Riarmo UK: tra ambizioni globali e limiti di spesa

Regno Unito
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Il 19 novembre 2020 il Primo ministro britannico Boris Johnson ha annunciato il più sostanzioso incremento del budget della Difesa dalla fine della Guerra Fredda. Si tratta di 16,5 miliardi di sterline in più nei prossimi quattro anni, a cui va aggiunto il già stabilito incremento annuale delle spese dello 0,5% del PIL (tenuto conto dell’inflazione). L’aumento delle spese militari ammonta dunque a 24 miliardi di sterline, permettendo a Londra di destinare il 2,2% del PIL alla Difesa e di aggiungersi a quei pochi Paesi dell’Alleanza che rispettano le linee guida presenti in termini di spesa. 

La volontà del premier è quella di porre fine all’era della ritirata e riportare le navi di Sua Maestà a est di Suez, cosa che non avveniva dal 1964, quando il governo laburista di Harold Wilson, a seguito della sciagurata impresa del Canale di Suez del ’56, prese la decisione di ritirare le forze militari ancora presenti tra sud-est asiatico e Golfo Persico. Non tutte le basi nell’indo-pacifico andarono perdute: è ancora presente un’importante installazione a Singapore con tanto di guarnigione, per non parlare della strategica base di Diego Garcia nell’oceano Indiano, di cui Londra è titolare, ma ceduta di fatto agli Stati Uniti. La presenza britannica nell’indo-pacifico non è più stata assicurata, ma l’odierna iniziativa del governo conservatore promette un cambio di dottrina.

Ritorno a Est 

C’è però da dire che questa è una tendenza in atto da anni, a cui Johnson ha deciso di imprimere un’accelerata. Complice l’acuirsi della crisi d’identità post-imperiale a seguito di Brexit, Londra tenta di reinventarsi in ottica globale rafforzando la cooperazione bilaterale con i Paesi CANZUK (Canada, Australia, Nuova Zelanda, UK) e gli USA, in particolare nell’ambito della cooperazione militare. Questa rinnovata Global Britain tenterà di porsi come partner indispensabile per la sicurezza globale, soprattutto nei confronti della minaccia rappresentata dalla Cina.

È in quest’ottica che va letta l’iniziativa del Ministero della Difesa di dotarsi delle due nuove possenti portaerei classe Queen Elizabeth dal secondo decennio di questo secolo. Con un dislocamento di oltre 60 mila tonnellate ciascuna e capaci di imbarcare gli avanzati aerei F-35B (decollo corto e atterraggio verticale), le due portaerei rendono necessario dotarsi di basi capaci di ospitarle, nella prospettiva di un loro dispiegamento prolungato lontano dalle coste della madre patria. Nel 2019 è stato confermato il viaggio inaugurale dell’ammiraglia HMS Queen Elizabeth in estremo oriente, e nel 2018 è stata aperta la base di Ğuffayr nel porto bahreinita di Mīnā’ Salmān, capace di ospitare qualsiasi unità navale della flotta britannica. Vi si aggiungerà il diritto per la Royal Navy di utilizzare il porto omanita di Duqm, il quale sarà oggetto di investimenti che ne vedranno triplicare la dimensione attuale, allo scopo di facilitare gli schieramenti delle unità navali nell’oceano Indiano; per la RAF l’utilizzo di aeroporti in Qatar, Emirati Arabi Uniti e Oman. Inoltre, potranno sempre contare sulle strutture d’appoggio di Diego Garcia e di un’ipotetica futura base aeronavale in Singapore o Brunei.

La marina dovrà ricevere otto fregate Type 26 e cinque Type 31, più le nuove Type 32 e navi da supporto logistico.

Global Britain in a Competitive Age

Il 16 marzo di quest’anno, il governo britannico ha presentato la sua strategia integrata per gli anni a venire, attraverso il documento Global Britain in a Competitive Age che detterà le linee guida in termini di sicurezza, difesa, sviluppo e politica estera.

