Praxis: In Islanda l’impianto ORCA cattura e immagazzina CO2

Copertina a cura di @side_book

In Islanda è stato inaugurato lo scorso settembre un impianto per la cattura e l’immagazzinamento di anidride carbonica, “ORCA”. Realizzato da una startup svizzera, Climeworks, è il più grande nel suo genere e mira a rappresentare una pietra miliare in questo nuovo settore. Questo tipo di impianti, in grado di “riassorbire” le emissioni di gas serra, potrebbe rivoluzionare il modo in cui affrontiamo il problema dei cambiamenti climatici

Come risaputo, il primo e principale strumento per combattere i cambiamenti climatici è quello di ridurre la concentrazione di gas serra nell’atmosfera, in particolare di anidride carbonica. Se da un lato è necessario tagliare drasticamente le emissioni di tali gas, prodotti principalmente dalla combustione di idrocarburi, ciò potrebbe non essere sufficiente data l’immensa quantità di gas già presenti. Si è perciò cominciata a teorizzare la necessità di nuove tecnologie in grado di rimuovere l’anidride carbonica dall’atmosfera, che potrebbero così rappresentare una soluzione chiave per impedire che le temperature globali aumentino ancora.

Lo stoccaggio di CO2

Climeworks è una della dozzina di aziende in tutto il mondo che stanno investendo nel nuovo settore della cattura dei gas serra. Nel suo impianto ORCA l’anidride carbonica viene immagazzinata tramite un processo chimico sviluppato da Carbfix, una partnership accademico-industriale svedese. 

Per raccogliere l’anidride carbonica, l’impianto utilizza ventilatori per aspirare l’aria in un collettore, che ha un materiale filtrante all’interno. Una volta che le “spugne” filtranti si sono riempite di CO2, il collettore viene chiuso e la temperatura viene aumentata per rilasciare il gas che, altamente concentrato, può essere raccolto.‎ La CO2 viene quindi mescolata con l’acqua e iniettata a una profondità di mille metri nella vicina roccia basaltica, dove si ‎‎mineralizza (diventa roccia).‎‎ La miscela CO2-H2O si trasforma in pietra, in circa due anni, e idruro di zolfo (HS2), entro quattro mesi. 

Secondo Climeworks, ORCA ha la capacità di catturare undici tonnellate di anidride al giorno, che equivalgono a quattromila tonnellate di CO2 l’annole emissioni di circa ottocentosettanta auto. 

Criticità e potenzialità

I critici sostengono che la tecnologia è proibitivamente costosa e potrebbe richiedere decenni per funzionare su larga scala.‎ In effetti, l’impianto è costato tra i dieci e i quindici milioni di dollari per la sola costruzione, mentre lo stoccaggio di una tonnellata di anidride carbonica costa a ORCA tra i seicento e gli ottocento dollari.

La start up ha però pensato di coprire i costi creando un sistema di finanziamento “diretto”, vendendo pacchetti offset online per circa 1.200 dollari a tonnellata. Tale sistema sembra stia funzionando bene, dato che quando ORCA è entrato in funzione circa due terzi degli abbonamenti “a vita” per la rimozione della CO2 erano già stati venduti. Inoltre, i clienti includono non solo attivisti e privati, ma anche alcune tra le più grosse aziende mondiali (come Microsoft, per fare un esempio), a dimostrazione del forte interesse per questo tipo di soluzione.

La startup spera poi di poter gradualmente tagliare i costi attraverso economie di scala e si dice intenzionata a condividere i risultati del progetto ORCA, in modo che sempre più aziende possano utilizzare tecnologie simili per costruire impianti analoghi su larga scala. 

Uno strumento importante

Da un lato, gli sforzi della comunità internazionale si dovranno concentrare nel prossimo futuro sulla riduzione delle emissioni. In questi giorni (dal 31 ottobre al 12 novembre) si sta svolgendo a Glasgow la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26), in cui i leader mondiali dovranno stabilire nuovi, ambiziosi obiettivi per combattere i cambiamenti climatici. Al momento ci troviamo su una traiettoria lontana dagli obiettivi dell’accordo di Parigi del 2015, quelli di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 2 (preferibilmente a 1,5) gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali; si stima che potremmo invece avere un aumento della temperatura globale di almeno 2,7° C entro la fine del secolo, con effetti disastrosi per il pianeta. 

Al contempo, la realizzazione di impianti tecnologici come ORCA potrebbe essere di vitale importanza per contrastare i cambiamenti climatici nel futuro. Benché ci vorrà tempo prima che soluzioni tecnologiche di riassorbimento dei gas serra possano essere applicate su larga scala, catturando una quantità di CO2 tale da avere un impatto tangibile sullo stato del clima, diventa sempre più chiara la necessità di investire nel settore. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), entro il 2050 si dovranno estrarre quasi un miliardo di tonnellate di anidride carbonica dall’atmosfera ogni anno attraverso la tecnologia di cattura diretta dell’aria per poter raggiungere l’obiettivo di emissioni zero

 

 

Fonti e approfondimenti

Birnbaum, Michael, ”Climeworks Orca plant in Iceland will capture Co2 at big new scale”, The Washington Post08/09/2021.

Climeworks. Climeworks Offers A Technology To Reverse Climate Change

International Energy Agency (IEA). The Role of CO2 Storage – Analysis.

O’Malley, Nick, “How carbon emissions can be sucked out of the atmosphere”, Sydney Morning Herald, 07/08/2021.

Swain, Frank, “The Device That Reverses CO2 Emissions“, BBC, 20/03/2020.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

Copertina di Simone d’Ercole

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