Il 19 novembre scorso, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha approvato un nuovo documento strategico che rivede e modifica la dottrina nucleare del 2020.
Intitolato “Principi fondamentali della politica statale della Federazione Russa sulla deterrenza nucleare”, il documento appena adottato conferma in sostanza i contenuti della precedente versione, ma inserisce anche diversi elementi che stabiliscono condizioni aggiuntive per le quali il Cremlino potrebbe considerare l’utilizzo del proprio arsenale nucleare.
Perché una nuova dottrina russa sulla deterrenza nucleare?
A settembre, Mosca aveva già annunciato l’intenzione di rivedere la propria dottrina nucleare con il chiaro scopo di scoraggiare i Paesi della NATO dal supportare lo sforzo bellico dell’Ucraina. Tuttavia, alla luce dei recenti sviluppi, l’adozione del nuovo documento segnala la reale intenzione della Russia di alzare la posta in gioco. Non a caso l’annuncio della nuova dottrina è stato rilasciato proprio in seguito alla decisione presa dal presidente uscente degli Stati Uniti, Joe Biden, di approvare l’utilizzo da parte delle forze di Kiev dei sistemi ATACMS (Army Tactical Missile System) a stelle e strisce per colpire il territorio russo.
Questi missili balistici di superficie hanno un raggio di ben 300 km, consentendo quindi alle forze ucraine di minacciare i territori russi oltre confine e bersagliare mezzi e basi logistiche nemiche. Pur trattandosi di un’escalation di Washington in seguito all’invio al fronte da parte della Corea del Nord di diversi contingenti a supporto delle forze russe, l’autorizzazione degli USA mantiene comunque dei forti limiti all’utilizzo di ATACMS. Di fatto, l’impiego di questi sistemi sarebbe circoscritto alla regione russa di Kursk, dove le forze di Kiev stanno già operando.
La dottrina russa sulla deterrenza nucleare
In questo contesto, le informazioni rilasciate dalle autorità russe sulla nuova dottrina nucleare assumono un significato specifico. Ricalcando in parte il documento del 2020, la nuova versione enuncia che Mosca si riserva la possibilità di utilizzare il proprio arsenale atomico in risposta ad un attacco effettuato tramite armi nucleari o altri tipi di armi di distruzioni di massa contro la Russia e i suoi alleati, confermando, almeno in linea di principio, la natura difensiva della postura nucleare russa.
Tuttavia, il documento aggiunge anche che Mosca potrebbe utilizzare il proprio arsenale nucleare:
- Nel caso in cui il Cremlino dovesse ricevere informazioni affidabili sul lancio di missili balistici diretti verso il territorio della Russia o dei suoi alleati.
- Nel caso in cui armi nucleari o altre armi di distruzione di massa venissero utilizzate per colpire unità o strutture militari russe all’estero.
- Se un attacco nemico su strutture governative o militari russe di importanza critica dovesse compromettere la capacità di attacco nucleare e di rappresaglia della Federazione russa.
- Nel caso in cui Mosca dovesse ricevere informazioni affidabili sul decollo o sul lancio di aerei strategici e tattici, missili da crociera, droni, veicoli ipersonici o altri velivoli e sul loro attraversamento del confine russo.
È importante notare che il primo punto non specifica il tipo di armamento portato dai missili balistici identificati. Di conseguenza, si lascia intendere che Mosca possa utilizzare il proprio arsenale nucleare anche in risposta ad un attacco sul proprio territorio sferrato con missili balistici armati convenzionalmente.
Questa possibilità si poteva già intendere dal documento del 2020, ma la nuova versione la avvalora ulteriormente poiché, anche nel caso del quarto punto, non si specifica il tipo di armamento degli aerei strategici e tattici, dei missili da crociera, dei droni e dei veicoli ipersonici menzionati. Suggerendo l’eventualità di una risposta nucleare anche ad un attacco convenzionale, Putin abbassa ulteriormente la soglia identificata da Mosca per l’impiego di armi nucleari.
La Bielorussia sotto l’ombrello russo
A questa sfumatura si aggiunge anche una precisazione dai toni molto più aspri. Infatti, la Federazione russa considera ogni aggressione perpetrata contro il Cremlino da una potenza non-nucleare con il supporto di una potenza nucleare come un attacco congiunto delle due potenze. Si tratta di un forte segnale agli USA, ma anche ai Paesi NATO dotati di un arsenale nucleare (Regno Unito e Francia), di non fornire missili balistici e altri armamenti con gittata considerevole all’Ucraina. Una chiara risposta alla decisione di Biden riguardo all’impiego dei sistemi ATACMS.
Infine, mentre in precedenza non ci si riferiva a nessun Paese nello specifico quando Mosca parlava dei propri alleati, in questa versione della dottrina nucleare russa, per la prima volta, viene esplicitamente menzionata la Bielorussia. Infatti, si stabilisce che, se un’aggressione contro Mosca o Minsk, anche di tipo convenzionale, dovesse costituire una minaccia critica alla loro sovranità e integrità territoriale, la prima si riserva la possibilità di utilizzare armi nucleari come risposta ad un tale attacco. Questo elemento pone ufficialmente la Bielorussia sotto la protezione dell’ombrello nucleare russo e conferma l’alleanza strategica tra i due Paesi.
Deterrenza nucleare: una nuova linea rossa
Abbassando la soglia dell’impiego di armi nucleari nei modi sopra enunciati, il Cremlino pone diversi limiti ai Paesi della Nato e all’Ucraina; nonché un grande interrogativo. Se adesso anche l’impiego di missili balistici armati convenzionalmente contro il territorio russo viene considerato suscettibile di una risposta nucleare da parte del Cremlino, Washington continuerà a consentire all’Ucraina di utilizzare questo tipo di missili anche nelle operazioni al di là dei suoi confini?
Inoltre, l’adozione della nuova politica nucleare di Mosca è stata seguita dall’utilizzo, il 22 novembre, di un nuovo missile balistico a raggio intermedio (Intermediate Range Ballistic Missle – IRBM). Si è trattato di un missile ipersonico sperimentale impiegato dalla Russia per colpire la città ucraina di Dnipro e armabile anche con testate nucleari. Un chiaro segnale di avvertimento nei confronti di Washington e della NATO di non spingere oltre il loro supporto a Kiev.
Nonostante la continua escalation del conflitto, l’ipotesi di un impiego delle armi nucleari da parte della Russia è ancora uno scenario remoto. Non bisogna dimenticare che la dottrina nucleare russa conserva la propria natura difensiva (sebbene attenui tale precetto). Tuttavia, le intenzioni di Putin sono chiare: Mosca ha tracciato una nuova linea rossa.
Le opinioni espresse in questo contributo sono esclusivamente attribuibili all’autore.
Fonti e approfondimenti
Dan Sabbagh, “Biden lifts ban on Ukraine using US weapons to strike deeper into Russia”, The Guardian, 17 novembre 2024
Heather Williams, “Why Russia Is Changing Its Nuclear Doctrine Now”, Center for Strategic and International Studies, 27 settembre, 2024
ICAN, “New Russian doctrine increases possible nuclear weapons use scenarios”, 21 novembre 2024
The Associated Press, “The Kremlin has revised its nuclear policy. Does that make the use of atomic weapons more likely?”, 19 November 2024
The Guardian, “What do we know about Russia’s ‘experimental’ ballistic missile?”, 22 novembre 2024
Andrew Roth, “Putin’s Ukraine missile a warning to west before second age of Trump”, The Guardian, 22 novembre 2024


