La non vittoria di Trudeau alle elezioni canadesi

Justin Trudeau
2017 Canada Summer Games - flickr.com - CC BY 2.0

Le elezioni anticipate in Canada, non sono andate come Justin Trudeau aveva sperato. A metà agosto Mary Simon, governatrice generale, aveva sciolto le Camere e richiamato gli elettori alle urne dopo che il Primo ministro canadese l’aveva informata sull’impossibilità, per la maggioranza, di andare avanti. In realtà Trudeau sperava anche di concretizzare in termini di seggi quei sondaggi che lo davano in crescita soprattutto grazie alla gestione della pandemia. Così non è stato: il 20 settembre il Partito liberale guidato da Trudeau ha vinto, ma il Primo ministro sarà di nuovo alla guida di un governo di minoranza, come accaduto alle elezioni del 2019 e come successo già altre dieci volte in passato. Non sempre i governi di minoranza sono arrivati alla fine del mandato.

Il confronto con le precedenti elezioni

Rispetto al 2019, il Partito liberale ha guadagnato 2 seggi passando da 157 a 159. Lo ha fatto prendendo, in termini assoluti, meno voti rispetto a quelli conquistati nella scorsa elezione (passando da circa 6 milioni a circa 5,56 milioni) e meno voti dei rivali conservatori guidati da Erin O’Toole che si sono fermati a poco meno di 5,746 milioni di preferenze (nel 2019 erano state circa 6,2 milioni).

Il numero più alto dei seggi per i liberali è dovuto al sistema elettorale canadese che prevede il metodo first-past-the-post, anche conosciuto come winner takes all: l’uninominale secco in cui in un collegio chi ottiene la maggioranza relativa, anche di un solo voto, vince senza bisogno di raggiungere alcun quorum. Il sistema politico del Canada, essendo tuttora un Paese del Commonwealth, prevede un governatore generale che rappresenta la monarchia britannica e svolge i doveri costituzionali e cerimoniali al posto del re o della regina. Proprio quest’ultimo (o quest’ultima) lo nomina su indicazione del Primo ministro canadese. Il governatore, o la governatrice come nel caso attuale di Mary Simon, ha un mandato a vita, ma generalmente rimane in carica per cinque anni. È il viceré che rappresenta la monarchia del Commonwealth presso le istituzioni canadesi.

Su questo modello si costruiscono anche i due rami del Parlamento: una Camera alta (il Senato) e una Camera bassa. La prima si compone di 105 senatori nominati dal governatore generale, su proposta del Primo ministro. Questi, a differenza dei deputati alla Camera bassa che restano in carica per quattro anni, rimangono in carica fino al compimento dei 75 anni di età. La Camera bassa, dunque, è l’unica delle due a essere elettiva. Essendo composta di 338 seggi, la maggioranza assoluta si ottiene raggiungendo 170 membri eletti. Questo significa che, a differenza delle aspettative di Trudeau, con i 159 seggi guadagnati il Primo ministro canadese guiderà per i prossimi quattro anni un governo di minoranza e dovrà cercare l’appoggio degli altri partiti per garantire l’approvazione delle sue riforme. In particolare, Trudeau dovrebbe fare affidamento sui 32 seggi Bloc Québécois (BQ), il partito regionalista del Quebec, e sui 25 scranni del New Democratic Party (NDP). Entrambe le forze, non dovrebbero ostacolare il governo, anche se tutte e due le forze hanno degli obiettivi specifici: il BQ vuole evitare che l’esecutivo intervenga sul Bill 21, la legge provinciale che impedisce ai dipendenti pubblici di indossare simboli religiosi mentre svolgono le le loro funzioni; l’NDP insiste sul miglioramento dell’assistenza sanitaria e su nuove tasse per ceti più ricchi. Sostanzialmente superfluo sarà invece l’eventuale appoggio del Green Party, che ha ottenuto solo due seggi.

