I volti delle donne d’Africa: demografia e società

I volti delle donne in Africa
Foto di Armando D'Amaro - Lo Spiegone

L’Africa è un continente in rapida trasformazione. La crescita demografica è la più elevata al mondo: a oggi 1,1 miliardi di persone abitano in Africa subsahariana e, secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), nel 2050 la popolazione raddoppierà per poi sfiorare i quattro miliardi cinquant’anni dopo. Una crescita demografica di questo tipo, affiancata al crescente protagonismo economico e politico, prepara l’Africa a essere un attore rilevante in futuro. 

Analizzare gli aspetti demografici dell’Africa è quindi il punto di partenza per poi comprendere trasformazioni più ampie e profonde che interessano le società del continente. Uno dei protagonisti di questi cambiamenti sono le donne; per questo, iniziamo oggi un progetto che, partendo da dati demografici, ci porterà ad analizzare diversi aspetti relativi alla vita di bambine, ragazze e donne africane, spaziando dalla salute all’istruzione, dal mondo del lavoro alla politica.  

Diversi contesti e diversi Paesi

È complicato parlare di condizione femminile e disuguaglianze di genere nel continente africano nel suo complesso, in quanto i dati e le informazioni a riguardo possono variare considerevolmente se si considerano contesti e Stati diversi. Infatti, se i Paesi dell’Africa meridionale – Sudafrica, Namibia, Botswana, tra gli altri – rappresentano degli ambienti relativamente positivi per le donne, al contrario parte dei Paesi dell’Africa occidentale e orientale – Somalia, Sudan, Mali, Gibuti, Ciad, Costa d’Avorio, per citarne alcuni – sono aree dove l’uguaglianza di genere e le opportunità di sviluppo economico, sociale e umano per loro sono scarse.

Differenti opportunità si ritrovano anche tra aree rurali e urbane. Nelle aree rurali, dove le regole vengono dettate per lo più da fattori culturali, le donne hanno mediamente un’istruzione solo primaria e limitato accesso a opportunità lavorative estranee all’agricoltura. In queste aree, le donne rappresentano un’elevata percentuale di forza lavoro, concentrata però in attività informali o nell’agricoltura di sussistenza. Al di fuori dei contesti rurali, invece, la partecipazione femminile a istruzione e lavoro è maggiore. Grazie alle scuole più vicine a casa, alla presenza di servizi igienici e acqua corrente e alla minore frequenza di matrimoni infantili combinati per le bambine, l’accesso all’istruzione risulta più semplice. Tuttavia, nel mercato del lavoro le donne hanno impieghi meno remunerativi degli uomini, oppure si “auto-impiegano” in occupazioni informali. 

Sebbene con incidenze più o meno marcate, è comunque possibile trovare dei punti in comune che coinvolgono i diversi contesti del continente

La condizione femminile nei contesti familiari

Una delle prime cose che vengono in mente quando si tratta l’argomento della condizione femminile in Africa è il ruolo della donna nei contesti familiari. Per fattori per lo più culturali, e soprattutto nei contesti rurali, la collocazione delle donne in ruoli domestici è un pensiero ben radicato. 

Infatti, secondo i dati rilasciati da UN Women, l’età media dei matrimoni per le donne è bassa: 22,1 anni. Questo dato viene “aggravato” dalle informazioni relative ai matrimoni in giovanissima età: secondo i dati del 2020, il 12% delle ragazze si è sposato prima dei quindici anni e il 37% prima dei diciotto, spesso con uomini più vecchi o in matrimoni poligami. In molti casi, la povertà delle famiglie spinge a dare in sposa le figlie in età molto giovane, in modo da avere un minor numero di bambini da nutrire e istruire o ottenere risorse economiche in cambio della concessione della figlia in sposa. Nonostante molti Paesi africani abbiano stabilito i diciotto anni come età minima per il matrimonio e vietino i matrimoni forzati, spesso le norme non vengono fatte rispettare o contengono eccezioni, come il consenso dei genitori o l’approvazione del giudice, che ne permettono il verificarsi.  

