Dentro le maras: il profilo operativo

In questo articolo descriveremo dove e come operano le maras. Bisogna però tenere in considerazione che, nonostante i numerosi studi, testimonianze e investigazioni, la fenomenologia di questi gruppi sfugge alle classificazioni, proprio per la loro natura criminale e in continua evoluzione.

Le maras in numeri

Nel 2016, si contavano circa 100 000 membri tra MS13 e M18 nel Triangolo Nord, di cui 2/3 ne El Salvador. Tuttavia, questa cifra non è accurata perché non riflette la rete famigliare, sociale e di collaboratori che circonda ogni singolo marero: l’ammontare di chi dipende da queste organizzazioni è in realtà molto maggiore.
I membri sono quasi tutti uomini e l’età media dell’ingresso è 15 anni. Nonostante le origini nelle deportazioni, oggi solo l’1% dei pandilleros in America centrale è nato negli Stati Uniti.

Distribuzione geografica

Negli altri Stati della regione il fenomeno delle maras ha un ruolo decisamente inferiore. In Costa Rica e Panama, questo è dovuto a un contesto socio-economico diverso, senza guerre né immigrazioni di massa e con economie più forti, e dunque con un numero di deportati e di pandillas locali notevolmente minore negli anni Novanta. Lo stesso vale per il peculiare contesto nicaraguense dell’epoca.

Per quel che riguarda il Messico, vi sono state molte più deportazioni rispetto al Triangolo Nord. Tuttavia, il fenomeno delle maras non vi si è radicato allo stesso modo. Innanzitutto, vi erano già delle organizzazioni criminali importanti legate al narcotraffico. Inoltre, l’assenza di guerre civili recenti ha dato spazio allo sviluppo di una forza comunitaria maggiore. Questa si è opposta con fermezza all’influenza culturale dei deportati e ha sopperito alla creazione di opportunità là dove lo Stato era assente. Questo è uno dei tanti motivi per cui il fenomeno delle maras non si è sviluppato tra le popolazioni indigene, dove, appunto, la comunità rimedia da sempre alle carenze dello Stato.

Alcune cellule minori di questi gruppi si sono anche installate altrove, come a Milano, che è diventata la capitale europea di questo fenomeno criminale.

Le carceri

La storia e lo sviluppo delle maras nel Triangolo Nord non possono prescindere dalle carceri, in cui la mancanza di controllo ha permesso a questi gruppi di diventare così importanti. Al loro interno, si sono organizzati, hanno creato e coordinato reti nazionali, hanno ottenuto contatti, reclute e lezioni di criminalità. Le maras si sono organizzate e bilanciate tra la strada e il carcere, partendo dal presupposto che tutti i membri, prima o poi, sarebbero finiti in prigione.

Le carceri dei tre Paesi sono altamente sovraffollate, chi vi lavora è spesso corrotto, non esistono programmi di riabilitazione e la violenza e le rivolte sono all’ordine del giorno. L’unica regola che regna è la divisione fisica degli spazi tra la MS13 e la M18 per evitare bagni di sangue.
Il sistema penitenziario è dunque caduto nelle mani delle maras ed è diventato il quartier generale delle loro attività criminali, dirette a distanza dai leader reclusi.

I legami con il narcotraffico

Le maras non possono essere considerate cartelli della droga. La loro partecipazione nel narcotraffico tende a essere spontanea, poco organizzata, alle volte individuale e si limita alla distribuzione su piccola scala. Tuttavia, di recente è cresciuto il loro appoggio ai traffici dal Sud America volti all’insaziabile mercato statunitense e regolati dai grandi cartelli colombiani e messicani, offrendo la loro logistica locale in cambio di cospicui guadagni.

L’estorsione

In America del Sud e in Messico, le fonti maggiori di ricchezza per la criminalità sono le droghe e le miniere. Nel Nord dell’America centrale, la sopravvivenza o il benessere sono invece relegati alle rimesse dei famigliari emigrati negli Stati Uniti. Inoltre, i ricchi sono altamente protetti e difficili da raggiungere. In questo contesto, una delle uniche maniere rapide per arricchirsi sono le estorsioni, che contano sulle rimesse e su chiunque sia parte dell’economia legale, creando un sistema in cui i poveri rubano ad altri poveri.

Col tempo l’estorsione è diventata la principale attività delle gang e ha colpito imprese di tutti i livelli. Questa attività è cresciuta in linea con la necessità di ottenere maggiori entrate per poter rispondere alle offensive dei governi. Tuttavia, nonostante generi decine di milioni di dollari annuali, non rende le maras economicamente efficienti: sono organizzazioni di massa e il guadagno deve essere diviso tra tutti i membri.

Differenza con altri gruppi criminali

Nonostante le maras assomiglino sempre più al crimine organizzato internazionale, se ne discostano per vari fattori: il loro obiettivo non è il beneficio economico e i guadagni sono solo un mezzo per dominare il territorio. Non hanno un grado di organizzazione così sviluppato; nonostante abbiano una presenza transnazionale, restano prevalentemente strutture locali che si dedicano all’estorsione; corrompono talune personalità politiche per motivi logistici, ma non direttamente lo Stato come istituzione, e usano vistosi simboli identificativi.

I governi del Triangolo Nord provano a etichettarle come organizzazioni terroristiche per potere agire contro di loro in modo più drastico. Tuttavia, questa definizione non è adeguata. Le maras sono apolitiche e non hanno interesse a controllare i governi.

