L’Honduras alle urne: una possibile svolta

Honduras alle urne
@Dennis Jarvis - Wikimedia Commons - CC BY-SA 2.0

Nel mezzo di un’acuta crisi multidimensionale, il prossimo 28 novembre gli honduregni si recheranno alle urne per scegliere il capo di Stato, oltre ai tre vicepresidenti, i sindaci, i deputati del Congresso nazionale e del Parlamento centroamericano. Il nuovo governo si instaurerà il 27 gennaio 2022 per un periodo di quattro anni. Dopo 12 anni di governi di destra del Partido Nacional, la necessità di cambiamento è sempre più sentita da molti settori della società civile. Tuttavia, determinate cerchie politico-economiche legate al governo in carica vogliono assicurare continuità al sistema. 

Un sistema clientelare

Negli anni, lo schieramento al potere ha messo in marcia un complesso meccanismo clientelare per allargare le fila dei suoi sostenitori, che si ripresenta specialmente a ridosso delle elezioni e si articola in diverse manovre. Tra queste, vi è la creazione di programmi assistenziali, alimentati da fondi statali o da prestiti internazionali. Lo scopo è quello di assicurarsi i voti dei beneficiari.

Ad esempio, nell’ultimo anno, gli aiuti per i dannificati dalle tormente tropicali Eta e Iota che hanno colpito l’Honduras a novembre 2020 sono stati assegnati quasi esclusivamente a chi si è iscritto al Partido Nacional o a chi ha garantito il proprio sostegno ai sindaci locali. Tali meccanismi, invece di combattere la povertà come dichiarano, la alimentano indirettamente tramite l’aumento del debito pubblico.

Votare diventa in tal modo per molti honduregni una mera transazione immediata e non una scommessa sul governo successivo né sul benessere futuro. Questa volta questo meccanismo clientelare potrebbe però non essere sufficiente.

Un altro protagonista non trascurabile

Oltre all’opposizione e ai sostenitori del governo, vi è un altro grande attore: l’astensionismo. Nelle ultime elezioni generali, ha raggiunto il 42%. Questo è il risultato di un assenteismo statale storico, soprattutto riguardo ai settori più marginalizzati, di mancanza di trasparenza, di violenza politica e di ferite aperte nel processo democratico. Tra le più recenti ci sono il golpe del 2009, i conteggi controversi che hanno portato nel 2017 alla rielezione di Juan Orlando Hernández (costituzionalmente vietata) e un bilancio di oltre trenta morti negli scontri conseguenti.


Il governo uscente

Hernández, sempre più impopolare, consegna dopo otto anni uno Stato sull’orlo del fallimento. Quando lascerà la presidenza, il suo futuro sarà nelle mani della giustizia statunitense e dei suoi legami con il narcotraffico.

Durante i suoi mandati, la povertà è aumentata di pari passo con un’emigrazione allarmante e con abusi dei diritti umani. Inoltre, il governo ha indebolito notevolmente i meccanismi per arginare la corruzione. Innanzitutto, a gennaio del 2020 ha espulso la Misión de Apoyo contra la Corrupción y la Impunidad en Honduras (MACCIH), instaurata solo 4 anni prima dietro accordo con l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA). Molti individui da essa processati sono stati esonerati.

Dopo di che, nei mesi successivi, è stato stipulato un nuovo Codice Penale in cui sono state ridotte le pene per i casi di corruzione e di narcotraffico. A ottobre di quest’anno sono state apportate ulteriori modifiche al medesimo corpo di norme riguardo alla legge sul riciclaggio di denaro. Questa prevede adesso che su qualsiasi azione relativa a tale disposizione, il Pubblico Ministero debba avere le prove che il denaro in questione abbia una connessione diretta con un delitto previsto dalla legge. In tale modo, gli accusati non sono più tenuti a dimostrarne la provenienza lecita.

Il futuro del Partido Nacional

Queste elezioni potrebbero determinare la fine dell’era del Partido Nacional, il cui futuro dipende dal candidato Nasry Asfura. Nella cerchia ristretta di Hernández, l’imprenditore edile di origini palestinesi è sindaco di Tegucigalpa dal 2014. Gode di grande popolarità per le opere pubbliche portate a termine durante i suoi mandati e perché si presenta come una persona umile e un gran lavoratore. È per questo che nonostante la sua estrazione politica, ha un’apparenza da “outsider”. Tuttavia, nel 2020 è stato incriminato per frode, mancata rendicontazione di fondi pubblici e riciclaggio di denaro. Le accuse sono cadute ma il suo nome è successivamente apparso nei Pandora Papers.

Asfura si sofferma sulla promessa di creare posti di lavoro per tutti gli honduregni e di aiutare i diversi settori dell’economia, come strategia per combattere contro la povertà e la delinquenza. Vuole inoltre decentralizzare lo Stato e implementare le infrastrutture stradali.

L’opposizione di sinistra

Dall’altro lato, Xiomara Castro, moglie dell’ex-presidente Manuel Zelaya, deposto nel 2009, si presenta per la terza volta consecutiva con il partito fondato e gestito da suo marito, Libre (Libertad y Refundación). È la seconda candidata donna nella storia del Paese. Anche la prima era stata moglie di un ex-mandatario, condizione abbastanza diffusa in America Latina. Inoltre, sia la figlia che il fratello della candidata si sono presentati come deputati del suo partito.