Tra le novità più interessanti vi è la marcia indietro del governo di Londra per quanto riguarda l’arsenale nucleare. Nel 2010 il Regno Unito si impegnò a ridurre il numero delle testate disponibili da 225 a 180 entro la metà di questo decennio, il documento spiega come le testate saranno invece aumentate fino a 260, così da avere un deterrente minimo credibile e indipendente. È quindi previsto il mantenimento di quattro sottomarini lanciamissili balistici (nucleari) classe Vanguard, spina dorsale della componente subacquea della Royal Navy, i quali inizieranno a essere sostituiti a partire dal 2030 dai nuovi sottomarini classe Dreadnought.

Si è posto anche il problema di proteggere i cavi sottomarini considerati infrastrutture strategiche. La marina sta sviluppando una nuova nave di sorveglianza dotata di sensori avanzati e droni sottomarini per la raccolta di dati. Questa servirà a combattere il rischio di sabotaggio ed entrerà in servizio nel 2024.

Viene anche posto l’accento sullo sviluppo di nuove tecnologie quali armi a energia diretta e missili ipersonici. Proprio il luglio scorso, il segretario della Difesa Ben Wallace ha dichiarato l’intenzione di istituire uno Space Command per le questioni militari che vanno oltre l’atmosfera. Questa iniziativa segue alla creazione dello U.S. Space Corp da parte del presidente Donald Trump, del Commandement militaire de l’espace francese e, più recentemente, dell’istituzione da parte italiana del Comando delle Operazioni Spaziali. Tutto questo a riprova di come la NATO e le maggiori potenze considerino lo spazio come centrale nelle loro strategie di difesa.

Il programma Tempest

Il BAE Systems Tempest è stato annunciato dal segretario della Difesa britannico nell’estate del 2018. Questo programma sarebbe la naturale evoluzione dell’Eurofighter Typhoon, aereo da caccia di generazione 4.5 nato dalla collaborazione di UK, Italia, Spagna e Germania. È proprio dalla necessità di dover sostituire nel futuro prossimo questo aereo (2040), che il Regno Unito ha intavolato questo progetto, il quale, per via della sua complessità, ha dovuto cercare collaborazioni industriali con altri Paesi. Sono state Svezia e Italia ad aderirvi e che insieme ai britannici hanno firmato a gennaio 2021 un Memorandum of Understanding in cui si impegnano formalmente a livello governativo allo sviluppo del sistema d’arma. Le grandi imprese delle nazioni coinvolte avevano già dato avvio alla collaborazione in merito dall’estate scorsa. Figurano: BAE Systems e Rolls-Royce per il Regno Unito, Avio Aero e Leonardo per l’Italia, Saab e GKN Aerospace Sweden per la Svezia, più il consorzio europeo della missilistica MBDA. 

Non si hanno ancora informazioni certe sulle caratteristiche tecniche dell’aereo, ma secondo quanto già annunciato si tratterà di un caccia di 6° generazione con capacità stealth, la cui entrata in servizio è prevista per il 2035. Gli aspetti più innovativi sarebbero la possibilità di lanciare missili ipersonici, di operare con armi a energia diretta (laser, microonde, impulsi elettromagnetici) e guidare/coordinare uno sciame di droni. Riguardo a quest’ultimo punto, la Royal Air Force ha assegnato all’azienda statunitense SpiritAero un contratto di 30 milioni di euro per la produzione del prototipo di velivolo a pilotaggio remoto da affiancare agli F-35 e, in futuro, ai Tempest. Si tratta del Progetto Mosquito, che si inserisce all’interno del programma Tempest.

Il governo britannico vi ha già investito oltre 2 miliardi di sterline e promette una ricaduta occupazionale per l’economia britannica di circa 20.000 posti di lavoro.

