All’interno del sistema giudiziario statunitense: Bail system e il Plea Bargaining

Thomas Hawk (CC BY-SA 2.0) - Ideas.ted.com

Negli Stati Uniti, a seguito di un arresto, l’indiziato viene portato al distretto di polizia e lì viene schedato. A questo punto, il procedimento cambia a seconda del reato commesso. Nella giustizia statunitense i crimini si dividono in felonies, che individuano i reati gravi quali omicidio, furto, rapina e reati a sfondo sessuale, e misdemeanors, infrazioni minori che spesso non prevedono misure restrittive ma che sono punite con multe o con l’obbligo di servizi socialmente utili.

Se il reato commesso non rientra tra quelli considerati gravi, il soggetto può essere rilasciato con l’emissione di un mandato di comparizione in tribunale, altrimenti viene trattenuto ed entro ventiquattro ore si terrà l’arraignment (prima comparizione), cioè la lettura da parte del giudice dell’accusa formulata. All’imputato verrà chiesto di dichiararsi colpevole o innocente. 

In questa sede, si stabilisce la cauzione (bail), ossia il permesso di aspettare l’inizio del processo fuori dal carcere che si acquisisce tramite il pagamento di una somma di denaro in contanti stabilita dal giudice, a seconda della gravità del reato, dopo aver ascoltato le proposte delle parti. In casi molto gravi o dove si ritiene sussistente un reale pericolo di fuga o di inquinamento probatorio da parte dell’imputato, il giudice può decidere di negare la cauzione. Questa funziona infatti come una sorta di garanzia che l’accusato si presenti davanti alla corte il giorno del processo: se ciò non avviene, gli verrà assegnata una multa pari alla cifra stabilita per la cauzione, così che quanto pagato non gli sarà restituito.

La somma prevista per la cauzione può variare da poche centinaia a migliaia di dollari. In ogni caso, l’imputato non può pagarla da solo ma deve chiamare qualcuno che provveda al versamento della somma. Nel caso in cui il defendant non abbia a disposizione tale somma, può rivolgersi al Garante per la cauzione (Bail Bond), un professionista o un’azienda privata che si fa carico della cauzione in cambio di una commissione non rimborsabile, variabile da Stato a Stato. Questi intermediari richiedono delle garanzie collaterali prima di accettare l’incarico, poiché se poi l’imputato non compare davanti al giudice (come accade nel 20% dei casi), il Garante perderà la somma versata. In tal caso, il bail bond utilizzerà la garanzia per recuperare l’importo. 

Gli imputati che non hanno la possibilità di pagare il premio obbligazionario o non hanno alcuna garanzia da presentare, sono costretti ad attendere il processo in prigione. La custodia cautelare in carcere ha effetti negativi sull’esito del procedimento: secondo uno studio realizzato dal Brennan Centre For Justice, coloro che sono detenuti in attesa di giudizio hanno quattro volte più probabilità di essere condannati. Aumenta in tal caso, anche la possibilità che il detenuto prenda decisioni affrettate, come quella di dichiararsi colpevole di un’accusa per un reato inferiore che non ha commesso, pur di passare meno tempo possibile in carcere.

Il trauma psicologico di una detenzione non necessaria inoltre, può avere effetti devastanti sulla vita di chi vi è sottoposto. Eclatante in tal senso è il caso di Kalief Browder, un sedicenne accusato nel 2010 di aver rubato uno zaino a New York. Il ragazzo ha passato tre anni in prigione in attesa di giudizio, per lo più in isolamento, poiché la sua famiglia non poteva permettersi di pagare la cauzione di tremila dollari. Al processo le accuse contro di lui sono state ritirate e quando Kalief è stato rilasciato, era in un forte stato depressivo. Dopo aver tentato per due volte di togliersi la vita senza riuscirci ed essersi sottoposto ad un ricovero presso un ospedale psichiatrico, nel 2015 Kalief Browder si è suicidato, in seguito al trauma della detenzione preventiva.

Un sistema di questo tipo, basato su logiche economiche, non può che portare a forti discriminazioni di tipo razziale e contro chi non può presentare alcuna garanzia. Ai membri della comunità afroamericana e di quella latina vengono richiesti, per crimini simili, importi più alti per le cauzioni rispetto agli imputati bianchi, rispettivamente del 35% e del 19%. Un esempio lampante è quello del Maryland, dove agli imputati afroamericani viene richiesto un premio obbligazionario in media doppio rispetto agli appartenenti a tutte le altre comunità. 

Proposte di riforma del Bail System 

La California ha abolito l’utilizzo della cauzione dal 2019, mentre in altri Stati sono state presentate diverse proposte alternative al bail system. A Philadelphia non viene utilizzata più per i trasgressori a basso livello di pericolosità. Le autorità hanno così rilasciato 1.700 persone in attesa di processo senza alcuna conseguenza sul tasso di recidiva o sui tassi di comparizione in aula. 

A New York è stato istituito un progetto alternativo, il Supervised Release Program, che permette ai giudici di rilasciare gli imputati che non possono permettersi la cauzione a condizione che si incontrino periodicamente con gli assistenti sociali e si sottopongano a regolari controlli telefonici. A marzo 2019, il Dipartimento di Giustizia della Grande Mela ha registrato l’88% di comparizioni in aula. Da gennaio 2020 è inoltre in vigore nello Stato di New York una legge che elimina la cauzione per i reati non violenti. 

Infine, il New Jersey ha introdotto un algoritmo computerizzato che calcola automaticamente il rischio di recidiva e quindi determina in quali casi applicare la cauzione. Nonostante alcuni aspetti problematici relativi al calcolo automatico, dall’applicazione di questo sistema, nel 2017, il New Jersey ha registrato un calo dell’utilizzo della custodia cautelare del 67%. 

