Ricorda 1971: La fondazione di Medici Senza Frontiere

Fondazione Médecins sans Frontières_Lo Spiegone
Riccardo Barelli - Remix Lo Spiegone - Mark Knobil - Flickr - CC BY 2.0

Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della fondazione di Medici senza frontiere (MSF), nata ufficialmente il 22 dicembre 1971.

La fondazione

Oggi MSF è una delle organizzazioni internazionali non governative più grandi impegnate nelle aree di conflitto, che porta assistenza medico-umanitaria alle popolazioni colpite da fame, malattie e guerre. La sua storia inizia nel 1971 in Nigeria, nel periodo più acuto della cosiddetta crisi del Biafra. Dopo anni di guerra civile, seguita alla proclamazione della Repubblica del Biafra nelle province meridionali del Paese, migliaia di civili (si trattava soprattutto di membri della minoranza Igbo) furono colpiti dal blocco imposto dal governo di Lagos sulla regione, che impediva l’accesso di persone, beni di prima necessità e aiuti umanitari in tutto il Biafra. Migliaia di civili morirono di fame e stenti; quella del Biafra è ricordata come una delle peggiori crisi umanitarie di tutti i tempi. Per mesi, volontari e medici provarono a raggiungere la regione senza riuscire a superare il blocco dell’esercito nigeriano, che intanto accusava le organizzazioni umanitarie di cercare di introdurre armi per sostenere i ribelli. 

In testa alle organizzazioni accorse in soccorso dei civili colpiti dalla crisi c’era la Croce Rossa, una delle istituzioni più longeve e un punto di riferimento per gli operatori umanitari di tutto il mondo. Tra coloro che risposero all’appello dell’organizzazione per reclutare medici da mandare in Nigeria c’era Bernard Kouchner, giovane dottore francese che rimase inorridito dal silenzio e dall’omertà che anche la Croce Rossa stessa osservava sulle violenze perpetrate dall’esercito nigeriano sulla popolazione del Biafra. 

Una volta rientrati in Francia, Kouchner e un gruppo di medici e giornalisti fondarono Medici senza frontiere, il 22 dicembre del 1971. Il loro obiettivo era creare un’organizzazione medica che agisse in situazioni di emergenza e fosse più libera nelle parole e nei fatti. Tra i fautori dell’accordo di fondazione c’erano Raymond Borel e Philippe Bernier, giornalisti della rivista medica Tonus che, come Kouchner, avevano sperimentato l’inefficacia dell’azione internazionale in Biafra in prima persona. 

Prime missioni e fratture interne

I primi anni di vita dell’organizzazione furono duri e di formazione. Ansiosi di mettere in pratica quello che avevano imparato e la loro visione incentrata su un’azione umanitaria immediata e apolitica, i medici e i volontari del piccolo nucleo originale si trovarono ben presto ad affrontare grandi crisi umanitarie e catastrofi naturali. La prima missione ufficiale di MSF fu a Managua, in Nicaragua, dove nel 1972 un fortissimo terremoto distrusse la città e causò tra le 10.000 e le 30.000 vittime (i dati ancora oggi non sono certi). Nel 1974, fu la volta dell’Honduras, in soccorso della popolazione colpita dall’uragano Fifi. 

Quando l’anno dopo l’ONG arrivò in Thailandia per aiutare i rifugiati cambogiani in fuga dal regime dei Khmer rossi, la mancanza di mezzi e l’inesperienza di molti volontari mise in luce la debolezza di MSF in quanto organizzazione umanitaria appena nata. Si crearono così delle tensioni interne tra chi non voleva che le operazioni fossero organizzate e sostenute da potenti finanziatori esterni e chi, invece, premeva per una maggiore strutturazione e organizzazione. I membri fondatori non volevano diventare come la Croce Rossa, tanto criticata ai tempi del Biafra, ma allo stesso tempo cominciavano a capire di non potersi lanciare a capofitto in missioni rischiose senza strumenti e mezzi adeguati. 