I tagli 

A dispetto delle roboanti dichiarazioni del governo e dei vertici della Difesa, non sono poche le criticità in merito a tutti questi piani di sviluppo. Primo fra tutti la possibilità che i mezzi non bastino a fronte delle necessità operative che l’ambiziosa Global Britain comporta

Vittime sacrificali sarebbero innanzitutto gli F-35 a vantaggio del Tempest. Il problema è che quest’ultimo ancora non esiste e le portaerei già ci sono, perché la Difesa aveva deciso di acquistare la versione B del caccia multiruolo della Lockheed Martin, gli unici che possono operare sull’HMS Queen Elizabeth e l’HMS Prince of Wales avendo già dismesso da tempo gli Harrier. 

Un ruolo fondamentale l’ha svolto la recessione economica causata dal Covid-19, con la conseguente necessità di dirottare le poche risorse disponibili a favore del programma Tempest. Dei 138 F-35B previsti ne saranno acquistati soltanto 48, cioè 90 velivoli in meno. I vertici della Royal Navy hanno espresso le loro perplessità in merito, perché tra dispiegamento operativo a bordo delle navi, manutenzione e addestramento non basterebbero. Senza contare che sarebbero usati congiuntamente con la RAF. Ritengono che 70 sia il numero minimo per avere una forza credibile. Per l’aeronautica sarebbe previsto il taglio del 41% della linea di volo, in cui spiccano 24 Typhoon e 14 C-130J Hercules in meno. Al momento non ne è previsto il rimpiazzo.

Secondo molti osservatori questi tagli, uniti ai 10.000 soldati in meno per l’esercito (arrivando così a quota 70.000) e la riduzione di 77 carri armati e 760 veicoli Warrior, possano non mettere in condizione le forze armate di ricoprire tutti i compiti cui sono chiamate a svolgere. Anche per la marina, nonostante i nuovi arrivi, le navi a disposizione potrebbero non bastare (è paragonabile a quella italiana per dimensioni).

Sebbene il Regno Unito voglia ricoprire un ruolo di primo piano, attualmente sembra più probabile che dovrà svolgere il ruolo di gregario degli USA nella lotta contro Cina e Russia, magari ritagliandosi qualche margine di influenza nei confronti delle ex colonie.

L’ambizione di avere delle forze armate flessibili e tecnologicamente avanzate in postura expeditionary dovrà scendere a compromessi con le reali capacità britanniche in termini di spesa.

 

Fonti e approfondimenti

British Government, Global Britain in a Competitive Age: the Integrated Review of Security, Defence, Development and Foreign Policy.

Michael Shurkin, Britain should be more Italy?, Wavell Room, 24/04/2021.

Aviation Report, Regno Unito: speculazioni su ipotetici tagli alla difesa definiti dal documento Integrated Review che sarà pubblicato il 16 marzo 2021. Gli F-35B vittime sacrificali dei tagli?, 07/03/2021.

Stefano Pioppi, Meno truppe, ma più tecnologiche. Il Regno Unito ridisegna la Difesa, formiche.net, 22/03/2021.

Ministero della Difesa, DIFESA: PROGETTO TEMPEST, FIRMATO MEMORANDUM OF UNDERSTANDING TRA ITALIA, REGNO UNITO E SVEZIA. IL PROGRAMMA ENTRA NEL VIVO – n.1, 02/01/2021.

Paolo Mauri, Il progetto del caccia Tempest compie un balzo in avanti, InsideOver.com, 23/07/2020.

Andrew Chuter, UK to boost defense budget by $21.9 billion. Here’s who benefits — and loses out, DefenseNews.com, 19/11/2020.

Paolo Mauri, Il Regno Unito potrebbe decidere di acquistare solo la metà dei previsti F-35B, InsideOver.com, 21/09/2020.

Alberto de Sanctis, LONDRA TORNA IN ALTO MARE, Limes: la questione britannica – n.5 – 2019.

 

Editing a cura di Francesco Bertoldi

 

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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