Il Nicaragua alle urne per un risultato scontato

@Cancillería del Ecuador - Flickr.com ( CC BY 2.0)

Le elezioni del 7 novembre in Nicaragua si prospettano come le più scontate della storia del Paese. Il presidente Daniel Ortega, leader del Frente Sandinista de Liberación Nacional che destituì il dittatore Anastasio Somoza nel 1980, sarà molto probabilmente riconfermato assieme alla sua storica compagna, la vicepresidente Rosario Murillo, per il quarto mandato consecutivo, il quinto in totale. Da quando è tornata al potere nel 2007, la coppia presidenziale ha indebolito progressivamente i suoi oppositori, che non hanno potuto candidarsi per accuse che vanno dal riciclaggio al “tradimento della Patria”. Al loro posto ci saranno sei partiti considerati “collaborazionisti”, in un processo criticato in numerose occasioni dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea.

Il sistema elettorale

4,3 milioni di nicaraguensi si recheranno alle urne per scegliere il presidente, il vicepresidente, i 90 deputati della Asamblea Nacional e i 20 del Parlamento Centromericano. Dal 2014 è sufficiente ottenere una maggioranza relativa per essere eletti, senza il bisogno di superare la soglia del 35% ed eliminando quindi il ballottaggio. Una riforma costituzionale del 2017 ha inoltre annullato il limite alla rielezione oltre i due mandati. A maggio 2021, l’organo legislativo ha approvato una serie di riforme che sostituiscono la figura dell’osservatore elettorale con il concetto di “accompagnamento elettorale”. Questa sfumatura di fatto impedisce agli osservatori internazionali di entrare nel Paese e lascia il processo elettorale in mano agli strumenti di controllo di Ortega. 

Dopo una fase di iscrizione alle liste tra il 28 luglio e il 2 agosto, la campagna elettorale è iniziata il 21 agosto e terminerà il 3 novembre. I risultati provvisori arriveranno solo il 15, mentre l’insediamento del nuovo presidente è previsto per il 10 gennaio del prossimo anno, un giorno dopo quello dei deputati. 

L’opposizione inesistente

La Polizia Nazionale del Nicaragua ha arrestato finora 37 oppositori, tra politici, attivisti e imprenditori, tra cui sette precandidati alla presidenza. La maggior parte è stata accusata di cospirazione, riciclaggio o tradimento grazie alla controversa legge 1055 per “la difesa dei diritti del popolo all’indipendenza, la sovranità e l’autodeterminazione per la pace”, principale meccanismo utilizzato da Ortega per limitare gli avversari.

La prima a subire la condanna è stata Cristiana Chamorro, figlia dell’ex presidente Violeta Barrios de Chamorro (1990-1997) e di Pedro Joaquín Chamorro, eroe nazionale assassinato dalla dittatura di Somoza. Poco dopo l’annuncio della sua candidatura, è scoppiato il caso di un presunto delitto di riciclaggio che coinvolgerebbe la fondazione che porta il nome della madre, da tempo finanziatrice del giornalismo indipendente. Da quel momento, la destituzione degli altri aspiranti alla presidenza non si è mai fermata: dopo un viaggio negli Stati Uniti è stato detenuto l’ex ambasciatore Arturo Cruz, poi Félix Maradiaga, Miguel Mora, il leader campesino Medardo Mairena, Noel Vidaurre e uno dei favoriti nei sondaggi, Juan Sebastián Chamorro. María Asunción Moreno e l’ex comandante delle contras, i controrivoluzionari sostenuti dalla CIA durante la guerra civile, Luis Fley, hanno abbandonato il Paese.

Gli ultimi esclusi: Alianza Ciudadanos por la Libertad

Il colpo di grazia è arrivato il 6 agosto, con l’inabilitazione del partito Alianza Ciudadanos por la Libertad (ACxL). L’annuncio della loro iscrizione al processo elettorale aveva causato molte critiche da parte della destituita opposizione, che reputava la scelta una sorta di riconoscimento nei confronti di Ortega. Ma il candidato alla presidenza Oscar Sobalvarro, uno dei capi della controrivoluzione finanziata da Washington, e alla vicepresidenza Berenice Quezada, miss Nicaragua 2017, speravano di attrarre il voto di risentimento contro il regime. 

