Senato 2020: la corsa in Michigan

Copertina di Riccardo Barelli.

Il Michigan è uno degli swing States da cui potrebbe dipendere l’esito delle prossime elezioni negli Stati Uniti. Il risultato in questi territori sarebbe importante non solo per conquistare la Casa Bianca, ma anche per i democratici per riuscire a ottenere il controllo del Senato. Per farlo, i Dem avrebbero bisogno, tra gli altri, di difendere la carica del senatore uscente in Michigan, Gary Peters, uno dei due soli democratici in corsa per la rielezione in uno Stato vinto da Trump nel 2016.

Nel Michigan, la corsa al Senato si prefigura come più combattuta di quella presidenziale, in cui Joe Biden sembra avere un buon margine di vittoria su Trump. Per i repubblicani il Michigan si presenta invece come uno Stato difficile, in cui per vincere il loro candidato dovrà riuscire a sconfiggere il senatore democratico in carica, mentre, con buone probabilità, il presidente Trump potrebbe perdere lo Stato.

Per un pugno di voti

Quello che rende la sfida in Michigan ancor più interessante è che i due candidati, il democratico Peters e il repubblicano John James, si stanno contraddistinguendo per delle posizioni piuttosto non-partisan. Infatti, come commentano alcune delle testate giornalistiche statunitensi, proprio perché lo Stato non ha un profilo politico ben delineato, le elezioni vengono spesso vinte per un pugno di voti. I due candidati stanno quindi cercando di conquistare fette dell’elettorato di centro, erodendo la base elettorale più moderata dell’altro concorrente alla carica. Perciò, per il senatore Peters il percorso verso la vittoria si basa sul convincere i sostenitori di Trump a votare per lui, e per James l’opposto.

Negli annunci della campagna elettorale, James ha attaccato Peters sulla sua gestione della pandemia di Coronavirus e lo ha definito un legislatore inefficace, mentre Peters ha sottolineato le sue posizioni bipartisan e i suoi successi in materia di politiche industriali e ambientali. Successivamente, gli annunci hanno progressivamente acquisito un registro più forte e “propagandistico” e i due candidati hanno alzato i toni. Parte integrante della loro strategia per conquistare gli elettori moderati è, infatti, quella di accusarsi a vicenda di avere posizioni ideologiche molto forti o addirittura estremiste. Per esempio, James ha recentemente dichiarato che la rielezione di Peters costituirebbe un ulteriore passo verso “l’anarchia e il socialismo”.

Gary Peters, democratico

Gary Peters ha un background in management e in filosofia, è un veterano dell’esercito, ha lavorato in diverse istituzioni finanziarie e ha insegnato in varie università. Ha iniziato la sua carriera politica quando è diventato membro del consiglio comunale di Rochester Hills nel 1991 e nel 1994 è stato eletto alla Camera dei Rappresentanti del Michigan, dove ha servito dal 1995 al 2002, un periodo interrotto da un ritorno al servizio militare dopo gli attacchi dell’11 settembre.

Nel 2008, Peters si è candidato alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, sconfiggendo il candidato repubblicano in un distretto storicamente conservatore. Peters è stato un forte sostenitore delle politiche del presidente Barack Obama, in particolare il Patient Protection and Affordable Care Act. Inoltre, si è espresso a favore dell’aumento del salario minimo e di una riforma bipartisan dell’immigrazione.

La sua rielezione è un elemento fondamentale per la speranza dei Dem di conquistare la maggioranza in Senato e su questo punto insiste vigorosamente la campagna elettorale di Peters. Come ha recentemente dichiarato l’ex presidente Dem del Michigan, Brandon Dillon, non c’è possibilità che i Dem ottengano la maggioranza democratica al Senato senza che Gary Peters venga rieletto. Infatti, il partito sta investendo ingenti somme nella campagna elettorale e la lotta per il Senato ha reso quella in Michigan una delle gare più costose della nazione, con una spesa per Peters di più di 56 milioni di dollari in annunci (rispetto ai 45 milioni di dollari investiti da James). In questi giorni, è anche andato in onda uno spot televisivo con Barack Obama – che aveva già espresso il suo sostegno per il senatore – in cui l’ex presidente esprime gratitudine per Peters, “il suo amico Gary”, che lo avrebbe sempre sostenuto e che avrebbe per il Michigan contribuito a salvare l’industria automobilistica statunitense (Detroit, la capitale, è storicamente uno dei più importanti centri di questo settore).