L’estetica corporale dei maras

L’esistenza dei mareros è segnata da una cultura e da una simbologia propria: l’estetica del corpo tatuato, i muri graffitati per delimitare il territorio e un linguaggio orale e gestuale per non farsi intendere dai rivali e dalle forze dell’ordine. All’indomani delle deportazioni, la comunicazione tra loro includeva molti termini inglesi, ma con il tempo i gruppi hanno creato uno slang proprio in spagnolo.

I tatuaggi sono un modo per affermare l’appartenenza a vita – e indelebile – all’organizzazione, nonché simboli di riconoscimento esterni e interni. Questi indicano a che mara si appartiene, che posizione si ricopre nell’organizzazione e che crimini sono stati commessi. Una delle caratteristiche più visibili e impattanti è quella dei visi tatuati, pratica riscontrata in molti membri ma non nei capi, per evitare che siano bersagli facili. 

Ogni tatuaggio ha un significato preciso. Le ragnatele e fili spinati simboleggiano l’intrappolamento nella vita da marero. Le figure femminili possono simboleggiare le donne della propria vita oppure il proprio coinvolgimento in crimini sessuali. La lapide rimanda a una ferita subita e la lacrima nera a un omicidio, mentre le croci ricordano i compagni pandilleros morti. Sono ricorrenti anche le figure religiose e quelle sataniche. Oltre ai tatuaggi, i mareros si radono la testa e usano capi di abbigliamento particolari.
Tuttavia, queste abitudini tendono a sparire: i membri hanno iniziato ad abbandonare le loro iconografie o a tatuarsi in zone meno visibili per essere meno riconoscibili.    

Il rapporto con la comunità

Tra i mareros risuona il motto “Mata, roba, viola, y controla” (uccidi, ruba, violenta e controlla). Infatti, il loro agire consiste nel perpetrare questo genere di crimini, con un uso indiscriminato della violenza. Inoltre, vivono in uno stato di guerra permanente con i gruppi rivali.
Questi atti generano terrore e sono responsabili di spostamenti di comunità intere e di forti flussi migratori, ma di riflesso creano anche legami sociali forti. Ciò ha permesso loro di acquisire una forte resilienza, imponendosi sulle popolazioni vulnerabili che le circondano e controllando completamente i propri barrios.

Pur non essendo organizzazioni parastatali, hanno creato un potere parallelo allo Stato nei loro territori. Tuttavia, le maras non forniscono meccanismi di assistenza alternativi se non la coercizione. Agiscono come un collante per i loro membri e allo stesso tempo come elemento disintegratore per la comunità.

Struttura interna

Sulla carta, la MS13 e la M18 hanno una gerarchia e un codice di condotta definiti. Tuttavia, nella prassi sono organizzazioni flessibili. Non vi è un leader unico riconosciuto da tutti e nonostante la loro esistenza transnazionale, è questionabile fino a che punto le diverse unità si coordinino tra Paesi o perfino in una stessa città.

La maggior parte dei leader, chiamati Mero Mero o Palabrero – dato che la loro palabra (parola) è legge – sono reclusi. Per strada, la MS13 è organizzata in cellule chiamate clicas e la M18 in canchas, articolate a loro volta in divisioni minori. Ognuna ha il proprio capo e da lui dipende il modus operandi della cellula, il che crea spesso rivalità in seno alla stessa mara.
All’intero delle organizzazioni vige una forte disciplina: chi non compie i propri doveri è punito con la forza, è vietato il consumo di droga – a parte la marijuana, il tradimento è sempre condannato, gli omicidi devono essere approvati, il permesso di ritirarsi può essere concesso dietro verifica di validità della causa e l’abbandono non autorizzato è invece punito con la morte.

El brincado

Le maras hanno un rituale di inizializzazione: el brincado. Questo serve per stabilire se l’individuo compie con i requisiti di forza dell’organizzazione. Il più comune è quello del pestaggio di gruppo: 13 secondi per la MS13 e 18 secondi per la M18.
Chi viene ammesso diventa membro activo, si compromette a vita all’organizzazione, gli viene assegnato un soprannome e inizia un periodo di indottrinamento.

Queste pandillas sono viste come una grandissima minaccia da chi vive nelle loro stesse città. Ma sono anche un chiaro segnale che le società del Triangolo Nord devono cambiare. Queste devono affrontare le loro ingiustizie sociali e lavorare a progetti altri di convivenza e di inclusione, per poter sconfiggere questi gruppi criminali.

Oltre al contesto in cui vivono, la sopravvivenza di queste organizzazioni è legata alla loro flessibilità organizzativa, alla loro decentralizzazione, alla loro elevata capacità di innovazione e al costante spostamento dei membri e dei leader.
Queste caratteristiche hanno permesso alle maras di affrontare le offensive governative nei loro confronti, come approfondiremo nel prossimo articolo.

 

Fonti e approfondimenti

A. Fürst, “Dentro le maras: il radicamento in America centrale“, Lo Spiegone, 17/06/20

R. Valencia, Milano è la capitale europea delle gang salvadoregne, Internazionale, 24/04/2016

J. López, José Miguel Cruz: Las pandillas, “una mafia de pobres que van en contra de otros pobres”“, Plaza Pública, 13/12/17

The Times, “‘Gangs in Honduras: ‘The only way you leave is in a coffin’“, 26/03/2020

 

 

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