La speranza, per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, era di riconquistare Istanbul per riportarla “ai suoi giorni più belli”. La realtà è stata, per lui, molto più crudele. Le elezioni amministrative di domenica 31 marzo hanno segnato una clamorosa sconfitta per il Sultano, che ha perso tutte le grandi città. Compresa quella capitale economica dove, nel 1994, aveva iniziato la carriera politica come sindaco. Come nel 2019, a Istanbul ha trionfato Ekrem Imamoglu.
Nel segno di Imamoglu
Imamoglu è uno dei leader del Partito Repubblicano del Popolo (Chp), la forza politica di stampo laico che fu creata dal fondatore della Repubblica turca, Mustafa Kemal Ataturk. Imamoglu è anche il probabile cavallo vincente per le prossime presidenziali, che si svolgeranno nel 2028.
Erdogan non potrà candidarsi, visto il limite costituzionale di due mandati consecutivi a cui se ne va ad aggiungere un altro (è già stato presidente tre volte). Da qui al voto le cose potrebbero cambiare, anche se il presidente turco ha più volte ribadito che queste sarebbero state le sue ultime consultazioni. Intanto, il suo corso sembra essere andato a sbattere sull’insoddisfazione popolare dovuta – tra le altre cose – a un’inflazione arrivata al 67% e a un’economia in crisi.
La sconfitta di Erdogan
Oltre a Istanbul il partito del Sultano, l’Akp, non è riuscito a riprendersi nemmeno Ankara. Nella capitale è stato confermato un altro nome forte del Chp, Mansur Yavas, che ha ottenuto oltre il 60% dei consensi contro il 31% del candidato di Erdogan. Anche lui potrebbe essere un nome spendibile quando si voterà nel 2028.
Il Chp ha fatto man bassa anche sulla dell’Egeo e del Mediterraneo, raggiungendo il massimo storico dal 1977. Per il presidente del Chp, Ozgur Ozel, si è trattato di un voto storico che simboleggia il desiderio di cambiare il volto della Turchia: “Vogliono aprire la porta a un nuovo clima politico nel nostro Paese”.
Un segnale univoco
A Erdogan non è andata meglio nel resto del Paese. I filocurdi di sinistra Dem si sono confermati nelle città principali dell’Anatolia sud orientale, dopo l’ottimo risultato del 2019. A seguito di quelle elezioni, il governo decise di rimuovere alcuni sindaci eletti tra le loro file perché accusati di connivenza con il Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan che da Ankara è ritenuto terrorista.
Nel complesso, si tratta di uno dei risultati peggiori di sempre per l’Akp. A questo ha contribuito anche un’affluenza molto bassa rispetto alle precedenti tornate elettorali. La partecipazione si è fermata al 78,7%, cinque anni fa aveva sfiorato il 90%.
Fonti e approfondimenti
al-Jazeera, “Turkey local elections: Opposition claims big city wins in blow to Erdogan”, 31/03/2024
Daily Sabah, “His last election? Türkiye’s Erdoğan might be around a little longer”, 11/03/2024
Fraser, D., Kiper, C., “In setback to Turkey’s Erdogan, opposition makes huge gains in local election”, AP, 1/04/2024
Kirby, P., Kasapoglu, C., “Turkish local elections: Opposition stuns Erdogan with historic victory”, BBC, 1/04/2024


