Haiti, la crisi dopo le dimissioni del Primo ministro Ariel Henry

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Immagine generata con supporto AI © Lo Spiegone CC BY-NC

di Ada Nannetti

L’instabilità dello Stato di Haiti ha subito un nuovo colpo alla fine di febbraio. Le tensioni sono esplose in seguito alla richiesta di dimissioni del Primo ministro, Ariel Henry, avanzata dalle bande criminali che operano nel Paese.

Jimmy Chérizier, alias ´Barbecue´, leader di una delle bande più importanti del Paese, il G9, che dal 2020 ha creato un’alleanza con altre bande minori, ha minacciato il Primo ministro lo scorso 29 febbraio. Affermando che se non si fosse dimesso, avrebbe portato il Paese alla guerra civile.

A marzo, con l’obiettivo di fare pressioni su Ariel Henry, il G9 ha attacato il principale carcere della capitale liberando più di 3.600 persone, scatenando il caos nella città. Questa escalation ha provocato un incremento delle persone sfollate nel Paese.

Le cause della crisi

Nel luglio del 2021, il Primo ministro Ariel Henry ha assunto il potere come Presidente ad interim. Lo ha fatto senza passare da un’elezione democratica, in seguito all’omicidio del precedente Presidente Jovenel Moïse, avvenuto il 7 luglio 2021.

Moïse era arrivata alla presidenza il 7 febbraio 2017, in seguito alle dimissioni del Presidente Martelly. Il processo elettorale fu impregnato dalle accuse di frode. Verso la fine del suo mandato la situazione nel Paese iniziò ad inasprirsi. Una delle cause fu la decisione di Moïse di sciogliere il Parlamento nel 2019 e governare tramite decreto dal gennaio del 2020. Tale decisione fu adottata in seguito al peggioramento delle condizioni di vita della popolazione del 2019. Legato anche all’incremento dei prezzi del combustibile, che aveva provocato lo scoppio di accese proteste.

Moïse riteneva che il suo mandato sarebbe dovuto durare 5 anni dalla data di assunzione del potere. Per l’opposizione invece il suo mandato si sarebbe dovuto concludere legalmente il 7 febbraio 2021, in quanto la sua nomina era scaturita dalle dimissioni anticipate del precedente Presidente, Martelly. Moïse prese quindi la decisione di sospendere le elezioni per due anni. In modo da concludere quello che considerava la durata legittima del suo mandato.

La successione di Moïse

In seguito all’omicidio di Moïse il 7 luglio 2021, Claude Joseph, Primo ministro in carica, assunse il ruolo di Primo ministro ad interim (come previsto dalla Costituzione) per poi dimettersi dopo solo due settimane. A quel punto ad  assumere il ruolo di Primo Ministro ad interim fu Ariel Henry, il quale era stato nominato Primo ministro da Moïse pochi giorni prima del suo omicidio, ma la cui nomina non era ancora effettiva.

Henry aveva affermato che avrebbe lasciato il potere il 7 febbraio 2024, in seguito a un accordo raggiunto a dicembre 2022 fra il Primo ministro ad interim, gli altri partiti politici e la società civile. Tuttavia, alla fine di febbraio, il Primo Ministro ha annunciato che avrebbe convocato le elezioni ad agosto del 2025, provocando il timore nella popolazione che non avrebbe mai abbandonato il potere.

Ad aggravare la tensione è stata anche la visita di Henry in Kenya il 29 febbraio. Nell’occasione, il Primo ministro ha cercato di definire le caratteristiche della Multinational Security Support (MSS), ossia una missione internazionale a favore di Haiti approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 2 ottobre 2023. L’obiettivo di Henry era quello di convincere il governo keniota a guidare un esercito multinazionale, inviando 1.000 poliziotti. Ciò nonostante l’Alta Corte del Kenya avesse dichiarato illegale questa operazione a gennaio.

Come conseguenza di questi eventi, l’11 marzo il Primo ministro Ariel Henry si è dimesso, in seguito all’accordo raggiunto con CARICOM – Comunità Caraibica – per la creazione di un Comitato Presidenziale di Transizione. I nove membri di questo comitato, designati il 17 aprile, dovranno procedere con l’elezione di un presidente ad interim che governerà fino alle prossime elezioni. Il Comitato è composto da 7 membri aventi diritto a voto e 2 membri osservatori. Il comitato avrà una durata che si potrà estendere fino al 7 febbraio 2026.

