Il 5° fra tutti i diritti dell’UE: la proibizione del lavoro forzato e il contributo della Carta

Image: courtesy of Miloladesign

A cura di Gabriel N. Toggenburg

L’articolo 5 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea proibisce tre reati: la schiavitù e la servitù; il lavoro forzato o obbligatorio; la tratta di esseri umani. Tendiamo a collegare tutti e tre al passato o almeno a continenti lontani dall’Europa; tuttavia, sbagliamo a farlo. Secondo la Commissione europea, negli anni 2015 e 2016 sono state formalmente registrate negli Stati membri dell’UE 20.532 vittime della tratta di esseri umani. E questa è solo la punta di un enorme iceberg. La tratta a scopo di sfruttamento sessuale rimane di gran lunga la forma di tratta più diffusa nell’UE, ma il reato è diffuso anche nel settore agricolo e nell’edilizia. L’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali rileva che, nel lavoro domestico, le donne migranti si trovano spesso ad affrontare forme di grave sfruttamento lavorativo. Tutto questo sta accadendo nel nostro vicinato.

La Carta in azione

Alcuni anni fa dei migranti vietnamiti erano impiegati in Repubblica Ceca. Avevano firmato un contratto di lavoro, ma furono poi forzati a svolgere un duro lavoro nella foresta senza ricevere un salario. In seguito, denunciarono l’accaduto, ma né la polizia né la Procura avviarono un procedimento penale, nonostante l’alta probabilità che fosse stato commesso un reato di tratta di esseri umani. I cittadini vietnamiti presentarono allora un ricorso costituzionale.

La Corte costituzionale di Praga giunse alla conclusione che le autorità fossero state effettivamente negligenti. La Corte sottolineò il dovere di avviare indagini esaustive. Tale obbligo deriva – ha proseguito la Corte – dalla Direttiva UE 2011/36/UE sulla prevenzione e la lotta contro la tratta di esseri umani e dall’articolo 5 della Carta.

Un altro esempio è quello del “Fronte Polisario”. Il Fronte Polisario combatte per l’indipendenza del Sahara Occidentale, un territorio conteso. Attualmente, la maggior parte del territorio è controllata dal Regno del Marocco. L’UE ha concluso un accordo commerciale con il Marocco che di fatto si applica anche al Sahara occidentale. Il Fronte Polisario ha chiesto alla Corte dell’UE a Lussemburgo di dichiarare nullo l’accordo. La Corte ha accolto la richiesta, sottolineando che il Consiglio dell’UE aveva l’obbligo di esaminare:

con attenzione e imparzialità tutti i fatti rilevanti al fine di garantire che la produzione di beni destinati all’esportazione non sia condotta a scapito della popolazione del territorio in questione, o comporti violazioni dei diritti fondamentali, tra cui […] il divieto della schiavitù e del lavoro forzato (articolo 5 della Carta dei diritti fondamentali)“.

Cosa dicono le Costituzioni degli Stati Membri?

Molte Costituzioni degli Stati membri vietano il lavoro forzato. Alcune Costituzioni, come quella di Cipro (art. 10(1)), Repubblica Ceca (art. 9(1)), Malta (art. 35(1)), Romania (art. 42(1)) e Slovacchia (art. 18(1)) completano questo divieto con un elenco di circostanze dove il lavoro forzato è legalmente accettabile, come il lavoro svolto nel corso di una detenzione, di servizio militare o in caso di un’emergenza che minaccia il benessere della comunità. Queste disposizioni riflettono in larga misura l’articolo 4 della Convenzione sui diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa.

Solo pochissime Costituzioni – come quelle di Austria e Cipro – vietano esplicitamente la schiavitù. Un esplicito divieto della tratta di esseri umani è in gran parte assente dalle Costituzioni nazionali, ad eccezione dell’Ungheria, che include questo divieto all’articolo III. Infine, un terzo delle Costituzioni degli Stati membri non tratta nessuno dei tre punti sanciti dall’articolo 5 della Carta.

Anche l’UE si impegna a combattere la tratta degli esseri umani. Ad esempio, il legislatore dell’UE, nella direttiva 2011/36/UE, ha stabilito norme minime relative alla definizione dei reati e delle sanzioni penali nel settore della tratta di esseri umani. O ancora, l’articolo 22 “Direttiva Vittime” (direttiva 2012/29/UE) pone un’enfasi particolare sulle esigenze di protezione delle vittime della tratta di esseri umani.

E quindi?

Mentre il divieto della schiavitù è assoluto, il lavoro obbligatorio può essere legittimo in determinate circostanze ristrette. Questo lo sappiamo dalle Costituzioni nazionali e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Ma la Carta aggiunge valore mettendo l’enfasi sul divieto della tratta di esseri umani.

Nel 2005, il Consiglio d’Europa ha dato un ulteriore impulso  adottando una Convenzione sull’azione contro la tratta degli esseri umani. Questa convenzione è stata ratificata da tutti gli Stati membri dell’UE. Essa definisce la tratta di esseri umani come segue:

L’espressione “tratta di esseri umani” indica il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, con la minaccia dell’uso o con l’uso stesso della forza o di altre forme di coercizione, con il rapimento, con la frode, con l’inganno, con l’abuso di autorità o della condizione di vulnerabilità o con l’offerta o l’accettazione di pagamenti o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra, a fini di sfruttamento. Lo sfruttamento comprende, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro o i servizi forzati, la schiavitù o pratiche simili alla schiavitù, la servitù o l’espianto di organi”.

Tenere a mente questa proibizione è importante se consideriamo che la tratta di esseri umani avviene nelle nostre città e vicino a noi.

 


Questo articolo è parte del progetto “All EU-r rights”, pubblicato in inglese sul blog Eureka! e tradotto in italiano su Lo Spiegone.

Gabriel N. Toggenburg è professore onorario di diritto dell’Unione europea e diritti umani all’Università di Graz, Austria. Dal 1998 al 2008 ha collaborato come ricercatore senior con l’Accademia Europea di Bolzano (Italia). Dal 2009 lavora per l’Unione europea. Tutte le opinioni espresse dall’autore sono personali e non sono attribuibili ai suoi attuali o precedenti datori di lavoro. La sua serie di articoli “All EU-r rights”, pubblicata sul blog di EUreka! (nella versione originale in Inglese, esempi e con annotazioni a piè di pagina) mira a far conoscere meglio la Carta dei diritti fondamentali dell’UE. L’autore ringrazia Miloladesign per la gentile concessione delle opere d’arte pubblicate assieme a ogni articolo del blog. Un elenco completo e commentato di tutti i diritti della Carta è disponibile qui.

 

 

Fonti e approfondimenti

Commissione Europea, Stepping up action towards the eradication of trafficking in Human Beings, dicembre 2018.

Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, Out of sight – migrant women exploited in domestic work, 2017.

Corte Costituzionale della Repubblica Ceca, Decisione II. ÚS 3436/14, 19/01/2016.

Consiglio d’Europa, Council of Europe Convention on action against trafficking in human beings, CETS No. 197, Varsavia, 16/05/2005.

Direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012 , che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI. Gazzetta Ufficiale L 315, 14/11/2012, pp. 57–73.

Direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011 , concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime, e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI. Gazzetta Ufficiale L 101, 15/04/2011, pp. 1-11.

 

 

Editing a cura di Carolina Venco

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