Afghanistan e sviluppo economico: le incoraggianti prospettive dell’agricoltura

Eastern Afghanistan Agricultural Scenic Aerial Image. Fonte: Flickr, Steve R. Green

In Afghanistan, il settore agricolo pesa circa il 20% del PIL totale del Paese. Più del 70% della sua popolazione vive in aree rurali e basa le proprie attività su un’agricoltura di sussistenza. Questa rappresenta da sempre l’attività portante, nonché il pilastro dello sviluppo e della sicurezza nazionale. Secondo la Banca Mondiale e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), questo rimane il settore con il potenziale maggiore per generare posti di lavoro e crescita economica nel breve e medio termine.

Problematiche di genere, cambiamento climatico, politiche regionali, import ed export sono punti chiave nelle programmazioni governative concernenti lo sviluppo agricolo. Ne abbiamo discusso con Valeria Pini, Project Manager e Institutional Development Expert, con alle spalle una carriera di diversi anni nella cooperazione internazionale e attualmente impegnata in progetti agricoli e idrici in Afghanistan, Tajikistan e Nepal.

Le donne, le grandi protagoniste del settore agricolo

La Strategia Nazionale 2015-2020 per le Donne in Agricoltura, sviluppata dal governo afghano in collaborazione con la FAO, definisce la situazione delle donne in questo settore come un “paradosso. Infatti, nonostante rappresentino più del 50% della forza lavoro, le donne afghane sono ancora soggette a diversi gradi di emarginazione economica e sociale, anche in agricoltura. La forza lavoro femminile rappresenta però un tassello fondamentale per la lotta all’insicurezza alimentare e alla povertà, nonché un elemento cardine per lo sviluppo economico del Paese. Questa forma di iniquità è ben nota al governo ed è di fondamentale importanza per i donatori internazionali.

Per i donor il gender ha un’importanza significativa, quindi ingenti esborsi e fondi sono legati alla partecipazione delle donne in agricoltura” sottolinea Valeria Pini. È proprio questo particolare interesse e pressione della comunità internazionale che ha aperto nuove strade all’inclusione, regolamentazione e salvaguardia dei diritti delle donne in agricoltura. Sebbene si occupino spesso di mansioni di base legate al lavoro agricolo e famigliare, esistono sempre più occasioni e realtà di empowerment e microimprenditorialità al femminile. “Rimane comunque una situazione tradizionale, ma c’è molto inesplorato e molto potenziale per creare delle situazioni più favorevoli, e soprattutto per creare lavori retribuiti per le donne. Tutto ciò che già fanno infatti, lo fanno gratuitamente, a fianco di casa, famiglia, figli e tutto il resto”.

Oltre alle questioni economiche e sociali, vanno però ricordate le problematiche culturali, etniche, religiose e quelle legate all’istruzione, che in una realtà fortemente tradizionale come quella afghana non possono essere sottovalutate. Per questo motivo, sono necessari anche programmi educativi, di sensibilizzazione e nuove regolamentazioni per poter instillare il necessario cambiamento di prospettiva nei confronti del ruolo socioeconomico delle donne.

La corsa all’oro blu e il cambiamento climatico

Oltre all’inclusione femminile, il futuro dell’agricoltura afghana si gioca anche su uno sviluppo sostenibile che tenga conto delle sfide poste dal cambiamento climatico. L’Afghanistan è considerato infatti tra i Paesi al mondo a più alto rischio per la desertificazione e i cambiamenti climatici. La sua morfologia e le deboli infrastrutture non rendono semplici la gestione e l’approvvigionamento dell’acqua per il settore agricolo. I molti interessi (geo)politici, regionali ed economici che ruotano attorno al tema, lo rendono una questione di fondamentale importanza e urgenza. Valeria Pini definisce la questione dei bacini d’acqua condivisi fra più Paesi “politically sensitive”, ma la gestione delle risorse idriche nazionali rimane un nodo centrale del lavoro di organizzazioni internazionali e ministeri dedicati.

I programmi governativi, sotto l’egida della comunità internazionale, tengono sempre in considerazione l’aspetto della gestione delle risorse idriche presenti e del cambiamento climatico. Ci si concentra infatti sulla distribuzione dell’acqua, del suo immagazzinamento, equa spartizione e utilizzo tramite sistemi a basso impatto ambientale. Tuttavia, si tratta spesso di un “lavoro di policy e riforme sia a livello centrale che a livello locale” – spiega Valeria Pini – che non va quindi a interferire con le agende e gli interessi regionali di più alto livello. I rapporti fra Paesi limitrofi sulla gestione delle acque regionali rimangono infatti di scarsa cooperazione e ancorati a interessi squisitamente politici, anche se, soprattutto dopo la devastante siccità del 2017 e 2018, “il problema dell’acqua e del cambiamento climatico è diventato ancora più concreto e urgente: obiettivamente non si può più ignorare”.

