Il Mali prima e dopo l’indipendenza

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di Cecilia Marconi

Il Mali è uno Stato dell’Africa occidentale. Benché tra i più poveri al mondo, è l’ottavo Stato più grande del continente e possiede un ricco patrimonio culturale, storico e artistico. Timbuctu, in particolare, è uno dei più antichi insediamenti del continente, una delle sue “capitali della musica” e patrimonio mondiale dell’umanità Unesco dal 1988. 

Negli ultimi anni il Mali è stato oggetto di ripetuti attacchi terroristici e di conflitti armati tra gruppi separatisti e lo Stato centrale, culminati nell’intervento militare francese e nell’invio di risorse da parte degli Stati Uniti. Nel 2012 i gruppi separatisti Tuareg hanno infatti dichiarato l’indipendenza del territorio a nord del Paese, l’Arzawad, e vi sono stati un colpo di Stato e una guerra civile. Nel 2015, infine, il governo e i ribelli hanno firmato un accordo di pace, ma gli scontri non sono mai cessati. 

Gli avvenimenti sono una conseguenza delle forti divisioni esistenti tra gli abitanti del nord e del sud del Mali, che hanno radici etniche, geografiche e storiche diverse. Per comprendere fino in fondo le ragioni e le dinamiche dei numerosi conflitti tra lo Stato centrale e i Tuareg è perciò utile ripercorrere i principali snodi nella storia del Paese.

Breve storia

Il nord del Mali racchiude parte del deserto del Sahara, abitato dalla popolazione dei Tuareg, di origini berbere. A sud, regione più fertile e ricca di risorse, si trovano numerosi gruppi di etnia Mandé, originari della valle del Niger. In questa regione, nei millenni precedenti alla colonizzazione occidentale, fiorirono i grandi imperi dell’Africa centrale. Gli imperi del Mali, del Ghana e dei Songhai si affermarono principalmente grazie al loro ruolo nel commercio trans-sahariano di schiavi, oro, sale e avorio. 

Successivamente, a partire dal diciannovesimo secolo, la regione dell’Africa centrale venne colonizzata dalla Francia. La conquista cominciò con la creazione di una serie di avamposti militari nella zona dell’attuale Senegal, la cui occupazione era cominciata duecento anni prima. A partire dal 1879 i francesi iniziarono a costruire forti lungo il fiume Niger, fino alla conquista dell’intero territorio. A seguito della nomina di un governatore civile francese nel 1893, il Mali venne rinominato Sudan Francese, con capitale Kayes. Il territorio venne ripartito tra le altre colonie francesi diverse volte durante il secolo successivo, fino all’indipendenza.

La Grande moschea di Djenné

Durante l’occupazione francese il Mali rimase molto più povero delle altre colonie e vi furono diversi tentativi di insurrezione. Fondamentalmente, l’occupazione coloniale esacerbò le differenze tra nord e sud. Quest’ultimo ebbe sempre maggiore rilievo e condizioni economiche e politiche più favorevoli. I francesi erano infatti interessati alle sue riserve minerarie, in particolare d’oro, e vi concentrarono gli investimenti e la costruzione di nuove infrastrutture. 

Un secolo dopo, durante gli anni ‘60, le colonie francesi ottennero l’indipendenza. Il Mali visse circa trent’anni di drastici cambiamenti politici e colpi di Stato. La Repubblica Sudanese – o Sudan Francese – e il Senegal sperimentarono per breve periodo uno Stato federale, la Federazione del Mali, con presidente Modibo Keita. Quando la federazione si sciolse, Keita divenne il primo presidente del Mali.

Egli instaurò un regime di ispirazione socialista, profondamente impopolare. Il suo governo nazionalizzò i settori chiave dell’economia e stabilì stretti legami con i Paesi comunisti, che sostennero le politiche di Keita. Per esempio, vennero costruite industrie cementificie e manifatture del tabacco e della ceramica con finanziamenti provenienti da URSS e Repubblica popolare cinese.  

