I volti delle donne d’Africa: l’accesso alle politiche di family planning

Il volto tratteggiato di una donna, composto con i contorni dei confini dei Paesi dell'Africa
Foto di Armando D'Amaro - Lo Spiegone

Politiche e iniziative di family planning, “pianificazione familiare” in italiano, hanno largamente contribuito, negli ultimi anni, ad aiutare donne e famiglie a controllare le nascite dei bambini. In quarant’anni, secondo l’ONU, nei Paesi in via di sviluppo il tasso di fecondità (numero medio di figli per donna tra quindici e quarantanove anni) è diminuito da sei a tre nascite per donna. Nei Paesi in via di sviluppo, secondo il report Family Planning 2020 (FP2020), i programmi di pianificazione familiare hanno assistito più di trecento milioni di donne tra il 2012 e il 2020, evitando gravidanze indesiderate e, conseguentemente, morti infantili. 

I programmi di family planning, in un contesto come quello del continente africano, fanno riferimento a iniziative volte a garantire un maggiore e migliore accesso ai metodi contraccettivi, oltre a fornire cure e assistenza migliori alle donne incinte. Questi programmi hanno l’obiettivo di aiutare le persone, specialmente giovani donne e adolescenti, a evitare gravidanze indesiderate che possano essere un pericolo sia per le madri sia per i bambini e a portare a termine le gravidanze senza rischi né per le donne né per i neonati. 

In Africa, ma anche in altre aree del mondo, il programma Family Planning 2020 ha giocato un ruolo importante per la messa in pratica di iniziative utili a controllare la natalità e le gravidanze indesiderate. Tra i Paesi africani ad aver avuto i risultati migliori c’è il Malawi, un piccolo Stato dell’Africa meridionale che sta combattendo efficacemente non solo le gravidanze precoci, ma anche i matrimoni adolescenziali e la carenza di istruzione per giovani donne. 

Cosa serve perché i programmi di family planning funzionino?

In linea generale, per garantire il successo delle politiche e dei programmi di family planning nei Paesi in via di sviluppo, come quelli africani, è necessario che siano presenti alcuni elementi importanti. Innanzitutto, le politiche e i programmi pensati a livello politico devono trovare un riscontro operativo valido e concreto, non sempre scontato in contesti come quelli africani, caratterizzati da una forte prevalenza di comunità rurali lontane da aree urbanizzate che possono garantire le infrastrutture adeguate. Infatti, tra le principali barriere che ostacolano l’accesso ai servizi di family planning troviamo difficoltà di tipo geografico, finanziario e burocratico. È necessario, quindi, uno sforzo nel mettere in pratica quanto programmato a livello decisionale, valutando gli ostacoli e i problemi che si incontrano anche attraverso azioni di monitoraggio periodiche.  

È poi indispensabile una comunicazione efficiente e capillare: servizi di assistenza sanitaria di qualità e accessibili a tutti possono esserlo solo se le persone sono informate della loro esistenza, della loro utilità e delle loro potenzialità. Attraverso l’informazione, sia a livello di comunità sia a livello di mass-media, ogni donna, o ogni coppia, può avere la possibilità di accedere ai metodi contraccettivi che meglio si addicono ai loro bisogni, con consapevolezza e responsabilità. L’informazione permette anche di venire a conoscenza della possibilità di reperire i contraccettivi attraverso prezzi abbordabili o in modo gratuito e avere la garanzia di usare questi metodi in modo corretto. 

Infine, è importante garantire una serie di servizi integrati che partano dai contraccettivi e dalle iniziative di family planning e che coinvolgano anche altri servizi di tutela della salute degli individui e delle coppie, tra cui: prevenzione e cura dell’HIV/AIDS, cura delle neo-mamme e dei neonati e vaccinazioni per i bambini. 

Come l’Africa sta affrontando i programmi di family planning

Sebbene in Africa la popolazione sia in costante crescita e si preveda che possa raddoppiare entro il 2050, l’utilizzo di contraccettivi si sta diffondendo sempre di più tra le donne e le ragazze del continente.

Il programma Family Planning 2020, ora chiamato Family Planning 2030, lanciato nel 2012 da numerosi governi nazionali di tutto il mondo, dal Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNPFA), da organizzazioni della società civile e fondazioni private, si poneva l’ambizioso obiettivo di aumentare di centoventi milioni di persone la platea di donne e ragazze che, nei sessantanove Paesi a più basso reddito del pianeta, la gran parte dei quali si trova in Africa, avrebbero iniziato a usare contraccettivi moderni entro il 2020. L’obiettivo, di fatto, non è stato ancora raggiunto, ma il programma ha contribuito ad aumentare notevolmente la quantità di donne e giovani donne che hanno iniziato a utilizzare metodi contraccettivi: circa sessanta milioni in più rispetto al 2012 nei Paesi in via di sviluppo. Tra queste, circa la metà si trova in Africa, dove ci sono più di ventisei milioni di nuove utilizzatrici di metodi contraccettivi in più. In particolare, in Africa centrale e occidentale il numero è pressoché raddoppiato rispetto al 2012, mentre in Africa orientale e meridionale è aumentato di circa il 70%.

