Afghanistan: il ruolo chiave delle donne in agricoltura

L’agricoltura rappresenta per l’Afghanistan uno dei pilastri su cui fondare lo sviluppo economico del Paese. Infatti, con quasi tre quarti della popolazione residente in aree rurali, moltissime famiglie afghane basano il proprio reddito sull’agricoltura di sussistenza. A seconda della zona, il 50-65% della forza lavoro impiegata nel settore è composta da donne (FAO, 2015). Tuttavia, nonostante i miglioramenti introdotti grazie alla collaborazione tra governo e organizzazioni internazionali, le lavoratrici agricole non sono ancora tutelate, né il loro ruolo chiave è a sufficienza valorizzato

Un’esclusione dalle radici complesse

Il potenziamento del settore agricolo in Afghanistan risente di una situazione complessa e per certi aspetti paradossale. Sebbene il ruolo della manodopera femminile sia centrale, nonché in certe zone preponderante, il lavoro delle donne è spesso relegato alle prime fasi della filiera produttiva. Spesso è inoltre su base familiare e quindi non remunerato, e non gli viene attribuito nessun valore economico. Questo genera una forte emarginazione sociale ed economica, che esclude le donne dai processi decisionali familiari e ne limita la partecipazione alla vita pubblica comunitaria. 

La difficoltà nel riconoscere il grande valore e la centralità della manodopera femminile è da ricollegarsi anche al contesto afghano, caratterizzato dalle tradizionali norme religiose, culturali e sociali che spesso vietano alle donne di avere un’istruzione di alto livello, indipendenza economica, accesso al mercato e, soprattutto, la gestione del reddito familiare. Questi vincoli legano le donne ad attività domestiche, al punto che la loro presenza e importanza diminuisce, quasi scomparendo, risalendo la catena produttiva agricola

Divisioni di genere e settori lavorativi

Il lavoro di donne e ragazze è fondamentale, molto versatile e flessibile. Sono loro a occuparsi della germogliazione dei semi, della potatura, dell’orticoltura, dell’irrigazione e della coltivazione dei frutti. Anche le prime fasi della catena di lavorazione, come la raccolta, il lavaggio e la preparazione per la vendita dei prodotti agricoli, sono solitamente affidate alle donne. Tutti lavori spesso non remunerati e affiancati alla cura di casa, famiglia e animali. È chiaro come questi siano settori di primaria importanza per l’intero processo produttivo. È altrettanto comprensibile il perché siano questi i loro ruoli principali. Le attività menzionate, infatti, non prevedono spostamenti dal nucleo familiare, la contrattazione e la compravendita, la gestione del reddito, oltre a molti altri aspetti della vita sociale ed economica solitamente affidati agli uomini. 

Le donne si trovano quindi relegate agli aspetti privati della vita agricola, nonché ai lavori quotidiani più estenuanti. Agli uomini è concessa, invece, la possibilità di avere una vita lavorativa e commerciale pubblica. Sono loro che si occupano della preparazione del terreno, della semina, dell’applicazione di diserbanti, della vendita e di altre attività che richiedono fatica, ma che vengono svolte saltuariamente durante ogni raccolto. Questi ruoli di genere e valori sono radicati nella società afghana, soprattutto nelle zone rurali. Le donne sono così escluse da intere fette di mercato. Spesso le costrizioni sociali, le paure personali, oppure la poca libertà di azione non permettono alle donne di essere formalmente impiegate o di sfruttare il ritorno economico generato dal loro lavoro. Le distinzioni di genere giocano, dunque, un ruolo importante nella divisione dei compiti all’interno della famiglia. L’unità base del modello economico in agricoltura e la segregazione dei generi è evidente in tutte le fasi della catena produttiva

Il ruolo delle organizzazioni internazionali

Le organizzazioni internazionali sottolineano come questa iniqua realtà sociale contribuisca negativamente allo sviluppo agricolo e rurale. Secondo l’Entità delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne (UN Women), la corretta partecipazione delle donne alla realtà economica e sociale dei propri Paesi promuove migliori condizioni di vita e la stabilità delle aree rurali. Le donne, infatti, hanno un ruolo predominante nella gestione famigliare e della comunità. Se i loro diritti di proprietà, eque opportunità, leadership, accesso al mercato e partecipazione alla vita pubblica fossero garantiti, la crescita economica, la sicurezza alimentare, lo sviluppo rurale e un benessere generale risulterebbero le naturali conseguenze di tali azioni. 

Gli approcci usati per affrontare queste tematiche sono stati vari. Dagli anni Settanta agli anni Novanta si è applicato il cosiddetto approccio Women in Development (WID), che identificava le donne come attrici passive del loro sviluppo e destinatarie di interventi molto mirati e circoscritti. Dagli anni Novanta in poi si è optato per l’approccio Gender and Development (GAD), incentrato su una maggiore sensibilità per la complessità dei ruoli di genere. Era necessario capire come questi interagissero con tutti i vari livelli e le problematicità della società, in modo da poter costruire una risposta pertinente. 

