Ricorda 1971: Swann v. Charlotte-Mecklenburg Board of Education

Riccardo Barelli - Remix Lo Spiegone - Warren K. Leffler, U.S. News & World Report Magazine - Libera licenza

Nell’aprile di cinquant’anni fa, la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha emesso la storica sentenza Swann v. Charlotte-Mecklenburg, la pronuncia più importante in ambito di desegregazione scolastica dopo Brown v. Board of Education del 1954. Infatti, nonostante quest’ultima avesse dichiarato incostituzionale la segregazione nell’istruzione pubblica, in molti Stati tale pratica rimase invariata. A Charlotte, ad esempio, a metà degli anni Sessanta, meno del 5% dei ragazzi afroamericani frequentava scuole integrate.   

La Corte ha quindi confermato un programma, precedentemente stabilito dal tribunale di Charlotte che prevedeva l’utilizzo dei cosiddetti “autobus per l’integrazione razziale” (definiti anche “autobus forzati”, busing in inglese). La misura consisteva nella pratica di assegnare e trasportare studenti nelle scuole all’interno o all’esterno dei distretti scolastici in cui vivevano, nel tentativo di diversificare la composizione razziale di scuole.

Il caso Swann

La National Association for the Advancement of Colored People (NAACP), per conto di Vera e Darius Swann, genitori di un bambino di sei anni, citò in giudizio il distretto scolastico di Charlotte-Mecklenburg per consentire al figlio di frequentare la Seversville Elementary School, la scuola più vicina a casa loro nonchè una delle poche strutture integrate della città.

James McMillan, il giudice distrettuale federale nel caso, si pronunciò a favore degli Swann e supervisionò l’attuazione di una strategia di mobilità pubblica che aiutasse l’integrazione nelle scuole del distretto. La decisione di McMillan fu fortemente contestata dalla comunità bianca locale che si organizzò nella Concerned Parents Association, lanciando un vero e proprio boicottaggio (senza successo) del sistema scolastico pubblico.

Inizialmente, la Corte d’Appello del Quarto Circuito respinse la causa Swann in una sentenza del 1966 che affermava che la città aveva rispettato Brown adottando il modello settentrionale delle scuole di quartiere, che nulla avevano a che fare con la segregazione. Negli anni successivi, la NAACP costruì un nuovo caso, sostenendo che, poiché le politiche dei governi municipali e federali avevano causato una segregazione abitativa quasi completa a Charlotte e nei suoi sobborghi, la segregazione razziale risultante nel suo sistema scolastico di quartiere violava quanto sostenuto nella sentenza Brown.

A seguito del processo, migliaia di famiglie bianche scrissero alla Casa Bianca, firmandosi come “membri della maggioranza silenziosa” e chiedendo l’intervento federale per proteggerli dal presunto “razzismo al contrario” degli autobus “forzati”.

L’amministrazione Nixon rispose con un’importante dichiarazione politica, in cui si sosteneva l’idea che la segregazione “de facto” delle scuole, conseguente alla situazione di forte ghettizzazione abitativa di molte città statunitensi, non era considerabile come segregazione razziale ed era quindi esente dall’ambito di applicazione di Brown v. Board of Education.

Avverso questa pronuncia fu presentato ricorso alla Corte Suprema, che si è schierata all’unanimità con la NAACP. 

I giudici ritennero che nell’ambito della desegregazione scolastica, i tribunali federali avessero ampi poteri per rimediare ai torti passati e quindi potessero utilizzare il busing come ulteriore strumento di integrazione per raggiungere l’equilibrio razziale. In particolare, nonostante alcuni passaggi volutamente vaghi, la Corte ha stabilito che i programmi volti a favorire l’integrazione all’interno della comunità scolastica di Charlotte dovevano essere giudicati in base alla loro efficacia e l’uso di rapporti o quote erano legittimi “punti di partenza”. Le scuole prevalentemente o esclusivamente frequentate da studenti afroamericani richiedevano un attento esame da parte dei tribunali, nonostante non sia stato possibile stabilire delle linee guida per studiare queste situazioni.

La sentenza ha permesso alle città di tutto il Paese di adottare l’utilizzo degli autobus, sebbene la sentenza Milliken v. Bradley del 1974 ne abbia poi limitato l’uso ai distretti che potevano dimostrare di aver adottato politiche discriminatorie in passato, confermando che la segregazione era consentita se non considerata come politica esplicita di ciascun distretto scolastico. In particolare, la Corte ha ritenuto che i sistemi scolastici non fossero responsabili della desegregazione, a meno che non si potesse dimostrare che ciascuno di essi si era deliberatamente impegnato in una politica di segregazione. 

L’eredità del busing è ancora un argomento controverso. Entro la fine del ventesimo secolo, questi programmi erano quasi svaniti a causa di controversie legali e decisioni prese dalle amministrazioni locali. 

Con la pronuncia del 1990 Board of Education di Oklahoma City v. Dowell la Corte Suprema ha ritenuto che una volta che i distretti scolastici avessero compiuto uno “sforzo apprezzabile” e in “buona fede” per desegregare, si poteva ritenere di aver raggiunto lo status “unitario”, liberandoli quindi dalla supervisione del tribunale. La decisione ha consentito alle scuole di porre fine ai precedenti sforzi di desegregazione anche nei casi in cui vi era un reale pericolo di un ritorno alla segregazione. 

Qualche anno dopo, con la sentenza Freeman v. Pitts si è stabilito che i distretti potevano essere liberati dalla supervisione in “fasi incrementali”, quindi che i tribunali avrebbero continuato a controllare solo quegli aspetti dell’integrazione che non erano ancora stati raggiunti. 

Conclusioni

Guardando i dati di oggi, possiamo dire che nel corso del tempo, una sentenza importante come Swann v. Charlotte-Mecklenburg Board of Education è stata svuotata del suo significato dalle successive pronunce. 

Secondo il Government Accountability Office, l’agenzia federale che controlla l’uso dei fondi pubblici, in tutti gli Stati Uniti gli studenti afroamericani e ispanici provenienti da famiglie a basso reddito sono stati progressivamente segregati: le scuole pubbliche a prevalenza nera e latina sono passate dal 9% del totale nel 2001 al 16% nel 2014.

Secondo un’analisi apparsa sul New York Times a febbraio 2019, più della metà degli studenti del Paese si trova in distretti ad alta segregazione, dove oltre il 75% degli studenti è bianco o nero. Inoltre, i distretti scolastici che includono prevalentemente studenti neri hanno ricevuto nel 2016 23 miliardi di dollari di sovvenzioni in meno, nonostante il medesimo numero di studenti delle scuole a predominanza bianca. 

 

Fonti e approfondimenti

Granados, Alex, “The history and impact of Swann v. Charlotte – Mecklenburg – Education NC”, EdNC, 20/04/2016.

Supreme Court declares desegregation busing constitutional”, HISTORY, 16/04/2021.

Lassiter, Matthew D., “How American’s refusal to accept busing has kept schools segregated”, The Washington Post, 20/04/2021.

Library of Congress, U.S. Reports, Swann et al. v. Charlotte – Mecklenburg Board of Education et al., 402 U.S. 1 (1971).

Meatto, Keith, “Still Separate, Still Unequal”, The New York Times, 02/05/2019.

Oyez, “Freeman v. Pitt”, 24/07/2021.

Oyez, “Swann v. Charlotte-Mecklenburg Board of Education”, 24/07/2021.

The Editors of Encyclopaedia Britannica, “Swann v. Charlotte-Mecklenburg Board of Education”, Britannica.

 

Editing a cura di Cecilia Coletti

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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