I problemi strutturali di Haiti

Haiti è il Paese più povero della regione delle Americhe. Il 49% della popolazione si trova nella fase 3 dell’indicatore IPC (Integrated Food Security Phase Classification) o in quelle superiori (4 e 5). Tale indicatore è pensato per valutare la gravità delle situazioni di crisi ed emergenza riguardo alla sicurezza alimentare, con una scala da 1 a 5, dove 5 indica il livello più grave. Per la prima volta nel 2023 più di 19.000 persone sono rientrate nella fase 5 dell’indicatore IPC.

Uno dei motivi che possono spiegare l’estrema povertà del Paese è la modalità con cui Haiti ha acquisito l’indipendenza. Il Paese raggiunse l’indipendenza dalla Francia nel 1804 e già allora nacquero i suoi problemi finanziari, come risultato di una decolonizzazione predatoria. In seguito all’indipendenza, il governo francese reclamò 90 milioni di franchi come riparazione. Il problema con il debito pubblico accompagnerà il Paese durante tutta la sua storia. Nel 1915 gli Stati Uniti occuparono Haiti nel timore che smettesse di pagare il proprio debito. L’occupazione si concluse nel 1934, e nel 1947 Haiti pagò l’intero debito pubblico, dedicando l’80% del bilancio statale a questa impresa.

Nel 1956 ebbe inizio la dittatura di François Duvalier, soprannominato Papa Doc, il quale fu succeduto da suo figlio Jean Claude Duvalier, soprannominato Baby Doc, protraendo la dittatura fino al 1986. L’irresponsabilità economica di questo periodo portò nuovamente a un eccessivo incremento del debito pubblico.

L’onda lunga dell’instabilità

Nonostante le ovvie difficoltà del Paese, Haiti non fu incluso nel programma lanciato dal Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale nel 1996, Heavly Indebted Poor Countries, che cercava di alleviare la pressione finanziaria sui Paesi eccessivamente indebitati. Haiti continuò a indebitarsi con tali istituzioni finanziarie internazionali, incrementando la sua dipendenza dai loro crediti. Il debito del Paese fu cancellato soltanto nel 2010, in seguito al catastrofico terremoto.

Inoltre, il Paese è estremamente vulnerabile alle catastrofi naturali che si verificano ciclicamente sul territorio. In seguito al precedentemente menzionato terremoto ci fu una pandemia di colera, causata dalle missioni delle Nazioni Unite che provenivano dal Nepal. Ad agosto 2023 si è verificato un nuovo terremoto sull’isola, seguito dalla tempesta tropicale Grace,  che ha provocato il rallentamento delle operazioni e l’arrivo di aiuto umanitario.

Il ruolo delle bande

Un altro dei problemi cronici di Haiti è costituito dalle bande criminali. Queste hanno un gran potere nel Paese: si stima che controllino l’80% della capitale e di conseguenza nella politica haitiana. La loro influenza e i loro legami con i diversi partiti politici sono evidenti, ma non sono mai entrate formalmente in politica. È per questo che nonostante l’attuale politicizzazione del discorso di Barbecue, avanzando richieste per il futuro presidente e dichiarando che questo non sarà riconosciuto se viene designato dal CARICOM, è improbabile che entrino formalmente in politica. Ma sicuramente avranno un ruolo nel futuro incerto del governo.

Il dittatore Duvalier, e in seguito suo figlio, sostennero e crearono una banda paramilitare per reprimere la popolazione, controllare le elezioni e il dissenso, denominata Tonton Macoutes. Questa banda può essere considerata la radice delle attuali gang. L’iniziale utilizzo di questa formula repressiva nel proprio interesse da parte della famiglia Duvalier fece in modo che anche l’opposizione del regime finanziasse e appoggiasse strutture simili. In questo modo venne segnato il legame tra le bande e la politica haitiana.