Allo stesso modo, il tasso di fecondità (numero medio di figli per donna tra 15 e 49 anni) per le ragazze e le donne in Africa subsahariana rimane molto elevato: nel 2020, una donna aveva in media 4,6 figli, quasi il doppio rispetto alla media globale. Non solo: quasi un terzo di queste donne ha avuto un figlio prima di compiere diciotto anni. Durante la gravidanza e i parti, inoltre, una criticità è rappresentata dalla difficoltà nell’accesso alle cure sanitarie. Infatti, in Africa subsahariana si verificano circa la metà dei casi globali di morte post-partum, dovuti per lo più a carenze igieniche, complicazioni e mancanza di personale qualificato. 

Inoltre, tre contagiati su quattro da HIV/AIDS nella fascia di età tra i quindici e i diciannove anni sono donne e circa il 90% delle donne incinte affette da HIV proviene dall’Africa subsahariana, dove il rischio di trasmissione da madre a figlio è elevato e la possibilità di utilizzare i farmaci antiretrovirali è limitata.  

Come il contesto familiare può influenzare la condizione femminile

Matrimoni e nascite così precoci portano spesso le donne a concentrarsi sulla vita familiare e domestica, trascurando quindi l’educazione e il lavoro. Anche in questo caso, nonostante sussistano numerose differenze, in Africa subsahariana l’esclusione delle bambine dall’istruzione raggiunge percentuali elevate. A oggi, il 23% delle bambine del continente non frequenta la scuola primaria, mentre nel caso dell’educazione secondaria il tasso di esclusione sale al 36%. Ciò causa un diffuso analfabetismo, che si ripercuote poi sulle possibilità lavorative e sociali.

Se si guarda al mondo del lavoro, infatti, sebbene ci siano incoraggianti miglioramenti soprattutto nella rappresentanza politica e nelle alte cariche amministrative aziendali, negli altri settori la situazione è stagnante in numerosi Paesi del continente, nonostante esistano esempi positivi, come il Sudafrica. Complessivamente, nel settore terziario le donne occupano circa un terzo della forza lavoro totale, mentre rappresentano la quasi totalità della forza lavoro nel settore informale. 

È possibile confrontare l’Africa con l’Occidente? 

In alcuni casi i Paesi africani sono in grado di sviluppare indagini demografiche adeguate, in altri casi, invece, l’assenza di personale, tecnologie e competenze non permette rilevazioni consistenti e a intervalli temporali regolari. Perciò, molti dei dati demografici a cui faremo riferimento nel corso del progetto e riguardanti, ad esempio, salute, istruzione, mondo del lavoro e rappresentanza politica, provengono da rilevazioni dell’ONU, di altri attori internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’UNICEF e la Banca Mondiale, e dal Programma di analisi sulla demografia e la salute (DHS Program) finanziato dall’Agenzia per lo sviluppo internazionale degli Stati Uniti. 

È però importante porre attenzione al modo in cui le statistiche vengono lette e stare attenti a effettuare un confronto con i valori occidentali che non sia fuorviante. Spesso, infatti, viene tratta un’immagine negativa perché i dati africani vengono confrontati direttamente con quelli del mondo occidentale, senza comprendere se, nel contesto africano, siano in atto delle trasformazioni. Per questo è importante innanzitutto non riportare solamente il numero assoluto di eventi, ma prevedere sempre un parametro di riferimento per comprendere l’evoluzione dei fenomeni. Un esempio utile è fornito dalla mortalità materna. Come già detto, il numero di decessi in Africa è molto elevato: secondo l’OMS, nel 2017 sono morte 196.000 donne, a fronte delle 1.500 in Europa e Nordamerica. Però, considerando il numero di decessi ogni 100.000 bambini nati vivi, si nota che in Africa subsahariana, tra il 2000 e il 2017, si è verificato un calo medio annuo delle morti pari al 2,8%, mentre i Paesi occidentali si fermano all’1,9% annuo. 