Il regime, benché repressivo, inizialmente sembrò essere relativamente stabile, ma a partire dal 1967 il Mali cominciò a incorrere in crescenti problemi economici e finanziari. Inizialmente Keita cercò di ottenere il sostegno francese per la creazione di una moneta nazionale, che si rilevò essere una scelta infelice, dato che suscitò il malumore del suo partito e di parte dei suoi sostenitori più radicali. Per riconquistare la fiducia di quest’ultimi, Keita lanciò una rivoluzione culturale (di ispirazione maoista), e le sue tattiche autoritarie gli alienarono la maggior parte della popolazione. Infine, la parentesi socialista si chiuse nel 1968, quando Keita venne estromesso con un colpo di Stato comandato dal tenente Moussa Traoré, figura fondamentale nella la politica maliana per i successivi vent’anni.

Moussa Taoré

Dal 1969 al 1979, Traoré fu al potere a capo di un comitato militare e il Paese si ritrovò nuovamente in un regime dittatoriale. Taorè istituì un regime di polizia sotto il comando di Tiécoro Bagayoko, perché, a suo dire, il Mali non era pronto per la democrazia. Traoré seguì una politica meno dottrinaria di Keita, tentando di diversificare l’economia e, fondamentalmente, di mantenere una posizione “non allineata” negli affari internazionali. 

In seguito, Traoré allentò la morsa. Fece approvare mediante referendum una Costituzione, che diede vita a una repubblica, anche se solo de iure. Vennero organizzate delle elezioni, durante le quali il partito supportato dall’esercito, l’UDPM (Unione popolare democratica del Mali) vinse tutti gli ottantadue seggi all’Assemblea Nazionale, risultando di fatto partito unico. Lo stesso si ripeté nelle elezioni successive, tenutesi nel 1979 e nel 1985. 

Il Mali dopo Moussa Traoré

La dittatura di Traoré venne infine rovesciata al culmine di una serie di rivolte a favore della democrazia, les évenements del 1991, i cui grandi protagonisti furono donne e studenti. Durante le proteste a Bamako, in risposta alle dimostrazioni di massa, i soldati aprirono il fuoco sui manifestanti non-violenti e uccisero centinaia di persone. Per questa e altre ragioni (tra cui la sottrazione illecita di aiuti internazionali), Traoré fu condannato a morte insieme a i membri della sua famiglia. In seguito graziato, è stato il primo capo di Stato africano ad aver risposto del proprio operato al suo Paese.

Una conferenza nazionale tenutasi nell’agosto del 1991 redasse una nuova Costituzione, approvata in un referendum l’anno successivo. Furono quindi eletti un presidente, un’assemblea nazionale e consigli comunali. L’8 giugno 1992, Alpha Oumar Konaré, il candidato di ADEMA, venne eletto primo presidente della Terza Repubblica del Mali, Paese democratico, per la prima volta. 

Amadou Toumani Touré

Nel 2002 Amadou Toumani Touré è succeduto a Konaré. Touré era a capo della guardia personale del presidente Moussa Traoré quando questi fu deposto in seguito alla rivoluzione popolare, e venne successivamente designato per coordinare la fase di transizione alla democrazia. Prima della sua carriera politica Touré è stato anche inviato speciale dell’ONU nella Repubblica Centrafricana. Amadou Touré è stato eletto grazie alla formazione di una larga coalizione di partiti, ed è stato presidente del Mali per due mandati, fino al 2012, anno in cui vi è stato un nuovo golpe ed è cominciata la guerra.

Fonti e Approfondimenti

Bingen, R. James, David Robinson, and John M. Staatz. Democracy and development in Mali. East Lansing: Michigan State University Press (2000).

Boahen, Adu A. Histoire générale de l’Afrique, Vol. VII: L’Afrique sous domination coloniale 1880–1935. Paris: UNESCO/NEA (1987).

Gennaioli, Nicola, and Ilia Rainer. “The Modern Impact of Precolonial Centralization in Africa.” Journal of Economic Growth, 12(3): 185–234 (2007).

Iliffe, John. Popoli dell’Africa. Storia di un continente. Milano: Mondadori (2007).

Andrea Georgio. “Il Mali Degli Occidentali, Bersaglio Preferito Dei Jihadisti”. Limes (2017).

LeVine, Mark. “France in Mali: The Longue Durée of Imperial Blowback.” GCC News | Al Jazeera (2013).

Morgan, Andy. “The causes of the uprising in Northern Mali.” Think Africa Press (2012).

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