La procura ha iniziato la sua campagna contro ACxL revocando la candidatura di Quezada per alcune dichiarazioni che avrebbero costituito “un apologia del delitto e incitazione all’odio”, poi ha sfruttato una denuncia presentata dal Partito Liberal Constitucionalista (PLC), uno dei cosiddetti “collaborazionisti” di Ortega. L’argomento principale che ha portato all’accusa di “violazione della legge elettorale” riguarda la doppia nazionalità nicaraguense e statunitense della presidente di ACxL, Kitty Monterrey. Il Poder Electoral ha deciso di annullare il passaporto nicaraguense e di cancellare il suo documento di identità e il certificato di nascita, portando all’esclusione del partito dalle elezioni.

Il PLC è la formazione dell’ex presidente Arnaldo Alemán (1997-2002), accusato di corruzione. Oggi è controllato da María Haydeé Osuna, politica liberale e sorella dell’ex magistrato Julio César Osuna, in carcere fino al 2016 per furto di identità a favore dei narcotrafficanti. La loro vicinanza a Ortega ha permesso di eliminare l’ultimo bastione dell’opposizione, destinando ACxL all’esclusione come era già successo con altre due formazioni politiche, il Partido de Restauración Democrática e il Partido Conservador.    

La rottura con gli imprenditori

Un procedimento simile è stato attuato contro gli imprenditori. Tra gli ultimi finiti sotto arresto c’è Luis Rivas Anduray, presidente esecutivo del Banco de la Producción (Banpro), per incitamento all’ingerenza straniera, la richiesta di interventi militari e i finanziamenti esteri. La lista anche in questo caso è molto lunga, ma è importante citare la destituzione di Michael Healy come dirigente del Consejo Superior de la Empresa Privada (Cosep), che è avvenuta poco dopo quella del suo predecessore José Adan Aguerri. Quest’ultimo ha inaugurato la rottura tra Ortega e la classe imprenditrice, che da tempo seguivano un modello definito “dialogo e consenso” per assecondare reciproci interessi. 

La connivenza tra il potere politico ed economico è finita quando Aguerri ha condannato la riforma delle pensioni del 2018, che avrebbe portato a un aumento dei costi per gli imprenditori. Proprio da quella iniziativa scaturì la più importante protesta contro il regime, con una repressione che causò oltre 300 morti. Il Cosep cominciò quindi a sviluppare una posizione molto dura contro Ortega, appoggiando le mobilitazioni della società civile. Solo poco prima dell’ultima ondata di arresti, il deputato sandinista Walmaro Gutiérrez, che si occupa di questioni economiche nella Asamblea Nacional, ha proposto un nuovo dialogo nazionale con il settore imprenditoriale da sostenere dopo le elezioni.

I partiti collaborazionisti


Per quanto le elezioni sembrino a senso unico, la Alianza Unida Nicaragua Triunfa, capitanata dal Frente Sandinista de Liberación Nacional di Murillo e Ortega non è l’unica lista che gli elettori potranno scegliere il 7 novembre. Ma le altre formazioni sono tutte accusate di essere “collaborazioniste” e condividono una storia di compromessi e vicinanza al governo sandinista.

Tra questi, il PLC, responsabile della denuncia contro ACxL, ha governato tra il 1997 e il 2007, anno in cui cominciò ad avvicinarsi all’attuale governo. Pur essendo il partito più noto tra quelli rimasti in lizza, il suo candidato, Walter Espinoza, è un deputato quasi sconosciuto. Lo stesso vale per Alfredo Montiel, dell’Alianza Liberal Nicaraguense, che non ha mai parlato con la stampa. C’è anche chi nega di assecondare il regime, come il pastore evangelico Guillermo Osorno, candidato di Camino Cristiano e alleato di Ortega nelle elezioni del 2011 e 2016. Carlos Canales, aspirante alla presidenza di Alianza por la República, ha persino minacciato di denunciare i giornalisti per diffamazione. 