La geografia del voto

Rispetto alle elezioni del 2019 ci sono stati pochi cambiamenti. Questo nonostante Trudeau abbia provato a ribaltare gli errori fatti in passato, quando aveva messo candidati più moderati nelle città, nonostante la partecipazione politica  – soprattutto quella di sinistra – sia più forte nei grandi centri (un po’ come accade negli Stati Uniti). Nonostante candidature più forti, i liberali sono cresciuti di poco perché quello che hanno guadagnato nelle città, lo hanno perso in altri collegi – come in quello di Nuova Scozia e in alcune isole – in favore del NDP, o al BQ. I conservatori invece hanno resistito, evitando il governo di maggioranza. Lo hanno fatto vincendo nelle zone in cui dovevano vincere e mantenendo la parte di roccaforte dei territori canadesi che si trovano al confine con lo Stato Usa del Maine. I conservatori infatti sono più duri nei confronti degli Stati Uniti, appoggiando per esempio le vertenze dei pescatori di aragoste canadesi contro quelli a stelle e strisce, i quali invadono le loro acque. L’altro motivo per cui i liberali non hanno raggiunto la maggioranza è la tenuta dell’NDP che ha perso solo un seggio rispetto al 2019, nonostante il tentativo di riposizionamento a sinistra di Trudeau per cercare di scardinare le loro roccaforti. 

I motivi della non vittoria

Se durante la pandemia la fiducia in Trudeau era aumentata, subito dopo l’annuncio delle elezioni il suo consenso è cominciato a calare. I cittadini e le cittadine canadesi non hanno apprezzato la scelta di andare al voto con la crisi sanitaria ancora in atto, nonostante al 20 settembre, giorno delle elezioni, il Paese avesse quasi raggiunto il 70% dei vaccinati con doppia dose. Ma questo non è l’unico motivo della non vittoria di Trudeau. 

Secondo uno studio condotto dal Phelan Centre del LSE, basata sui dati raccolti da Abacus Data, è vero che la gestione della pandemia ha premiato Trudeau, ma è altrettanto vero che altri fattori hanno avuto un peso altrettanto importante nella scelta degli elettori. Il 50% ha segnalato come il Covid-19 fosse tra i tre temi più importanti, mentre il 31% lo ha indicato come il principale. Subito dopo il Covid-19, però, il 40% ha inserito tra i tre principali problemi da risolvere quello dell’inflazione, mentre il 31% ha scelto l’economia. 

Questi dati vanno letti insieme ad altri. Interrogati su quale schieramento politico fosse il migliore per affrontare le varie questioni portanti, i conservatori hanno ottenuto un vantaggio sui liberali in entrambi gli aspetti prima citati. Sull’economia, il 40% degli intervistati ha detto che i conservatori erano più adatti ad affrontare il tema, contro il 29% che ha preferito i liberali. Sull’inflazione il 30% ha preferito i conservatori, contro il 24% che ha scelto i liberali. Un ultimo aspetto da considerare è quello legato all’ambiente, colonna portante del discorso di Trudeau, ma poco interessante per l’elettorato. Se il 30% ha detto che i liberali sono più adatti ad affrontare tematiche legate al cambiamento climatico (contro il 9% che ha preferito i conservatori), è anche vero che solo il 29% degli intervistati ha inserito questo tema tra i tre principali problemi da risolvere. 

Oltre alla convinzione di aver già vinto visti i sondaggi che ad aprile gli attribuivano il 40% del gradimento, Trudeau è inciampato anche in qualche gaffe su questioni importanti visto gli orientamenti dell’elettorato. Una su tutte quella del 18 agosto 2021, quando Trudeau ha affermato di non considerare la politica monetaria una priorità, proprio mentre veniva registrato il tasso di inflazione annuale del Canada al 3,7%, il più alto dal 2011.