La strategia adottata recentemente si concentra, invece, sul Gender mainstreaming. Secondo il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, esso è definito come: “Il processo attraverso cui sono valutate tutte le implicazioni per le donne e per gli uomini di ogni azione progettata, in tutti i campi e a tutti i livelli, compresa l’attività legislativa, politica e di programmazione […] in tutte le sfere della politica, dell’economia e del sociale, cosicché donne e uomini ne possano trarre gli stessi vantaggi e non si perpetui la disuguaglianza. L’obiettivo è il raggiungimento della parità di genere”. Si tratta, dunque, di avere una maggiore sensibilità sul tema, in modo da poter pianificare delle risposte coerenti che puntino a un mutuo beneficio per entrambi i generi.

Nel contesto dell’Afghanistan, le attività svolte dagli organismi internazionali devono rientrare in un quadro programmatico specifico che consideri questo approccio trasversale. Le misure da adottare devono necessariamente comprendere l’aspetto educativo, delle riforme legislative, estese campagne di sensibilizzazione, la mobilità e l’accesso al mercato. Solo in questo modo si potrà rendere culturalmente accettabile il ruolo socioeconomico delle donne. Il loro empowerment e una partecipazione attiva non possono che giovare all’intera economia del Paese. Il lavoro delle organizzazioni internazionali non può, infine, prescindere dal coinvolgimento del governo.

Il ruolo del governo e dei ministeri

Le agende governative sono da tempo articolate anche sulla necessità di una maggiore inclusione e tutela delle donne nei vari settori lavorativi. In particolare, il ministero dell’Agricoltura, Irrigazione e Allevamento (MAIL) ha adottato, in collaborazione con l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), la Strategia Nazionale 2015-2020 per le Donne in Agricoltura. La maggior parte dei ministeri, tra cui quelli di Educazione, Salute Pubblica, Lavoro, Affari Sociali ed Energia, ha sostenuto l’iniziativa sviluppando politiche specifiche a sostegno del lavoro del MAIL. L’obiettivo è quello di rendere la tematica di genere trasversale (engendering) in tutto il settore agricolo

Per fare ciò la Strategia Nazionale si basa su quattro punti: lavorare sulla consapevolezza individuale e collettiva di uomini e donne; aumentare le risorse produttive e le opportunità economiche per le donne in agricoltura; campagne di sensibilizzazione rispetto a norme culturali e pratiche esclusive; leggi ad hoc e politiche sensibili alle tematiche di genere.

I progetti e programmi passati hanno dato risultati incoraggianti, primo fra tutti l’EU-MAIL Transition Project, un progetto da 14 milioni di euro finanziato dall’Unione Europea per fornire assistenza tecnica al MAIL. Numerosi sono stati gli obiettivi raggiunti dall’iniziativa, tra cui anche la creazione di molti posti di lavoro per le donne nel settore agricolo. A oggi ci sono più di dieci programmi attivi svolti in collaborazione tra il MAIL e diversi donatori internazionali. Tematiche quali quelle di genere, sostenibilità, diversificazione, export e autosufficienza alimentare sono sempre al centro di tali strategie.

L’importanza dell’inclusione e della tutela dei diritti

Il lavoro delle donne nell’agricoltura afghana, sebbene cruciale, è meno visibile di quello svolto dagli uomini e, quindi, considerato di valore inferiore. Ma ignorare le ineguaglianze di genere significherebbe per l’Afghanistan minare la propria abilità di promuovere uno sviluppo sostenibile, la produttività agricola, la sicurezza alimentare del Paese e un governo efficace. In breve, lo sviluppo rurale e dell’intera economia afghana dipende dall’inclusione delle donne in agricoltura e dalla tutela del lavoro essenziale che svolgono in questo settore.

 

Fonti e approfondimenti

ACTED, Afghan women and their key role in fighting food insecurity

Afghanistan Public Policy Research, Gender and the Agricultural Innovation System in Rural Afghanistan: Barriers and Bridges, giugno 2011

Ahmed, A. Kar, I. Leao, For rural Afghan women, agriculture holds the potential for better jobs, 12 gennaio 2017

Boros, A. McLeod, Empowering Women in Afghanistan, FAO, 2015

FAO, IFAD, World Bank Group, Gender in agriculture sourcebook, 2009 

FAO, Islamic Republic of Afghanistan, Afghanistan food security and nutrition plan (2019-2023), 12 novembre 2018 

The Asia Foundation, Women’s Empowerment Programs in Afghanistan, novembre 2011

UNWOMEN, Improving women’s economic rights in theory and practice, 2016

UNWOMEN, Women’s economic empowerment has ripple effects for the whole nation, dicembre 2016

World Bank Group, Gender in Developing the Agriculture and Livestock Sectors, 2009 

World Bank Group, Gender Equality as Smart Economics, settembre 2006

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