile che durò 14 anni (1989-1996 ; 1999-2003). Nel 2005 si candidò alla presidenza per il CDC, risultando il più votato al primo turno, ma perse al ballottaggio contro Sirleaf. Si ricandidò 6 anni dopo per la carica di vicepresidente di Winston Tubman, ma i due vennero sconfitti nuovamente contro dall’ex Presidente. Weah continuò nel suo progetto politico e nel 2014 fu eletto al Senato nel seggio della contea di Montserrado, battendo largamente Robert Sirleaf, figlio della presidente Ellen Johnson-Sirleaf, con il 78% dei voti.

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George Weah è riuscito in un tempo abbastanza breve a diventare una credibile figura politica. Ha giocato ovviamente a suo favore la carriera calcistica, che lo ha portato a diventare un simbolo dell’Africa degli anni 90. I sostenitori di Weah sono sopratutto giovani, stufi della politica degli “anziani” e dalla mancanza di rinnovamento nella casta. L’ex calciatore si è ritagliato l’immagine di benefattore, estraneo alla corruzione e attento alle esigenze della popolazione, soprattutto agli occhi degli abitanti del Sud-Est, la sua regione d’origine, e della capitale Monrovia. Secondo molti liberiani, i suoi proclami di cambiamento fanno passare in secondo piano la sua scarsa esperienza politico-amministrativa.

Cambiamento è sicuramente la parola chiave per incarnare il programma politico di Weah, fitto di promesse che spesso e volentieri si ripetono nelle campagne elettorali africane: creare lavoro, migliorare l’agricoltura e le infrastrutture, aumentare gli investimenti in scuola e sanità, combattere la corruzione.

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Weah però ha una grande ombra dietro di sè: la sua candidata a vicepresidente, Jewel Howard Taylor, è infatti l’ex moglie di Charles TaylorPresidente della Liberia tra il 1997 e il 2003, e prima ancora uno dei comandanti che scatenarono la guerra civile. In questo momento Charles Taylor è in carcere in Regno Unito per crimini contro l’umanità. La Taylor è ancora in contatto con l’ex presidente, e quasi sicuramente anche Weah lo è stato telefonicamente. Taylor conta ancora molti seguaci in patria, che potrebbero giocare a favore di Weah, ma i crimini di guerra difficilmente vengono dimenticati.

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Jewel e Charles Taylor

 Joseph Boakai

Joseph Nyumah Boakai è nato a Worsonga il 30 Novembre del 1944 da genitori analfabeti. La sua attitudine per lo studio è stata fin da subito evidente e gli ha permesso di frequentare il College of West Africa e la University of Liberia, laureandosi in Business Administration nel 1972. Negli anni 80 Boakai ha lavorato sia nel settore privato sia nel settore pubblico, divenendo amministratore delegato della Liberia Produce Marketing Corporation nel 1982. L’anno dopo venne chiamato a ricoprire il ruolo di Ministro dell’Agricoltura sotto la presidenza di Samuel Doe, dal 1983 al 1985. Questo incarico lo ha portato a farsi conoscere al popolo liberiano, anche perchè svolse il lavoro cercando di attivare sempre più progetti di sviluppo agricolo; un esempio è l’Associazione di sviluppo del riso africano, formato da 15 nazioni, che Boakai presiedette più volte. Le sue attività gli permisero di diventare uno degli esponenti di spicco dell’UP, e venne dunque scelto da Ellen Sirleaf come vicepresidente sia nel 2005 che nel 2011.

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Joseph Boakai

Joseph Boakai è un tecnico, un uomo che ha studiato molto per raggiungere i risultati che ha ottenuto. In questi 12 anni di vicepresidenza, ha avuto la possibilità di apprendere cosa significa essere e fare il Presidente.

Boakai ha attraversato insieme alla Liberia il processo di transizione e di uscita dalla crisi della guerra civile affrontando, tra alti e bassi, la devastante epidemia di ebola che ha colpito il Paese nel 2014. Egli rappresenta dunque la continuità di un percorso iniziato 12 anni fa insieme a Sirleaf, che ha portato ad un certo livello di stabilità politica, tanto da permettere la transizione presidenziale.

I problemi cronici del Paese però rimangono. La Liberia resta uno dei Paesi più poveri e meno sviluppati del globo, con il 64 % dei 4,5 milioni di abitanti che vive sotto la soglia di povertà e un’economia basata sull’agricoltura di sussistenza e l’esportazione di gomma, legname e minerali.

La corruzione è un problema che non è stato ancora estirpato. L’UD è stato accusato più volte di corruzione e nepotismo, accuse alle quali nè Boakai nè Sirleaf sono sfuggiti. Il vicepresidente potrebbe dover fare i conti con il suo precedente mandato al servizio di Ellen Jonson Sirleaf, colei che durante tutta la campagna ha raramente appoggiato il candidato del suo partito. L’ex Presidente, infatti, ha più volte sottolinato la necessità  di “cambiamento”, parola che non rappresenta propriamente Boakai.

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Luci e ombre sui candidati, ma non solo. C’è anche chi contesta il risultato delle elezioni: Charles Brumskine, leader del Liberty Party e terzo classificato al primo turno, ha recentemente accusato di frode i due vincitori. La Corte Suprema si è presa la responsabilità di indagare, ma probabilmente non prenderà una decisione in merito fino a dopo le elezioni.

La Liberia dunque si appresta a decidere il suo nuovo Presidente, che dovrà rappresentare il Paese per i prossimi 6 anni. Gli elettori dovranno scegliere tra due candidati sui quali persistono tuttora numerosi dubbi.

Fonti:

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