Plea bargaining (detto anche patteggiamento o accordo)

All’impossibilità di pagare la cauzione in alcuni casi si allaccia la possibilità di accordarsi con l’accusa. Il 90% dei procedimenti penali negli Stati Uniti si risolvono con un accordo, il Plea Bargaining, un istituto giuridico spesso tradotto come equivalente del patteggiamento (o applicazione della pena su richiesta delle parti) previsto dall’art. 444 del codice di procedura penale italiano. I due procedimenti non sono del tutto equivalenti: il presupposto per l’applicazione del plea bargaining è la dichiarazione di colpevolezza (plea guilty) che l’istituto italiano non prevede. Il plea bargaining è un accordo tra l’imputato (con il supporto del suo difensore) e il prosecutor e non vi è alcun limite alla possibilità di negoziare la pena, altro elemento molto diverso rispetto alla previsione del sistema italiano. 

Nello specifico, nel processo statunitense, durante l’arraignment, il giudice chiede all’imputato se intende dichiararsi colpevole o non colpevole. Se l’imputato si dichiara colpevole, dopo aver verificato l’effettiva volontà del reo, il magistrato irroga la pena secondo quanto stabilito dalle parti (sentencing), saltando la fase dibattimentale. Pur avendone il potere, raramente il giudice rigetta le richieste delle parti: questo può accadere ove egli ritenga che la pena concordata sia del tutto irragionevole o contraria all’ordine pubblico.

La costituzionalità del Plea Bargaining è stata sancita dalla Corte Suprema con la sentenza del 1970 Brady v. US. Nel 1959, Brady fu incriminato per il sequestro e l’omicidio di William Brooks, reati per cui era prevista la pena capitale. L’imputato in un primo momento si dichiarò non colpevole, sostenendo di essere coinvolto nel rapimento ma che l’omicidio fosse stato commesso dal suo complice, Donald Boblit. Quando però venne a sapere che Boblit aveva confessato ed era pronto a testimoniare contro di lui, decise di dichiararsi colpevole pur di non rischiare la pena di morte comminabile dalla giuria. Condannato a cinquant’anni di prigione, Brady ricorse alla Corte Suprema a seguito della pronuncia US v. Jackson del 1968, con cui è stata dichiarata incostituzionale parte della Federal Kidnapping Act, secondo la quale andando a processo avrebbe rischiato la massima pena. 

Il ricorso di Brady è stato respinto dalla Corte, che ha sostenuto che non possono essere annullate tutte le dichiarazioni di colpevolezza solo perché l’imputato afferma a posteriori di aver avuto paura di una possibile condanna alla pena di morte. A tal fine è necessario considerare tutte le circostanze rilevanti: sebbene Brady possa essere stato motivato dal desiderio di evitare la pena capitale, la dichiarazione di colpevolezza è stata fatta volontariamente, sotto consiglio di un difensore, dopo aver avuto notizia delle vicissitudini processuali del suo complice. Inoltre, secondo i verbali, il giudice davanti al quale Brady si dichiarò colpevole si accertò della volontà dell’imputato, chiedendogli per due volte se fosse sicuro della sua dichiarazione: secondo la Corte la verifica del giudice è un elemento fondamentale, la cui mancanza aveva portato solo un anno prima all’annullamento della condanna nella pronuncia Boykin v. Alabama.            

Il vantaggio principale di questo sistema è che, teoricamente, nessuna delle parti processuali perde: nei casi in cui l’accusa non abbia le prove necessarie per assicurarsi una condanna ha convenienza ad accordarsi per evitare di soccombere in aula; allo stesso modo, un difensore può contenere i danni per il suo cliente negoziando sulla pena. 

I Tribunali sostengono anche che accordarsi senza arrivare al processo è un modo per dirottare le scarse risorse della giustizia verso i casi che ne hanno più bisogno. Ma i procuratori offrono accordi anche per portare gli imputati a testimoniare contro i complici o altri criminali. Soprattutto, per chiudere in fretta un caso e assicurarsi una condanna, spesso concedono la possibilità di accordarsi per un reato minore a soggetti accusati ingiustamente, che per paura e/o mancanza delle risorse economiche necessarie per dimostrare la propria innocenza nel corso di un processo, si dichiarano colpevoli. 

Secondo uno studio del 2019 dell’Innocence Project su 360 casi, più di un condannato su quattro si era falsamente dichiarato colpevole dei reati contestati. Al di là degli elementi personali (razza, violenza, uso di droghe e stupefacenti, indigenza, difesa inadeguata) da parte degli indagati si è riscontrata la convinzione diffusa che un atteggiamento accomodante verso gli inquirenti, anche attraverso l’ammissione di colpevolezza, avrebbe portato loro vantaggi superiori di quelli conseguibili continuando a sostenere la propria innocenza.

 

Fonti e approfondimenti

How Courts Work, American Bar Association

How cash bail worksBrennan Centre For Justice, 2019

Plea Bargaining, Britannica

Supervised Release Program, Centre of Court Innovation

Jail: who is on bail?, Criminal Justice Agency, City of New York, 2019

La lotta agli errori giudiziari. Innocence Project e l’esempio degli Stati Uniti, DPU, 2019

Bail in the United States: a brief review of the literatureMassachusettes Department of Corrections, 2014

Criminal Justice Reformation Centre, New Jersey Courts

Brady v. United States, Oyez

Before the LawThe New Yorker, 2014

 

Editing a cura di Federica Affinita

 

 

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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