John James, repubblicano

James, un trentanovenne ex pilota di elicottero dell’esercito e businessman, sta conducendo, più degli altri repubblicani in corsa in questa elezione, la sua campagna in una condizione di equilibrio precario. James è infatti afroamericano, e si è  recentemente trovato in difficoltà nel commentare le posizioni del presidente Trump e le ultime notizie riguardanti il razzismo sistemico nel Paese e le proteste di BlackLivesMatter. Egli è consapevole che esprimersi su queste questioni, in un certo modo, gli alienerebbe l’elettorato più fedele al presidente uscente.

Fino a qualche mese fa, James veniva lodato dai commentatori per avere pubblicamente criticato il presidente ma, a ridosso delle elezioni, il suo approccio è diventato progressivamente sempre più cauto nell’esprimere una posizione apertamente critica nei confronti dell’attuale amministrazione. Questo approccio ha quindi suscitato un aspro dibattito e molti lo hanno fortemente criticato per il fatto che non voglia porre maggiore distanza tra sé e Trump.

Se James, l’unico candidato nero che i repubblicani si aspettano di avere per il Senato, fosse stato in corsa sotto un presidente repubblicano che non avesse così apertamente provocato una polarizzazione del problema razziale, avrebbe potuto essere il candidato perfetto per uno Stato come il Michigan. In questo momento però, molti vedono come antitetico essere un rappresentante del Partito repubblicano guidato da Trump ed essere afroamericano e tacciono James di ipocrisia. Infatti, lui stesso ha ripetutamente raccontato di avere subìto diversi episodi di razzismo e aggressione da parte delle forze dell’ordine e di sentirsi profondamente vicino alla famiglia di George Floyd, la cui uccisione ha dato il via alle recenti proteste. Ora però, dicono i critici, si dimostra piuttosto omertoso.

Tensione in aumento

Quello del Michigan è un esempio importante per avere un’idea di come le divisioni ideologiche, sociali e razziali si stiano polarizzando negli Stati Uniti e del perché molti, per esempio, siano preoccupati che a seguito delle elezioni vi possa essere una nuova escalation di violenza. Infatti, è recentemente emerso che un gruppo suprematista bianco aveva pianificato un attentato terroristico per rovesciare il governo statale del Michigan e rapire la governatrice Gretchen Whitmer.

Anche dopo che il piano dei terroristi era venuto a galla, Trump ha continuato ad attaccare la Whitmer per il suo operato come governatrice e non ha esplicitamente condannato quello del gruppo dietro al complotto. Joe Biden si è invece espresso duramente nei confronti del presidente, accusandolo di essere di fatto “responsabile.” Biden sostiene che non solo Trump si renda complice della violenza, non denunciandola esplicitamente, ma che egli stesso ne sia diretta causa. Trump avrebbe infatti non solo espresso dure critiche nei confronti della governatrice Whitmer ma avrebbe ripetutamente esortato i suoi sostenitori a “Liberare il Michigan” e, secondo Biden, questo genere di messaggio ha risuonato tra le file più estremiste dei sostenitori del presidente uscente.

Su queste posizioni, Biden, insieme a coloro che criticano l’operato di Trump, ha sempre espresso pesanti critiche. La mancata o “debole” presa di posizione del presidente contro i suprematisti bianchi è un tema scottante anche per questa elezione. Per esempio, Biden ha dichiarato che una delle motivazioni che lo hanno spinto a candidarsi alla presidenza contro Trump è stato assistere alla manifestazione dei suprematisti bianchi a Charlottesville, Virginia, nel 2017, a cui non fece seguito una forte condanna da parte del presidente.

A seguito della scoperta del complotto contro la governatrice Whitmer, Biden ha twittato: “Dobbiamo essere chiari: non c’è posto per l’odio in America.” In questo clima, è difficile che Peters e James, candidati al Senato, riescano a mantenere la loro “strategia della neutralità”.

Fonti e approfondimenti

Arkin James, “Tightening Michigan race gives GOP hope of hanging on to the Senate“, POLITICO, 13/10/2020

Michigan Latest Polls, FiveThirtyEight, ottobre 2020

Isendstad Alex, “The one Republican Senate candidate willing to call out Donald Trump“, POLITICO, 05/09/2020

Peters Jeremy W. & Gray Kathleen, “Are Michigan Democrats In Trouble In Their Senate Race?“, TheNewYorkTimes, 19/10/2020

U.S. Senator Gary Peters Of Michigan, Peters.senate.gov, 2020

John James For U.S. Senate, 2020

The plot against Gretchen Whitmer“, The Economist, 17/10/2020

 

 

Be the first to comment on "Senato 2020: la corsa in Michigan"

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: