Yoon in arresto, Corea del Sud in fermento

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U.S. Secretary of Defense - Wikimedia Commons - CC BY 2.0

“L’hanno preso!” Sono queste le parole con cui la folla, radunata sotto la sua residenza ufficiale a Seul, accompagna l’arresto del presidente sospeso Yoon Suk Yeol. Si realizza così un altro passaggio decisivo per il destino politico del Paese, su cui però vige ancora una profonda incertezza. 

Yoon infatti sarà ora interrogato dagli investigatori che, in merito ai fatti del 3 dicembre, lo accusano di insurrezione e alto tradimento. Nel frattempo, proseguono le udienze che porteranno alla sentenza della Corte costituzionale sulla legittimità dell’impeachment pronunciato dal Parlamento il 14 dicembre. Saranno proprio i giudici ad avere l’ultima voce in capitolo e ad aprirne uno nuovo per la Corea del Sud. 

Yoon, buona la seconda 

Quello di Yoon non è il primo arresto di un presidente sudcoreano. La novità sta invece nel fatto che il politico conservatore è il primo a incappare nelle forze di polizia prima di aver abbandonato l’incarico. A testimonianza delle fratture nel Paese, gli agenti sono riusciti a prenderlo in consegna soltanto al tentativo numero due. Nonostante la sospensione, infatti, Yoon è ancora protetto dal servizio d’ordine presidenziale, che nelle scorse settimane si era opposto con successo al mandato iniziale. 

Il 3 gennaio, gli agenti di polizia e i membri dell’Ufficio investigativo sulla corruzione (Cio) avevano già cercato di arrivare al presidente. Ma sulla loro strada hanno trovato a bloccarli un muro umano (e armato) più imponente di loro. Al punto che, dopo una situazione di stallo protrattasi per ore, hanno infine desistito. Ad assistere è rimasto un nutrito gruppo di sostenitori di Yoon, che per giorni hanno campeggiato all’esterno della residenza. Ennesimo segnale di una polarizzazione nazionale dura a cedere. Ma cosa è cambiato tra i due momenti?

La risposta è nel video che Yoon ha diffuso prima del suo effettivo arresto, in cui il presidente afferma la propria disponibilità a comparire davanti al CIO. Anche se, ribadendo l’ostilità nei confronti di “un’indagine illegale”, non ha perso occasione di delegittimare le istituzioni sudcoreane. Nel tentativo – questo sì scontato, visti i modelli di riferimento – di influenzare le decisioni dei giudici. 

Yoon spacca ancora il Paese   

In ogni caso, per portare a termine il mandato le forze di polizia hanno ritenuto fosse il caso di presentarsi in numero ben più sostanzioso. E con un atteggiamento ben più arrembante, declinato nella minaccia di arrestare anche le unità armate a difesa di Yoon. Che hanno risposto mollando ogni ipotesi di resistenza. 

Secondo il leader del Partito democratico, Park Chan-dae, questo sviluppo indica che “le forze dell’ordine e la giustizia della nazione sono ancora vive”. Tuttavia, la prova di forza dello Stato di diritto sudcoreano cela una profonda debolezza. Alla quale non pongono sicuramente rimedio le ultime dichiarazioni del fronte conservatore. Dissenso è sinonimo di distanza. 

I sostenitori di Yoon sono infatti tutt’altro che pronti a un compromesso, con il gradimento verso il presidente sospeso che nell’ultima settimana è tornato a crescere. L’unico punto fermo, quello davvero condiviso da tutti gli attori in ballo, è che il ritorno alla “normalità” non sarà facile.

Yoon o dopo Yoon  

Questo anche perché la normalità in Corea del Sud rappresentava un problema ben prima del 3 dicembre. La polarizzazione che ha portato agli eventi più recenti è ormai di lunga data e radicata in profondità nelle istituzioni e nella società sudcoreana. Anche per questo, le carte che scopriranno magistratura, politica e opinione pubblica saranno decisive. 

La più importante sarà senza dubbio la pronuncia della Corte, che in base alla legge ha a disposizione 6 mesi per giudicare colpevole o meno Yoon dei crimini riconosciuti dall’Assemblea nazionale. E, nel caso ritenesse di sì, se questi fossero abbastanza gravi da portare alla sua rimozione dall’Ufficio. 

Si aprirebbe così un nuovo scenario anche da un punto di vista politico, con l’organizzazione di una nuova tornata elettorale nel giro di due mesi. Ma sia nell’una che nell’altra opzione, l’arco temporale per ricreare le condizioni di un confronto disteso tra le forze sudcoreane è breve. La quantità e la qualità degli ostacoli lungo il percorso saranno il migliore indicatore per capire se la salute delle istituzioni è in ripresa o se l’ottimismo deve attendere.

Fonti e approfondimenti

Barfucci V, “Dopo la legge marziale, il futuro del presidente Yoon Suk-yeol è appeso all’impeachment”, Lo Spiegone, 20/12/2024

Barfucci V, “La vittoria di Yoon Suk-yeol: (anti)femminismo e politica in Corea del Sud”, Lo Spiegone, 26/03/2022

Ng K; Kuna V, “Yoon Suk Yeol: The failed attempt to arrest South Korea president explained”, BBC, 3/01/2025

Sang-Hun C; Young J; Kim V, “South Korea President Yoon Is Detained for Questioning Over Martial Law”, The New York Times, 14/01/2025

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