Diversificazione ed export

L’economia afghana è stata per anni dipendente dalla produzione di frumento e dall’importazione di diverse materie prime. Dai Paesi vicini, principalmente dal Pakistan, si sono però sempre importati prodotti non qualificati e certificati. Oltre al rafforzamento della produzione di sussistenza di prodotti tipicamente afghani, tra cui cereali e frutta secca, si cerca dunque di proporre una diversificazione delle varietà agricole, in modo da rendere l’Afghanistan meno dipendente dall’estero. “Questo non solo avrebbe senso per aiutare la popolazione a mangiare e a fare economia, ma anche per evitare che prodotti non certificati vengano importati e venduti all’interno del Paese per il sostentamento della popolazione. Si tratta di frutta e verdura, ma anche di carne non trattata e tanti altri prodotti” precisa Valeria Pini.

Si cerca sempre più di rendere variegata la produzione agricola, non solo per sostituire le importazioni con prodotti di più alta qualità, ma anche nell’ottica di poter aumentare il volume delle esportazioni. “Tutto il lavoro di value chain agricola mira all’import substitution, per evitare di importare localmente, ma anche per poi esportare all’estero”. In linea con questa visione, molti programmi governativi si occupano anche di sicurezza alimentare (food safety), “non solo per esaminare i prodotti che hai e farne un’analisi, ma anche per farli rientrare in standard internazionali buoni per consentirne un export di alto livello in maniera ufficiale”.

Esiste già un export regionale di prodotti agricoli che copre circa il 70% dell’export totale del Paese, e come rimarca Valeria Pini: “il potenziale c’è, i lavori che si stanno facendo vanno nella direzione giusta”. I temi della diversificazione dell’agricoltura e dell’esportazione regionale rimangono quindi prospettive incoraggianti e, in parte, già ben avviate. Sono proprio questi gli spazi di manovra che servono a un Paese fragile come l’Afghanistan per poter continuare un processo di sviluppo economico efficace.

Nuove sfide al tempo del Covid-19

La necessità di rendersi meno dipendenti dall’importazione di materie prime è stata evidenziata anche dal dilagare del Covid-19. Dopo la forte siccità, che ha colpito il Paese tra il 2017 e il 2018, l’agricoltura afghana ha ricominciato a crescere in maniera molto promettente (+7,5% nel 2019).  Come riporta il Development Update della Banca Mondiale, nel primo semestre del 2020 le misure preventive e di sicurezza adottate hanno avuto un impatto limitato sul settore agricolo. Al contrario, industrie e servizi hanno accusato ingenti decrescite. Tuttavia, le difficoltà non sono mancate e con la pandemia ancora in corso non è improbabile ci siano degli effetti negativi sul lungo termine.

Il problema fondamentale” – racconta Valeria Pini – “è iniziato quando, causa Covid-19, restrizioni e semi-lockdown, sono iniziati a mancare i prodotti e le materie prime che normalmente vengono dai Paesi vicini. Nonostante tutto il lavoro fatto in agricoltura, l’Afghanistan non è ancora in grado di sostenere autonomamente il settore. […] se devi importare un tot di prodotti per poter fare il tuo raccolto annuale o semestrale, ovviamente inizi a fare fatica”. Nonostante ciò, aggiunge Valeria Pini, “adesso chiaramente c’è un po’ più la rincorsa ai fondi, perché in un Paese in cui la situazione è già difficile per problemi politici e di sicurezza, una cosa del genere può mettere ancora più in ginocchio”.

Una strada ancora lunga ma promettente

Più di trent’anni di conflitti e sfide hanno impedito e continuano a impedire all’Afghanistan di sfruttare a pieno le potenzialità dell’agricoltura. Nonostante la stretta collaborazione tra il governo e la comunità internazionale realizzata a partire dal 2002, i problemi del Paese sono ancora tanti e complessi. Si pensi allo sfruttamento di migliaia di ettari adibiti alla coltivazione di oppio, all’insicurezza alimentare, alla malnutrizione, alla disoccupazione, alla povertà e ai problemi legati all’acqua. Tuttavia, investire nell’agricoltura come motore dello sviluppo economico del Paese potrebbe rappresentare la carta vincente se accompagnato da “un approccio sistematico, che parte dalle basi e che coinvolge governo, ministeri e dipartimenti competenti su tutti i livelli”. Un lavoro ben pianificato, decisioni politiche ad hoc e il necessario lavoro a livello di partnership pubblico-private (PPP) potrebbero favorire un ruolo di maggior rilievo all’agricoltura, perché, conclude Valeria Pini, “il potenziale per andare avanti c’è, le basi sono buone”.

 

 

Fonti e approfondimenti

FAO, “Country Programme Framework for the Islamic Republic of Afghanistan (2017 to 2021)”, luglio 2017

FAO, MAIL, “National Strategy on Women in Agriculture (2015-2020)

Leao, M. Ahmed, A. Kar, “Jobs from Agriculture in Afghanistan”, World Bank Group, 2018

UNODC, “Afghanistan Opium Survey: challenges to sustainable development, peace and security”, luglio 2019

World Bank Group, “Surviving the storm: Afghanistan Development Update July 2020”, 2020

World Bank Group, “Unlocking the Potential of Afghanistan’s Growth”, 6 maggio 2018

Be the first to comment on "Afghanistan e sviluppo economico: le incoraggianti prospettive dell’agricoltura"

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: