Gender pay gap: il primato mondiale dell’Islanda e la situazione europea

Nel corso della sua esistenza l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha dimostrato il suo interesse nei confronti del tema della parità di genere e ha organizzato diverse conferenze aventi come oggetto proprio l’uguaglianza tra uomo e donna. Va inoltre ricordato che nel preambolo della Carta vi è il richiamo “alla uguaglianza dei diritti di uomini e donne” nell’ambito della “dignità e del valore della persona umana” e si può fare riferimento a diverse dichiarazioni che sanciscono l’uguaglianza di genere o la tutela dei diritti umani delle donne, quali la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” (1948) o la “Dichiarazione sulla eliminazione della violenza contro le donne” (1993).

Nel 2010, dalla fusione di quattro organismi dell’ONU che si sono battuti per la parità fra i sessi (Divisione per l’avanzamento delle donne – DAW, Istituto internazionale di ricerca e formazione per la promozione delle donne – INSTRAW, Ufficio del consigliere speciale sulle questioni di genere e sulla promozione delle donne 1997, Fondo ONU per lo sviluppo delle donne – UNIFEM), è stata istituita dall’Assemblea Generale l’agenzia delle Nazioni Unite “UN Women”.

un women

Bisogna far presente che l’uguaglianza di genere non è solo un diritto fondamentale, ma ha anche enormi implicazioni socio-economiche; infatti, l‘empowerment delle donne alimenta economie fiorenti, stimola la produttività e la crescita. Compito dell’agenzia “UN Women” è proprio quello di sviluppare e rafforzare questa uguaglianza e parità, sulla base di quanto sancito anche dalla Carta stessa.

L’ONU ha, inoltre, annoverato l’uguaglianza di genere tra i 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030, i cosiddetti Global Goals o Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, sottoscritti dai leader dei 193 Paesi Membri durante il Sustainable Development Summit tenutosi nel settembre 2015. Secondo l’obiettivo numero 5 dei suddetti, bisogna realizzare l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne e delle ragazze in ogni parte del mondo e viene fatta menzione del fatto che le donne rappresentano il 40% della forza lavoro mondiale, ma detengono solo l’1% della ricchezza mondiale.

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Purtroppo, va sempre tenuto presente che tutti questi “sforzi” portati avanti dagli Stati e dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, non prevedono nessun obbligo o vincolo formale per gli stati stessi e dunque rappresentano solo promesse o illusioni  di un cambiamento che, però, è difficile far diventare realtà. Senza dubbio sono sintomo di una coscienza collettiva riguardo ad una situazione ingiusta e sconveniente che deve cambiare, ma la realizzazione di questi obiettivi, vista la diversità delle realtà del mondo, può avvenire solo gradualmente e molto lentamente. 

Il caso islandese

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Un passo importante, degno di attenzione e, si può quasi dire, rivoluzionario, è quello che è stato compiuto da uno Stato che si è sempre dimostrato all’avanguardia sulla questione della parità di genere, vale a dire l’Islanda. Quest’ultima da nove anni consecutivi ottiene il primo posto per quanto riguarda l’emancipazione politica e risulta sempre tra i primi dieci per quanto riguarda la pari partecipazione e le pari opportunità economiche.

Il 1 gennaio 2018 l’Islanda si è nuovamente classifica al primo posto nella battaglia per la parità di genere, rappresentando il primo Paese in cui è entrata in vigore una legge che ha come obiettivo eliminare completamente il gap di genere negli stipendi dei cittadini islandesi, vietando, di conseguenza, che i colleghi uomini vengano pagati più delle donne. Questa legge era stata approvata dal parlamento islandese, composto da quasi il 50% di deputati donne, nell’aprile 2017, a seguito della proposta da parte della coalizione di governo di centrodestra appoggiata dall’opposizione. Vi erano inoltre state negli anni precedenti diverse manifestazioni organizzate dalle donne che protestavano contro gli stipendi più bassi rispetto a quelli dei colleghi di sesso maschile. Un aiuto significativo è stato quello della The Iceland Women’s Right Association che ha combattuto vigorosamente per questa causa.