Il Partido Liberal Independiente, uno dei più antichi del Paese, arrivò secondo alle elezioni del 2011 come principale oppositore del Frente Sandinista. Nel 2016, però, la Corte Suprema destituì il suo leader Eduardo Montealegre e scelse come sostituto un suo gregario, Pedro Reyes. Il 7 novembre sarà rappresentato da Mauricio Orué, uno dei deputati a cui gli Stati Uniti ha revocato il visto. A concludere il gruppo c’è il partito Yatama, “figli della madre terra” in lingua miskita, un raggruppamento regionale della costa dei Caraibi che presenterà solo alcuni deputati. 

Camino Cristiano è stato l’unico a lanciare l’apertura della sua campagna elettorale dal vivo in un hotel di Managua di fronte a 200 persone, il massimo stabilito dalle misure anti-Covid, che il governo ha inasprito in vista delle elezioni. I partiti avrebbero dovuto spostare le loro attività sui social, ma Camino Cristiano e Yatama non hanno alcun profilo, mentre il PLI non pubblica sul suo account Facebook da quattro anni.  

L’eredità di Ortega

Ortega e Murillo mancano di appoggio da praticamente tutti gli attori sociali, compresa la Conferenza Episcopale del Paese centroamericano, che ha consigliato alla cittadinanza di “agire con coscienza” guadagnandosi dal presidente l’epiteto di “terroristi”. Sul piano internazionale, le sanzioni e le condanne sono continue. L’Unione Europea ha introdotto sanzioni dal 2019, dopo le proteste per la riforma delle pensioni, mentre il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ne ha imposte altre ad alcuni membri specifici del governo sandinista. Dopo le mobilitazioni, l’emigrazione è cresciuta ulteriormente: secondo l’Onu, 100.000 nicaraguensi sono fuggiti, tra giugno e luglio oltre 10.000 hanno attraversato il confine sud con la Costa Rica e molti imprenditori si sono rifugiati a Miami.

Desta preoccupazione anche l’emergenza Covid, su cui l’Organizzazione Panamericana della Salute segnala di non avere notizie. I dati ufficiali parlano di quasi 16.500 casi, oltre 200 morti e poco più del 5% della popolazione immunizzata. Sul piano economico, il Pil continua a scendere, il 5,9% solo nel 2020, secondo la Cepal, mentre gli Stati Uniti minacciano di ridiscutere la partecipazione del Nicaragua nel trattato di libero commercio tra i due Paesi e la Repubblica Dominicana.

 

Fonti e approfondimenti

Rongaroli, Nicaragua: affrontare la realtà non significa tradire la rivoluzione, Lo Spiegone, 10/07/21.

Salinas Maldonado, Daniel Ortega arremete contra los empresarios en su estrategia de represión a la oposición en Nicaragua, El País, 17/07/21.

Miranda, Un sondeo de Gallup muestra que el 65% de los nicaragüenses votaría por cualquiera de los candidatos encarcelados por Ortega, El País, 14/10/21.

CNN Español, Opositores detenidos, sanciones y la reelección buscada por Daniel Ortega: todo lo que debes saber sobre las elecciones en Nicaragua, 13/10/21.

Castillo Vado e D. Hernández, ¿Cuál es el panorama en Nicaragua a un mes de las elecciones presidenciales?, Voz de América, 7/10/21.

EFE, Nicaragua: arranca campaña electoral con pandemia y aspirantes arrestados, El Tiempo, 28/09/21.

DW, Elecciones de Nicaragua serán “una farsa”, reitera Estados Unidos, 14/10/21.

 

Editing a cura di Elena Noventa

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