Le primarie democratiche a 130 giorni dall’Iowa

Il calendario corre frenetico per i candidati democratici vedendo sempre più vicina la data del 3 febbraio che sancirà l’inizio ufficiale della corsa alla sfida con Donald Trump. Se potessimo riportare le lancette dell’orologio a un anno fa, molto probabilmente, la maggior parte degli esperti avrebbe scommesso su uno scenario con Biden in grande vantaggio nei sondaggi, seguito da vicino da Bernie Sanders e con tutti gli altri candidati ben staccati e quasi pronti a dare forfait.

Questo scenario però non ricalca l’attuale situazione per vari motivi. Il personaggio sulla cresta dell’onda in questo momento è Elizabeth Warren che sicuramente sta vincendo tutti gli scontri e sembra avere il vento in poppa. Alla presenza forte della Warren, che sicuramente incide moltissimo sulle previsioni, si devono aggiungere delle tendenze che sembravano essere imprevedibili legate al voto della comunità afroamericana, al voto dei giovani e al peso che Trump e la destra americana sta giocando.

Elizabeth Warren

La senatrice della Pennsylvania sta azzeccando tutte le mosse e questo sembra visibile nei sondaggi. Nonostante fosse partita dieci punti dietro ai due candidati di testa, Biden e Sanders, ormai è saldamente nella top three di tutti gli Stati americani con degli ottimi margini di miglioramento.

I sondaggi in Iowa le danno un vantaggio di 8 punti, e spesso si è visto nelle precedenti primarie che i candidati che sono partiti bene, poi, hanno avuto una strada in discesa. Il vantaggio reale di Elizabeth Warren, però, risiede in un altro genere di sondaggio, la candidata è infatti la prima o la seconda preferenza di praticamente tutti gli elettori democratici. La Warren nell’ultimo periodo si è costruita una nomea ben precisa.

La sua narrativa è molto chiara: una donna forte, molto preparata e molto combattiva, pronta a essere al fianco del popolo, davanti a chiunque. Il New York Times ha messo a confronto le visioni di Trump e le visioni della Warren, arrivando a dire che sono due facce totalmente diverse dello stesso populismo. Nonostante questo sia in parte vero, va sottolineato come la Warren, volontariamente o involontariamente, sia compatibile con tutto l’elettorato democratico. Vediamo perché.

Gli elettori di Biden, tendenzialmente provenienti dal mondo centrista, sono in parte rassicurati dalla Warren per la sua elevata preparazione: ha degli studi alle spalle molto solidi e viene considerata, dunque, una persona responsabile. D’altra parte, per i sostenitori di Sanders, la Warren è la figura più di sinistra – tolto il candidato del Vermont. Ha combattutto Wall Street, parla di Medicaid for All ed è bianca (un fatto molto importante nel Midwest). La senatrice della Pennsylvania, però, vanta delle ottime compatibilità anche con gli altri candidati. L’elettorato di Buttigieg, molto attento ai diritti e all’economia, vede in lei un’ancora di salvezza rispetto a Sanders, che ogni tanto ha delle posizioni conservatrici. Lo stesso si può dire con l’elettorato di Kamala Harris che è, invece, fortemente formato da donne, le quali – se dovessero scegliere un altro nome – sicuramente preferirebbero sceglierne uno femminile.

Questo ruolo di seconda scelta per tutti, sta favorendo massicciamente la sua candidatura e il suo team e sta facendo un ottimo lavoro per mantenere queste posizioni. Il piano contro la corruzione è, infatti, un esempio perfetto di questa strategia. Argomenti non divisivi, come la corruzione, sono affiancati ad argomenti fortemente identitari per il suo elettorato, come il salario minimo o i sindacati. Vedremo nei prossimi mesi quanto questa strategia pagherà.

Le nuove tendenze dell’elettorato democratico

Mentre le campagne dei candidati si sviluppano, incominciano a emergere delle interessanti novità legate all’elettorato democratico. Il 2016 ha, infatti, rivoluzionato il panorama del consenso democratico, lasciandoci dei trend nel voto che sembravano poter rimanere validi anche per questa. Ma così non sembra.

Il primo orientamento che sta iniziando a cambiare significativamente è legato alla minoranza afroamericana. L’elettorato appartenente a questa fascia di società ha infatti sempre avuto due tendenze: quella a schierarsi per candidati molto riconoscibili all’interno del panorama delle primarie, oppure per candidati appartenenti alla propria comunità, come Obama.

 

Questo dato, che nel 2016 si era confermato con un grande afflusso di voti dagli afroamericani verso Hillary Clinton, sta invece cambiando. Il voto afroamericano sta mostrando segni di massiccio cambiamento. Le comunità – anche sulla spinta delle ultime midterm elections – hanno incominciato a cambiare il proprio rapporto con il partito democratico. La massa critica, spinta soprattutto dai millennials all’interno delle famiglie, sta portando la coscienza dell’elettorato afroamericano a una crescita, e questo ha portato l’elettorato a scegliere con molto più cura i proprio candidati. Questa non è una buona notizia per Joe Biden, il quale è sempre stato – vista la vicinanza ad Obama – uno dei maggiori indiziati a raccogliere il voto di queste comunità.

Se Biden non può, dunque, dare per scontato questo dato, anche per Bernie Sanders iniziano a esserci problemi soprattuto verso i millenials. Il senatore del Vermont, nel 2016, ha raccolto un massiccio afflusso di consenso dai giovanissimi. Nel 2020, questa fascia sarà ancora più importante all’interno della popolazione, ma Bernie non è più il candidato numero uno. I dati ci dicono che i millennials si stanno schierando massicciamente anche con Elizabeth Warren e con Kamala Harris, mentre è molto lontano Joe Biden.

L’effetto di Trump e la radicalizzazione democratica

L’esplosione di Elizabeth Warren e la crescita della massa critica sia nelle comunità afroamericane, che nei millennials sono legate secondo alcuni elettori da un sentimento che sta pervadendo la base democratica. Le politiche di Trump e l’ultra-destra razzista, religiosa e xenofoba stanno avendo una forte influenza su una parte consistente dell’elettorato democratico. Questi sta, infatti, andando verso una maggiore radicalizzazione rispetto ai propri temi.

Posizioni politiche intransigenti sull’aborto, sui matrimoni dello stesso sesso, sui diritti sociali e civili non sono più esclusiva delle fasce di estrema sinistra del partito, ma sono diventati necessità della maggioranza.

Le posizioni dell’estrema destra repubblicana stanno portando, ad esempio, larghe fette dell’elettorato democratico – una volta religioso o credente – a lasciare queste posizioni e a vedere come inaccettabile l’uso delle tematiche religiose in politica. Lo stesso vale sui temi razzisti: un’ importante fetta di elettorato democratico, nel Sud degli Stati Uniti, che una volta passava oltre le discriminazioni, oggi non accetta più tali posizioni. Questo obbligherà le campagne elettorali dei candidati più moderati a prendere molte volte posizione.

 

Fonti e approfondimenti

  1. Five Thirty Eight, Geoffrey Skelley, Who Will Make The Fourth Democratic Debate?, 9 Settembre 2019
  2. Medium, Elizabeth Warren, My Plan to End Washington Corruption, 16 Settembre 2019.
  3. New York Times, Sidney Ember, Young Voters Still ‘Feel the Bern,’ but Not Just for Bernie Sanders Anymore, 20 Settembre 2019.
  4. New York Times, Young Black Voters to Their Biden-Supporting Parents: ‘Is This Your King?’, 20 Settembre 2019.

 

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