Le incomprensioni si fecero sempre più forti fino a raggiungere l’apice nel 1979, in occasione della crisi dei rifugiati del Vietnam in fuga dalla dittatura comunista. Kouchner, allora presidente, mobilitò l’intera classe intellettuale francese e l’opinione pubblica per procurarsi una barca e andare in soccorso delle centinaia di persone che scappavano da Hanoi, provocando la reazione del resto del gruppo, che non apprezzò l’onda di attenzione mediatica. La frattura definitiva arrivò qualche mese dopo, quando Kouchner lasciò MSF definitivamente per fondare una nuova organizzazione, Médecins du monde (MDM) insieme ad alcuni colleghi che condividevano la sua visione. 

Dal 1980 a oggi: l’Etiopia, l’Afghanistan e il Nobel per la pace

Gli anni Ottanta e Novanta furono fondamentali per la crescita e lo sviluppo dell’identità di MSF. Una volta diventata ufficialmente una ONG, si espanse e riuscì a imporsi come punto di riferimento nel panorama delle organizzazioni medico-umanitarie. Fu una delle prime a portare avanti campagne di fundraising in Francia, su modello statunitense, ricevendo sovvenzioni da cittadini privati che ne sposano la visione neutrale e di denuncia delle ingiustizie della politica e gli abusi di potere militari. I rappresentanti di MSF, assicuratisi il sostegno dell’opinione pubblica, continuarono infatti a denunciare apertamente i governi che non rispettavano i diritti umani o violavano le libertà dei cittadini: dopo la Cambogia, fu la volta delle rischiosissime quanto note missioni in Afghanistan a seguito dell’occupazione sovietica nel 1980. I medici e gli operatori di MSF erano in quel momento gli unici a poter testimoniare direttamente le conseguenze dell’arrivo delle truppe di Mosca sui civili. 

La volontà di denunciare si fece ancora più forte allorché medici e volontari sbarcarono in Etiopia nel 1985, dove lanciarono un massiccio programma nutrizionale in sostegno dei civili stremati da conflitti e soprusi. Una volta sul posto, si resero conto che il governo sfruttava proprio le organizzazioni umanitarie per effettuare trasferimenti forzati della popolazione o dirottava gli aiuti umanitari. MSF decise di non restare in silenzio e di denunciare apertamente il governo di Addis Abeba, venendo così espulsa. 

Queste due fondamentali esperienze sono servite a definire nitidamente l’indirizzo di MSF, che non ha mai smesso di far luce su cosa c’è dietro i conflitti e le emergenze umanitarie in giro per il mondo. Lo ha fatto in Ruanda, in occasione del genocidio di oltre 800.000 civili di etnia Tutsi e nei campi profughi nello Zaire (l’attuale Repubblica Democratica del Congo). Ha fatto lo stesso in Bosnia nel 1992, denunciando le operazioni di pulizia etnica e i crimini contro l’umanità ai danni della popolazione di fede musulmana. 

Nel 1999, MSF venne insignito del premio Nobel per la pace in riconoscimento del «lavoro umanitario pioneristico realizzato in vari continenti», di una «ONG che tende la mano attraverso le frontiere, i conflitti e il caos politico». Nel suo discorso di accettazione del premio, l’allora presidente James Orbinski si rivolse direttamente al presidente russo Boris Eltsin per condannare la violenza russa contro i civili in Cecenia. Mentre pronunciava il suo discorso, alle porte dell’ambasciata russa di Oslo, un gruppo di volontari dell’organizzazione misero in atto un sit-in di protesta. Le sue parole esprimono e riassumono perfettamente l’identità e la missione dell’organizzazione: « «Il silenzio è stato a lungo confuso con la neutralità, ed è stato presentato come una condizione necessaria per l’azione umanitaria. Dalle sue origini, MSF è stata creata per opporsi a questa tesi»». 

 

 

Fonti e approfondimenti

France Inter avec AFP, Médecins sans frontières a 50 ans : l’histoire de l’ONG en photos, 10/06/2021.

Medici Senza Frontiere, Storia.

 

 

Editing a cura di Carolina Venco

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