Castro propone in primis di convocare un’assemblea nazionale costituente per rimpiazzare il testo del 1982 e creare uno Stato socialista e democratico. Con un piano di governo molto elaborato di stampo riformista, tra i punti salienti vi è la lotta alla corruzione e all’abuso di potere, tramite l’instaurazione di una missione internazionale controllata dalle Nazioni Unite. Dopo di che, promette di ristrutturare la salute, la giustizia e le forze dell’ordine e di rendere trasparenti le relative spese.

Il suo programma include inoltre politiche preventive riguardo al cambiamento climatico e di protezione dei difensori dei diritti umani, visti gli effetti delle frequenti catastrofi naturali e la fama di peggior Paese al mondo in cui essere attivista ambientale. Parla anche di contrasto alla povertà e di tutela delle popolazioni indigene e afro-discendenti nel loro diritto alla terra. Per quel che riguarda le relazioni internazionali, Castro vuole instaurare relazioni con la Cina e romperle con Taiwan. Per di più, il suo piano contempla di allentare le disposizioni sul divieto di aborto, punto sul quale è fortemente attaccata dal partito al governo.

Il 13 ottobre Libre ha firmato un’alleanza con il partito Salvador de Honduras di centro-destra di Salvador Nasralla, la cui sconfitta di neanche due punti nel 2017 rimane dubbia. Le due forze dell’opposizione, nonostante abbiano avuto disaccordi in passato, si sono unite per concentrare i loro sostenitori nella figura di Castro, così da provare a impedire la rielezione del Partido Nacional. Nasralla, ingegnere civile industriale ed ex-presentatore televisivo, rimane in carreggiata come vicepresidente. 

L’opposizione storica

Tra gli altri 14 candidati iscritti, a destra si presenta l’imprenditore Yani Rosenthal con un Partido Liberal diviso, avversario storico del Partido Nacional. Il candidato è stato Ministro e deputato, prima di scontare tre anni di carcere negli Stati Uniti per riciclaggio di denaro. Dopo il processo, ha perso gran parte del suo patrimonio familiare, uno dei più importanti del Paese. Le sue proposte di governo includono un reddito di base per tutti i cittadini maggiorenni; la rimozione dei contanti nel settore del trasporto per arginare il fenomeno diffuso delle estorsioni perpetrato dalle maras; sostegno al settore delle esportazioni agricole e far diventare il Paese il centro manifatturiero del continente

I confronti politici 

L’ultimo golpe ha fortemente polarizzato la società honduregna. Da allora le campagne elettorali hanno acquisito toni ostili e non mancano gli attacchi verbali, e alle volte fisici, contro i candidati. L’apparizione di un cartellone in cui appariva Xiomara Castro che accoltellava una donna incinta durante una manifestazione del Partido Nacional ha portato esponenti dell’opposizione a sporgere denuncia contro una tale campagna di incitazione all’odio.Alcuni di questi raduni si oppongono anche al “comunismo” della Castro.

In America centrale, la propaganda e le retoriche della Guerra fredda sono ancora presenti e si manifestano tramite la demonizzazione dei partiti di sinistra sotto il segno del comunismo, con tutte le connotazioni negative che questo termine indica in tale accezione.

Purtroppo, il confronto ha persino portato a numerosi omicidi negli ultimi mesi, in cui i legami con la contesa elettorale sono abbastanza chiari. 

Le previsioni dei risultati

Secondo il sondaggio del Centro di Studi per la Democrazia in Honduras (CESPAD) pubblicato il 27 ottobre, Castro sarebbe in cima alle preferenze con il 38%. Asfura si attesterebbe intorno al 21% e Rosenthal al 3%. Tuttavia, il 24% non avrebbe ancora deciso. Visti i rilevamenti precedenti all’alleanza di sinistra, quest’ultima sembrerebbe, per ora, aver funzionato. Le uniche proiezioni che vedono il candidato del governo in testa sono quelle emesse dal governo stesso.

Le aspettative esterne

Visti i trascorsi del 2017, la comunità internazionale vuole garantire lo svolgimento corretto delle elezioni tramite osservatori della OSA e dell’Unione Europea. In particolare, Washington e Città del Messico monitorano da vicino il processo, perché chi salirà al potere sarà determinante per loro, nel dialogo e nelle manovre riguardo alle migrazioni e al narcotraffico. Infatti, la crisi honduregna ha una portata regionale.

Tuttavia, chi soffre di più delle condizioni della nazione sono i cittadini stessi. Il 28 novembre gli honduregni hanno la possibilità di interrompere i governi del Partido Nacional e in tal modo, forse, invertire il processo di erosione democratica e mettere fine alla profonda crisi del Paese. Non sarà un processo facile e un semplice cambiamento di governo non è sufficiente per smantellare il macchinario clientelare e di corruzione instaurato, ma è senza dubbio l’unica via per iniziare.

 

 

 

Fonti e approfondimenti

Clientelismo electoral en la sociedad de la rebusca”, Contracorriente, 23/06/2021

F. Cálix, Programas asistencialistas: un patrón que se repite en elecciones generales”, Contracorriente, 06/11/2021

Game-Changing Electoral Alliance in Honduras”, El Faro, 15/10/2021

C. Domínguez Ávila, ¿Podrá Honduras salvarse a sí misma?”, El Faro, 16/11/2021

J. García, “El triste panorama electoral de Honduras”, El País, 16/03/2021

 

 

Editing a cura di Giulia Lamponi

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