Il nuovo governo

Nonostante tutto questo, Trudeau è ancora in sella e il 26 ottobre ha annunciato il suo nuovo Cabinet (l’equivalente del nostro Consiglio dei ministri). Oltre al Primo ministro, lavoreranno nella squadra di governo 38 tra ministri e ministre, con equa distribuzione nelle diverse cariche. Non si tratta di una novità: da quando Trudeau è arrivato al governo nel 2015 è sempre stato così. Le novità, invece, provengono dalla distribuzione dei dicasteri, dove ci sono stati diversi stravolgimenti rispetto al precedente mandato. Innanzitutto nel ministero della Difesa. In precedenza guidato da Harjit Sajjan, primo canadese di religione Sikh a comandare un reggimento dell’esercito, è stato assegnato ad Anita Anand, seconda donna a ricoprire questo ruolo e definita da Trudeau come “un’esperta di governance di livello mondiale” che può aiutare a guidare il cambiamento necessario nella cultura delle forze armate. Sajjan era infatti finito nell’occhio del ciclone perché sarebbe stato al corrente dei comportamenti inappropriati di natura sessuale di Jonathan Vance, ex capo di stato maggiore della Difesa, che si è poi dimesso a gennaio 2021. Dopo Vance anche altri 11 membri tra alte cariche militari erano finite sotto indagine. Anche se non è più alla Difesa, Sajjan è comunque a capo del ministero dello Sviluppo internazionale. La scelta di Anand come sostituta di Sajjan, però, riflette anche un posizionamento geopolitico del Canada. La nuova ministra, infatti, anche lei di origini indiane, è più vicina al presidente indiano Narendra Modi di quanto non lo fosse il suo predecessore. Inoltre, Sajjan è vicino ad alcuni gruppi indipendisti sikh e questo aveva fatto storcere il naso a Modi. La scelta di riavvicinarsi all’India è dovuta anche alla volontà di Trudeau di non scontentare il suo omologo statunitense Joe Biden, che nell’indopacifico sta cercando di contrastare l’avanzata cinese attraverso il QUAD (accordo quadrilaterale di sicurezza) all’interno del quale c’è anche Nuova Delhi. 

Altre due donne avranno incarichi di prestigio. Chrystia Freeland, fortemente quotata per prendere il posto di Trudeau, ha mantenuto la carica di vice Prima ministra ed è passata dal dicastero degli Affari intergovernativi a quello delle Finanze. Salto di livello anche per Mélanie Joly che da ministra dello Sviluppo economico e delle Lingue ufficiali è diventata ministra degli Esteri: è la quinta persona a ricoprire questo ruolo da quando Trudeau è diventato Primo ministro nel 2015. Infine, vanno segnalate due novità.

La prima è la creazione di un nuovo ministero, quello della Salute mentale e delle dipendenze, che è stato affidato Carolyn Bennett. In questo settore il Canada è tra i Paesi più avanzati al mondo, anche perché deve far fronte a uno dei tassi più elevati di tossicodipendenza. La seconda è l’accelerazione sul tema del cambiamento climatico. Non soltanto perché il suo governo ha imposto una tassa sul carbonio e ha affermato che ridurrà le emissioni nocive nel settore energetico. Ma anche perché ministro dell’Ambiente e del Cambiamento climatico è stato nominato Steven Guilbeault, attivista per oltre 20 anni in diversi gruppi ambientalisti tra cui Greenpeace. Definito da La Presse il “Gesù verde di Montreal”, Guilbeault è fermamente contrario ai progetti di oleodotti, un fatto che potrebbe irritare le regioni produttrici di energia del Paese. 

Il 22 novembre, è previsto l’inaugurale Speech from the throne, il discorso dal trono, con il quale il governo delineerà la sua agenda. 

 

Fonti e approfondimenti

Dan Bilefsky, Quebec’s Ban on Public Religious Symbols Largely Upheld, The New York Times, 20/04/2021

Jessica Murphy, Canadian PM Justin Trudeau holds major cabinet shakeup, BBC, 27/10/2021

Harold Clarke, Thomas J. Scotto and Marianne C. Stewart, In Canada’s snap election, Justin Trudeau and the Liberals were both victims and beneficiaries of the COVID-19 crisis, Phelan Centre del LSE

Parliament of Canada

Redazione, Justin Trudeau names women to top posts in Canada cabinet reshuffle, The Guardian, 26/10/2021

Sito del governo del Canada

 

Editing a cura di Matilde Mosca

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