Se all’inizio il programma prevedeva solo di offrire pillole contraccettive, preservativi e cure ormonali, con il passare del tempo il servizio è migliorato con l’invio nelle comunità di alcuni consulenti sanitari per aiutare le donne a fare scelte adeguate per la propria salute. Nonostante gli ostacoli di natura culturale e religiosa, gli effetti sono stati positivi. Questo anche grazie al supporto dei governi locali, che hanno permesso un’implementazione più strutturata e capillare delle attività del programma: il coinvolgimento delle scuole e la presenza di esperti nelle comunità locali hanno reso l’accesso alla contraccezione più a portata di mano per donne e ragazze, il tutto affiancato anche da una maggiore educazione sessuale.

Le iniziative di family planning in tempi del  Covid-19 in Africa

La pandemia da Covid-19 ha messo a dura prova i programmi e le iniziative di family planning in Africa, così come nel resto dei Paesi coinvolti dal FP2020. Infatti, le misure messe in atto per rallentare la curva del contagio del virus in tutto il mondo, tra le quali lockdown e coprifuochi, hanno spesso impedito l’accesso ai servizi di contraccezione. Se alcuni governi hanno fatto in modo di rendere i programmi di family planning dei servizi essenziali, altri non l’hanno fatto. Di conseguenza, molte cliniche hanno dovuto chiudere, altre sono rimaste aperte, ma senza avere a disposizione sistemi di protezione individuale adeguati. Le restrizioni e la paura hanno impedito a donne e giovani donne di recarsi alle cliniche. Ad aggravare la situazione sono stati anche i rallentamenti e i ritardi delle consegne dei contraccettivi, cosa che ne ha ridotto la disponibilità. Secondo una ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), due terzi dei centotrè Paesi studiati hanno incontrato disagi nello sviluppo dei programmi di family planning e nella fornitura di contraccettivi durante la pandemia. 

Tuttavia, gli effetti reali del periodo di pandemia non saranno visibili immediatamente, anche a causa del rallentamento nella raccolta dei dati causato, appunto, dalla pandemia stessa. 

L’esempio positivo del Malawi

Rallentare l’aumento della popolazione in Malawi rappresenta una sfida significativa per il Paese. Infatti, si stima che il numero di abitanti dello Stato possa triplicare entro il 2040, andando a peggiorare ulteriormente la qualità della vita di una popolazione già molto povera. I programmi di family planning possono sicuramente aiutare a rallentare questa curva, riducendo e ritardando le gravidanze delle donne e assicurando gravidanze e parti sicuri. 

Il Malawi è uno dei Paesi coinvolti nel FP2020 ad aver avuto una delle migliori performance negli ultimi anni in tema di family planning. Nel Paese, infatti, tra il 2012 e il 2019 l’incidenza di utilizzo dei metodi contraccettivi tra tutte le donne è cresciuta da circa il 38% a circa il 49%, mentre tra le donne sposate è cresciuta dal 49% al 63%. Il Malawi pone particolare attenzione alle adolescenti e alle giovani donne della fascia di età tra quindici e ventiquattro anni. Per fare ciò, ha implementato il programma Youth Friendly Health Services; iniziata nel 2014, questa iniziativa ha come priorità un’azione mirata e specifica sui giovani, attraverso specialmente educazione sessuale e fornitura di anticoncezionali.

In particolare, sempre in ottica del suo impegno nei confronti dei giovani, il Malawi sta portando avanti il principio del «no parenthood before adulthood» (“Nessuna genitorialità prima dell’età adulta”). Il governo e il Ministero della Salute del Malawi, in quest’ottica, intendono diffondere maggiormente i contraccettivi tra i giovani attraverso un aumento e un miglioramento dell’accesso ai metodi anticoncezionali. A ciò si affianca uno sforzo per ridurre le gravidanze adolescenziali del 5% l’anno fino al 2030, anno in cui dovrebbero essere debellate del tutto. Questo obiettivo viene perseguito attraverso il tentativo di rendere illegali i matrimoni precoci o adolescenziali e favorendo il completamento dell’educazione secondaria, in particolare tra le ragazze, in modo tale da renderle più istruite, informate e indipendenti. 

 

 

Fonti e approfondimenti

Family Planning 2020. 2021. FP2020. The Arc of progress 2019-2020

Family Planning 2020. Malawi Actions for Acceleration 2018-2019.

FP2030.org. 2021. Malawi

FP2030.org. 2021. FP2020 Data Dashboard.

My Health Africa. 2021. Elements of Family Planning.

Schwikowski, Martina, “African women embrace contraceptives as populations grow“, DW, 13/2/2021.

US Agency for International Development. 2016. Malawi family planning and reproductive health fact sheet.

 

 

Editing a cura di Niki Figus

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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