Nella società islandese, nonostante gli ottimi risultati di cui si è fatto già riferimento in precedenza, le donne, infatti, guadagnano ancora oggi tra il 14 e il 18 % in meno rispetto ai colleghi uomini, ma, con l’inizio dell’anno nuovo, gli uffici pubblici e le aziende con più di 25 impiegati dovranno dimostrare che non vi sia disparità salariale tra dipendenti di sesso diverso, tramite una certificazione che deve essere presentata ogni tre anni; nell’ipotesi in cui il documento che certifica questa uguaglianza di trattamento non venga rilasciato si dovrà far fronte a delle multe e sanzioni. Molto intensi saranno i controlli ad opera della polizia, che tra l’altro è composta in maggioranza da donne. Obiettivo del governo islandese è quello di porre fine al divario salariale entro il 2020.

L’Islanda vanta, inoltre, diverse leggi a difesa dei diritti delle donne e dell’uguaglianza di genere, leggi ritenute esemplari dalle Nazioni Unite e da molte autorità internazionali.

Ovviamente alcune constatazioni vanno fatte: ad esempio il suo numero ridotto di abitanti, che al 1 gennaio 2016 risultava essere di 332 529 abitanti, ha aiutato e continua ad aiutare la possibilità di organizzarsi, di cambiare e di migliorare la società. In ogni caso, però, l’avanguardia dell’Islanda, che è considerata il Paese più femminista al mondo, avvalora la tesi già portata avanti in precedenza secondo cui l’empowerment delle donne stimola la produttività e la crescita della società e quindi non può che essere presa a modello dagli altri Stati.  

Gender Pay Gap a livello europeo

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Il Gender Pay Gap, vale a dire la differenza salariale tra uomini e donne è, come visto, un problema che deve essere in un primo momento ridotto, per poi essere completamente eliminato.

Alcuni Stati hanno iniziato ad approcciarsi alla soluzione del problema emanando leggi che possono avere risvolti positivi per una futura riduzione e poi eliminazione del Gender Pay Gap; questo è il caso della Germania che ha visto il 30 marzo dello scorso anno l’approvazione da parte del Bundestag di una normativa che prevede l’obbligo per le aziende con più di 200 dipendenti, che sono circa 18.000, di rendere noto, a chi ne facesse richiesta, quanto viene pagato un collega o una collega per la stessa prestazione di lavoro.

Anche la Svezia si è data da fare sulla questione e già nel 2009 ha varato una legge che impone ai datori di lavoro di eliminare la disparità salariale, punendo le discriminazioni lavorative tra uomo e donna. Ogni tre anni le aziende devono sottoporre un sondaggio per individuare eventuali disparità e in tal caso porne rimedio; inoltre le aziende con un numero di dipendenti maggiore di 25 devono elaborare un vero e proprio piano di azione. Molti altri Paesi prevedono la necessità di piani di azione per equilibrare la disparità retributiva, come ad esempio la Francia e la Finlandia.

I risvolti delle normative appena viste non sono rivoluzionari come la legge islandese ma sono comunque primi passi per porre rimedio ad una questione di grande portata e il fatto che diversi governi siano scesi in campo per cercare di cambiare qualcosa è sintomo di una forte consapevolezza del problema.

 

 

Fonti e approfondimenti:

5. Uguaglianza di Genere

http://unipd-centrodirittiumani.it/it/schede/I-diritti-umani-nel-sistema-delle-Nazioni-Unite-i-diritti-umani-delle-donne/50

https://www.eda.admin.ch/deza/it/home/partnerschaften_auftraege/multilaterale-organisationen/uno-organisationen/un_women.html

https://www.unric.org/it/agenda-2030/30829-obiettivo-5-raggiungere-luguaglianza-di-genere-ed-emancipare-tutte-le-donne-e-le-ragazze-

http://www.unwomen.org/en

http://www.aljazeera.com/news/2018/01/iceland-country-legalise-equal-pay-180101150054329.html

Economies

L’Islanda è pronta a varare una legge rivoluzionaria per eliminare il gap di genere sugli stipendi

Dopo l’Islanda, la Germania approva la legge contro il divario salariale fra uomo e donna. E l’Italia?

https://www.bundestag.de/dokumente/textarchiv/2017/kw13-de-lohngleichheit-maenner-frauen/499932

 

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