Un’altra accortezza che bisogna avere quando si analizzano i dati africani è considerare l’arco temporale nel corso del quale si valutano i fenomeni. Infatti, il tasso di fecondità è ancora elevato (in media una donna in Africa subsahariana oggi ha 4,6 figli durante la propria vita) ma, dopo aver raggiunto il proprio picco nella seconda metà degli anni Settanta (quasi 6,8 figli per donna), il valore ha iniziato a calare. Uno sguardo di lungo periodo, quindi, permette di cogliere evoluzioni positive che altrimenti non verrebbero considerate. 

Società in trasformazione 

Guardare ai dati africani con accortezza permette di cogliere le evoluzioni che stanno interessando il continente e che evidenziano il dinamismo delle società africane. In misura maggiore o minore, i cambiamenti possono essere indotti in modi diversi: mobilitazioni della società civile africana stessa, iniziative legislative o modifiche costituzionali e progetti di ONG o attori internazionali. 

Le mobilitazioni sociali e i network panafricani si sono dimostrati fondamentali per diffondere informazioni tra la popolazione, come accade nel caso dell’HIV/AIDS in Africa australe, o per portare all’attenzione dei decisori politici alcune problematiche, come la mancanza di misure di contrasto alla mortalità materna e l’accesso limitato all’educazione per le ragazze. Iniziative legislative e modifiche costituzionali, invece, sono lo strumento privilegiato nel tentativo di contrastare la violenza domestica, le mutilazioni genitali e promuovere l’equità di genere in diversi settori, mondo del lavoro e rappresentanza politica in primis. Infine, i progetti di cooperazione allo sviluppo e i programmi di organismi internazionali, portati avanti in collaborazione con la società locale, sono spesso diretti a facilitare l’imprenditoria femminile, l’accesso equo a un’istruzione di qualità e cure sanitarie adeguate soprattutto durante le gravidanze e i parti.

 

 

Fonti e approfondimenti

African Development Bank. 2015. Empowering African Women: An Agenda for Action. Africa Gender Equality Index 2015.

Human Rights Watch, Africa: Make Girls’ Access to Education a Reality, 16/06/2017.

Kendall, Tamil, e Isabella Danel, Diane Cooper, Sophie Dilmitis, Angela Kaida, Athena Kourtis, Ana Langer, Ilana Lapidos-Salaiz, Eva Lathrop, Allisyn Moran, Hannah Sebitloane, Janet Turan, Heather Watts, Mary Wegner. 2014. “Eliminating preventable HIV-related maternal mortality in Sub-Saharan Africa: What do we need to know?“. Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes. 67(4): 250-258.

Sandro Maranetto, Parità di genere nel continente africano: un’opportunità non solo sociale, MSOI The Post, 03/04/2021.

Lohini Moodley, Mayowa Kuyoro, Tania Holt, Acha Leke, And Madgavkar, Mekala Krishnan, Folakemi Akintayo, The power of parity: Advancing women’s equality in AfricaMcKinsey Global Institute, 24/11/2019.

Anne Paxton, Tessa Wardlaw, Are We Making Progress in Maternal Mortality?The New England Journal of Medicine, 26/05/2011.

Danielle Porfido, Horgan Abby, More Than a Numbers Game: Gender Quotas in Africa’s Parliaments, Women’s Policy Journal, 09/07/2020.

UN Women. 2020. Sub-Saharan Africa. Progress of the world’s women 2019-2020. Families in a changing world.

UNAIDS. 2018. Women and Girls and HIV.

United Nations, Department of Economic and Social Affairs, Population Division. 2019. Sub-Saharan AfricaWorld Population Prospects 2019, Volume II: Demographic Profiles.

Wang, Vibeke. 2013. “Women changing policy outcomes: Learning from pro-women legislation in the Ugandan Parliament“. Women’s Studies International Forum. 41(2): 113-121. 

World Health Organization. 2012. Addressing the Challenge of Women’s Health in Africa.

 

 

Editing a cura di Niki Figus 

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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