La natura di queste bande si è evoluta negli anni. Sono diventate più grandi e hanno incrementato notevolmente il loro armamento, sono passate dall’essere un fenomeno esclusivamente urbano a uno anche rurale e l’estorsione è diventata la principale fonte di finanziamento. Attualmente ad Haiti ci sono due grandi bande rivali: G9 e G-pèp, la prima guidata da Barbecue, e la seconda da Gabriel Jean Pierre, alias ´Ti Gabriel´. Entrambe molto legate all’élite politica del paese, G9 al partito Tèt Kale e G-pèp a quello di opposizione.

Ultimi sviluppi

Il Consiglio Presidenziale di Transizione ha nominato Presidente Edgar Leblanc e Primo ministro ad interim Michel Patrick Boisvert il passato 30 aprile. Il nuovo Presidente ha l’incarico di nominare un governo, che dovrà portare il Paese a nuove elezioni nel 2026. L’alleanza di gang che controlla la capitale del Paese, guidata da Barbecue, ha minacciato nuove violenze se non verranno accolte le loro richieste: amnistie e partecipazione nella transizione del potere.

In seguito alle dimissioni di Henry l’organizzazione della missione di sicurezza era in stallo. Il governo keniota non aveva infatti una controparte con la quale confrontarsi per il dispiegamento del contingente. La nomina del nuovo Presidente e il coinvolgimento del Dipartimento di Stato statunitense, il quale ha annunciato lo stanziamento di USD 190 milioni per assistere alla missione e la partecipazione del Pentagono, hanno permesso di programmare il dispiegamento della missione per la fine del mese di maggio.

La nomina di Edgar Leblanc a Presidente apre una nuova fase nella crisi haitiana, nella quale si dovrà gestire l’arrivo della missione di sicurezza internazionale, e la possibile reazione delle bande alla medesima. In un contesto di transizione del potere nel quale le bande affermano la loro volontà di esserne partecipi, con le conseguenze e implicazione che ciò può avere. Unito al compromesso di portare il Paese a elezioni nel 2026. 

Fonti e approfondimenti

BBC, “Por qué Haití lleva más de 2 años sin presidente (y el violento caos generado por bandas armadas que piden la salida del primer ministro Ariel Henry)”, 09/02/2024

BBC, “Haití: quén era Jovenel Moïse, el controvertido mandatario asesinado a tiros en su residencia”, 07/07/2021

CARICOM. “Outcome declaration of CARICOM, international partners and haitian stakeholders”, 11/03/ 2024

FSIN and Global Network Against Food Crises. 2023. GRFC 2023. Rome.

Gómez, D., “¿Qué está pasando en Haití? Cómo las pandillas tomaron el control del país”, EOM, 13/03/2024

IFM. Debt relief under heavily indebted poor countries (HIPC) initiative

IPC Mapping Tool

Lucía, I., “Los obstáculos de una revolución de esclavos. El caso de Haití”, EOM, 30/06/2019

Maldonado, C. S., “Haití, en estado de urgencia y toque de queda tras la huida de miles de presos de una cárcel de Puerto Príncipe”, El País, 03/03/2024

Mutambo, A., Ondieki., E., “Tough times for visiting Haiti PM Ariel Henry as gang warns against his return”, Nation,  03/03/2024

Noticias ONU. “Haití: El Consejo de Seguridad autoriza el despliegue de una misión multinacional de seguridad”, 02/10/2023

Nugent, C., “Why Venezuelan Oil Program Is fueling Massive Street Protests in Haiti”, 24/07/2019

OIM, “Olas de violencia sacuden a Puerto Príncipe en Haití y desplazan a miles de personas”, 09/03/2024

Otieno, S., ”Haiti PM Ariel Henry to visit Kenya over delayed troop deployment”, The EastAfrican, 28/02/2024

Saffon, S., Asmann, P., “GameChangers 2021: Barbecue, Gangs and Political Power in Haiti”, InSight Crime, 29/12/2021

Wilkinson, B., “El primer ministro de Haití acepta celebrar elecciones en 2025, según líderes del Caribe”, AP, 29/02/2024

Woolston, S., “Prime Minister’s Resignation Tips Haiti Into Uncharted Territory”, InSight Crime, 12/03/2024

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